I nuovi borghi rurali sono nuovi insediamenti all'interno di quegli interventi di programmazione d'area vasta che prevedevano sistemi urbani o rurali funzionalmente integrati nel territorio e fondati durante il ventennio del regime fascista.
Si trattò, nella maggior parte dei casi, di fondazioni di varia tipologia insediativa, quasi sempre programmate nell'ambito di una pianificazione territoriale di più ampia scala del territorio agricolo, che prevedeva quasi sempre la bonifica idrico-ambientale di vaste aree. Gli insediamenti così creati, nella maggior parte dei casi, erano programmati per occupare una modesta estensione territoriale, su base demografica limitata, ed avevano uno specifico carattere rurale o sovente di centro di servizi per l'insediamento agricolo sparso.
Caratteri La letteratura e la critica si occupano "città di fondazione", trattando dei pochi insediamenti propriamente urbani pianificati e parzialmente o totalmente realizzati durante il regime, delle loro caratteristiche urbanistiche ed architettoniche e del ruolo che hanno avuto nell'ambito del dibattito architettonico italiano negli anni trenta del XX secolo.
Le città di fondazione nel periodo fascista, intesi come centri urbani autonomi, rappresentarono l'altro aspetto di programmazione del territorio insieme ai complessi sistemi rurali previsti nell'estesa e significativa opera di bonifica integrale e colonizzazione attuata dal regime nel corso del ventennio.
Questo ampio sviluppo urbanistico relativo alla creazione di nuovi insediamenti è stato recentemente oggetto di studi, riscoperte e pubblicazioni.Antonio Pennacchi, Fascio e martello. Viaggio per le città del duce, Editori Laterza, Bari, 2008
I nuclei, sia per le modeste dimensioni che per le loro caratteristiche progettuali, non erano assimilabili ad un centro urbano vero e proprio. La più frequente tipologia insediativa corrispondeva, infatti, ad un centro di servizi posto all'interno di un'area d'insediamento sparso, ove le case rurali sono poste direttamente sull'appezzamento agricolo assegnato alla famiglia colonica.
Il centro di aggregazione non aveva carattere residenziale, ma comprendeva edifici pubblici (chiesa, casa del fascio, a volte municipio, caserma dei carabinieri o della Milizia, ufficio postale e scuola) e servizi (spaccio, barbiere, locanda) organizzati intorno a una piazza o ad un asse viario. In alcuni casi, il nucleo insediativo era ancora più povero, come in alcuni esempi siciliani, con la scuola rurale, la sede del consorzio agrario e poco più.
Le aree necessarie a realizzare gli interventi , aree soggette ad usi civici, aree acquitrinose acquisite a poco prezzo e che venivano affidati all'ente incaricato della bonifica, quasi sempre l'O.N.C. (Opera Nazionale Combattenti), che provvedeva alla pianificazione, all'appoderamento ed all'assegnazione dei vari appezzamenti a famiglie di mezzadri che avrebbero nel tempo ripagato gli investimenti iniziali ed anche riscattata la proprietà.
Furono numerosi i casi in cui anche privatiA. Folchi, I contadini del duce. Agro pontino 1932-1941, Roma, IGER, 1994, pp. 85-94. (società anonime speculative, opere pie, famiglie della nobiltà romana) parteciparono, più o meno volontariamente, alle iniziative di bonifica appoderando terreni da valorizzare e affidare a mezzadria e usufruendo di mutui agevolati per le opere necessarie.Il lungo elenco in appendice a: Mutui per la bonifica agraria dell'agro romano e pontino (1905-1975), Ministero per i beni e le attività culturali-Direzione generale per gli archivi, 2008
Scarsi furono i casi di esproprio per inadempienza dei proprietari, tenuti ad eseguire le opere di appoderamento, soprattutto in PugliaMassimo Mazza, Capitanata: contadini e politica agraria nel periodo fascista, in "la Capitanata - Rassegna di vita e di studi della Provincia di Foggia, 1986, p. 23 e in Sicilia, nonostante che la legislazione fosse stata orientata in tal senso sia prima, che durante il fascismo. Il principale promotore di tale legislazione ed in generale dei processi di bonifica integrale fu Arrigo Serpieri che però nel 1935 fu esonerato proprio a causa della sua intransigenza verso i mancati espropri.P. Bevilacqua - M. Rossi Doria, Le bonifiche in Italia dal Settecento ad oggi, Bari, 1984, p. 365.
I presupposti politici ed ideologici
L'intensa attività di fondazione dei nuovi insediamenti nasceva da specifici caratteri dell'ideologia fascista ed in particolare dalle istanze antimoderne e antiurbane che caratterizzavano una parte del movimento, senza per questo esaurirne la complessità.D. Breschi, Fascismo ed anti-urbanesimo, in "Storia e futuro, n.6, 2005, p. 2
Le nuove fondazioni avevano quindi carattere di piccoli centri rurali, nell'ottica di un tradizionalista ritorno alla terra e alla civiltà contadina, che il fascismo mostrava di preferire alla grande urbanizzazione, nonostante una parte di esso si presentasse come modernista.
La "ruralizzazione" dell'intera società fu infatti un obiettivo prioritario, tanto da condizionare le scelte economiche fin dal 1928.Cesare de Seta, Introduzione a "Architettura e città durante il fascismo" di G. Pagano, 2008, ISBN 88-16-40843-X L'inurbamento, dopo la prima guerra mondiale, di un numero crescente di popolazione rurale fu visto negativamente dal fascismo, nonostante fosse connaturato all'industrializzazione del paese, a causa dell'abbassamento della natalità e della spinta verso la formazione di una coscienza di classe.La legge “contro l'urbanesimo” del '39, vietava di trasferire la residenza nei capoluoghi di provincia, nelle città con più di 25.000 abitanti a chi non potesse documentare ragioni di lavoro.
La creazione di nuove possibilità di sfruttamento agricolo avrebbe creato una classe sociale di piccoli mezzadri o proprietari agricoli, legati alla terra con tutta la famiglia, immuni alla crisi d'identità causata dal rapporto salariare e dall'inurbamento. La mezzadria fu propugnata fortemente e vista come mezzo per la "sbracciantizzazione" ed esempio e origine del corporativismo.
Da notare come questo avvenisse dopo un periodo in cui le leghe “bianche” e “rosse” avevano combattuto dure lotte, proprio per il superamento dei rapporti mezzadrili e che le revisioni operate dal fascismo ai patti mezzadrili avevano peggiorato le condizioni del mezzadro.R. Pazzagli, Agricoltura, in "Guida all'Italia contemporanea, vol. I, Risorse e strutture economiche", a cura di M. Firpo, N. Tranfaglia e P.G. Zunino, Milano, Garzanti 1998, p. 179
Si sperava, quindi, che la "ruralizzazione" avrebbe stabilizzato la struttura socialeAlberto Mioni, Le trasformazioni territoriali in Italia nella prima età industriale, Editore Marsilio, 1986, pp. 244-245, combattuto la denatalità, vista come degenerazione, i disordini sociali,Salvatore Lupo, Il fascismo: la politica in un regime totalitario, 2005, ISBN 88-7989-924-4, pp. 345-346 e la degenenerazione della razza,"... quelle doti di sanità fisica e di saldezza morale, che soltanto la campagna può mantenere e sviluppare: attitudine e resistenza al lavoro, buon senso, spirito pratico e costruttivo, capacità belliche, attaccamento alla terra, alla famiglia e alla tradizione – che è quanto dire – alla Patria":Tullio Bulgarelli, Razza e coscienza rurale, in “Roma fascista”, 15 febbraio 1939. assicurando la sanità fisica e morale della "stirpe italiana".
Inoltre, dietro le motivazioni idealistiche, sussisteva di fatto la considerazione della maggiore possibilità di controllo di piccoli gruppi di persone, di cui era più facile catturare il consenso rispetto a quanto accadeva con le grandi masse delle città.
Alcuni storici dietro l'ideologia nel "ruralismo" vedono una politica economica tesa a comprimere redditi e consumi, assorbendo la manodopera, cui l'industria non poteva dare lavoro, evitando l'arresto di una crescita demografica e facendo dell'agricoltura di un serbatoio, in attesa che la produzione industriale superasse la crisi.R. Petri, Storia economica d'Italia: dalla Grande guerra al miracolo economico(1918-1963), Bologna, Il Mulino, 2002, pp. 277-289.
Gli scopi I nuovi centri avevano ovviamente anche scopi economici e sociali, in quanto volevano essere centri propulsivi dello sviluppo agricolo (oppure, in qualche caso, industriale o minerario) di zone precedentemente poco produttive, come l'Agro Pontino e il Metapontino. Si sperava di incrementare la produzione agricola nazionale, insufficiente al fabbisogno interno, in un periodo di autarchia che aveva portato Mussolini ad intraprendere la "battaglia del grano" per raggiungere l'autosufficienza alimentare.
Le vaste azioni di bonifica avevano anche lo scopo di dare occupazione al gran numero di disoccupati, causato anche la crisi mondiale successiva al 1929, che avrebbe potuto, soprattutto al Nord, dar vita ad azione di dissenso.
La fondazione di nuovi centri rappresentò infine un'operazione di grande valenza propagandistica per il regime, con riflessi anche all'estero, e questo fu anche un motivo per il quale il modello delle iniziative di "bonifica integrale" fu replicato ovunque e in continuazione fino alle soglie del secondo conflitto mondiale.
Architettura L'architettura degli insediamenti di fondazione riflette la complessità del panorama architettonico italiano degli anni trenta, in cui convivevano le istanze del razionalismo europeo più rigoroso, con il cosiddetto stile "novecento" che perseguiva una rilettura della tradizione, per tacere delle posizioni più accademiche. Tra tali posizioni vigeva un'accesa polemica che non impediva compromessi ed ibridazioni sulla strada di ricerca di un razionalismo "italiano" portata avanti, per esempio da Libera e sull'attenzione per l'architettura spontanea "mediterranea".
Gli esiti di questo scontro polemico possiamo vederli ad esempio nella realizzazione dei centri dell'Agro Pontino. Nella maggior parte dei casi prevale però la ricerca di conciliare modernità e tradizione, con forme che tanto richiamano la pittura metafisica.
Elenco
Lazio Le bonifiche integrali attuate nel Lazio e, soprattutto, nell'Agro Pontino, rappresentarono un momento importante nella politica economica e nella propaganda del regime. Le attività di bonifica proseguivano analoghe iniziative avviate già sotto il governo Nitti.
L'attività insediativa comprese anche centri urbani importanti (Littoria (poi Latina), Sabaudia, Pomezia, Aprilia, Pontinia e Guidonia) sorti senza un ordine prestabilito, ma piuttosto seguendo le esigenze che man mano ponevano la bonifica, l'infrastrutturazione e l'insediamento agricolo. Altri centri importanti furono Colleferro (1935) e San Cesareo (1928)
Tuttavia la maggior parte dei nuovi nuclei d'insediamento fu costituita da piccoli centri di servizio a cui facevano capo le aree agricole appoderate. Si riporta un elenco non esaustivo di tali insediamenti, recentemente oggetto di riscoperta storica e culturale.Antonio Pennacchi, op. cit., 2008 1927 Borgo Podgora (comune di Latina) 1929 Borgo Sabotino (comune di Latina) 1929 Borgo Grappa (comune di Latina) 1929 Borgo San Michele (comune di Latina) 1929 Doganella di Ninfa (comune di Sermoneta - comune di Cisterna di Latina) 1931 Borgo Isonzo (comune di Latina) 1931 Borgo Piave (comune di Latina) 1931 Borgo Carso (comune di Latina) 1933 Borgo Pasubio (comune di Pontinia) 1933 Borgo Montello (rifondato e ripopolato) (comune di Latina) 1933 Borgo Bainsizza (comune di Latina) 1933 Borgo Faiti (comune di Latina) 1934 Villaggio Latina Scalo (comune di Latina) 1934 Borgo Flora (comune di Cisterna di Latina) 1935 Borgo San Donato (comune di Sabaudia) 1935 Borgo Vodice (comune di Sabaudia) 1935 Borgo Hermada (comune di Terracina) 1935 Borgo Montenero (comune di San Felice Circeo) 1940 Borgo San Pietro (frazione di Petrella Salto (RI) ricostruito dopo l'erezione della diga del Salto e la conseguente sommersione del borgo medievale).
Puglia