Biografa ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia.
Flavia Paulon e la Mostra del Cinema Flavia Paulon nasce a Beddington, un sobborgo di Londra, il 14 novembre del 1906. Suo padre, Giuseppe Guidini, gode della doppia nazionalità svizzera e italiana – il nonno Giacomo architetto, la nonna Carlotta Zorzi nobildonna veneziana. L'ascendenza materna di Flavia è armena: la famiglia risiedeva a Costantinopoli, ma fu costretta dalla persecuzione turca all'esilio londinese. Si chiamavano Sorgudjan, poi, seguendo l'esempio di molti armeni della diaspora che anelavano all'integrazione, diventarono SorgudjeElena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, Fondazione La Biennale di Venezia, Venezia 2006, pp. 13-14;. Giuseppe Guidini incontrò e sposò Sophia durante uno dei suoi viaggi alle dipendenze di un'azienda petrolifera londinese, la Homelight. Ebbero due figli, uno morto in tenera età e, dopo alcuni anni, si trasferirono a Torino, dove Giuseppe ottenne una rappresentanza che gli consentì di vivere vicino alle amatissime montagne piemontesiElena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., p.14;. Divorziarono – in Svizzera era possibile già allora: Sophia si trasferì a Biella con la figlia ancora piccola mantenendosi con lezioni di inglese e di pianoforte e coltivando la passione per la pittura (nel 1936 espose un'opera alla Biennale di Venezia nello spazio riservato agli artisti stranieri residenti in Italia)‘Le esposizioni internazionali d'arte 1895-1995', La Biennale di Venezia, Edizioni Electa, Milano 1995;. Infine Flavia, adolescente, approda a Venezia dove viveva la nonna paterna e dove si iscrisse al liceo classico. Sposò giovanissima Mario Paulon, diplomato all'Istituto d'Arte, sezione architettura. Mise al mondo quattro figli. Flavia assimilò la città lagunare come una seconda pelle: parlava il dialetto fluentemente, interpretando persino la cadenza un po' cantilenante dei veneziani doc. Mantenne un rapporto costante con la comunità armena locale e, anche se in modo sporadico, con i padri mechitaristi di San LazzaroElena Casadoro, ‘Flavia Paulon. La ‘Dogaressa’ del Cinematografo', Tesi di Laurea. Università degli studi di Padova, Padova 2005, pp. 7-14;. Essendo di madrelingua inglese e padroneggiando il francese, non le fu difficile trovare impiego in una città come Venezia che allora viveva ancora, oltre che di turismo, di tanti traffici mercantili. Il suo primo approccio con il giornalismo fu con la rivista ‘Lido’, che usciva in inglese; qui nel 1932 incontrò il conte Elio Zorzi, autentico intellettuale veneziano che, intuendone le doti, la fece assumere alla Biennale d'Arte, dove egli stesso ricopriva il ruolo di capo ufficio stampaElena Casadoro, ‘Flavia Paulon. La ‘Dogaressa’ del Cinematografo', 2005, op. cit., p. 24;. Alla Biennale e poi alla Mostra del Cinema, enti parastatali, il massimo cui poteva aspirare una donna era l'incarico di dattilografa, tanto che si dovettero inventare altre ‘voci’ per arrotondarle il modesto compensoElena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., pp. 30-32;. I direttori cambiavano, era lei a restare, a organizzare, a suggerire e molto spesso a programmare. Il punto di riferimento di produttori e registi era immancabilmente Flavia«...l'ufficio della Paulon era il passaggio obbligato di tutto il popolo del cinema: produttori, giornalisti, registi e attori passavano tutti da lei» e ancora: «...Tutti i grandi del cinema hanno attinto qualcosa dalla Paulon senza mai citarne la fonte» intervista a Stefano La Rosa, in Elena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., p. 81;. Negli anni trenta non sarebbe stata proponibile una donna al vertice di un'istituzione pubblica tanto celebre quanto, inevitabilmente, clientelare. Si legge nel colophon del catalogo della XXVI Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica: «Flavia Paulon – Ufficio Mostre: con l'incarico particolare della Mostra del Film Documentario e di curare i rapporti con i produttori italiani ed esteri e di collaborare alle ricerche e alle selezioni dei film. Collaborazione con l'Ufficio Stampa alla preparazione del Catalogo Generale»26ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, catalogo, La Biennale di Venezia, Venezia 1965;. Questa dicitura da sola illustra la posizione di assoluta preminenza di questa ‘segretaria’ che concentrava in sé un lavoro che oggi sarebbe suddiviso in differenti e articolati uffici. La Mostra del Cinema di Venezia fu il primo grande esperimento del genere a livello mondiale e testimonia come la cinematografia costituisse per lunga parte del Novecento l'asse portante della comunicazione e dell'informazione, a volte esprimendo arte e a volte documentando la storia nell'atto stesso del suo farsi. La Biennale inizialmente si basò su un'organizzazione quasi artigianale, con pochi funzionari e scarsi finanziamenti. Flavia, per molti anni, salì e scese le scale che dividevano la Biennale d'Arte dalla Mostra del Cinema secondo le necessità, muovendosi agevolmente in entrambe. Ciò le permise, quando fondò il Festival di Asolo nel 1973, di programmare con assoluta competenza film d'arte e biografie d'artisti. Si occupò anche del cinema dedicato ai ragazzi e ai cartoni animati, temi che lei prediligeva, ma che la Mostra lasciò cadere dopo la ristrutturazione del ’68. Torniamo agli anni del Fascismo. Il regime all'inizio concedeva qualche spazio alla Biennale e alla Mostra per dare al mondo l'immagine di una cultura lungimirante, pur con le inevitabili censure; uno spiraglio che si restringeva via via che il nazifascismo avvolgeva il Paese nella sua coltre oppressiva. Quando arrivò la legge secondo la quale tutti i dipendenti dovevano essere tesserati, Flavia, convinta antifascista, affrontò la situazione col suo innato pragmatismo e con molta ironia. In verità, prima che scadessero i termini di legge, venne iscritta al partito direttamente dall'EnteElena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., p. 23;.
Nel 1940-42 la Mostra si trasformò in una ‘manifestazione’ italo–tedesca, ospitando film di Paesi neutrali. Poi tutto si fermò definitivamente fino alla fine del conflitto, con gli uffici di Ca’ Giustinian occupati da un comando tedesco. Conclusa la guerra, Flavia trovò subito un lavoro ben retribuito presso il Comando alleatoElena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., p. 26;, sempre grazie alla sua ottima conoscenza dell'ingleseElena Casadoro, ‘Flavia Paulon. La ‘Dogaressa’ del Cinematografo', 2005, op. cit., p. 36;. Fu lei, nel 1949, a consigliare Peggy Guggenheim nell'acquisto del bellissimo Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande, oggi museo, dove la ricca americana si trasferì con la celebre collezione Guggenheim. Flavia restò per Peggy l'amica su cui contare per risolvere i complicati burocratismi della cittàPeggy Guggenheim, ‘Una vita per l'arte', Rizzoli, Milano 1982, p. 342;. Presto la Biennale la richiamò e lei fu pronta a collaborare per rimettere in corsa la struttura. C'erano ottimi esperti che parteciparono alla rinascita: Elio Zorzi, all'epoca direttore, Francesco Pasinetti, Massimo Bontempelli. La Mostra ripartì alla grande. Flavia Paulon andò in pensione nel 1968. Continuò a tenere conferenze in ambito internazionale: fu per lei un'emozione particolare essere chiamata nel 1970 a Erevan, capitale dell'Armenia «dove tutti parlavano armeno…»Elena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., pp. 65-71;; collaborò con giornali e riviste cinematografiche di tutto il mondo; lavorò ancora per il Festival, soprattutto durante la direzione di Gian Luigi Rondi, che di lei ha scritto: «Flavia era stata per me parte integrante di quello che si chiama ancora Archivio Storico delle Arti Contemporanee – e mi rivolgevo a lei perché era la storia vivente della Mostra del Cinema e quindi mi sapeva dare tutte le notizie che mi precedevano negli anni '70... un contributo di conoscenze e di approfondimenti storici e anche sociologici di grande rilievo»intervista a Gian Luigi Rondi, Roma, 26 gennaio 2006, in Elena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., p. 94;. Ma la vita professionale di Flavia Paulon non si esaurisce con la Biennale e con il Festival del Cinema di Venezia. Vennero poi il Festival della Fantascienza di Trieste, il Festival dei Cartoni Animati di Asolo, la Mostra Internazionale del Documentario sull'Arte di Padova e il Festival Internazionale del Film sull'Arte e di Biografie d'Artisti, oggi AsoloArtFilmFestival, che le ha intitolato il ‘Premio alla carriera Flavia Paulon’.Fu l'amicizia con Enrico Fulchignoni, presidente del Conseil International du Cinéma de la Télévision et de la Communication Audiovisuelle, che le consentì di ottenere il Patrocinio dell'UNESCO per tutte le sue manifestazioni cinematograficheElena Casadoro, ‘Flavia Paulon. La ‘Dogaressa’ del Cinematografo', 2005, op. cit., p. 48. Fece parte di molte commissioni di selezione dei film e contribuì all'organizzazione di alcune retrospettive, fra queste quella del Cinema francese del 1953 con Henry Langlois, direttore della Cinémathèque française,intervista a Stefano la Rosa, in Elena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., p. 81; e ‘La nascita del film sonoro in America’, organizzata dal critico Giulio Cesare Castelli nel 1962Flavia Paulon, ‘La Dogaressa Contestata. La favolosa storia della Mostra di Venezia', Venezia 1971, p. 101; che comprendeva film sonori e poi parlati dal 1926 al 1932. Diede grande impulso al cinema giapponese, promuovendo in particolare le proiezioni dei film di Kenji Mizoguchi e Akira Kurosawa, cui dedicò anche due interessanti retrospettive nel 1955‘diceva: «Io non posso far conoscere il Cinema giapponese come se fosse solo quello dei samurai»; così nel ’55 fece proiettare, in tre diverse mattinate, tre film di argomento più attuale: Ventiquattrocchi, Adolescenza e Oche». Intervista a Stefano La Rosa. in Elena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., p. 81;. Nel ’72-73 organizzò il Festival Internazionale del Film Etnografico e Sociologico ‘Venezia Genti’, in collaborazione con il CIFESComitato Internazionale del Film Etnografico e Sociologico;, il cui segretario generale era il regista Jean Rouch. Fu membro permanente della Giuria del Premio Mercurio d'Oro della Camera di Commercio di Venezia, che viene assegnato, dal 1958, al miglior documentario di carattere economico presentato alla MostraElena Casadoro, ‘Flavia Paulon è il Festival’, 2006, op. cit., p. 64;. Nell'81 fece parte della Giuria del Festival du Réel, organizzato dal Centre Georges Pompidou di Parigiin Elena Casadoro, ‘Flavia Paulon. La ‘Dogaressa’ del Cinematografo', 2005, op. cit., p. 82;. Un lavoro incessante e appassionato, che ne ha fatto uno dei personaggi più pregnanti e più affascinanti della cinematografia del Novecento. Flavia Paulon muore improvvisamente il 18 aprile del 1987.
La Rassegna Internazionale del Festival del Film Scientifico Didattico Inizialmente faceva parte della Mostra del Documentario, sezione speciale. Nel 1956 la rassegna si trasferì a Padova nell'ambito dell'Università che poi si occupò autonomamente dell'organizzazioneFlavia Paulon, op. cit., p. 131;. I film che venivano importati dall'estero venivano comunque legittimati dalla Mostra. Fin dall'inizio Flavia Paulon ebbe un ruolo attivo nella manifestazioneCurriculum Vitae redatto dalla stessa Paulon nel 1983, Archivio Flavia Paulon, Venezia; e fu segretaria di giuria nel corso di tutte le 18 edizioni, fino al 1975.
Festival internazionale del film di fantascienza di Trieste