Testo in corsivo

La vita davanti a sé (titolo originale: La vie devant soi) è un romanzo dello scrittore francese Romain Gary, scritto sotto lo pseudonimo di Émile Ajar.

Pubblicato il 14 settembre 1975 da Mercure de France, ha ottenuto il premio Goncourt nello stesso anno, malgrado Gary avesse già vinto lo stesso premio quasi vent'anni prima con Le radici del cielo.

Trama Momò è un bambino che viene cresciuto da Madame Rosa in un appartamento al sesto piano di un palazzo nel quartiere multietnico di Belleville, a Parigi. La donna, un'anziana ebrea reduce da Auschwitz, si occupa di crescere i figli di prostitute che per legge non possono tenere con sé. Momò sembra un caso a parte: proviene da una famiglia musulmana; sua madre, a differenza delle altre, non si presenta mai e circa la sua origine sembra che tutti intorno a lui mantengano il mistero. Tutti i mesi Madame Rosa riceve un vaglia per il suo mantenimento.

Affamato di sentimenti, Momò si affeziona a un cagnolino trovatello che chiama Super, che poi cede a una facoltosa signora per evitare che anche lui viva nella precarietà della casa. Tra i frequentatori abituali di Madame Rosa c'è il nigeriano Monsieur N'Da Amédée, protettore di prostitute, analfabeta, che viene a farsi scrivere lettere da inviare ai genitori in Africa, nelle quali millanta imprese mirabolanti e ricchezze incredibili. Verso i dieci anni Momò si rende conto che Madame Rosa sta invecchiando e che i sei piani da salire ogni giorno potrebbero risultarle fatali con i suoi 95 chili di peso. Gli altri bambini da lungo tempo in casa, il nero Banania e il piccolo Moïse, vengono adottati da nuovi genitori. Un giorno al circo, luogo dove gli piaceva andare per vedere i pagliacci, Momò viene notato da una bella ragazza, che, dopo avergli fatto dei complimenti per i suoi occhi, si allontana. Momò la segue fino a casa.

Qualche tempo dopo la incontra per caso e la segue di nuovo in un edificio dove la giovane, Nadine, lavora come doppiatrice di film. Momò ha già visto che la donna ha due figli e questo limita la sua speranza di essere adottato da lei. Intanto la salute di Madame Rosa peggiora; le prostitute non le lasciano più i bambini perché è quasi immobilizzata a letto, il dottor Katz dice a Momò che l'anziana donna è grave, anche se non ha il cancro da lei temuto. Momò è combattuto fra il timore per la propria sorte (potrebbe essere affidato all'aborrita assistenza pubblica) e il dolore per la precaria condizione in cui versa l'unica figura materna che abbia mai avuto. La solidarietà degli inquilini si mobilita: un gruppo di neri africani si reca nel suo appartamento per danzare ed effettuare cerimonie sacre intorno al letto dove Madame Rosa ha lunghi periodi di catatonia.

Improvvisamente, un giorno cambia tutto nella vita di Momò. Durante uno dei sempre più rari periodi di lucidità dell'anziana donna si presenta a casa un omino di nome Kadir Yoûssef: è appena uscito dal manicomio criminale, dove è stato rinchiuso 12 anni per omicidio, e vuole vedere il figlio che ha affidato a Madame Rosa. Si tratta del padre di Momò, condannato per avere ucciso la madre del ragazzo, una prostituta della quale era protettore. Momò scopre così di avere 14 anni e non 10, come gli ha fatto credere Madame Rosa per timore di perderlo. La donna si oppone al desiderio dell'uomo, il quale ha una crisi cardiaca e muore.

Confuso e irresoluto, Momò torna a trovare Nadine, la quale lo porta a casa propria. Suo marito è un medico, anche lui molto interessato al caso del ragazzino, che però scappa quando vede i due figli della coppia. La situazione di Madame Rosa peggiora ancora, il dottor Katz vorrebbe ricoverarla in ospedale ma la donna ha il timore di finire in un letto come un vegetale, costretta a vivere oltre i limiti fisiologici per volontà della medicina. Assecondando il suo desiderio, Momò dice al dottore che i parenti dell'anziana arriveranno da Israele per portarla via con sé; invece la accompagna nello scantinato del palazzo, dove Madame Rosa ha ricavato un “angolo ebraico”, una poltrona con un candelabro e altri segni di culto. La donna muore qui e Momò rimane in lacrime per tre settimane accanto al corpo dell'anziana finché i vicini, richiamati dall'odore, scoprono i due nello scantinato.

Tematiche Nel romanzo è presente un certo numero di tematiche che è utile analizzare per avere una conoscenza più approfondita del testo. Eccone alcune:

Sogni ricorrenti

I sogni ne La vita davanti a sé sono intessuti profondamente con i temi centrali del romanzo, fungendo da metafore potenti per le esperienze emotive e psicologiche del protagonista. Analizziamo la duplice tematica genitoriale attraverso i sogni della leonessa e del poliziotto, per poi ipotizzare il significato simbolico del clown.

La leonessa. La leonessa, nel sogno di Momo (Mohamed), è una figura centrale che incarna l'archetipo della madre protettiva e onnipotente. Spesso associata a Madame Rosa,1 la leonessa rappresenta l'amore materno non convenzionale, ma profondamente devoto e feroce nella sua difesa. "Madame Rosa diceva che le bestie sono molto meglio di noi, perché hanno la legge di natura, soprattutto le leonesse. Era piena di elogi per le leonesse. (...)Quando ero a letto, prima di addormentarmi, certe volte facevo suonare alla porta, andavo ad aprire e c'era la leonessa che voleva entrare per difendere i suoi piccoli. (...)

"Io facevo venire la mia leonessa quasi tutte le notti. Entrava, saltava sul letto e ci leccava la faccia, perché anche gli altri ne avevano bisogno e io ero il più grande, dovevo pensare anche a loro. Gary Romain, La vita davanti a sé (Biblioteca) (p.44). Neri Pozza. Edizione del Kindle.

Il legame tra Madame Rosa e la figura leonina è rafforzato da descrizioni della sua forza e della sua determinazione nel proteggere i bambini che per Momo diventano un segno di sicurezza piuttosto che di debolezza. La leonessa simboleggia la capacità di Madame Rosa di tenere uniti i "suoi" ragazzi, di nutrirli (anche se a volte con metodi poco ortodossi) e di difenderli dal mondo esterno, spesso ostile.

Significato genitoriale. Questo sogno riflette il bisogno primario di Momo di sicurezza e affetto. Madame Rosa, nonostante le sue imperfezioni e il suo passato, incarna per Momo la figura genitoriale che lo accetta incondizionatamente e lo protegge. La leonessa non giudica, ma difende la sua prole con ogni mezzo. Questo sottolinea come l'amore genitoriale, nel romanzo, trascenda i legami di sangue e si manifesti attraverso la cura, la protezione e la presenza costante, anche di fronte alle difficoltà e alla malattia. È l'amore che permette a Momo di sopravvivere emotivamente e di crescere in un ambiente complesso.

Il Poliziotto. Il poliziotto, nel contesto dei sogni e delle preoccupazioni di Momo, è una figura che incarna l'autorità, l'ordine sociale e, per estensione, la minaccia di separazione e giudizio. Il tema del "poliziotto" si lega strettamente alla paura di Momo di essere portato via da Madame Rosa e posto in un orfanotrofio o in un'altra istituzione. Momo teme costantemente che qualcuno scopra la situazione di Madame Rosa (la sua età avanzata, la sua malattia, il fatto che accolga bambini senza permesso) e la porti via, o peggio, che venga portato via lui stesso. Questa paura si manifesta nella sua ansia per le visite esterne, per le domande e per ogni figura che rappresenti il "mondo di fuori" che potrebbe rompere il delicato equilibrio in cui Momo vive. Il poliziotto, in questo senso, è il simbolo di questo mondo esterno che potrebbe irrompere e distruggere la loro famiglia "sui generis":

"Ho chiuso gli occhi, ho nascosto la faccia contro le ginocchia da tanto avevo vergogna, ho aspettato un momento e poi ho fatto venire un poliziotto. (...) Mi ha messo il suo braccio onnipotente paternamente attorno alle spalle, e mi ha chiesto se avevo delle ferite in seguito ai colpi ricevuti. Gli ho detto di sì ma che non serve a niente andare all’ospedale. Si è fermato un bel po’' con la sua mano sopra la mia spalla e io sentivo che si sarebbe occupato lui di tutto e che per me sarebbe stato come un padre". (p.114), Neri Pozza. Edizione del Kindle.

Significato genitoriale. Il sogno ad occhi aperti del poliziotto evidenzia la vulnerabilità della relazione genitoriale non tradizionale e la costante minaccia che pende su di essa. Per Momo, il poliziotto non è solo una figura di legge, ma il custode di regole che potrebbero condannare Madame Rosa e, di conseguenza, strapparlo all'unico nucleo familiare che conosce. Questo sogno rivela la profonda insicurezza di Momo riguardo al suo posto nel mondo e alla stabilità della sua figura genitoriale. La presenza del poliziotto nel subconscio di Momo sottolinea la consapevolezza che la loro "famiglia" è fragile e costantemente sotto esame da parte della società, riflettendo la paura universale di perdere chi ci cura e ci protegge.

Il Clown. La figura del clown, sebbene meno esplicitamente legata a un sogno ricorrente come la leonessa o il poliziotto, può essere interpretata come un simbolo potente e multifunzionale all'interno del romanzo, riassumendo diverse sfaccettature della vita e dei personaggi.

La maschera della tragedia e della follia. Il clown è per antonomasia colui che nasconde il dolore dietro una maschera di allegria forzata. Nel romanzo, questo si riflette nella capacità dei personaggi di affrontare la dura realtà della loro esistenza (povertà, malattia, abbandono) con una sorta di stoica resilienza e, a volte, con un umorismo nero. Madame Rosa stessa, con il suo passato di prostituta e la sua attuale condizione di malata grave, è una figura tragica che cerca di mantenere una facciata di normalità per il bene dei bambini. La sua capacità di tirare avanti, nonostante tutto, ha qualcosa di grottesco e allo stesso tempo commovente, come un clown che continua a sorridere anche quando la vita lo sta sfinendo.

L'illusione e la realtà distorta. I clown creano illusioni, un mondo di fantasia che può essere divertente o inquietante. Nel romanzo la realtà è spesso distorta per i bambini, protetti da Madame Rosa da alcune delle verità più dure. La stessa esistenza della "famiglia" allargata di Madame Rosa è un'illusione di normalità in un contesto di marginalità. Momo stesso vive in un mondo in parte immaginato, fatto di paure infantili e speranze ingenue. Il clown potrebbe simboleggiare questa necessità di creare una realtà parallela, meno dolorosa, per sopravvivere.

I clown sono figure al di fuori della norma, spesso goffi e non convenzionali. Questo si allinea perfettamente con la natura dei personaggi del romanzo: emarginati, rifugiati, ex prostitute, bambini senza genitori. Sono tutti "clown" nel senso che non si conformano alle aspettative della società borghese e "rispettabile". La loro goffaggine e la loro marginalità sono la loro essenza, eppure riescono a costruire un legame umano profondo e autentico che la società "normale" spesso non riesce a raggiungere.

La rivelazione della verità scomoda. A volte, il clown è anche colui che, attraverso la sua stranezza, espone le ipocrisie e le assurdità della società. Nel romanzo, la semplicità e la purezza dei bambini, insieme alla saggezza popolare di Madame Rosa e degli altri personaggi, spesso mettono in luce le contraddizioni e le crudeltà del mondo adulto. Il clown, in questo senso, diventa uno specchio che riflette le verità scomode che gli altri preferirebbero ignorare, come la solitudine degli anziani, la fragilità dell'infanzia abbandonata e la difficoltà di trovare un posto nel mondo quando si è diversi.