La controversia riguardante lo status politico di Taiwan è imperniata sulla questione se Taiwan, le Penghu, Kinmen e le Matsu debbano rimanere effettivamente indipendenti come territorio della Repubblica di Cina (RDC, un'entità politica distinta storicamente mai sotto amministrazione diretta della Repubblica Popolare Cinese), diventare unificate ai territori ora governati dalla Repubblica Popolare Cinese (RPC) oppure dichiarare formalmente l'indipendenza e diventare la Repubblica di Taiwan. La controversia sullo status politico della Repubblica di Cina è incentrata quindi sulla legittimità della sua esistenza come stato sovrano e sul suo riconoscimento da parte della comunità internazionale.

Attualmente, Taiwan, le Penghu, Kinmen, le Matsu e alcune altre isole minori formano in effetti la giurisdizione dello stato con il nome ufficiale di Repubblica di Cina, ampiamente conosciuto in Occidente come "Taiwan". La RDC, che assunse il controllo di Taiwan (comprese le Penghu e altre isole vicine) nel 1945, governava la Cina continentale e rivendicava la propria sovranità sulla Mongolia Esterna (ora Mongolia) e su Tannu Uriankhai (parte del quale è l'odierna Tuva, Russia) prima di perdere la Guerra civile cinese e di ricollocare il suo governo a Taipei, a Taiwan, nel dicembre 1949.

Da quando la RDC perse il suo seggio alle Nazioni Unite in qualità di rappresentante della "Cina" nel 1971 (sostituita dalla RPC), la maggior parte degli stati sovrani ha spostato il proprio riconoscimento diplomatico alla RPC, riconoscendo o ammettendo che quest'ultima è la sola rappresentante legittima di tutta la Cina, anche se molti evitano deliberatamente di affermare chiaramente quali territori credono che la Cina includa. A gennaio 2024 la RDC mantiene relazioni diplomatiche ufficiali con 12 stati sovrani, sebbene relazioni de facto siano mantenute con quasi tutti gli altri. Agenzie come l'Ufficio Rappresentativo Economico e Culturale di Taipei e l'Istituto Americano a Taiwan operano come ambasciate de facto senza uno status diplomatico ufficiale.Per quanto riguarda le relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Cina (Taiwan) e l'Italia, esse furono interrotte nel 1970. Nel 1990, per promuovere le relazioni tra i due paesi, fu istituita a Roma l'“Associazione Economica e Culturale di Taipei”, ridenominata nel 1996 “Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia”. Si veda anche il sito ufficiale dell'Ufficio di Rappresentanza.

Il governo della RDC in passato ha perseguito attivamente la rivendicazione di essere il solo governo legittimo della Cina continentale e di Taiwan. Questa posizione cominciò a essere in gran parte corretta all'inizio degli anni 1990 quando fu introdotta la democrazia e furono eletti i nuovi capi taiwanesi, passando a un atteggiamento che non contesta attivamente la legittimità del governo della RPC sulla Cina continentale. Tuttavia, con la rielezione del Kuomintang (KMT, "Partito Nazionalista Cinese") al potere esecutivo nel 2008, il governo della RDC ha cambiato ancora la sua posizione affermando che "anche la Cina continentale è parte del territorio della RDC". Sia la RPC sia la RDC conducono le relazioni attraverso lo stretto mediante agenzie specializzate (come il Consiglio per gli Affari Continentali della RDC), piuttosto che attraverso i ministeri degli esteri. I diversi gruppi hanno diversi concetti di quella che è l'attuale situazione politica formale di Taiwan.

Per giunta, la situazione può confondere a causa dei diversi partiti e dello sforzo da parte di molti gruppi di trattare la controversia in modo deliberatamente ambiguo. La soluzione politica accettata da molti degli attuali gruppi è la cosiddetta prospettiva dello status quo: cioè, ufficiosamente trattare Taiwan come uno stato e mantenendo un basso profilo, ufficialmente non esprimere alcun sostegno per il governo di questo stato, evitando una dichiarazione formale di indipendenza. In che cosa consisterebbe una dichiarazione di indipendenza non è chiaro e può essere confondente, dato il fatto che la Repubblica Popolare Cinese non ha mai controllato Taiwan a partire dalla sua fondazione e che la Repubblica di Cina, il cui governo controlla Taiwan, è ancora uno stato sovrano come stabilito a Nanchino nel 1911, ma il suo territorio è limitato alla provincia di Taiwan, alle Penghu, a una parte delle Isole Nansha e alle Isole Diaoyutai.

Lo status quo è accettato in gran parte perché non definisce lo status giuridico o lo status futuro di Taiwan, consentendo a ciascun gruppo di interpretare la situazione in un modo che è politicamente accettabile per i suoi membri. Allo stesso tempo, questa politica dello status quo è stata criticata come pericolosa, precisamente perché le diverse fazioni hanno diverse interpretazioni di quello che è lo status quo. Tuttavia, un errore di valutazione delle conseguenze insite nell'una o nell'altra politica potrebbe riflettersi pesantemente sui fragili equilibri dei rapporti fra Taiwan e la Repubblica Popolare Cinese, come dimostra la storia degli ultimi anni, in cui si sono avuti momenti di escalation della tensione, che talvolta hanno adombrato addirittura il rischio (fortunatamente sempre rientrato) di confronti armati.

Antefatto

Taiwan (escluse le Isole Penghu) fu popolata inizialmente da popoli austronesiani e fu successivamente colonizzata dagli Olandesi, che erano arrivati nel 1623. Il Regno di Tungning, durato dal 1661 al 1683, fu il primo governo cinese han a dominare Taiwan. Dal 1683, la dinastia Qing governò Taiwan come una prefettura e nel 1875 divise l'isola in due prefetture. Nel 1885 l'isola fu trasformata in una provincia cinese a sé stante per accelerare lo sviluppo di questa regione. Come conseguenza della Prima guerra sino-giapponese, nel 1895 Taiwan e le Penghu furono cedute dalla dinastia Qing al Giappone. Le truppe giapponesi a Taiwan si arresero alla Repubblica di Cina alla fine della Seconda guerra mondiale, ponendo di nuovo Taiwan sotto un governo cinese dopo 50 anni di dominio giapponese. La RDC rivendicava allora la sovranità sulla base dell'amministrazione della dinastia Qing, della Dichiarazione del Cairo, della Dichiarazione di Potsdam e dell'Atto di resa giapponese, ma questa rivendicazione negli anni successivi fu contestata dai gruppi favorevoli all'indipendenza a causa delle diverse valutazioni circa la legalità dei suddetti documenti. All'atto della sconfitta nella Guerra civile cinese del 1949, il governo della RDC si ritirò a Taipei e mantenne il controllo su alcune isole lungo la costa della Cina continentale e nel Mar Cinese Meridionale. Il 1º ottobre 1949 nella Cina continentale fu istituita la Repubblica Popolare Cinese, che rivendicava di essere il legittimo successore della RDC.

Le isole Quemoy, Matsu e Wuchiu sulla costa del Fukien, Taiping e Pratas nel Mar Cinese Meridionale, fanno parte dell'attuale territorio della RDC, ma non furono cedute al Giappone. Alcune argomentazioni che sostengono l'indipendenza di Taiwan non si applicano dunque a queste isole.

Questione della sovranità su Taiwan Cessione, restituzione e autodeterminazione di Taiwan

La Cina, durante la dinastia Qing, cedette l'isola di Taiwan, comprese le Penghu, al Giappone "in perpetuità" alla fine della Prima guerra sino-giapponese firmando il Trattato di Shimonoseki. Nella Conferenza del Cairo del 1943, le potenze alleate concordarono di far restituire "tutti i territori che il Giappone aveva rubato ai Cinesi", elencando specificamente "Formosa" e le Penghu, alla Repubblica di Cina dopo la sconfitta del Giappone. Sia secondo la Repubblica Popolare Cinese sia secondo la Repubblica di Cina, a questo accordo fu dato valore giuridico dall'Atto di resa giapponese nel 1945. L'ambasciatore della RPC presso l'ONU, Wang Yingfan (cinese 王英凡), ha dichiarato più volte nel comitato generale dell'ONU: "Taiwan è parte inseparabile del territorio della Cina fin dall'antichità" e "sia la Dichiarazione del Cairo del 1943 sia la Dichiarazione di Potsdam del 1945 hanno riaffermato in termini inequivoci la sovranità della Cina su Taiwan come una questione di diritto internazionale." La RPC respinge le argomentazioni fondate sulla mancanza di uno specifico trattato (Trattato di pace di San Francisco) che trasferisca la sovranità di Taiwan alla Cina, notando di non essere stata firmataria di alcun trattato del genere, rendendo i trattati stessi irrilevanti rispetto alle rivendicazioni cinesi. La RDC sostiene che il Trattato di Taipei trasferiva implicitamente a essa la sovranità di Taiwan, tuttavia il Dipartimento di Stato statunitense dissentì da tale interpretazione nel suo Memorandum Starr del 1971.

D'altro canto, un numero di sostenitori dell'indipendenza di Taiwan sostengono che Taiwan fu incorporata solo formalmente come territorio cinese sotto la dinastia Qing nel 1683, e come provincia nel 1885. Successivamente, a causa del Trattato di Shimonoseki del 1895, Taiwan aveva fatto parte de jure del Giappone quando fu istituita la RDC nel 1912 e quindi non faceva parte della repubblica cinese. Inoltre, la Dichiarazione del Cairo fu un comunicato stampa non firmato, i fautori dell'indipendenza sostengono che l'efficacia giuridica della Dichiarazione è altamente discutibile. Inoltre, sottolineano che l'Atto di resa giapponese non era niente di più di un armistizio, un "modus vivendi" in realtà, che serviva come accordo temporaneo o provvisorio che sarebbe stato rimpiazzato con un trattato di pace. Pertanto, soltanto un'occupazione militare di Taiwan cominciò il 25 ottobre 1945, e sia il Trattato di San Francisco sia il Trattato di Taipei detengono la supremazia giuridica sull'atto di resa. Questi trattati non trasferirono il titolo di Taiwan dal Giappone alla Cina. Secondo questa argomentazione, la sovranità di Taiwan fu restituita al popolo di Taiwan quando il Giappone rinunciò alla sovranità di Taiwan nel Trattato di San Francisco (noto anche come Trattato di pace di San Francisco, San Francisco Peace Treaty, SFPT) nel 1951, sulla base della politica di autodeterminazione che è stata applicata ai "territori che si staccavano da stati nemici come risultato della Seconda guerra mondiale" come definita dagli articoli 76b e 77b della Carta delle Nazioni Unite e anche dal protocollo della Conferenza di Jalta. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite non è stata particolarmente ricettiva a questa argomentazione, e le domande della RDC di ammissione alle Nazioni Unite sono state respinte per 16 volte fin dai primi anni 1990.

Sebbene l'interpretazione dei trattati di pace sia stata usata per mettere in dubbio la legittimità della RDC su Taiwan prima degli anni 1990, l'introduzione delle elezioni popolari a Taiwan ha compromesso questa posizione. Eccetto i sostenitori più estremi dell'indipendenza di Taiwan, la maggior parte dei Taiwanesi sostiene la teoria della sovranità popolare e non vede più molto conflitto tra questa teoria della sovranità e la posizione della RDC. In questo senso, il governo della RDC che amministra attualmente Taiwan non è la stessa RDC che accettò la resa giapponese perché le autorità al potere ricevettero il mandato popolare da diversi gruppi di elettori: uno è l'elettorato cinese continentale, l'altro è l'elettorato taiwanese. Infatti, l'ex presidente Chen Shui-bian ha enfatizzato frequentemente la teoria della sovranità popolare nei suoi discorsi.

Tuttavia, ancora nel 2011, il conflitto tra queste due teorie gioca ancora un ruolo nella politica interna taiwanese. La teoria della sovranità popolare, che la coalizione pan-verde enfatizza, suggerisce che Taiwan potrebbe compiere cambiamenti costituzionali fondamentali per mezzo di un referendum popolare. La teoria giuridica della RDC, che è sostenuta dalla coalizione pan-azzurra, suggerisce invece che qualsiasi cambiamento costituzionale fondamentale richiederebbe che fosse seguita la procedura di emendamento prevista dalla costituzione della RDC.

Posizione della Repubblica Popolare Cinese (RPC)