La riforma costantiniana dell'esercito romano rappresentò un momento importante nella riorganizzazione delle armate romane, che vide nel primo Imperatore cristiano, Costantino I, l'adeguamento della macchina da guerra romana alle nuove esigenze della politica estera lungo le frontiere imperiali, rimasta in vigore per il IV secolo.
Introduzione L'esercito dell'Impero subì una significativa trasformazione come conseguenza dei disordini del III secolo. Nel IV secolo la chiamata alle armi era strettamente connessa con la leva ed i soldati erano più scarsamente remunerati che nel III secolo. Plausibilmente, l'esercito del IV secolo era inoltre composto in misura molto superiore da uomini reclutati presso le popolazioni barbare. L'esercito del IV secolo era probabilmente non più robusto di quello del II secolo. Il cambiamento principale nella sua struttura consisteva nell'introduzione di consistenti eserciti che accompagnavano gli imperatori nelle loro campagne militari (comitatus praesentales) e che avevano sede generalmente lontano dalle frontiere. La ragione principale della loro introduzione era scoraggiare le usurpazioni del trono imperiale. Le legioni vennero suddivise in unità più piccole, paragonabili per dimensioni ai reggimenti di ausiliari del Principato. In parallelo, le armature e l'equipaggiamento dei legionari fu abbandonato in favore dell'equipaggiamento degli ausiliari.
I secoli III e IV videro la ristrutturazione di molte fortezze di confine preesistenti in modo da migliorarne le difese, ma anche la costruzione di nuove fortezze molto resistenti e ben difendibili. L'interpretazione della tendenza ha generato un dibattito tuttora in corso fra gli studiosi specialisti in materia se l'esercito tardo-imperiale avesse adottato o meno una strategia di difesa in profondità o avesse semplicemente proseguito la strategia di "difesa in avanti" adottata nei primi tempi del Principato. Molti elementi della strategia di difesa dell'esercito tardo-imperiale erano simili a quelli associati con la difesa in avanti, come l'ubicazione avanzata di fortezze, le frequenti operazioni di attraversamento della frontiera e la presenza di regni barbari clienti dell'Impero disposti lungo la frontiera. Qualunque fosse stata la strategia difensiva, apparentemente ebbe meno successo rispetto a quella adottata nei primi due secoli nel prevenire le incursioni barbare in territorio romano. Ciò potrebbe essere dovuto a una pressione sulle frontiere maggiore rispetto in precedenza oppure alla pratica di mantenere le truppe migliori e più consistenti lontano dalle frontiere, nelle province all'interno dell'Impero, privando pertanto le truppe di frontiera di un supporto sufficiente per la difesa dei confini, o entrambi.
Fonti
Molta della nostra evidenza per la struttura dell'esercito e la dislocazione delle unità militari nelle varie province dell'Impero è contenuta in un singolo documento, la Notitia Dignitatum; compilata tra il'395 e il 420, si tratta di un elenco di tutti gli impieghi pubblici del periodo tardo-imperiale, sia civili che militari. La mancanza principale della Notitia è che manca di ogni cifra del personale totale, rendendo così impossibili stime precise delle dimensioni totali dell'esercito. Inoltre, fu compilata alla fine del IV secolo, e questo rende difficoltoso ricostruire lo stato dell'esercito nel periodo precedente. Malgrado le sue mancanze, la Notitia rimane la fonte per eccellenza per la struttura dell'esercito tardo-imperiale a causa delle carenza di altre fonti.Lee (1997) 212. La Notitia, inoltre, soffre anche di lacunae significative e di numerosi errori accumulati nel corso dei secoli in cui era stata ricopiata.
La fonte letteraria principale per l'esercito del IV secolo è la Res Gestae (Storia) di Ammiano Marcellino, i cui libri superstiti coprono il periodo tra il 353 e il 378. Marcellino, essendo stato un soldato veterano, è considerato dagli studiosi una fonte di una certa attendibilità, anche se fallisce in larga misura nel porre rimedio alle mancanze della Notitia per quanto riguarda le dimensioni effettive delle unità dell'esercito, in quanto è raramente specifico su queste questioni. La terza fonte importante per l'esercito tardo-imperiale è costituita dai decreti imperiali pubblicati nell'Impero romano d'Oriente nel corso del V e VI secolo: il Codice Teodosiano (438) e il Corpus Iuris Civilis (528–39). Queste compilazioni di leggi romane contengono numerosi decreti imperiali promulgati nel IV secolo che descrivono pressoché la totalità degli aspetti del regolamento e dell'amministrazione dell'esercito tardo-imperiale.
Il De re militari, un manuale di strategia militare redatto da Vegezio verso la fine del IV secolo, contiene informazioni considerevoli sull'esercito tardo-imperiale, sebbene l'opera si concentri soprattutto sulla trattazione dell'esercito della Repubblica e del Principato. Tuttavia, Vegezio (che era totalmente privo di esperienza militare) è spesso inattendibile, per esempio quando afferma che l'esercito abbandonò l'impiego di armature ed elmi nel tardo IV secolo (offrendo l'assurda spiegazione che questo equipaggiamento era troppo pesante), affermazione smentita dall'evidenza scultorea e artistica.Elton (1996) 110–5. In generale, non è prudente prendere per buona un'affermazione di Vegezio a meno che non sia corroborata da altre fonti.
Gli studiosi dell'esercito tardo-orientale devono fronteggiare una drammatica diminuzione delle epigrafi e degli epitaffi risalenti al III e al IV secolo, se comparati con quelle risalenti ai primi due secoli. I diplomi militari romani non furono più emanati per ritirare gli ausiliari dopo il 203 (molto probabilmente perché erano già all'epoca cittadini romani). Questa tendenza potrebbe non indicare declino nella sofisticazione amministrativa dell'esercito: i papiri egiziani attestano che le unità militari continuarono a mantenere registri scritti dettagliati nel IV secolo (la maggior parte però si è perduta). Più probabilmente, la drastica diminuzione delle iscrizioni sarebbe dovuta ad altri fattori, come l'aumento delle reclute barbare e l'ascesa del Cristianesimo.Mattingly (2006) 247–8. La forte carenza di iscrizioni lascia molti vuoti nella nostra comprensione dell'esercito tardo-imperiale.
L'analisi moderna più dettagliata e più importante dell'esercito romano tardo-imperiale è contenuta nel saggio The Later Roman Empire, 284-602 (LRE) redatto dallo studioso del tardo Impero romano A.H.M. Jones. A causa della sua ricchezza di dettagli e di riferimenti bibliografici alle fonti dell'epoca, questo saggio del 1964 rimane una lettura essenziale per tutti gli studiosi del periodo, sebbene le scoperte, soprattutto archeologiche, compiute in seguito alla sua pubblicazione, l'abbiano resa per alcuni aspetti obsoleta.
Contesto storico: evoluzione dell'esercito nel IV secolo Diocleziano
Nel 293 Diocleziano aveva proceduto ad una divisione funzionale e territoriale dell'intero impero in quattro parti, al fine di facilitare le operazioni militari. Nominò così come suo cesare per l'oriente Galerio e Massimiano fece lo stesso con Costanzo Cloro per l'occidente. L'impero fu così diviso in quattro macro-aree: a Diocleziano spettavano le province orientali dell'Egitto (capitale: NicomediaEutropio, Breviarium ab Urbe condita, IX, 27.) a Galerio le province balcaniche (capitale: Sirmio) Massimiano governava su Italia e Africa settentrionale (capitale: Mediolanum) Costanzo Cloro ebbe in affidamento la Spagna, la Gallia e la Britannia (capitale: Augusta Treverorum)
Il sistema si rivelò efficace per la stabilità dell'impero e rese possibile agli augusti di celebrare i vicennalia, ossia i vent'anni di regno, come non era più successo dai tempi di Antonino Pio. Tutto il territorio venne ridisegnato dal punto di vista amministrativo, abolendo le regioni augustee con la relativa divisione in "imperiali" e "senatoriali". Vennero create dodici circoscrizioni amministrative (le "diocesi", tre per ognuno dei tetrarchi), rette da vicarii e a loro volta suddivise in 101 province.
Restava da mettere alla prova il meccanismo della successione: il 1º maggio del 305 Diocleziano e Massimiano abdicarono (ritirandosi il primo a Spalato ed il secondo in Lucania). La seconda tetrarchia prevedeva che i loro rispettivi due cesari diventassero augusti (Galerio per l'oriente e Costanzo Cloro per l'occidenteEutropio, Breviarium ab Urbe condita, X, 1.Zosimo, Storia nuova, II, 8, 1.), provvedendo questi ultimi a nominare a loro volta i propri successori designati (i nuovi cesari): Galerio scelse Massimino Daia e Costanzo Cloro scelse Flavio Valerio Severo. Sembra però che poco dopo, lo stesso Costanzo Cloro, abbia rinunciato a parte dei suoi territori (Italia e Africa) a vantaggio dello stesso Galerio, il quale si trovò a dover gestire due cesari: Massimino Daia a cui aveva affidato l'Oriente, Flavio Valerio Severo a cui rimase l'Italia (e forse l'Africa), mentre tenne per se stesso l'Illirico.Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, X, 2.
Il conflitto cominciò con la morte di Costanzo Cloro, cambiando tutti gli equilibri interni che Diocleziano aveva invano tentato di costruire in un ventennio. La prima fase della guerra civile vide numerosi contendenti disputarsi il ruolo di augusti in Occidente ed in Oriente. Questa fase cessò nel 313, quando gli unici superstiti rimasti furono in Occidente, Costantino, ed in Oriente, Licinio. La seconda fase terminò con la riunificazione del potere imperiale nelle mani del solo Costantino nel 324, data che coincise anche con la fine del progetto tetrarchico.
Riprendendo in parte la divisione della riforma tetrarchica dioclezianea, l'Impero venne suddiviso in un primo momento in quattro prefetture (d'Oriente, d'Illiria, d'Italia e di Gallia), affidate a figli e nipoti, all'interno delle quali mantenne rigidamente separati il potere civile e politico da quello militare: la giurisdizione civile e giudiziaria era affidata ad un prefetto del pretorio, cui erano subordinati i vicari delle diocesi ed i governatori delle province.
Diocleziano è considerato il più grande degli Imperatori illirici. Le sue riforme amministrative, economiche e militari avevano lo scopo di fornire all'esercito adeguate truppe, rifornimenti e infrastruttura militare.Luttwak (1977) 177. Secondo uno studioso, "Diocleziano ... trasformò l'intero impero in una base logistica a regime" (per rifornire l'esercito).Luttwak (1976) 177.
Struttura del comando militare