La vita di Meslier fu priva di eventi particolari, ma egli divenne improvvisamente noto dopo la morte, avvenuta nel 1729, per l'apertura delle sue memorie intellettuali e sentimentali (spesso col titolo improprio di "testamento") in cui (leggendo dal lungo titolo originale) «si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanità e le falsità di tutte le divinità Si tenga presente che Voltaire era anti-cristiano in quanto deista, credente in un dio-tutto prvvidente e di tutte le religioni del mondo» name=Alateus>Thierry Guilabert, Le veridiche avventure di Jean Meslier (1664-1729) Curato, ateo e rivoluzionario, edizioni La Fiaccola, prefazione di Michel Onfray
Inoltre, nel suo testamento spirituale, il sacerdote chiedeva scusa ai propri fedeli per quanto di falso aveva predicato in tutta la vita, per aver mentito, per eccessiva prudenza e timore, nell'esercizio di una professione di prete non consona alle sue convinzioni filosofiche, mostrandosi particolarmente indignato per il potere temporale della Chiesa e la superstizione che secondo lui ha propagato nei secoli per poter mantenere questo potere tramite la paura.Thierry Guilabert, Le veridiche avventure di Jean Meslier (1664-1729) Curato, ateo e rivoluzionario, edizioni La Fiaccola, prefazione di Michel OnfrayEstratto del Testamento a cura di Voltaire, 1733, pubblicato nel 1762
Repubblicano, proto-anarcocomunista, il suo nome fu inciso tra quelli degli ispiratori e fondatori del socialismo, su una lapide fuori dalle mura del Cremlino e su un obelisco nei giardini di Alessandro di Mosca. Egli è stato infatti considerato tra i primi pensatori a porre le basi del comunismo sociologico, della comunione dei beni e della distribuzione del reddito in base ai bisogni.
Biografia
Jean Meslier (o Mellier) nasce nel 1664 a Mazerny da una famiglia di mercanti. Studia nella scuola parrocchiale locale. La famiglia lo manda poi, a 20 anni, in seminario a Reims, su suggerimento del parroco. Il giovane Meslier aveva probabilmente già sviluppato il suo ateismo all'epoca degli studi e non aveva dunque alcuna vocazione ma, in base al carattere tranquillo, accetta di buon grado di essere avviato alla carriera ecclesiastica. Forse frequenta brevemente gli ambienti del giansenismo, per poi abbandonare definitivamente la fede. Non erano rari i materialisti, sotto mentite spoglie, nel clero francese: basti pensare a Pierre Gassendi il secolo precedente, o, successivamente, all'illuminista Étienne Bonnot de Condillac, ma fino ad allora nessuno aveva avuto l'impatto dirompente che avrà Meslier.
Nel 1689, a 25 anni, è ordinato sacerdote e nominato curato presso le parrocchie di Étrépigny e Balaives-et-Butz, nelle Ardenne (Champagne-Ardenne), dove rimarrà tutta la vita, trascorsa senza eventi importanti. Solamente due episodi di rilievo restano agli annali della sua esistenza, riportati da Voltaire nelle Lettres à S.A. le Prince de *** sur Rabelais, etc.: alcuni parrocchiani lo criticano, appena arrivato, per aver assunto una perpetua di soli 18 anni, contro i 40 minimi previsti dal diritto canonico e i 50 dell'uso comune; l'arcivescovo Charles-Maurice Le Tellier interviene, ma Meslier non allontana la ragazza, facendola passare per sua cugina o per una sua familiare (come già precedentemente aveva avuto), aggirando la norma. L'arcivescovo annota che Meslier è secondo lui «ignorante, presuntuoso, molto caparbio e ostinato; un arricchito che, poiché possiede molto denaro, neglige la chiesa. Egli interferisce in cose che non comprende ed è irremovibile nelle sue opinioni una volta formate. Interessatissimo ai propri affari privati, è infinitamente negligente ed ha una tendenza esteriore molto marcata al giansenismo. La sua chiesa è in condizioni pietose».Arthur Wilmot Uloth, Jean Meslier, un curato anarchico, Freedom, vol. XV, n. 33, 15 agosto 1953
Il secondo episodio accade nel 1716: è un litigio con un nobile locale, Antoine de Touly, signorotto di Étrépigny, che Meslier considera uno spietato sfruttatore dei poveri e dei braccianti del luogo. L'arcivescovo di Arles e Reims, monsignor De Mailly, criticò ancora la manutenzione della chiesa e la scelta di posizionare alcuni banchi nello spazio riservato al signore del villaggio; il prete avrebbe anche distribuito gratuitamente ai bambini le particole non ancora consacrate, e attaccato il nobile in alcune omelie. De Touly, ritenendosi offeso dai rimproveri del prete, prima disturbò le omelie, poi chiese l'intervento dell'arcivescovo, che commina a Meslier una sanzione leggera (un mese di ritiro e penitenza nel seminario di Reims), ma non lo rimuove dall'incarico, ma gli chiede di nuovo di allontanare la perpetua.Carlo Andreoni, Il comunismo ateo di Jean Meslier, Rivista Critica di Storia della Filosofia, Vol. 32, No. 4 (OTTOBRE-DICEMBRE 1977), pp. 363-400 (38 pages)
Nel 1724 Meslier comincia a lavorare al testamento: ne redigerà tre copie manoscritte, che affiderà al suo successore. Meslier morì nel 1729, probabilmente il 29 o il 30 giugnoLa data è incerta ma si situa tra quella apposta nello scritto, il 27 giugno, e l'apertura del testamento, il 7 luglio. cfr. Œuvres complètes. Mémoire des pensées et des sentiments de Jean Meslier. Préfaces et notes par Jean Deprun, Roland Desné et Albert Soboul, éd. Anthropos, 1970, p. XXXII., a 65 anni, e venne sepolto nel parco del castello locale, ben prima dello scoppio dello scandalo dovuto al testamento.
Il testamento
All'apertura del testamento, il curato che succedette a Meslier (tale padre Guillotin), sconcertato, lo leggerà agli altri parroci della zona (allegate al testamento vi erano due lettere; un appello ai parroci vicini e uno al successore: «non so che cosa penserete di me né come mi giudicherete sul perché mi sia messo tale idea in testa e sul proponimento di realizzarla. Probabilmente giudicherete questo mio lavoro come un atto di follia e di temerarietà»). Il vicario dell'arcivescovo, costretto dallo scandalo, di cui la corte del re Luigi XV e gli ambienti culturali erano venuti a conoscenza, lo consegnerà agli uffici giudiziari. L'autorità li conserverà, essendo un documento giuridico contenente le ultime volontà di un defunto, impedendo così il rogo del libro, fino a che uno di questi manoscritti, che nelle intenzioni della Chiesa avrebbero dovuto essere occultati, fu copiato clandestinamente e diffuso in diverse copie, vendute ad alto prezzo a nobili e borghesi interessati. Intorno al 1733 una di queste costose copie finì nelle mani di Voltaire, che nel 1762 ne pubblicherà alcuni estratti, eliminando le parti atee e aggiungendo riferimenti deisti in mezzo al testamento anticlericale e anticattolico. Seguiranno pubblicazioni complete dell'intero testo, di ben 1200 pagine nella prima stampa. Il re di Prussia Federico II ne acquistò una copia nel 1748. Quando l'autorità ne ordina la distruzione (1775), il testo è ormai diffuso ovunque in maniera clandestina. Il titolo completo del testamento di Jean Meslier è: Memoria dei pensieri e delle opinioni di Jean Meslier, prete, curato di Étrépigny e di Balaives, su una parte degli errori e degli abusi del comportamento e del governo degli uomini da cui si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanità e le falsità di tutte le divinità e di tutte le religioni del mondo, affinché sia diretto ai suoi parrocchiani dopo la sua morte e per essere usata da loro e da tutti i loro simili quale testimonianza di verità.
Il testo si apre con una premessa in cui Meslier chiede perdono ai parrocchiani per aver insegnato cose che reputava false:
La critica di Meslier, diversamente da altre, oltre a contrapporre al Vangelo il confronto con altre fonti storiche ed i reperti archeologici del tempo, si svolge tutta nei confronti dei testi biblici ed, in particolare, si focalizza sui Vangeli e sulla verità storica del testo, entrando in parte nel merito teologico e non toccando altri libri della Bibbia, se non marginalmente; ma vengono anche teorizzati il comunismo e il materialismo ateo. Inoltre il parroco conia il termine derisorio cristicoli.
Meslier, con citazioni precise, tratte dalla traduzione ufficiale della Bibbia proposta dalle comunità cristiane, evidenzia contraddizioni interne ai passi evangelici. Esse riguardano, tra l'altro, il numero e i nomi degli apostoli, il racconto della nascita ed infanzia di Gesù secondo Matteo e Luca, l'esistenza di una persecuzione da parte di re Erode, la durata della predicazione di Gesù, giorni e luogo dell'Ascensione; dunque eventi fondamentali della vita del Messia.
Il testamento di Jean Meslier si articola in otto parti fondamentali: Le religioni sono soltanto invenzioni umane, piene di errori e di sciocchezze. La fede, "credenza cieca", è solo un principio di errore e di impostura. Falsità delle presunte visioni e rivelazioni divine. Vanità e falsità delle presunte profezie dell'Antico Testamento. Errori della dottrina e della morale della religione cristiana. La religione cristiana autorizza le prepotenze e la tirannia dei grandi. Falsità della presunta esistenza della divinità. Falsità dell'idea della spiritualità e dell'immortalità dell'anima.
Oltre che la Chiesa, la religione, Dio e la figura di Gesù, nel mirino del testamento di Meslier ci sono la monarchia, l'aristocrazia, l'Ancien Régime, l'ingiustizia sociale, il matrimonio e la sua indissolubilità"Se gli uomini non rendessero i loro matrimoni indissolubili come fanno ora, e se al contrario essi lasciassero sempre la libertà di unirsi insieme, ciascuno seguendo la propria inclinazione, e la libertà di separarsi quando non potessero più stare insieme, o quando il sentimento suggerisse loro di formare un’altra nuova unione; certamente non si vedrebbero tanto disordine e tanti litigi tra uomini e donne. Essi godrebbero i loro piaceri pacificamente e gaiamente, perché resterebbe sempre la buona amicizia, che sarebbe il principale motivo della loro unione, e sarebbe un gran beneficio per essi come per i bambini che sarebbero allevati col concorso… dei beni comuni e pubblici" e la morale cristiana del dolore: in esso si professa una sorta di comunismo anarchico ante litteram ed una filosofia irreligiosa. Vi sono inoltre due capitoli in difesa degli animali e dei loro diritti, che ridicolizzano le tesi di Cartesio per quanto riguarda la sua visione degli animali come macchine non capaci di provare dolore e sentimenti; le tesi di Meslier in favore del mondo animale, insieme ad altre parti del libro, furono apprezzate e riprese da VoltaireGino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 1, Isonomia editrice, Este 1994, pp. 140-143. ISBN 88-85944-12-4. Cfr. alcune citazioni di Jean Meslier sugli animali..
Meslier scende anche sul campo della teologia e della metafisica, postulando l'eternità della materia, e attaccando poi l'apologetica e i suoi classici motivi di credibilità della religione cristiana (virtù a cui porterebbe la religione, fermezza dei martiri, profezie e miracoli).
Sul finire del Testamento Meslier scrive:
Fu spesso tacciato di essere un pensatore rozzo, sprovvisto di basi teoriche notevoli, che non avrebbero superato la conoscenza della Bibbia e di Padri della Chiesa come Agostino d'Ippona. La sua cultura filosofica non era eccelsa, ma aveva una buona conoscenza di pensatori e scrittori come Platone, Aristotele, Epicuro, Tito Livio, Tacito, Seneca, Flavio Giuseppe, Plutarco, Giulio Cesare Vanini, Fénelon, Michel de Montaigne, Pascal, Pierre Bayle, Tommaso d'Aquino, Nicolas Malebranche e Cartesio, appresi sia durante i suoi studi in seminario sia negli studi personali (non sappiamo se lesse opere di Spinoza, anche se sembra conoscere la sua filosofia e sembra citarlo); quasi tutti i libri di questi autori erano nella sua biblioteca.