Il lamassu, chiamato anche šēdu e aladlammû e adattato in italiano anche come lamassù (in cuneiforme: AN.KAL oppure AN.KALxBAD; AN.KALxBAD.KAL; in sumerico: dlama o dlamma, dalad; in accadico: dlamassu, dshedu), è una divinità protettrice, daimon intermediario, genio e nume tutelare ibrido presente in diverse civiltà mesopotamiche
I lamassu sono dèi, geni e spiriti daimonici che incarnano in sé tutto lo spettro divino e ricoprono perciò diverse funzioni. Nel loro ruolo di guardiani, proteggono le entrate e le stanze di case, palazzi, templi, città e luoghi sacri, svolgendo funzione apotropaica per allontanare le forze ostili. Nelle preghiere e nelle invocazioni fungono da intermediari tra gli umani e gli dèi oppure accompagnano in coppie l'individuo o il dio, proteggendoli nelle loro attività quotidiane e imprese. I lamassu sono rappresentati in aspetti più antropomorfi o teriomorfi a seconda dell'epoca, della civiltà e del carattere. Il loro aspetto più noto è quello dei colossi alati neoassiri, tra i quali il lamassu viene raffigurato come un essere ibrido alato antropocefalo con il corpo di toro e leone, le ali rapaci d'aquila e la testa umana, oppure come un toro o leone alato teriocefalo. Per tutte le culture mesopotamiche, uno šēdu o lamassu può avere potenzialmente le fattezze più o meno ibride animali di qualunque essere sovrannaturale.
Etimologia dei caratteri cuneiformi
I termini lamassu, šēdu e aladlammû si riferiscono in senso ampio a tutti gli spiriti protettori a prescindere dalle forme che adottano. Solo a partire dal secolo scorso l'archeologia adopera convenzionalmente la parola lamassu per riferirsi nello specifico ai tori e leoni alati antropocefali neoassiri. Il segno 𒆗 KAL può leggersi indistintamente sia al femminile lama/lamma/lamassu che al maschile alad/šēdu. La lettura ambivalente del segno rispecchia la natura androgina e bisessuale dei daimon e permette di usare qualsiasi genere. Secondo il Manuel d'épigraphie akkadienne degli assiriologi francesi René Labat (1904-1974) e Florence Malbran-Labat, il segno 𒆗 KAL si sviluppa a partire dal disegno stilizzato di un tribolo cerimoniale adoperato dai sovrani fin dall'epoca sumera per celebrare riti di abbondanza dei campi. Il tribolo è adoperato assieme alle mandrie per trebbiare i raccolti, perciò la slitta viene identificata con gli animali divini, le venivano infissi ai lati dei busti bovini e leonini che evocavano il carattere psicopompo degli animali regali, rispecchiando al contempo l'idea di cavalcare uno spirito guida che conduce in ogni luogo. L'immagine e la funzione del tribolo verrà traslata nei significati attribuiti alla scrittura del segno 𒆗 KAL, che verrà poi adoperato per designare la divinità e daimon protettrice Lama (d)lama/(d)lamma 𒀭𒆗. A partire dall'età accadica, il segno 𒆗 KAL è associato all'acqua in parole come illu 𒀀𒆗 «acque alluvionali stagionali» o anche nel verbo la6 𒆗 «inondare, alluvionare».
Nelle lingue sumera e accadica non esiste il concetto di demone nel senso di entità maligna. Tra i sumeri, il segno 𒌜 UDUG (in sumerico: udug; in accadico: utukkū), attestato già a partire dalle tavolette di Ebla del III millennio a.C., indica una fauna proteiforme di daimon selvatici. Il segno può essere letto sia per riferirsi agli udug nel loro insieme che per indicare un singolo udug. Il carattere cuneiforme 𒄇/𒌜 UDUG è composto dalla combinazione dei due segni per polvere 𒅖 SAHAR e strada 𒋻 SILA, e riprende l'immagine di un mulinello d'aria che avanza nella steppa. Lo stesso segno è adoperato per indicare anche la presenza spirituale gidim (in sumerico: gidim4; in accadico: eṭemmu), che alla morte costituisce lo spettro di un defunto, il suo fantasma o presenza sottile. Il segno da solo non dice se gli udug sono benevoli o avversi, perciò i testi ne devono specificare il carattere usando espressioni come il «buon udug» o il «malevolo udug». Durante il periodo protodinastico (2900-2350 a.C.), il segno 𒌜 UDUG nella sua accezione di daimon singolo (mascolino) confluisce nel segno 𒆗 KAL per formare la dicitura (d)udug/(d)alad/(d)šēdu 𒀭𒌜/𒀭𒆗, dove il segno può essere letto anche (d)šēdu2 𒀭𒌜 AN.UDUG. Contemporaneamente, nel periodo protodinastico IIIb (2400 a.C.), nei testi degli indovinelli di Lagaš compare il primo riferimento alla dèa Lama, «la benevola Lama» dlama-ša6-ga 𒀭𒆗𒊷𒂵. Il segno 𒆗 KAL sembra designare originariamente solo la dèa guardiana Lama, patrona delle terre coltivate e degli spazi urbani, ma con il continuo appaiarsi del selvatico udug alla Lama, e la progressiva addomesticazione del primo ispirata dalla seconda, il segno 𒆗 KAL è stato trasmesso anche alludug/alad/šēdu. In base al contesto, 𒆗 KAL può essere preceduto dal segno 𒀭 AN per eleggere il daimon a divinità o intensificarne la natura divina. Quando ci si riferisce alle dèe daimoniche Lama, nei testi il segno 𒀭𒆗 AN.KAL è sempre preceduto dal determinativo 𒀭 AN, al punto che attestazioni alla lama senza il determinativo costituiscono delle vere e proprie eccezioni. Viceversa, quando 𒆗 KAL si riferisce alludug/alad/šēdu, il determinativo 𒀭 AN è meno presente, a sottolineare in questo periodo non solo la natura più ambigua del daimon, ma anche il processo di trasformazione delludug nel corso del tempo. Dal periodo protodinastico IIIa (2600-2450 a.C.) al periodo paleobabilonese (1894-1595 a.C.), almeno già dal periodo Ur III (2112-2004 a.C.) il segno 𒆗 KAL confluisce con gli dèi accadi della propria stirpe (ilū rēši) mentre assimila ed esalta diversi significati legati al potere e alla forza per eccellenza, in concomitanza con il carattere androcentrico e guerresco del periodo delle città-stato combattenti e della crescente influenza culturale semita, che manterrà fino all'impero ellenico (331 a.C.) e oltre. Tra i significati attribuiti allo spirito guardiano animale e al tribolo psicopompo, viene esaltata l'idea di una potenza invincibile che può espandersi in ogni direzione, proteggere da qualsiasi attacco o sorte nefasta, e sbaragliare qualunque nemico:
sag9/sag8 𒊷/𒆗: essere buono, dolce, benevolo, bellissimo, propizio; benevolenza, approvazione. kal e sig15 𒆗: essere raro, prezioso, raffinato. ĝuruš 𒄨/𒆗: giovane maschio adulto dal fisico prestante. nam-ĝuruš 𒉆𒄨: mascolinità. usu 𒀉𒆗: forza fisica; potere. kalag 𒆗: essere forte, potente, possente; rinforzare; provvedere. lirum4 𒀉𒆗: essere resistente, ostinato, combattivo, rissoso. rib 𒆗: essere straordinario, sublime, eminente, forte, massiccio; surclassare, sbaragliare, soverchiare, sopravanzare. sun7 𒆗: essere autorevole, eminente, imperioso, sprezzante, arrogante, fiero, altero. niŋ2-kal-kal 𒃻𒆗𒆗: pregiato, di valore. nam-kalag 𒉆𒆗: potenza, forza. nam-kal-kal-la 𒉆𒆗𒆗𒆷: onnipotente. ḫa-ra-kalag 𒄩𒊏𒆗: fortezza. niŋ2-kalag 𒃻𒆗: tamburo in pelle (evocazione di tipo sciamanico). la6 𒆗: inondare, alluvionare (inteso anche come potere divino inarrestabile come i diluvi stagionali). illu 𒀀𒆗: acque alluvionali stagionali.
Gli šēdu e le lamassu regali, soprattutto a partire dal sorgere dei grandi imperi assiro-babilonesi, vengono concepiti come esseri divini dalla natura invincibile, possessori di un potere assoluto che travolge ogni cosa. Nelle loro azioni esercitano una forza gargantuesca che assiste i sovrani e annienta tutti gli ostacoli. In particolare gli šēdu, soprattutto come Tori e Leoni androcefali tra gli assiri, preservano nel proprio aspetto irato la loro originaria natura selvatica e demoniaca. Nelle scene di caccia sbaragliano, sventrano e fanno a pezzi i nemici, persino quando si tratta di membri selvatici della stessa specie, avanzano imponenti come dei juggernaut inarrestabili. Nel loro aspetto addomesticato viene enfatizzata la loro capacità di viaggiare oltre qualsiasi orizzonte e rompere ogni protezione per ottenere la vittoria assoluta, guidano i carri dei condottieri in territori ostili e sono celebrati dai sovrani assieme ai propri dèi progenitori come coloro che ne hanno decretato la vittoria, muovendone bene le azioni. Da selvatici invece, sono la fauna celeste o sovrannaturale che abita le regioni più impervie, ne viene enfatizzato il carattere fiero e sprezzante, proclive a sbranare l'avversario, che ne rispecchia la feroce e sublime maestosità.
In età paleobabilonese nasce il grafema dAlad/dšēdu 𒀭𒆘 AN.KALxBAD, dove al segno 𒆗 KAL viene aggiunto il segno 𒁁 BAD che indica distanza geografica e lontananza eterea. In questo caso il segno enfatizza il carattere volatile, dinamico e fulmineo degli šēdu/lamassu, e in generale dei vari daimon, per esaltare la loro capacità di viaggiare e raggiungere tutti gli angoli dell'impero, del cosmo e delle zone liminali oltre l'orizzonte, dalle sfere celesti agli abissi profondi, tra i palazzi regali e i domini degli dèi. La nascita del nuovo segno si accompagna alle trasformazioni iconografiche di questo periodo che resteranno presenti anche nei secoli successivi, in cui diversi esseri ibridi come dèi, geni, daimon e demoni, vengono tutti rappresentati alati. Il nuovo segno 𒆘 KALxBAD diverrà il grafema standard ALAD fin dopo l'epoca neoassira (911-609 a.C.), mantenendo le altre varianti. La nascita del grafema 𒆘 KALxBAD sembra enfatizzare almeno inizialmente una minima distinzione linguistica tra i daimon mascolini e quelli femminini, che però non inficia il carattere ieratico androgino delle presenze daimoniche. Dopo l'età paleobabilonese, in aggiunta a indicare il daimon femminino, la parola lamassu si estenderà a qualsiasi spirito protettore in generale. In seguito, a partire almeno dal 1400 a.C., con l'espandersi dell'impero medioassiro (1363-912 a.C.) e durante tutto l'impero neoassiro, i Tori, Vacche, Leoni e Leonesse antropocefali e teriocefali, sia alati che non, tra cui la nuova tetrasfinge proveniente da Ebla, sono chiamati entrambi bisessualmente daladlammû 𒀭𒆘𒆗𒎌 dALAD.dLAMA.MEŠ assieme ai geni alati umani, nello spirito tipico della Tarda Età del Bronzo (1550-1200 a.C.) che tende ad appaiare in coppie gli dèi, i geni e i daimon mascolini e femminini.
L'espressione composta dlammazabar 𒀭𒆗𒌓𒅗𒁇 AN.KAL.UD+KA+BUR si riferisce alle statuette di bronzo dello spirito protettore, poste ritualmente vicino ai luoghi da proteggere.
Daimonologia e demonologia mesopotamica
Gli esseri ibridi (Mischwesen) tra le cosmologie sumere e semite