Per ermeneutica del Concilio Vaticano II si intendono le diverse interpretazioni del Concilio date dai teologi e dagli storici nel periodo successivo al Concilio.
Interpretare il Concilio A differenza degli altri Concili, il Vaticano II pone un problema di interpretazione. Questa particolarità può essere fatta derivare dall'intendimento stesso del Concilio che non fu di definire «un punto o l'altro di dottrina e disciplina» ma di «rimettere in valore e in splendore la sostanza del pensare e del vivere umano e cristiano».Giovanni XXIII, Allocuzione del 14 novembre 1959, L'Osservatore Romano, 15 novembre 1959, cit. da Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 127. A quest'intendimento seguì una mancanza di definizioni dogmatiche, da cui è sorto un dibattito sulla natura dei documenti e sulla loro applicazione.Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino 2010, pp. 6, 15
Tutti i Concili ecumenici hanno avuto i loro storici che hanno contribuito a fornire un'interpretazione partendo dalla loro visualeRoberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 6, tuttavia solo per il Concilio Vaticano II si sono affrontate due ermeneutiche contrarie.Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 14 Secondo alcuni critici la presenza di ermeneutiche contrapposte può essere imputata ad un'ambiguità o ambivalenza dei documenti conciliari.
Ermeneutica della continuità Secondo l'ermeneutica della continuità il Concilio Vaticano II va interpretato alla luce e in continuità con il magistero della Chiesa precedente e successivo al Concilio ovvero alla luce della Tradizione.Secondo la dottrina cattolica per Tradizione si intende la «trasmissione viva compiuta dallo Spirito santo» della «predicazione degli Apostoli che è espressa in modo speciale nei libri ispirati»; «la Chiesa nella sua dottrina perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede». Catechismo della Chiesa Cattolica, 77-78La costituzione Dei Verbum afferma: «È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime».
Secondo Benedetto XVI, l'ermeneutica della continuità emergerebbe dal discorso di apertura del concilio a cura di Giovanni XXIII e anche dal discorso conclusivo a cura di papa Paolo VI.
Già papa Paolo VI nel 1966, ad un anno dalla chiusura del Concilio, evidenziò due tendenze interpretative considerate errate:
L'ermeneutica della continuità ha ispirato il pontificato di papa Giovanni Paolo IIRoberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 7, che cita a supporto Giovanni Miccoli, In difesa della fede. La Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Milano 2007, pp. 18-30 ed è stata formulata esplicitamente da papa Benedetto XVI il 22 dicembre 2005:
Altre volte Benedetto XVI è tornato sulla stessa questioneUna prima traccia di questa linea interpretativa è in un commento all'atteggiamento di papa Paolo VI: «prontezza nell'affrontare la novità, il futuro, però sempre in unione di continuità con la storia», contenuto in Joseph Ratzinger, Das Konzil auf dem Weg, Colonia 1964 (trad. it. "Concilio in cammino", Roma 1965, p. 12), cit. da Aidan Nichols, Joseph Ratzinger, Cinisello Balsamo 1996, p. 96Si era già espresso al riguardo anche nel libro intervista del 1985: Joseph Ratzinger, Rapporto sulla fede, Milano, 1985, pp. 33-34:, sottolineando l'importanza che il Concilio Vaticano II sia recepito alla luce di tutto il bagaglio dottrinale della ChiesaCosì il 16 marzo 2009 nel discorso ai partecipanti alla plenaria della Congregazione per il Clero: «è importante favorire nei sacerdoti, soprattutto nelle giovani generazioni, una corretta ricezione dei testi del Concilio Ecumenico Vaticano II, interpretati alla luce di tutto il bagaglio dottrinale della Chiesa.»
Nel 2005 ha definito il Concilio come un "processo di novità nella continuità" nel quale i principi rimangono immutati, mentre le forme concrete dipendono dalla situazione storica e possono essere sottoposte a mutamenti.
I principali studiosi che sostengono l'ermeneutica della continuità sono i cardinali Walter Brandmüller, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, Avery Robert Dulles e Francis Eugene George, l'arcivescovo Agostino Marchetto, il vescovo domenicano Charles Morerod e il filosofo del diritto Francis Russell Hittinger.Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 8
Una critica all'ermeneutica della continuità ne contesta l'impostazione teologica più che storica, con la presunta conseguenza di togliere importanza al Concilio considerato come evento.Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, pp. 22-23Secondo Giuseppe Alberigo la ricostruzione dei fatti avvenuti tra il 25 gennaio 1959 e l'8 dicembre 1965 è una premessa necessaria per la comprensione del Concilio. Giuseppe Alberigo, Transizione epocale. Studi sul Concilio Vaticano II, Bologna 2009, p. 766 cit. da Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 23
Ermeneutica della discontinuità
L'ermeneutica della discontinuità tende a dare valore al Concilio in quanto evento, anche in considerazione di alcune caratteristiche particolari del Vaticano II: l'assenza di uno scopo storico determinato, il rigetto degli schemi preparatori, l'elaborazione assembleare dei documenti e anche la percezione del Concilio come evento cruciale da parte dell'opinione pubblica. Questa ermeneutica mira a valorizzare non soltanto i documenti approvati dal Concilio, ma anche i dibattiti interni all'assemblea e la percezione del Concilio all'esterno, da parte dei fedeli.Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 9
I sostenitori dell'ermeneutica della discontinuità sono rappresentati dalla cosiddetta "scuola di Bologna" diretta da Giuseppe Alberigo, un allievo di Giuseppe Dossetti, autore di una "Storia del Concilio Vaticano II" in cinque volumi. Alla scuola di Bologna appartengono anche Giuseppe Ruggieri, Maria Teresa Fattori e Alberto Melloni. Fuori dall'Italia quest'impostazione è sostenuta da Yves Chiron, David Berger, John O'Malley, Gilles Routhier e Cristoph Theobald.Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino 2010, pp. 7-9
Sostengono l'ermeneutica della discontinuità, accompagnandola ad una serrata critica al Concilio, anche molti gruppi tradizionalisti, come la Fraternità sacerdotale San Pio X, e alcuni studiosi come il filosofo Romano AmerioRoberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 10. Nel 2010 lo storico Roberto de Mattei è intervenuto nel dibattito con il libro Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, in cui, senza entrare nel merito della discussione teologica, sostiene sul piano storico l'impossibilità di separare il Concilio dagli abusi postconciliari, isolando questi ultimi come una patologia sviluppatasi su un corpo sanoRoberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, 2010, p. 23.
Benedetto XVI, pochi mesi dopo la sua elezione a Papa, espresse una severa critica dell'ermeneutica della discontinuità:
Secondo Ratzinger, il sostenitore dell'ermeneutica della rottura o discontinuità contrappongono la lettera dei testi allo spirito del concilio, nella consapevolezza che i documenti furono oggetto di un compromesso per raggiungere l'unanimità dei consensi, compromesso che portò a ribadire molti contenuti della tradizione. Lo spirito del Concilio deve essere interpretato liberamente ed è sotteso ai testi stessi.
Note
Bibliografia
Categoria:Concilio Vaticano II