La numerologia è quella branca dell'esoterismo che attribuisce ai numeri un valore non solo meramente quantitativo e matematico, ma anche soprattutto una qualità, mettendoli in relazione con aspetti della natura e degli esseri umani.

L'attribuzione di un valore simbolico ai numeri si definisce più propriamente "simbolismo numerico" (anche se talvolta viene utilizzato il termine "numerologia") e include l'aritmologia; il termine "numerologia", invece, viene utilizzato per indicare sistemi culturali complessi, spesso basati su sistemi per assegnare un valore numerico ai nomi, e finalizzati principalmente alla divinazione.

La numerologia e la divinazione numerologica erano pratiche popolari nel mondo antico, soprattutto fra i seguaci di Pitagora, ma oggi sono considerate una pseudoscienza. Questo sviluppo è storicamente simile a quello avuto dall'astrologia nei confronti dell'astronomia o dall'alchimia nei confronti della chimica.

Storia della numerologia

L'associazione di significati simbolici ai diversi numeri è antichissima e universale, come attestato dai Veda indiani,S. S. N. Murthy, "Number Symbolism in the Vedas", Electronic Journal of Veds Studies, 12, 2005, pp. 8-98. il cinese Libro dei Mutamenti,Bent Nielsen, A Companion to Yi Jing numerology and Cosmology, New York, Routledge Curzon, 2003. e l'egiziano Libro dei morti.

Gli storici ritengono che la numerologia occidentale abbia trovato ispirazione da fonti diverse: nell'antica Babilonia, presso i Caldei; dalla cabala ebraica, basata sul metodo della gematria, che assegna un valore numerico alle 22 lettere dell'alfabeto ebraico; ma principalmente dalle concezioni di Pitagora (VI secolo a.C. Grecia) e dei suoi seguaci, soprattutto Filolao,Carl Huffman, The Role of Number in Philolaus' Philosophy, Phronesis, 33, 1987, pp. 1-30. secondo i quali «tutte le cose conosciute posseggono un numero, e nulla possiamo comprendere e conoscere senza di questo».Federigo Enriques, Giorgio De Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico: dall'antichità fino ai tempi moderni, Bologna, Nicola Zanichelli, 1973 (ristampa anastatica dell'edizione 1936), p. 31. Per costoro «il numero sarebbe la sostanza di tutte le cose».Cit. da Aristotele (Metafisica A, 5, 987b 19).

Pitagora e la scuola pitagorica

Come riporta Aristotele nella Metafisica:

Per Pitagora, formatosi presso i sacerdoti dell'antico Egitto, la progressione dei Numeri corrisponde alle fasi cosmogoniche della creazione, che procede dall'Uno al molteplice.

In particolare, la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali componeva un «quartetto» geometricamente disposto nella forma di un triangolo equilatero, in modo da formare una piramide che sintetizzasse il rapporto fondamentale fra le prime quattro cifre e la decade: (somma teosofica).Corinne Morel, Dizionario dei simboli, dei miti e delle credenze, Firenze, Giunti Editore, 2006, p. 836 ISBN 9788809040717. Alla tetraktys, simbolo sacro su cui i discepoli di Pitagora prestavano giuramento, si attribuiva la capacità di regolare il movimento dei pianeti, la cui armonia produceva un suono celestiale denominato «musica delle sfere», in grado di influenzare il destino degli uomini.

Il tentativo dei Pitagorici di ricondurre a numeri particolarmente significativi le armonie celesti è ben rappresentato anche dagli studi di Filolao, che conoscendo la durata del ciclo di congiunzioni di Giove e Saturno di circa 59 anni (in realtà 59,58)La scoperta che dopo circa 60 anni la congiunzione di Giove e Saturno si verifica quasi nello stesso punto zodiacale è verosimilmente fra i fattori all'origine dell'importanza del numero 60 e dei suoi multipli nell'aritmetica babilonese e comportò anche nel mondo moderno la suddivisione sessagesimale dell'ora e la ripartizione dell'angolo giro in 360°., cercò di ricondurre a 59 anni anche i cicli della Luna. Le sue dottrine, tuttavia inadeguate a fini calendariali anche rispetto alle più valide conoscenze astronomiche della sua epoca, esemplificano la fede pitagorica in una struttura matematica del mondo, sebbene l'universo reale vi si adegua solo approssimativamente.

Platone e il platonismo

La scoperta pitagorica che la musica è fondata su rapporti numerici colpì particolarmente Platone e tutta la cultura occidentale almeno sino a Keplero.Joscelyn Godwin, The Harmony of the Spheres. A Sourcebook of the Pythagorean Tradition in Music, Rochester, Inner Traditions International, 1993. Timeo è un personaggio di due dialoghi di Platone, indicato come un filosofo pitagorico col cui aiuto viene descritto come il demiurgo avrebbe creato il mondo. Le proporzioni armoniche sarebbero state utilizzate sia per creare l'Anima del mondo tramite la mistura di contrari metafisici sia per disporre le orbite dei corpi celesti a opportune distanze. Sia per Pitagora che per Platone giocano un ruolo fondamentale i primi dieci numeriMentre il tetraktys di Pitagora è ben noto, il ruolo della decade in Platone è citato da Aristotele., ma fra questi soprattutto i primi quattro sui quali sono basati i rapporti armonici fondamentali (2:1; 3:2; 4:3) e che per Platone regolano la struttura sia dell'anima che dei fenomeni naturali.Si veda il testo: Giovanni Reale, Per una nuova interpretazione di Platone, Vita e Pensiero, Milano 1991, XIII edizione e in particolare la tabella a p.669.

Questi numeri, tuttavia, non sono ritenuti mere astrazioni, su cui eseguire operazioni matematiche, bensì numeri «ideali» la cui natura ha una portata reale e ontologica.«I Numeri ideali dei quali stiamo occupandoci non sono quelli matematici, ma quelli metafisici: sono, cioè, ad esempio, il Due come essenza della dualità, il Tre come essenza della Trialità e così di seguito», cit. in Giovanni Reale, Per una nuova interpretazione di Platone, Vita e Pensiero, Milano 1991, XIII edizione, p.228. In altre parole il Due apre la strada alla possibilità di coppie di opposti (limitato-illimitato; pari-dispari; ecc.) mentre il Tre, il più piccolo numero non divisibile in parti uguali, è a fondamento delle categorie di maggiore e minore, ecc. Benché non ci siano giunte opere di Pitagora sappiamo da Aristotele e da Plutarco il suo interesse per il valore simbolico anche di numeri superiori al 10, fra cui, ad esempio, il 17, che svolgerà un ruolo fondamentale nel corpus alchemico Geberiano.C. Anne Wilson (1988) "Jabirian Numbers, Pythagorean Numbers and Plato's Timaeus", Ambix, 35:1, 1-13, DOI: 10.1179/amb.1988.35.1.1.

Platone rinveniva in particolare nei solidi che portano il suo nome la presenza di una razionalità superiore nascosta nella comune realtà, assegnando loro la funzione di intermediari tra la perfezione del mondo iperuranio e la mutevolezza di quello terreno,Vincenzo Schettino, Scienza e Arte: Chimica, arti figurative e letteratura, pag. 15, Firenze University Press, 2014. giungendo alla celebre affermazione che

Da allora, la convinzione pitagorica che dietro le apparenze del mondo si celi una struttura matematica ha affascinato gli studiosi fino all'epoca attualeLa fisica del XX secolo ha fatto "evaporare" il concetto antico e positivista di materia: secondo il famoso detto "It from bit" di John Archibald Wheeler, il reale non è nulla più della matematica discreta tipica dell'informatica, una sorta di ritorno alle origini del pensiero occidentale., anche se, come mostra Walter Burkert, negli albori del pensiero scientifico in cui i Greci mossero i primi passi verso una comprensione razionale del mondo e un'interpretazione quantitativa delle scienze naturali, Pitagora non rappresentò l'avvio verso il nuovo sapere ma la sopravvivenza o la rinascita di antiche tradizioni misteriche fondate sull'autorità semi-religiosa a lui attribuita dai suoi discepoli.Walter Burkert, Lore and Science in Ancient Pythagoreanism, Cambridge (MA), Harvard University Press, 1972, in particolare il primo capitolo: "Platonic and Pythagorean Number Theory", pp. 15-96. Il detto Ipse dixit nacque proprio per caratterizzare il rapporto reverenziale dei suoi discepoli col loro maestro.

Sviluppo e diffusione del pitagorismo

Le idee numerologiche dei pitagorici affascinarono il mondo ellenistico anche se spesso vennero rigettate a favore di un più elaborato platonismo, e in altri casi la loro origine matematica e scientifica si andò esaurendo in favore di un'accentuazione dell'aspetto mistico, morale e religioso. Esse, comunque, si diffusero nei secoli successivi in tutta la cultura occidentale influenzando tra gli altri Apollonio di Tiana, Plutarco di Cheronea, Filone di Alessandria, i primi scrittori cristianiFrançois Bovon, Names and Numbers in Early Christianity, New Testament Studies, Vol. 47, 2001, pp. 267-288., la filosofia neoplatonica di PlotinoSvetla Slaveva-Griffin, Plotinus on Number, New York, Oxford University Press, 2009, l'antico gnosticismoVincent Foster Hopper, Medieval Number Symbolism: Its sources, Meaning, and Influence on Thought and Expression, New York, Columbia University Press, 1938, capitolo IV: "The Gnostics". e successivamente la Kabbalah ebraica.Jean Pierre Brach, Il simbolismo dei numeri, Roma, Arkeios, 2012. Pur nella perdita delle fonti originali, sono giunti sino a noi molti brevi testi dei primi secoli d.C. i cui autori sembrano attingere a una stessa fonte della fine del II secolo a.C. Tra gli altri occorre ricordare Nicomaco di Gerasa, Teone di Alessandria, Anatolio di Laodicea, Macrobio, Marziano Capella, Calcidio, Favonio Eulogio e Giovanni Lido.Frank Egleston Robbins, "The tradition of Greek arithmology", Classical Philology, 16, 1921, pp. 97-123.

Con l'avvento del Cristianesimo in occidente l'eredità neopitagorica prese diverse strade. Il "pitagorismo" di Platone venne adottato da una parte della tradizione teologica antica e grazie a Sant'Agostino d'Ippona (354-430) guidò il pensiero filosofico cristiano fino all'avvento della filosofia scolastica. Anche per Agostino i numeri costituiscono l'ossatura della realtà perché tutte le cose «formas habent quia numeros habent; adime illis haec, nihil erunt».De libero arbitrio, II, 16, 42. La pratica, invece, della divinazione numerologica venne classificata fra le superstizioni, assieme all'astrologia e a ogni forma di magia, e perciò venne condannata come un reato civile.La condanna della numerologia è già presente nel titolo 16 del Codice Teodosiano, De maleficis et mathematicis et ceteris similibus (in questo contesto il termine mathematica indica l'astrologia e la numerologia; Clyde Pharr, The Theodosian Code and Novels and the Sirmondian Constitutions, Princeton, Princeton University Press, 1952, p. 238, nota 29. La divinazione numerologica, tuttavia, sopravvisse e venne coltivata nel mondo arabo e da lì ritornò in occidente nei primi secoli del nuovo millennio.

Nell'esegesi biblica, infine, il pitagorismo favorì lo sviluppo di interpretazioni allegorizzanti più involute rispetto al tradizionale simbolismo numerico della Bibbia, originatosi direttamente nel mondo semitico sin dall'antichità più remota. La confluenza della tradizione pitagorico/platonica con quella giudaico/cristiana determinò il fiorire nell'età tardo-antica e medievale di una letteratura di "aritmetica speculativa" o aritmologia, interessata ad associare nel curriculum di studi all'aritmetica vera e propria l'indagine dei presupposti significati simbolici attribuibili al numero.

Numerologia medievale e rinascimentale

Grazie alla mediazione degli arabi, il pitagorismo fu riassorbito in Europa diventando una delle due branche della numerologia occidentale, accanto all'altra costituita dalla cabala. Riferimenti ai misteri pitagorici si ritrovano soprattutto nella geometria sacra adottata dai Templari, mentre con Raimondo Lullo compaiono i primi accenni ad un sistema cabbalistico cristiano.