La sua produzione letteraria annovera testi poetici e prosastici sia in lingua latina sia in volgare illustre lombardo, tanto che è considerato padre della lingua lombarda.

Il nome L'indicazione onomastica dell'autore non è univoca. Partendo dal cognome, la forma utilizzata dagli editori più recenti, cioè "da la Riva", è quella che figura all'interno del codice più autorevole delle opere volgari dell'autore, l'Ital. Qu. 26, conservato alla Staatsbibliothek di Berlino.

Nei codici delle opere volgari si trova "Da Riva" per probabile semplificazione latineggianteContini, Gianfranco (ed.), Le opere volgari di Bonvesin da la Riva. Volume primo (unico uscito): Testi, Roma, Società filologica romana, 1941, p. XLIII. In due documenti concernenti Bonvesin redatti in latino si incontrano anche le forme "de Lariva" e in un altro quella "de Laripa", mentre la maggior parte delle attestazioni documentarie reca "de la Riva", in alternanza alla più esatta "de Ripa" o "de Rippa", forma con la quale l'autore stesso si appella nel De magnalibus urbis Mediolani. Per quanto riguarda il nome proprio, altre forme note sono "Bonus Vicinus", "Bonvicinus", "Bonvecinus", "Bovecinus", "Bonvisinus", "Bonvesinus"D'Arco Silvio Avalle, Bonvesin da la Riva in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 12, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1971, consultato online al link: .

Biografia

Nasce con ogni probabilità a Milano prima del 1250. Ci è noto il nome del padre, Petrus da Laripa. Il cognome è stato collegato alla Ripa di Porta Ticinese: benché la tesi non goda attualmente di particolare credito, è tuttavia assodato il possesso da parte dell'autore di beni immobili in quella zona della cittàChiesa, Paolo (ed.), Bonvesin da la Riva, Le meraviglie di Milano (De magnalibus Mediolani), Milano, Mondadori-Fondazione Valla, 2009, p. XIX.

Fu magister, o doctor gramaticae, nonché frate terziario dell'Ordine degli UmiliatiPio Pecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva, in «Giornale Storico della letteratura italiana», LXXVIII (1921), pp.96-127, pp. 108-111 e Giuliana Albini, Bonvesin da la Riva, un intellettuale laico alla ricerca di una dimensione religiosa nella Milano di fine Duecento, p. 21. Contributo consultato online al link: . Il testo è disponibile anche in formato cartaceo in G. Albini, Carità e governo delle povertà (secoli XII-XV), Milano, 2002, pp. 19-53. Fece parte dei decani dell'Ospedale Nuovo o di Donna Bona di Milano e fu confratello dei monaci dell'ordine di san Giovanni Gerosolimitano, cioè gli Ospitalieri, nella chiesa figliale di Porta Romana.

Le notizie biografiche sul suo conto sono desumibili in gran parte da un numero piuttosto esiguo di documenti prodotti tra il 1290 e il 1315, oltre che dalle sue stesse opereAvalle, "Bonvesin da la Riva" in Dizionario Biografico degli Italiani cit.. Sappiamo che dovette risiedere per un certo periodo della sua vita anche a Legnano, borgo dove sovvenzionò l'Ospizio di sant'Erasmo. Per quanto concerne questa istituzione, l'epitaffio funebreSi fornisce la trascrizione dell'epitaffio: «Lege tui caro viva fui, qui vivis amice/ Viva fui, nunc strata rui clava domitrice/ Es quod eram, quod nunc es eram cano te moriturum/ Illud idem quod sum, siquidem te nosce futurum/ Ergo pave, ventura cave, fuge carnis amores/ Ac anime vivendo time cumulare dolores/ Nunc vadens, cras forte cadens subito morieris/ Quere deum: venereris eum dum vivus haberis./ Hic jacet Frater Bonvicinus de Ripa de ordine/ tertio Humiliatorum, Doctor in Gramatica qui/ construxit Hospitale de Legniano, qui composuit/ multa vulgaria, qui primo fecit pulsari Campanas/ ad Ave Maria. Dicatur Ave Maria pro anima eius.» Il testo riportato figura in Pecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva cit., pp. 108-110 di Bonvesin attribuisce la sua fondazione all'autore, ma nonostante ciò non vi sono prove che possano confermare o smentire questa affermazioneContini, Le opere volgari di Bonvesin da la Riva cit., p. XLV. Della permanenza a Legnano è testimone un suo componimento in volgare noto come De quinquaginta curialitatibus ad mensamContini, Le opere volgari di Bonvesin da la Riva cit., p. 315, v.1, tuttavia non si conosce con esattezza l'arco cronologico entro il quale soggiornò nel borgo.

L'autore è a Milano entro il 1288, anno di stesura del De magnalibus urbis Mediolani, testo prosastico in latino che presuppone un lavoro di ricerca statistica che dovette essere condotto in locoContini, Gianfranco (ed.), Poeti del Duecento, 2 voll., Milano/Napoli, Ricciardi, 1960, p. 667..

Nel 1290 Bonvesin dimora con la prima moglie a noi nota, BengedicaIl nome della prima moglie si trova sotto questa forma in Pecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva cit., p. 98, in Porta Ticinese. Bonvesin poteva regolarmente contrarre il matrimonio dal momento che i membri del Terzo Ordine degli Umiliati erano di stato laicale. Un documento risalente al 2 febbraio 1290 attesta che Bonvesin concedette un prestito di 200 lire di terzuoli ai frati dell'Ospedale della Colombetta di Milano, prestito in cambio del quale assicurò un usufrutto vitalizio per sé e per la moglie a carico dei frati stessiPecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva cit., pp. 98-99. Un documento posteriore di circa un anno (datato 26 marzo 1291) testimonia l'acquisto da parte dell'autore di un immobile a scopo abitativo nella parrocchia di san Vito in Porta Ticinese, dimora dove è certo che Bonvesin risiedesse nel 1313Pecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva cit., p. 99. Sull'adesione di Bonvesin al Terzo Ordine degli Umiliati è possibile solamente affermare che essa sia precedente alla stesura del De quinquaginta curialitatibus ad mensam, poiché all'interno di questo componimento Bonvesin si nomina come frateAvalle, «Bonvesin da la Riva» in Dizionario Biografico degli Italiani cit..

Da un documento risalente al 9 settembre 1296, invece, siamo a conoscenza della sua entrata nella confraternita dei monaci dell'ordine degli Ospitalieri. All'interno di questo documento, a Bonvesin è riferito per cinque volte il titolo di magister e per una volta quella di doctor gramaticaeAchille Ratti, Bonvesin della Riva e i frati Gerosolomitani in «Archivio Storico Lombardo», XIX (1903), pp. 191 -193. Bonvesin risulta essere stato membro del Collegio dei decani dell'Ospedale Nuovo o di Donna Bona nel triennio 1303-1305, periodo cronologico dal quale provengono quattro documenti in cui il suo nome è associato a questo ruoloPecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva cit., p. 103. Sempre all'interno di quest'ultimo ospedale, Bonvesin dettò il suo primo testamento, datato 18 ottobre 1304 e annullato nove anni dopo da un secondo testamento del 5 gennaio 1313. Alla data a cui risale il primo dei due documenti appena citati Bonvesin risulta sposato non più con Bengedica, bensì con una donna di nome Floramonte. Nonostante i due matrimoni, non risulta che Bonvesin abbia avuto figliPecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva cit., p. 104. È ancora il primo testamento a indicare che Bonvesin fosse proprietario non solo della scuola dove insegnava, ma anche della cattedra, dei banchi e delle suppellettili, oltre ai libri detenuti in pegno dagli scolari morosi. Sempre dal medesimo documento si può riscontrare che Bonvesin possedeva alcune case in Porta Tosa che erano concesse in affittoPecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva cit., pp. 104-105. Il secondo testamento di Bonvesin fornisce un terminus post quem per datare la morte dell'autore: questo è infatti l'ultimo documento a noi pervenuto in cui Bonvesin risulta ancora vivente ed è datato al 5 gennaio 1313. A questa data l'autore doveva aver smesso di praticare l'attività di maestro, dal momento che nel documento non sono menzionati né libri, né altro materiale per l'insegnamento. Nel testamento l'autore lascia in eredità ai Frati della Colombetta lo stabile della parrocchia di san Vito. Bonvesin era certamente defunto prima del 13 marzo 1315, data a cui risale un decreto con il quale Matteo Visconti, signore di Milano, esenta dal pagamento dei fodri i frati della Colombetta risiedenti in san Vito e in cui l'autore viene citato come morto da tempoPecchiai, I documenti della biografia di Buonvicino della Riva cit., pp. 107-8. Dalle differenti opere di carità rivolte in particolare a enti religiosi, è possibile inferire come la vita del maestro milanese fu caratterizzata dall'attivismo sociale, in campo educativo e filantropico; in misura meno pronunciata anche in ambito politicoBonvesin da la Riva, Libro delle Tre Scritture, a cura di Matteo Leonardi, Ravenna, Longo, 2014, p. 11, ambito nel quale Bonvesin sembra eleggere come personalità di riferimento quella di Ottone ViscontiAlbini, Bonvesin da la Riva, un intellettuale cit., pp. 2-3. Infatti, è proprio nella figura del vescovo e poi signore di Milano che Bonvesin individua colui che avrebbe potuto garantire la concordia civileAlbini, Bonvesin da la Riva, un intellettuale cit., p. 4. A questo proposito può essere ricordato come l'Ospedale Nuovo, di cui Bonvesin fu decano, aveva ricevuto nel 1267 un permesso speciale sulla scelta del ministro preposto all'officio liturgico da parte di Ottone Visconti stessoAlbini, Bonvesin da la Riva, un intellettuale cit., p. 18. Bonvesin è ritenuto la personalità più rilevante della cultura milanese del XIII secolo, nonché il maggior poeta del Nord Italia, assurto quindi a icona ideale della letteratura didattica in volgare del NordBonvesin da la Riva, Libro delle Tre Scritture cit., p. 8.

In diverse città italiane Bonvesin da la Riva viene oggi ricordato con delle vie a lui intitolate e nella città di Legnano una scuola secondaria porta il suo nome.

Opere in volgare lombardo

La lingua dei volgari di Bonvesin

Gli studiosi che si sono occupati di questo gruppo di componimenti non hanno espresso giudizi concordi circa il codice linguistico adottato da Bonvesin. Se la lingua di queste opere è stata interpretata da un lato come espressione di una nascente koinè lombardaSanga, Glauco, La lingua lombarda. Dalla koinè alto-italiana delle Origini alla lingua cortegiana in «Koinè in Italia dalle Origini al Cinquecento», Bergamo, Lubrina, 1970, pp. 79-163, pp. 91-92, non può tuttavia essere ignorato il parere di Gianfranco Contini, contrario all'ipotesi menzionata. Questi, infatti, era convinto della presenza all'interno della lingua dell'autore di una componente dialettale locale preponderante, che risulta illustre dal punto di vista stilistico e lessicale e non tanto sotto l'aspetto linguisticoBonvesin da la Riva, Libro delle Tre Scritture cit., pp. 14-15 e Contini, Poeti del Duecento cit., p. 670.

I volgari

La produzione volgare di Bonvesin ammonta a circa diecimila alessandrini. Contini ha assegnato a ciascun componimento in volgare una corrispondenza con una lettera alfabetica e ha suddiviso le opere secondo tre categorie: contrasti, volgari espositivi e narrativi, volgari didattici.

Contrasti: Disputatio mensium (T) De Sathana cum Virgine (A) De peccatore cum Virgine (I) De anima cum corpore (E, F) Disputatio rose cum viola (G) Disputatio musce cum formica (H)

Volgari espositivi e narrativi: Libro delle Tre Scritture (S): De scriptura nigra (S I); De scriptura rubra (S II); De scriptura aurea (S III) De falsis excusationibus (Q) De vanitatibus (R) De quindecim miraculis (C) De die iudicii (D) Laudes de Virgine Maria (L) Rationes quare Virgo tenetur diligere peccatores (M) Vulgare de elymosinis (B) Vulgare de passione sancti Iob (O) Vita beati Alexii (P)

Volgari didattici: De quinquaginta curialitatibus ad mensam (N) Expositiones Catonis (V)