Esponente di estrazione democristiana, è stato presidente della Provincia di Lodi dal 1995 al 2004 e sindaco di Lodi dal 2005 al 2012, in entrambi i casi alla guida di ampie coalizioni di centro-sinistra.

Ha ricoperto gli incarichi di portavoce, vicesegretario e coordinatore del PD. Dal 5 settembre 2019 al 22 ottobre 2022 è stato ministro della difesa nei governi Conte II e Draghi.

Biografia Figlio di un impiegato in una vetreria, nonché sostenitore del Partito Comunista Italiano, e di una cuoca delle scuole comunali, negli anni '70 frequenta l'Istituto Agostino Bassi di Lodi, conseguendo un diploma in ragioneria e successivamente la laurea in scienze politiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi sul pensiero del filosofo e partigiano Alessandro Passerin D'Entreves e con Lorenzo Ornaghi come relatore; è sposato con 3 figli, svolge la professione di consulente assicurativo.

Gli inizi in politica Guerini intraprese la carriera politica agli inizi degli anni '90 nelle file della Democrazia Cristiana (DC): eletto per due volte consigliere comunale di Lodi, svolse anche le funzioni di assessore ai servizi sociali. Nel 1994, con lo scioglimento della DC, aderisce alla rinascita del Partito Popolare Italiano (PPI) di Mino Martinazzoli, venendo prescelto quale coordinatore locale del costituendo PPI.

Presidente della Provincia di Lodi Alle elezioni provinciali del 1995 si candida alla presidenza della neonata Provincia di Lodi, in rappresentanza da una coalizione di centro-sinistra formata da Partito Democratico della Sinistra, Popolari, Patto dei Democratici e Federazione dei Verdi, raccogliendo il 28,92% dei voti al primo turno e accedendo al ballottaggio con il candidato di centro-destra Elio Caccialanza, dove venne eletto con il 58,5% dei voti come primo presidente della Provincia di Lodi, diventando all'età di 28 anni il più giovane presidente di provincia in Italia. Alle provinciali del 1999 si ricandida per un secondo mandato, sostenuto da Democratici di Sinistra (DS), PPI, I Democratici, Cento Paesi, Socialisti Democratici Italiani (SDI) e Comunisti Italiani, venendo confermato presidente; durante questo periodo – a seguito dello scioglimento del Partito Popolare Italiano – aderì alla Margherita, di cui ne divenne dirigente nazionale.

Sindaco di Lodi Alle elezioni amministrative del 2005 si candida a sindaco di Lodi, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra formata da La Margherita, DS, Alleanza per Lodi, Rifondazione Comunista, SDI, Comunisti Italiani, Verdi e Italia dei Valori, risultando eletto al primo turno con il 54,09% dei voti.

Nel 2007 aderisce allo scioglimento della Margherita e la sua confluenza nel Partito Democratico (PD), con cui alle amministrative del 2010 si ripresenta per un secondo mandato, sostenuto da PD, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra - Lista civica, Partito Pensionati e le liste Lodi con Guerini e Progetto Guerini, venendo rieletto al primo turno col 53,67% dei voti. Durante i suoi mandati da sindaco è stato membro della Conferenza Stato-città ed autonomie locali e della Conferenza Unificata, mentre all'interno dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) è stato presidente della sezione regionale in Lombardia da maggio 2005 fino a maggio 2009, membro del Direttivo nazionale nel 2009 e Responsabile welfare dell'ufficio di presidenza nazionale nel 2011; ad oggi risulta ancora membro di diritto del Consiglio direttivo regionale dell'ANCI Lombardia in quanto ex presidente.

Durante la sua esperienza da sindaco godette di un consenso popolare ampio e diffuso. Guerini rassegnò le dimissioni dall'incarico il 31 dicembre 2012, a metà del secondo mandato, al fine di presentare la propria candidatura alle imminenti elezioni politiche del 2013, nel rispetto delle condizioni di eleggibilità.

Elezione a deputato Dopo aver vinto le apposite primarie organizzate dal Partito Democratico su base provinciale, fu inserito nella lista dei candidati per la circoscrizione Lombardia 3 della Camera dei deputati, risultando infine eletto all'assemblea di Palazzo Montecitorio.

Il 9 dicembre 2013 viene nominato portavoce della segreteria nazionale del PD guidata da Matteo Renzi. Tra gennaio e febbraio 2014 Guerini ha affiancato Renzi sia durante il suo incontro col leader di Forza Italia Silvio Berlusconi nella sede del PD, dove venne stipulato il patto del Nazareno, che durante la formazione del suo governo, ottenuto l'incarico, assieme al ministro uscente Graziano Delrio nello svolgimento delle consultazioni istituzionali.

Il 14 giugno 2014 l'assemblea nazionale del PD approvò la sua designazione a vicesegretario in coppia con Debora Serracchiani; entrambi cessarono dal mandato il 7 maggio 2017, sostituiti dal ministro Maurizio Martina. L'ex sindaco di Lodi mantenne tuttavia un incarico in seno alla dirigenza del partito, diventando coordinatore della segreteria nazionale.

Alle primarie del PD del 2017 ha sostenuto la rielezione di Renzi a segretario del PD, che prevale con quasi il 70% dei voti, oltre a presiedere la Commissione nazionale per il Congresso, motivo per cui, quando ha comunicato i dati ufficiali dell'affluenza e dello scrutinio, l'attendibilità dei numeri è stata contestata.

Rielezione alla Camera e Presidente del COPASIR Alle elezioni politiche del 2018 viene ricandidato alla Camera, come capolista del PD nel collegio plurinominale Lombardia 4 - 01, venendo rieletto a Montecitorio. Nella XVIII legislatura della Repubblica è stato membro della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari, venendo sostituito per l'incarico di governo che occupa da Andrea Romano prima e Marina Berlinghieri poi, della 14ª Commissione Politiche dell'Unione europea, venendo sostituito per l'incarico di governo che occupa da Francesca La Marca, e presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR) durante il governo Conte I, un ruolo di garanzia che per legge spetta all'opposizione.

Alle primarie del PD del 2019 sostiene la mozione del segretario uscente Maurizio Martina, ex ministro delle politiche agricole nei governi Renzi e Gentiloni e rappresentante l'area "filo-renziana" del partito, che risulterà perdente arrivando secondo con il 22% dei voti dietro a Nicola Zingaretti (66%). Successivamente costituisce "Base Riformista", corrente del PD di stampo centrista che raccoglieva gli esponenti di area renziana, di cui assume la guida assieme a Luca Lotti e che godeva di un’ampia rappresentanza parlamentare nella XVIII legislatura (50 tra deputati e senatori).

Ministro della difesa

Con la formazione del governo di Giuseppe Conte sostenuto da PD, Movimento 5 Stelle (M5S) e Liberi e Uguali, il 4 settembre 2019 Guerini viene indicato quale ministro della difesa. Il giorno successivo presta giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale come ministro nel governo Conte II, succedendo ad Elisabetta Trenta e divenendo il primo proveniente dal lodigiano.

Con la nascita del governo tecnico di unità nazionale presieduto da Mario Draghi, il 12 febbraio 2021 viene confermato alla guida del medesimo dicastero nel governo Draghi, prestando giuramento il giorno successivo.

Dopo la crisi del governo Conte II, Guerini attacca, assieme a Base Riformista, la linea del segretario Zingaretti, sulla spinta a creare un’alleanza strutturale fra PD e M5S, per logorarlo e ribaltare la sua leadership; evento che porta alle sue dimissioni.

Durante il suo mandato si è occupato di supervisionare il ritiro della NATO dall'Afghanistan, in seguito all'offensiva talebana del 2021, prendendo parte all'evacuazione di Kabul nell'ambito dell'operazione Aquila Omnia, dove circa 5.000 afghani sono stati evacuati dalle forze armate italiane e portati in Italia; oltreché il bilancio per le spese militari raggiunge il record storico con 25,82 miliardi di euro previsti dal governo nel 2022.

In vista dei referendum abrogativi del 2022 sulla giustizia, promossi dalla Lega di Salvini e il Partito Radicale, si schiera a favore di tutti e cinque i quesiti, facendo parte della fronda nel PD a favore dei referendum assieme a Base riformista e la corrente "Giovani turchi" di Matteo Orfini.

Ritorno alla presidenza del COPASIR Alle elezioni politiche anticipate del 2022 venne candidato alla Camera, come capolista del Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista nel collegio plurinominale Lombardia 4 - 01, risultando eletto per la terza volta. Terminato il mandato da ministro, nella XIX legislatura è di nuovo presidente del COPASIR, rieletto il 6 dicembre 2022 grazie all'accordo interno dei partiti d'opposizione, nonché membro della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari prima e della 14ª Commissione Politiche dell'Unione europea poi.

Alle primarie del PD del 2023 sostiene, assieme a Base Riformista, la mozione di Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, ma che viene sconfitto dalla deputata del PD Elly Schlein.

Al referendum abrogativo del 2025 si schiera contro i primi tre quesiti e a favore degli ultimi due, in dissidenza con la linea ufficiale del PD schierato a favore di tutti e 5 i quesiti.

Vicende giudiziarie A maggio 2023 risulta indagato per omissione di atti d’ufficio dalla procura di Roma, in seguito ad un esposto del Sindacato militari; l'accusa riguardava il presunto mancato riconoscimento di alcune sigle sindacali nonostante una sentenza della Corte costituzionale del 2018. Tuttavia, la procura di Roma, pur aprendo il fascicolo, ha contestualmente chiesto l'archiviazione trasmettendo gli atti al Tribunale dei Ministri.

Onorificenze A titolo personale

Come ministro della difesa

Onorificenze straniere

Note

Voci correlate

Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 2013 Deputati della XVII legislatura della Repubblica Italiana Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 2018 Deputati della XVIII legislatura della Repubblica Italiana Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 2022 Deputati della XIX legislatura della Repubblica Italiana Governo Conte II, Draghi

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