I suoi contributi più importanti riguardano l'archeologia medievale, l'archeometria, l'archeologia della produzione e l'archeologia del costruitoCfr. la nota redatta da Gian Pietro Brogiolo, presidente della Società degli archeologi medievisti italiani all'indirizzo http://archeologiamedievale.unisi.it/NewPages/SAMI/index, che lo definisce, insieme a Riccardo Francovich, uno dei padri fondatori dell'archeologia medievale. In ambito europeo si veda anche il necrologio sul sito ProyectoIFac.Obolog.com e la presentazione sul sito Ceramopole dell'università di Aix..
Biografia Nato a Parma il 3 settembre 1928, da genitori toscani, visse a Genova ma fu sempre legato al territorio lunigianese, dove era cresciuto e dove ritornava costantemente. Dopo il diploma di geometra, nel 1967 si laureò in scienze naturali presso l'Università di Genova. Prima di diventare professore universitario, svolse diverse attività professionali.
Dal 1969 al 1982 Mannoni tenne l'insegnamento di "giacimenti minerari", presso la Facoltà di scienze M.F.N. dell'Università di Genova, con corsi sulla storia dei materiali, riconosciuti dalle facoltà di architettura e di lettere. Dal 1981 al 1985 fu docente di "Tecniche sussidiarie dell'archeologia", presso la Scuola speciale per archeologi medievisti dell'Università di Pisa. Nel 1982 divenne professore associato di "Rilievo ed analisi tecnica dei monumenti antichi" presso la Facoltà di architettura dell'Università di Genova. Con tali corsiConseguenza di quell'esperienza didattica furono, fra gli altri, gli articoli T. MANNONI, Sui metodi dello scavo archeologico nella Liguria montana. Applicazioni di geopedologia e geomorfologia, in “Bollettino Ligustico”, XXII, 1/2 (1970), pp. 49-64; T. MANNONI, La ceramica dell'età del Ferro nel Genovesato. Saggio di studio mineralogico, in “Studi Genuensi”, VIII (1970-1971), Bordighera 1972, pp. 3-24; T. MANNONI, Programmi di ricerca in atto e programmi di ricerca auspicabili, in Tavola Rotonda sulla Archeologia Medievale, Roma 1975, pp. 77-106. precursori degli attuali insegnamenti di "Metodologie della ricerca archeologica" ed aperti agli studenti di archeologia, Mannoni ottenne di formare numerosi giovani che all'epoca solo in poche sedi universitarie trovavano analoghi insegnamenti metodologiciPer la storia dello sviluppo delle metodologie archeologiche in Italia cfr. TERRENATO N., Fra tradizione e trend. L'ultimo ventennio (1975-1997) in BARBANERA M., L'archeologia degli italiani , Roma, 1998, pp. 175-192, e le Voci Archeometria, Determinazione d'origine, Scavo archeologico, ad opera di diversi autori, in FRANCOVICH R., MANACORDA D., Dizionario di archeologia, Roma – Bari, 2000..
Il suo essere, per formazione ed interessi, fuori dagli schemi, lo aveva fatto ritenere inadatto ad insegnareDaniele Manacorda, in un breve articolo comparso sulla rivista Archeo, n. 12, dicembre 2010 alle pagine 98-99, definisce Tiziano Mannoni un maestro dell'archeologia globale e nota che un giorno sarebbe onesto riflettere su una disciplina che, nonostante ciò, gli impedì di insegnare archeologia. presso la facoltà di lettere e filosofia. Solo negli anni novanta fu invitato a tenere corsi e nel 2006, gli fu dedicato il volume Archeologie. Studi in onore di Tiziano MannoniArcheologie. Studi in onore di Tiziano Mannoni, a cura di N. Cucuzza e M. Medri, Bari, 2006.. Il 3 luglio 2001, all'atto del pensionamento, fu insignito della laurea honoris causa in Dottore in Architettura dalla Facoltà di Architettura dell'Università di Genova.
L'attenzione per i materiali, in tempi diversi, portò Mannoni a costituire a Genova il "Laboratorio di mineralogia applicata all'archeologia", attivo soprattutto nello studio archeometrico degli impasti ceramiciC. Capelli, "Tiziano Mannoni, la nascita e il futuro incerto dell'archeometria per archeologi", in "Debates de arqueologia medieval", 1, 2011, pp. 17-22; R. Cabella, C. Capelli, "Ricordo di Tiziano Mannoni", in "Plinius", 37, pp. 29-35., e il "Laboratorio di archeologia dell'architettura" in cui le tematiche storiche si confrontavano con quelle connesse a restauro e conservazioneA. Boato, Costruire alla moderna. Materiali e tecniche a Genova tra il XV e XVI secolo, Firenze 2005; R. Vecchiattini, La civiltà della calce storia scienza e restauro, Genova 2009..
Nella sua attività, ricerca, didattica e divulgazione erano strettamente legate e credeva in una politica dei beni culturali capace di unire ricerca a valorizzazioneI. Ferrando, T. Mannoni, "Storia dell'insediamento", in Quindici parchi per la Liguria, Genova 1980, pp. 16-18; 26; 35; 42; 49; 58; 65; 74; 82; 89; 98; 109; 118; 125; 131; 138 ; T. Mannoni (con la collaborazione di I. Ferrando Cabona ed E. Crusi), "Emergenze storico-archeologiche", in Studi propedeutici al Piano territoriale di coordinamento paesistico, Genova 1989, Relazione: pp. 111-204; vol. 4, carte.. Creò nel 1969, il "Centro ligure per la storia della ceramica", poi divenuto, nel 1976, "Istituto di storia della cultura materiale" (ISCuM).
Dal 1971 fu direttore responsabile del Notiziario di archeologia medievale, e nel 1974 fu tra i fondatori della rivista Archeologia medievale che, condiresse a partire dal 1977, e del suo supplemento tematico Archeologia dell'architettura nato nel 1996Per i caratteri della proposta scientifica di Archeologia Medievale si vedano in particolare gli editoriali dei numeri I, 1974 e II, 1975.. Collaborò con il Gruppo Interuniversitario per la Storia dell'Europa Mediterranea (con sede a Pisa). Dal 1985 Mannoni fu anche responsabile del periodico Studi e ricerche. Cultura e territorio. Dal 1994 fu presidente della "Società degli archeologi medievisti italiani (SAMI) di cui nel 1996 divenne presidente onorario. Nel 1985 fondò assieme a Guido Biscontin e Amedeo Bellini il convegno annuale Scienza e Beni Culturali, giunto nel 2014 alla trentesima edizione.
Morì improvvisamente il 17 ottobre 2010 a Genova.
Temi di ricerca A partire dall'immediato dopoguerra Tiziano Mannoni iniziò a interessarsi dei resti archeologici e storici genovesi colpiti dai bombardamenti bellici e fin dai primi lavori affrontò molteplici problemi di metodo storico. Già negli anni sessanta scriveva di archeologia urbana, di archeologia medievale, di metodi di scavoT. Mannoni, "Sui metodi dello scavo archeologico nella Liguria montana. Applicazioni di geopedologia e geomorfologia, in Bollettino ligustico, XXII, 1/2 (1970), pp. 49-64., della necessità di costruire nuovi strumenti di lavoro. Da ciò un primo libro dedicato alla classificazione delle ceramiche medievali di Genova e della Liguria pubblicato nel 1975, e a seguire i lavori di "archeologia globale del territorio" condotti nello ZignagoR. Scarani, T. Mannoni, "Lo scavo del Castellaro di Zignago", in Atti della XVI riunione scientifica dell'Istituto italiano di preistoria e protostoria in Liguria (3-5 novembre 1973), Firenze 1974, pp. 159-176; I. Ferrando Cabona, A. Gardini, T. Mannoni, "Zignago 1: gli insediamenti e il territorio", in Archeologia medievale, V (1978), pp. 273-374; T. Mannoni, M. Tizzoni, "Lo scavo del Castellaro di Zignago (La Spezia)", in Rivista di scienze preistoriche, XXXV, 1-2 (1980), pp. 249-256 e in LunigianaD. Cabona, T. Mannoni, O. Pizzolo, "Gli scavi nel complesso medievale di Filattiera in Lunigiana. 1: La collina di San Giorgio", in Archeologia medievale, IX (1982), pp. 331-357; D. Cabona, T. Mannoni, O. Pizzolo, "Gli scavi nel complesso medievale di Filattiera in Lunigiana. 2: La collina di Castelvecchio", in Archeologia Medievale, XI (1984), pp. 243-247; E. Giannichedda (a cura di), Filattiera - Sorano. L'insediamento di età romana e tardoantica. Scavi 1986-1995, Firenze 1998, E. Giannichedda (a cura di), Filattiera – Sorano: gli insediamenti sul dosso della pieve e altre ricerche, Firenze, 2010, pp. 294.. Sulla base dell'esperienza, Mannoni teorizzò una disciplina definita "globale" che doveva essere flessibile nei metodi e attenta a non privilegiare periodi, siti o testimonianze particolariT. Mannoni, D. Cabona, I. Ferrando, "Archeologia globale del territorio. Metodi e risultati di una nuova strategia della ricerca in Liguria", in Structures de l'habitat et occupation du sol dans les pays méditerranéens: les méthodes et l'apport de l'archéologie extensive, (Parigi 1984), Roma-Madrid 1988, pp. 43-58..
La formazione scientifica, e la collocazione accademica al di fuori dell'ambito archeologico, facilitò la nascita di molte collaborazioni con naturalisti, storici ed architetti spesso coinvolti nei progetti di ricerca avviati a Genova, nella Liguria di Levante, in Lunigiana. In molte altre occasioni fu però chiamato a collaborare a ricerche dirette da altri dove diede contributi di metodo spesso giudicati fondamentali,Cfr. i giudizi di molti studiosi italiani e stranieri nella sezione Retrospect della rivista Post Classical Archaeology, vol. 1, 2011 e in particolare l'articolo di Hugo Blake "Professionalizzazione e frammentazione: ricordando l'archeologia medievale nel lungo decennio 1969-1981", pp. 452-480. Fra i tanti si possono ricordare gli scavi nel castrum di San Antonino a PertiS. Antonino: un insediamento fortificato nella Liguria bizantina, a cura di T. Mannoni e G. Murialdo, Bordighera 2001., lo studio della corona ferreaT. Mannoni, "Progettazione e conduzione delle ricerche tecnico-scientifiche", in La Corona Ferrea nell'Europa degli Imperi, t. II, Milano 1998, pp. 13-16., le numerose analisi minero petrografiche di ceramiche mediterraneeVedi i volumi citati in Pubblicazioni ed in particolare la bibliografia riportata in Archeometria. Geoarcheologia dei manufatti.. Filo conduttore del lavoro di Mannoni è stata la storia della cultura materialeT. Mannoni, "Una rifondazione dell'archeologia postclassica. La storia della cultura materiale", in Archeologia Medievale, III (1976), pp. 7-24; E. Giannichedda, "Storia della cultura materiale", in Convegno internazionale di studi, archeologia postmedievale: l'esperienza europea e l'Italia, Sassari, 17-20 ottobre 1994, Archeologia postmedievale, 1997 - I, pp. 117-132. con attenzione ai caratteri del territorio, ai materiali che gli uomini ne traggono (in particolare pietre, fra cui ardesia, marmo e pietra ollare, argilla, vetro), ai modi di sfruttare la conformazione dei luoghi per impiantarvi porti o strade, alle relazioni fra ambiti lontani sia quando si concretizzavano in scambi commerciali sia quando a muoversi erano gli uomini o le ideeAlcuni lavori sono scaricabili tramite il sito Reti Medievali . Nel 1994, impossibilitato ad opporsi alla parziale distruzione dei resti del porto medievale di Genova scrisse un libello fortemente polemico intitolato Il fantasma della Ripa. Archeodramma in tre atti ed un finale (Genova 1994).
Negli anni '2000 la sua curiosità intellettuale lo spinse a interessarsi anche di archeoastronomia, di cui comprese le potenzialità e la necessità che fosse condotta con rigorosi metodi scientifici. Nel 2002 guidò il convegno internazionale I.I.S.L. "Archeoastronomia: un dibattito tra archeologi ed astronomi alla ricerca di un metodo comune" che si tenne in una prima sessione a Genova dall'8 al 9 febbraio ed in una seconda sessione a Sanremo dal 1 al 3 novembre. Nel 2009, a causa della latitanza degli enti preposti alla diffusione della cultura, pubblicò a sue spese gli atti (in italiano ed in inglese) di tale convegno che divennero il volume XIII della collana "Atti dei Convegni" dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri http://www.archaeoastronomy.it/convegno.htm http://www.archaeoastronomy.it/indicevolume.pdf .
Senza il suo sostegno non si sarebbe mai potuto né fare il convegno né pubblicarne gli atti. La Società Italiana di Archeoastronomia S.I.A., di cui Tiziano Mannoni fu socio fino alla fine, gli ha dedicato il suo XI convegno nazionale svoltosi a Bologna dal 28 al 29 ottobre ed a Marzabotto il 30 ottobre 2011.