La guerra civile siriana () o rivoluzione siriana () ha avuto inizio nel 2011 in Siria, vedendo contrapposti vari schieramenti. Il conflitto si evolvette da una serie di rivolte popolari scoppiate nell'ambito della primavera araba, il cui obiettivo era la caduta del governo del presidente Bashar al-Asad, figlio di Hafiz al-Asad.

La reazione violenta del governo di Damasco portò l'opposizione ad armarsi e a costituire l'Esercito siriano libero. Progressivamente sorsero in seno all'opposizione numerose altre organizzazioni e milizie armate, la gran parte delle quali di matrice islamista. In sostegno al governo di Damasco intervennero la Russia, l'Iran e Hezbollah, mentre l'opposizione venne sostenuta principalmente dalla Turchia e dal Qatar. In contemporanea le regioni a maggioranza curda vennero inglobate nell'Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est. Il vuoto di potere generato dal conflitto portò lo Stato Islamico a prendere il controllo di gran parte della Siria centrale e orientale tra il 2013 e il 2015.

Le forze governative, sostenute dai propri alleati, ripristinarono il controllo sulla maggior parte del paese con una serie di offensive tra il 2016 e il 2020. Il conflitto si congelò quindi tra il 2020 e il 2024: il governo siriano mantenne il controllo della maggior parte del Paese, l'Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est si asserragliò nelle regioni nord-orientali, mentre sacche dell'opposizione resistettero principalmente nel nord-ovest del Paese. Con una serie di rapide offensive nel 2024 le forze dell'opposizione riuscirono a sconfiggere le forze governative e a stabilire un governo di transizione.

La gran parte degli attori coinvolti nel conflitto sono stati accusati di crimini e violazioni dei diritti umani da parte delle principali organizzazioni internazionali. Il conflitto ha avuto effetti disastrosi sul Paese: la gran parte delle infrastrutture del paese vennero danneggiate e le sanzioni internazionali isolarono il Paese; la maggior parte della popolazione siriana rimase sfollata e un quarto dei siriani abbandonarono il Paese come rifugiati per stabilirsi prevalentemente in Turchia, Libano, Giordania ed Europa. Il conflitto assunse spesso caratteristiche settarie: l'opposizione fu infatti dominata principalmente dalla componente sunnita, mentre gli alauiti e le altre minoranze religiose sostennero principalmente il regime.

Panoramica e radici storiche del conflitto Il regime di al-Assad

Il partito Ba'th, di ispirazione laica e tradizionalmente legato al socialismo arabo e al nazionalismo arabo, fin dalla sua fondazione negli anni 1940 evidenziò la sua caratteristica interconfessionale essendo i suoi tre ideatori un cristiano, un alawita e un sunnita. Il Ba'th in Siria assunse un ruolo di primo piano a seguito del disfacimento della Repubblica Araba Unita (RAU) nel 1961 e il successivo caos politico: una serie di colpi di stato militari, durante i quali, nel 1962, venne introdotto lo stato di emergenza che di fatto sospendeva la maggior parte dei diritti costituzionali dei cittadini, definì la nuova classe dirigente siriana. L'8 marzo 1963 un nuovo colpo di Stato portò al governo il partito attraverso un "Comando Rivoluzionario del Consiglio Nazionale", composto di ufficiali dell'esercito e funzionari civili. Hafiz al-Assad ebbe l'opportunità di esercitare una grossa pressione sul governo nel 1966, quando un nuovo golpe permise al Partito Baʿth di eliminare tutti gli altri partiti politici e a Hafiz di diventare ministro della difesa.

A seguito dell'indebolimento del governo dopo la guerra dei sei giorni con Israele e dei dissidi interni al partito, il 13 novembre 1970 Ḥāfiẓ al-Assad conquistò la guida del partito e la presidenza della repubblica. La Siria visse un periodo di stabilità con un sistema di governo monopartitico e repressivo; Assad, in maniera simile agli altri leader arabi, sviluppò anche un forte culto della personalità. La stabilità della nazione, garantita anche dall'appoggio dell'Unione Sovietica, permise importanti riforme infrastrutturali, mentre la laicità garantita dal partito garantì una forte tutela alle numerose minoranze religiose presenti in Siria; la minoranza alawita di cui Assad faceva parte ricevette però i vantaggi maggiori, garantendosi i posti più importanti nell'amministrazione pubblica e nei gradi delle forze armate. Nel 1982 Ḥāfiẓ al-Assad dovette affrontare una grave insurrezione di matrice islamica, guidata dalla locale branca dei Fratelli Musulmani che portò all'assedio della città di Hama e alla dura repressione degli insorti per mezzo dell'esercito e dell'aviazione: la stima dei morti varia, da una cifra minima del New York Times di almeno cittadini siriani uccisiNew York Times, 26 marzo 2011, ai stimati dal Comitato siriano per i diritti umani,Syrian Human Rights Committee, 2005 di cui soldati.

Gli anni 1990 portarono a un avvicinamento della Siria all'Occidente, a seguito del sostegno all'operazione Desert Storm contro l'Iraq di Saddam Hussein e al tentativo di siglare un accordo di pace con Israele. Nel 1999, alla notizia da parte di Assad della designazione come successore alla presidenza del figlio Baššār al-Assad, scoppiarono delle violente proteste a Lattakia tra la polizia e i seguaci di Rifa'at al-Assad, fratello di Ḥāfiẓ che sperava di succedergli alla presidenza. Ḥāfiẓ al-Asad, gravemente malato di cuore, morì un anno dopo, il 10 giugno 2000, e come programmato gli succedette Baššār al-Assad, anche grazie a un rapido emendamento costituzionale che permise di abbassare da 40 a 34 anni l'età minima per essere eletti presidente. Baššār fu eletto con il 99,7% dei voti.

Il nuovo presidente si trovò ad affrontare tra le prime questioni politiche quella dell'indipendentismo curdo: nel 2004 scoppiarono una serie di rivolte nel nord della Siria, la più grave delle quali nella cittadina di al-Qamishli, quando durante una partita di calcio alcune persone cominciano a sventolare bandiere curde; la violenta reazione della polizia causò almeno 30 morti e la protesta dilagò in molti altri centri sfociando in scontri anche con la comunità araba. Baššār non modificò la rigida struttura di controllo della popolazione, la censura della stampa libera e continuò a non permettere la formazione di partiti politici di opposizione. Inoltre si incrinarono i rapporti con l'Occidente a seguito dell'appoggio a Saddam Hussein durante la guerra in Iraq del 2003, dell'appoggio a movimenti considerati organizzazioni terroristiche secondo l'Unione europea come Hezbollah e Hamas e del coinvolgimento nell'assassinio dell'ex-primo ministro libanese Rafiq Hariri.

Demografia

La popolazione totale a luglio 2018 è stata stimata in persone; gli arabi sono circa il 75%, i curdi il 10% mentre le altre etnie, tra cui circassi, assiri, turcomanni e armeni, rappresentano il restante 15%. Per quanto riguarda le religioni, i musulmani sono circa l'87% (in prevalenza sunniti che rappresentano il 74% della popolazione mentre alauiti, ismailiti e sciiti in complesso rappresentano circa il 15%), i cristiani il 10% (principalmente legati alle chiese cristiane orientali, tale percentuale è diminuita a causa dell'esodo dei cristiani dal Paese durante la guerra), i drusi il 3% e c'è anche una piccola presenza di ebrei (i pochi che sono rimasti risiedono prevalentemente nei grandi centri urbani ovvero a Damasco e ad Aleppo).

Contesto socioeconomico La Siria per lungo tempo ha avuto un'economia pianificata, modellata su quella sovietica e caratterizzata da piani quinquennali, in aperto contrasto con le economie di mercato occidentali. La disuguaglianza socioeconomica è aumentata in modo significativo dopo che Hafiz al-Asad avviò le politiche di libero mercato nei suoi ultimi anni di governo. Tale aumento delle disuguaglianze è proseguito anche dopo che Bashar al-Assad è salito al potere. Con un'enfasi sul settore terziario, le politiche economiche hanno favorito una minoranza della popolazione della nazione, principalmente persone che avevano legami con il governo e membri della classe mercantile sunnita di Damasco e Aleppo. Nel 2010, il PIL pro capite nominale della Siria era solo di dollari, paragonabile a quello dei Paesi dell'Africa sub-sahariana e di gran lunga inferiore a quello degli stati confinanti, con un tasso di crescita annuale del 3,39%, inferiore alla maggior parte degli altri Paesi in via di sviluppo.CEIC Data .

In Siria il tasso di disoccupazione e quello di disoccupazione giovanile negli anni precedenti alla guerra erano rispettivamente del 26% e del 77%, quindi significativamente più elevati rispetto a quelli delle altre nazioni confinanti. All'inizio della guerra, il malcontento nei confronti del governo era più forte nelle aree povere della Siria, prevalentemente tra i sunniti conservatori. Questi includevano città con alti tassi di povertà, come Dar'a e Homs, e i quartieri più poveri delle grandi città.

Siccità e conseguente carestia La siccità più intensa mai registrata in Siria è durata dal 2006 al 2011 e ha provocato una diffusa diminuzione della produzione agricola, di conseguenza si è verificato un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e una migrazione di massa delle famiglie di agricoltori verso i centri urbani per fuggire dalla carestia.Kelley, C. P., Mohtadi, S., Cane, M. A., Seager, R., & Kushnir, Y. (2015). Syria had also received in the same period around 1.5 million refugees from Iraq. By 2011, Syria was facing steep rises in the prices of commodities and a clear deterioration in the national standard of living. Le città destinazione della migrazione erano già gravate dall'afflusso di circa 1,5 milioni di rifugiati dalla guerra in Iraq. La siccità viene collegata al riscaldamento globale antropogenico. Un'adeguata fornitura d'acqua continua a essere un problema importante per larghe aree del Paese ed è spesso l'obiettivo delle azioni militari.

Diritti umani La situazione dei diritti umani in Siria è stata a lungo oggetto di aspre critiche da parte delle organizzazioni globali."World Report 2010 Human Rights Watch World Report 2010" , p. 555. I diritti di libera espressione, associazione e assemblea erano rigorosamente controllati in Siria anche prima della rivolta.Human Rights Watch World Report 2005 Events of 2004, Human Rights Watch 2005. Il Paese era in stato di emergenza dal 1963 al 2011 ed erano bandite le riunioni pubbliche di oltre cinque persone. Le forze di sicurezza avevano ampi poteri di arresto e detenzione. Nonostante le speranze di un cambiamento democratico e gli accesi dibattiti della primavera di Damasco del 2000, durante il periodo di pace del governo di Bashar al-Assad, secondo un rapporto dell'Human Rights Watch pubblicato poco prima dell'inizio della rivolta del 2011, non sarebbero avvenuti sostanziali miglioramenti nello stato dei diritti umani in Siria.

Cronologia della guerra

Antefatti In seguito alle proteste in Tunisia, in Egitto e l'avvio della ribellione in Libia, a marzo 2011 scoppiano le proteste contro il presidente siriano Bashar al-Assad, capo del regime del partito Ba'th, nella città meridionale di Dar'a. Le proteste presero avvio dopo l'arresto e la tortura di alcuni adolescenti che avevano realizzato graffiti contro il governo.

Nell'estate 2011, centinaia di migliaia di siriani hanno chiesto per le strade le dimissioni di Assad, riforme politiche e la fine della brutalità poliziesca.

Inizio della guerra civile Nella seconda metà del 2011 nella nazione si formano sempre più gruppi di opposizione armata e iniziano le defezioni di numerosi soldati regolari siriani che si uniscono ai ribelli raggruppandosi nell'Esercito siriano libero (ESL). Il Paese entra in guerra civile, le repressioni e i bombardamenti delle forze governative siriane si moltiplicano e all'inizio del 2012 i combattimenti raggiungono la capitale Damasco oltre che la seconda città maggiore del Paese, Aleppo.