Viene considerato un conservatore laico, ma in linea con l'indirizzo religioso della repubblica islamica iraniana.
Politicamente è un membro del Consiglio Centrale degli Ingegneri della Società Islamica e gode di un importante appoggio politico per parte dell'Alleanza dei Costruttori dell'Iran Islamico, chiamata anche Abadgaran.
Laureato in ingegneria, prima di diventare presidente è stato professore di ingegneria civile all'Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia e sindaco di Teheran. Si è reso noto per le sue idee antisioniste nonché per le sue posizioni antiamericane ed antioccidentali.
Biografia e prima carriera politica Aḥmadinežād è nato il 28 ottobre 1956 nel villaggio di Aradan, in provincia di Garmsar, nella regione di Semnan, quartogenito di sette figli. Il suo nome originario era Mahmud Ṣabbāghiyān (). Si è trasferito con la famiglia a Teheran quando aveva un anno. Il padre, di nome Aḥmad, era stato barbiere, fruttivendolo e fabbro. Insegnò a Maḥmūd fin da piccolo il Corano e lo educò alla fede sciita. Il padre cambiò cognome alla famiglia all'atto di trasferirsi dalla campagna a Teheran, per evitare discriminazioni, in quanto il cognome originario è tipico del mondo contadino oltre a essere usuale fra gli ebrei iraniani, il che avrebbe indicato l'origine ebraica della famiglia. Il cognome scelto, Aḥmadinežād, significa "della stirpe di Aḥmad" che, a parte il chiaro riferimento al padre del futuro presidente, è anche uno dei nomi di Maometto. Sua madre, Khanom, godeva del titolo onorifico di "Seyyede", attribuito a coloro che sono ritenuti, in seno allo sciismo, i discendenti di sangue del profeta Maometto.
Nel 1976 Maḥmūd partecipa al concorso dell'Università nazionale dell'Iran: viene classificato 132º su 400.000 partecipanti e, pertanto, viene ammesso alla facoltà di Ingegneria civile dell'Università Iraniana della Scienza della Tecnologia. Durante la gioventù, per Maurizio Ferraris, fu «discepolo» del filosofo Ahmad Fardid. Fardid «si proclamava «compagno di strada di Heidegger» e di questo Ahmadinežād, da premier, “rilanciò, mutatis mutandis, il paragone del popolo metafisico per eccellenza che, stretto tra Oriente e Occidente, Stati Uniti e Russia, si prepara a un nichilismo eroico”. Iscritto alla laurea di secondo livello (Master of Science secondo la classificazione anglosassone) nel 1986 presso la sua università, si è iscritto al dottorato in ingegneria civile e pianificazione dei trasporti pubblici nel 1989, che ha conseguito nel 1997. Ha lavorato anche come insegnante d'ingegneria, prima di dedicarsi esclusivamente alla carriera politica. Attualmente è sposato e ha 3 figli (due maschi e una femmina).
Prima carriera politica Nel 1979 svolge il ruolo di capo rappresentante dell'Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia (IUST), presso cui studiava, alle riunioni studentesche non ufficiali, in cui occasionalmente interveniva l'Ayatollah Khomeini. A queste riunioni prendevano parte anche i fondatori del primo Ufficio per la regolamentazione dell'unità (daftar-e taḥkīm-e vaḥdat), l'organizzazione studentesca che partecipa all'occupazione dell'ambasciata degli Stati Uniti, da cui scaturisce la presa di ostaggi statunitensi, avvenimento che si usa prendere come termine finale delle fino ad allora amichevoli relazioni diplomatiche fra i due Paesi. Maḥmūd fa parte di questa organizzazione, che contribuisce ad attuare una politica di controllo nei confronti della potenziale dissidenza studentesca.
Nel corso degli anni ottanta ricopre alcune cariche amministrative nella provincia dell'Azerbaigian occidentale (ricopre il ruolo di governatore non eletto delle locali città di Maku e Khoy) e opera nell'Intelligence e nel servizio di sicurezza dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, anche noti come Pasdaran; il suo consigliere Mojtaba Samareh Hāshemi affermò che egli aveva operato non in quanto membro dei Guardiani della Rivoluzione ma come collaboratore volontario. Più precisamente nel 1986 Aḥmadinežād si offre volontario per prender parte all'addestramento delle forze speciali dei Pasdaran. Gli viene attribuito allora un posto da ufficiale nella guarnigione di Ramażan, stazionata in prossimità di Kermanshah. Tale guarnigione aveva l'incarico di effettuare «operazioni extraterritoriali»: numerosi rapporti suggeriscono che Aḥmadinežād fosse all'epoca incaricato dell'eliminazione di dissidenti in Iran e all'estero e che avesse partecipato a tal fine a operazioni segrete nella regione irachena di Kirkuk. Avrebbe inoltre partecipato a episodi di torture inflitte a prigionieri nella prigione di Evin a Teheran. Aḥmadinežād diviene in seguito uno degli ufficiali superiori dell'unità d'élite Qods (Gerusalemme), sempre in seno ai Pasdaran. Secondo alcuni rapporti partecipa a numerosi omicidi politici in Vicino Oriente e in Europa, fra cui quello del leader curdo ʿAbd al-Rahmān Qāssemlu (Gassemlou) a Vienna nel luglio del 1989. Diviene anche capo ingegnere della VI Armata dei Guardiani della Rivoluzione.
Alla fine del conflitto tra Iran e Iraq, durato tra il 1981 ed il 1988, alcuni basiji (volontari) dei Pasdaran, di cui faceva parte Aḥmadinežād, rivendicarono un ritorno ai valori morali dei primi giorni della rivoluzione khomeinista in voluto contrasto con la percepita corruzione di certi non nominati loro capi, che si sarebbero arricchiti incamerando illegittimamente beni confiscati durante la Rivoluzione Islamica, oppure svolgendo un ruolo fondamentale nel mercato nero in tempo di guerra Abbas Milani, «Pious Populist. Understanding the rise of Iran's president» [archive], Boston Review, novembre - dicembre 2007. Aḥmadinežād non ha celato il suo attaccamento ai valori del Basij: egli appare regolarmente vestito d'un foulard nero e bianco, caratteristico dei basiji, e parla spesso in termini positivi della «cultura basij» e del «potere basij». I basiji gli dimostreranno il loro sostegno nel corso degli incidenti esplosi all'indomani delle elezioni presidenziali del giugno del 2009. Nel 1993, dopo aver ricoperto per un biennio il ruolo di consigliere presso il governatore della provincia del Kurdistan, è nominato governatore della provincia di Ardabil: ricopre tale ruolo sino al 1997.
Elezione a sindaco di Teheran Nel 2003 si presenta alle elezioni di sindaco di Teheran come membro dell'Alleanza dei Costruttori dell'Iran Islamico. Il 3 maggio 2003 viene eletto con un'affluenza alle urne pari al 12% della cittadinanza. Ricopre tale incarico fino al 28 giugno 2005. Rinuncia alla sua carica di sindaco dopo la sua elezione alla presidenza dell'Iran. La sua rinuncia è accettata il 28 giugno 2005 ed il consiglio comunale, con 8 voti su 15, nomina al suo posto Mohammad Bagher Ghalibaf, che diviene il dodicesimo sindaco di Teheran.
Come sindaco di Teheran, Aḥmadinežād è incluso in una lista di 65 finalisti per il riconoscimento di "Sindaco dell'Anno 2005" tra 550 sindaci nominati, di cui solo 9 provenivano dall'Asia. Durante la sua attività di sindaco, ha revocato molte riforme attuate dai precedenti sindaci, considerati "moderati" e "riformisti". Secondo i critici, una delle modifiche più significative sarebbe stata quella della creazione di ascensori distinti per gli utenti di sesso maschile e per quelli di sesso femminile negli uffici del comune. Costoro hanno criticato anche la sua proposta di seppellire nelle principali piazze di Teheran i corpi dei soldati caduti nella guerra Iran-Iraq, presentati come martiri.
In qualità di sindaco di Teheran, diventa anche direttore del quotidiano Hamshahri, allontanando l'editore Mohammad Atrianfar e sostituendolo con Alireza Sheikh-Attar. Come tale licenzia il giornalista Sheikh-Attar il 13 giugno 2005, pochi giorni prima delle elezioni presidenziali, per non averlo sostenuto nella sua campagna per ottenere questa caricaIRAN Doing Business and Investing in Iran Guide, USA International Business Publications, Washington DC, USA, p. 43. La pagina esatta è visionabile a http://books.google.it/books?id=RPgcXWlm8oUC&pg=PA43&lpg=PA43&dq=Alireza+Sheikh-Attar+fired&source=bl&ots=lVn_cOmCzT&sig=3kpUSUQk8lvMCq7P86oGm3eIQ6g&hl=it&ei=O3YoTKb1DobbsAaz7cH1DQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=3&ved=0CB8Q6AEwAg#v=onepage&q=Alireza%20Sheikh-Attar%20fired&f=false, rimpiazzando Sheikh-Attar con Ali Asghar Ash'ari, ex Vice Ministro della Cultura e dell'Orientamento Islamico durante il mandato ministeriale di Mostafa Mirsalim. Licenzia anche Nafiseh Kuhnavard, uno dei giornalisti dellHamshahri, per aver chiesto a Khatāmi notizie circa le "linee rosse" del regime e le agenzie parallele e illegali dellintellighenzia: una domanda che Aḥmadinežād considerò inappropriata. Kuhvanard è stato successivamente accusato dagli elementi più radicali islamici di spionaggio a favore della Turchia e dell'Azerbaigian.
È noto che Aḥmadinežād ha avuto modo di polemizzare con Khatāmi, che allora lo ostacolava nel partecipare agli incontri del Consiglio dei ministri: un privilegio di solito esteso anche ai sindaci di Teheran. Critica pubblicamente Khatāmi di ignorare i problemi quotidiani della cittadinanza.
Presidenza Elezione alla presidenza del 2005 È eletto presidente dell'Iran il 24 giugno 2005, al secondo turno delle elezioni presidenziali, battendo il rivale, il presidente uscente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Vince con il 61,69% dei voti dei circa 28 milioni di votanti. Rafsanjāni aveva vinto il primo turno di votazioni, mentre Aḥmadinežād si era assicurato il 19,48% dei voti, divenendo lo sfidante di Rafsanjāni nel ballottaggio finale. L'inattesa vittoria di Aḥmadinežād fu attribuita dagli osservatori alla popolarità del suo stile di vita semplice e al fatto di essere stato presentato come il difensore dei ceti meno agiati, come un modello di integrità religiosa e come un politico estraneo alla corruzione. Le elezioni sono contestate per la mancata ammissione di circa 1.000 candidati dal Consiglio dei guardiani della rivoluzione: costoro avevano consentito infatti solo sette candidature alla presidenza. Ciò aveva attirato critiche in quanto i criteri per l'ammissione alla candidatura, secondo alcuni, erano stati interpretati e applicati in modo non imparziale Robin Wright, Dreams and Shadows: the Future of the Middle East, Penguin Press.
Inoltre Mehdi Karrubi, un candidato riformista che si era piazzato al terzo posto nell'elezione, accusa il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica e le forze della milizia del Basij di essere state mobilitate a favore di Aḥmadinežād per condizionarne illegalmente l'elezione. Egli ha affermato che tra i cospiratori vi sarebbe stato Mojtaba Khamenei, figlio della guida suprema, l'ayatollah Khamenei. Khamenei scrive a Karrubi affermando che le sue accuse erano "al di sotto della sua dignità" e che "ne sarebbe derivata una crisi" per l'Iran, che egli non avrebbe permesso. Per tutta risposta, Karrubi si è dimesso da tutti i suoi incarichi politici, incluso quello di consigliere della Guida suprema dell'Iran e di membro del Consiglio per il Discernimento: incarichi cui era stato nominato direttamente da Khamenei.
Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, il rivale di Aḥmadinežād al secondo turno, sostiene anch'egli che vi erano stati interventi "ingiusti" per condizionare le votazioni a favore di e conferma quanto denunciato da Karrubi. Egli parla di "sporchi trucchi" che avevano condotto "illegalmente" Aḥmadinežād alla presidenza e afferma che il suo ricorso per quanto verificatosi nell'elezione sarebbe stato fatto unicamente a "Dio", raccomandando ai suoi sostenitori di accettare i risultati comunque prodottisi e di "assistere" il presidente neoeletto. Alcuni gruppi politici, incluso il partito riformista del Fronte di Partecipazione dell'Iran Islamico (FPII), hanno denunciato il fatto che Aḥmadinežād aveva ricevuto sostegno illegale e informazioni dai supervisori alle elezioni scelti dal Consiglio dei guardiani, i quali invece sarebbero dovuti restare neutrali in base alla legge elettorale.