Mimante è un personaggio della mitologia classica, presente anche nel libro X dellEneide di Virgilio. Seguì Enea in Italia dove fu ucciso da Mezenzio.

Il mito

Le origini Mimante era figlio di un nobile troiano chiamato Amico e di Teano, sorella di Ecuba. Fu partorito lo stesso giorno in cui la zia diede alla luce Paride. Rimasto orfano di padre subito dopo la nascita, crebbe nella casa di Antenore, il nuovo marito di sua madre, insieme ai numerosi figli che la coppia in seguito generò. Conobbe poi Paride quando questi entrò a far parte nuovamente della famiglia reale, e strinse con lui una grande amicizia, combattendo quindi al suo fianco nella guerra di Troia.

La morte

Come racconta Virgilio, alla caduta di Troia Mimante è tra i troiani esuli che si aggregano a Enea. Il suo destino si compie nella guerra latina, per mano del re etrusco Mezenzio, che dopo aver lasciato morire per dissanguamento due nemici (Palmo ed Evante) recidendo loro una gamba fa altrettanto con Mimante (la doppia negazione nec non del 702, che ha valore affermativo, va messa in relazione con la forma verbale del periodo precedente, sinit, "abbandona"), ma con conseguenze più tragiche: il corpo del profugo troiano viene infatti risucchiato nelle acque del Tirreno. Il poeta interviene per sottolineare il diverso destino di Paride e Mimante, cugini e amici perfettamente coetanei: Paride sepolto con tutti gli onori nella città natale, mentre Mimante resta senza tomba, con conseguente esclusione per la sua anima di varcare i cancelli dell'Ade.

" sed Latagum saxo atque ingenti fragmine montis occupat os faciemque aduersam, poplite Palmum succiso uolui segnem sinit, armaque Lauso donat habere umeris et uertice figere cristas. nec non Euanthen Phrygium Paridisque Mimanta aequalem comitemque, una quem nocte Theano in lucem genitore Amyco dedit et face praegnas Cisseis regina Parim; Paris urbe paterna occubat, ignarum Laurens habet ora Mimanta. "

(Eneide, libro X, vv.698-706)

" Latago, però, con un masso, grande spezzone di monte in piena faccia colpisce: Palmo, con una gamba tronca abbandona, che storpio si rotoli: l'armi dà a Lauso, da vestir sulle spalle e all'elmo attaccare il pennacchio. E così il frigio Euante e Mimante, di Paride coetaneo e compagno, che nella stessa notte Teano partrorì al padre Amico, in cui, d'una fiaccola incinta la regina Cisseide generò Paride: in patria ora Paride giace morto, la spiaggia laurente accoglie Mimante insensibile ".

(traduzione di Rosa Calzecchi Onesti)

Interpretazione dell'episodio

Prima della fine di Mimante, Virgilio registra la decapitazione di Tarquito, giovane semidio italico, ad opera di Enea, che ne butta infine i resti nel Tevere. Tarquito viene considerato dalla maggior parte dei commentatori come un guerriero dell'esercito di Mezenzio per il fatto che porta un nome tipicamente etrusco. In tal caso il trattamento che Mezenzio riserva a Mimante si può intendere verosimilmente come un gesto di rappresaglia verso Enea. Questi episodi prendono comunque le mosse dal libro XXI dell'Iliade, dove Achille getta i corpi di numerosi nemici nelle acque dello Scamandro.

Note

Bibliografia Virgilio, Eneide, libro X.

Voci correlate

Paride Teano (figlia di Cisseo) Mezenzio Sepoltura Tarquito

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