Le satrapie achemenidi erano le unità territoriali e amministrative dell'Impero achemenide.
Le satrapie formavano un sistema attraverso il quale era possibile governare l'enorme estensione territoriale dell'impero, riscuotere i tributi, reclutare forze militari e controllare l'amministrazione locale. Al governo delle satrapie vi erano i satrapi, i quali avevano la responsabilità di far fronte a crisi, quali minacce esterne o rivolte. Al fine di garantire un adeguato controllo sull'impero in rapida espansione, Ciro il Grande (r. 559-530) e suo figlio Cambise I adattarono le preesistenti strutture di governo, estendendole a tutto il territorio. Ne risultò una struttura fortemente gerarchica, avente la satrapia come principale riferimento territoriale. Tale sistema, rimasto pressoché inalterato fino alla caduta dell'impero achemenide e sopravvissuto anche sotto le dominazioni successive, si rivelò nel complesso efficace e stabile.
Origine del termine In persiano antico, era detto xšaθrapāvā ("protettore della provincia"), da xšaθra ("reame" o "provincia") e pāvā ("protettore"), il funzionario pubblico a capo delle province dell'Impero achemenide, ovvero il satrapo.Schmitt, 1976, p. 373Hinz, 1975, p. 134 Da questo termine, molto probabilmente, origina la parola greca satrapes ("satrapo"), dalla quale poi è nato il termine satrapeia. Nella storiografia moderna si utilizza la parola "satrapia" con la stessa accezione dell'espressione satrapeia (in alfabeto greco σατραπέια), presente nelle fonti greche.
Le iscrizioni in persiano antico riportano invece la parola dahyu- (pl. dahyāva) per designare le unità amministrative, pertanto questo termine sarebbe quello più storicamente corretto.
Fonti storiche relative all'amministrazione delle satrapie Quattro gruppi di fonti svolgono un ruolo preminente nella ricostruzione dell'amministrazione delle satrapie: le iscrizioni achemenidi, con particolare riguardo alle loro liste dahyāva (DB par. 6, DNa par. 3, DNe, DPe par. 2, DSa par. 4, DSe par. 3, DSm par. 2, DSv par. 2, XPh par. 3Stève, 1974-75 e 1987Schmitt, 1991 e 2000Lecoq, 1997) cui si aggiungono le enumerazioni poste alla base della statua di Dario I a Susa e sulle stele del canale di SuezYoyotte; la cosiddetta lista dei nomoi compilata da Erodoto;Erodoto, Storie 3.90-94HERODOTUS, Encyclopaedia Iranica XII, p. 266 la lista delle satrapie fornite dagli storici di Alessandro Magno (Arriano,Arriano, Succ. 5-6Arriano, Succ. 34-37 Fozio,Fozio, Biblioteca 92.71bFozio, Bibl. 92.69 a-b Quinto Curzio Rufo,Quinto Curzio Rufo, Historiae Alexandri Magni 10.10.1-4 Publio Erennio Dessippo,Dexippo apud Fozio, Bibl. 82.64 a-b Diodoro Siculo,Diodoro Siculo, Bibliotheca historica 18.3.1-3Diod., Bibl. 18.39.5-7Diod., Bibl. 19.48.1-6 Pompeo Trogo,Trogo apud Giustino, Historiarum Philippicarum libri XLIV 13.4.10-24 Paolo OrosioPaolo Orosio, Historiarum Adversum Paganos Libri VII 3.23.7-13); le liste che compaiono nel cosiddetto Testamento di Alessandro,Test. Alex. 117 nel Romanzo di AlessandroPseudo-Callistene, Romanzo di Alessandro, 3.33.13-22; 52-61Julius Valerius, Itinerarium Alexandri 3.94,Leone Arciprete, Historia Alexandri Magni (Historia de Preliis) 3.58 nelle fonti medioevaliGiorgio Sincello, Ekloge chronographias P 264 D-265 BGiorgio Cedreno, Súnopsē Istoriōn P 155 D
A questo sistema di fonti vanno aggiunti diversi centinaia di passi presenti nella letteratura greca e latina, come anche sporadiche informazioni desumibili da iscrizioni di altre civiltà (ad es. le iscrizioni di DroaferneBriant, 1998 e l'iscrizione TL 40 d del sarcofago di PayavaLaroche, p. 139), dagli archiviHallockStolper, 1990Koch e dalle monete.Alram, pp. 101–20, pls. 10-12
Erodoto (Storie 3.90-94) La lista compilata da Erodoto viene reputata la fonte base per la ricostruzione dell'amministrazione delle satrapie (sono disponibili resoconti di precedenti ricerche di JacobsJacobs, 1994, pp. 9–29; 2003b). Tale passaggio, benché controverso, ha costituito anche in opere recenti lo schema entro il quale definire l'amministrazione provinciale achemenide.Briant, 1996Debord, 1999
A causa della caotica esposizione della lista di nomoi, in aperto contrasto con la realtà geografica, dell'eccessiva enfatizzazione delle regioni occidentali dell'impero e del fatto che i dati citati siano incompatibili con quelli di tutte le altre fonti, siano achemenidi, greche e latine, vari studiosi, come lo storico dell'arte Franz Altheim,Franz Altheim, pp. 140–45 hanno ritenuto la lista storicamente inaffidabile.
Alla luce delle recenti ricerche su Erodoto (riassunte dagli studiosi Bichler e RollingerBichler e Rollinger, pp. 109–202Rollinger, Encyclopaedia Iranica XII, pp. 255–57) tale fatto non è sorprendente, poiché lo stesso Erodoto avrebbe modellato il materiale a propria disposizione in forma letteraria. La lista, perciò, non si configurerebbe come una testimonianza storica, ma come un esempio di letteratura storico-epica.Armayor
Storici di Alessandro Gli storici greci e latini che parlano dell'impero di Alessandro Magno differiscono fra loro in quanto ad affidabilità, ma nel complesso consentono di ricostruire la suddivisione dell'impero subito dopo la morte del condottiero macedone, nello specifico dopo la spartizione di Babilonia e quella di Triparadiso.Jacobs, 1994, pp. 39–51 Dalle descrizioni risulta l'immagine di un impero greco-macedone che presenta notevoli elementi d continuità con quello di Dario III, poiché Alessandro aveva mantenuto dappertutto nell'impero (ad eccezione delle aree più occidentali) la preesistente struttura amministrativa. Gli stessi ranghi della burocrazia non vennero smantellati, nemmeno quelli più elevati, salvo casi di infedeltà o incapacità. Le stesse direttive di carattere amministrativo emanate nel corso della campagna di conquista presentano una natura formale analoga a quelle tardo-achemenidi, uno standard che rimase tale almeno fino all'età dei diadochi.Jacobs, 1994, pp. 52–88
Iscrizioni achemenidi L'idea proposta da Erodoto secondo la quale alla base dell'organizzazione satrapale vi fosse un criterio etnico ha indotto negli storici successivi la percezione dell'Impero achemenide come una semplice somma di popolazioni, svincolata da connotazioni territoriali definite. Sulla base di questa interpretazione le liste dei dahyāva erano state considerate come enumerazioni di popoli,Junge, pp. 28–31Cameron, 1973Cook, pp. 244–45Bernard, 1987, p. 185Tuplin, p. 113Balcer, 1988, p. 1Young, p. 87 posizione che anche in tempi recenti alcuni studiosiPierre Lecoq, 1990 hanno cercato di sostenere con motivazioni filologiche. Questa interpretazione può essere del tutto rifiutata, dal momento che la parola in antico persiano dahyu- indica unità territoriali.Schmitt, 1977, pp. 91–99Schmitt, 1999, pp. 443–52Vogelsang, 1992, pp. 169–73 Poiché satrapi come Dādaršīš in Battria e Vivāna in Aracosia governavano distretti che nelle liste in antico persiano erano menzionate come regioni, Schmitt ha dimostrato che il termine dahyu- era un "altpersische Sprachregelung" per definire le unità amministrative.
Un problema di tipo interpretativo si origina dalle discrepanze esistenti tra la lista di BisitunBISOTUN in Encyclopaedia Iranica IV, pp. 299–305 con 23 elementi e la lista in XPh con 32 elementi. Le stesse versioni figurative di queste liste vedono variare notevolmente il numero dei dahyāva.Calmeyer, pp. 107–12, 139-59Roaf, 73-91Jacobs, 2002, pp. 357–62, 374-78. La conclusione che se ne deduce è che tali liste siano più o meno incomplete: ciò alla luce del fatto che le omissioni concernono regioni rilevanti, come la Cilicia, la Frigia ellespontica e la Siria.Krumbholz, p. 11Calmeyer, p. 194Vogelsang, 1985, p. 88Lecoq, 1990, pp. 133–34Briant, 1996, p. 189 L'origine di queste omissioni da parte dei redattori appare dettata da ragioni ideologiche e non consente di valutare le liste che ne sono soggette come affidabili fonti storiche.Frye, pp. 110–11Cook, p. 246Briant e Herrenschmidt, p. IXBriant, 1996, pp. 185, 194, 399-400Sancisi-Weerdenburg, 2001
Valutazioni conclusive sul sistema delle fonti Solamente le iscrizioni achemenidi possono considerarsi come fonti primarie. Esse utilizzano nelle loro liste l'espressione dahyāva, e non "satrapia". Dal momento che la parola satrapo compare due volte nelle iscrizioni achemenidi (DB 3.14, 58), l'assenza del corrispondente termine satrapia è stata osservata da numerosi studiosi. Si riteneva che le liste in antico persiano avessero contenuti incompatibili con quelli delle altre due tipologie di fonti, riferendosi a qualcosa di concettualmente diverso; inoltre le si riteneva incomplete.
Di conseguenza un numero maggiore di studiosi ha attribuito alla lista di Erodoto un valore superiore a quello delle iscrizioni achemenidi. Erodoto era ritenuto preferibile anche rispetto agli storici di Alessandro, sia in quanto contemporaneo all'Impero achemenide sia per la reputazione tradizionalmente attribuitagli dagli storici moderni. Tale situazione rimase inalterata fino alla fine del XIX secolo da Paul Krumbholz (1861-1945), il primo studioso che cercò di trattare in maniera più globale l'amministrazione satrapale, quantomeno per l'Asia Minore. La lista di Erodoto venne in seguito ripetutamente messa in discussione, sino a decadere dalla sua posizione privilegiata.Krumbholz, 1883, pp. 6–7Altheim, pp. 140–45GignouxJacobs, 1994, pp. 93–96Rollinger, 1998, p. 342
In un tentativo di armonizzare i contrasti tra le iscrizioni achemenidi e gli scritti di Erodoto fu valutata la possibilità di postulare due distinti sistemi burocratici, uno concernente l'amministrazione, l'altro la fiscalità.Balcer, 1989, pp. 4–5Sekunda, 1989, p. 92Petit, 1990, p. 175Petit, 1991, p. 161Briant, 1996, p. 404 Tale compromesso appare tuttavia impossibile, dal momento che i provvedimenti concernenti la tassazione erano di esclusiva competenza del satrapo.Corsaro
La presunta incompletezza delle liste dahyāva e le aggiunte presenti nelle liste successive costituiscono d'altro canto un grosso ostacolo ad un utilizzo significativo di tali fonti al fine di ricostruire l'amministrazione satrapale. Ciononostante la raccolta di dati più antica, ovvero quella riportata dall'iscrizione di Bisitun, aveva come finalità esplicitamente dichiarata sin dalla sua realizzazione quella di testimonianza storica per i posteri. L'iscrizione presente sulla tomba di Dario I a Naqš-e Rostam (DNa 38-42) suggerisce che quella lista avesse in realtà un mero carattere programmatico.Schmitt, 2000, p. 30