La basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, comunemente detta solo i Frari, è la seconda più grande delle chiese di Venezia e ha ricevuto nel 1926 da papa Pio XI il titolo di basilica minore. È situata nell'omonimo Campo dei Frari, nel sestiere di San Polo, ed è dedicata all'Assunzione di Maria.
La pianta è a croce latina, e lo stile è gotico veneziano in cotto e pietra d'Istria. Possiede tre navate con archi ogivali che poggiano su sei colonne per lato. Misura 102 metri di lunghezza, 48 metri nel transetto ed è alta 28 metri; ha 17 altari monumentali e al suo interno sono custodite molte opere d'arte, tra cui due dipinti del Tiziano. Ospita, inoltre, tombe e monumenti funebri di numerose personalità legate a Venezia, tra cui Claudio Monteverdi, lo stesso Tiziano, Antonio Canova, oltre a numerosi dogi. È l'unica importante chiesa italiana ad aver conservato un grande coro circondato da un alto muro al termine della navata centrale in posizione antistante all'altare maggiore, secondo l'uso medievale.
Storia e caratteristiche
Sotto il doge Jacopo Tiepolo (1229-1249) nel 1231 «… Alli Fratti poi Minori fu similmente donado dal Comun un terren vacuo posto in Contra' de San Stefano Confessor detto de San Stin, dove fu anche intitola' una Giesa de Santa Maria de' Frati Minori, e ghe fu fatto un Monastero.» I frati francescani lavorano per bonificare il cosiddetto lago Badoer, un terreno paludoso in contrada San Stefano Confessor (San Stin) che, con l'aggiunta di terreni donati dal doge Renier Zen (1253-1268), diventa il luogo dove nascono la prima chiesa dedicata alla Madonna, che i veneziani subito chiamarono Santa Maria dei Frari (cioè "dei frati") o più semplicemente "Frari", e il contiguo monastero.
Questa prima chiesa risulta però già insufficiente per i fedeli che vi accorrono per la messa, così il 28 aprile 1250 dal legato pontificio, il cardinale diacono Ottaviano Ubaldini, fu posta la prima pietra della nuova, seconda chiesa, dedicata a santa Maria Gloriosa, che aveva una "cappella granda" con ai lati "do capellette". Era a tre navate, lunga una cinquantina di metri e le fondamenta delle absidi lambivano il rio dei Frari, nel punto dove sorge il ponte di pietra costruito successivamente dai frati nel 1428.
Nel giro di circa ottant'anni la chiesa risulta nuovamente troppo piccola e si pensa di invertirne la struttura architettonica, girando intorno all'abside e portando il prospetto principale della nuova chiesa in direzione del canale; si abbatte invece la parte vicina al rio, che viene interrato, e si costruisce il campo dei Frari con il pozzo per l'acqua dolce.
Attorno all'anno 1330 iniziarono i lavori, a cura di Jacopo Celega e terminati poi dal figlio Pier Paolo nel 1396, per la nuova chiesa, la terza eretta dai francescani: con tre navate, un transetto e sette absidi; l'ottava venne aggiunta grazie alla generosità di Giovanni Corner nel 1420, con la creazione della cappella di San Marco.
Negli anni 1432-1434 il vescovo di Vicenza Pietro Miani fece costruire ai piedi del campanile la cappella di San Pietro per venirci sepolto alla morte.
La costruzione della chiesa negli anni successivi procedette a rilento, tanto che la facciata fu finita solo nel 1440 e l'altare maggiore consacrato nel 1469, ma la cornice, composta da due colonne scanalate, unite da una elegante trabeazione e sormontata da tre statue, opera di Lorenzo Bregno, venne innalzata solo nel 1516. La chiesa fu consacrata il 27 maggio 1492 al nome di Santa Maria Gloriosa.
A dare nuovo piglio alla costruzione e decorazione della chiesa ci pensò la famiglia Pesaro, alla quale nel 1478 venne concessa la sacrestia quale cappella gentilizia di famiglia e luogo di sepoltura: venne eretta la nona abside, di forma poligonale, venne terminato l'altare maggiore, poi decorato dalla pala con la celeberrima Assunta di Tiziano, e nella navata laterale l'altare dei Pesaro con l'omonima pala.
Nel XIX secolo i francescani furono allontanati dalla chiesa, che fu restituita ad essi solo nel 1922.
Interno
Monumento di Alvise Pasqualigo, procuratore di S. Marco; Monumento di Pietro Bernardo; Monumento di Girolamo Garzoni; Navata destra: Primo altare; Primo pilone, acquasantiera con la mansuetudine; Seconda campata, monumento a Tiziano; Secondo altare; Terzo altare; Urna di Jacopo Barbaro, capitano nella guerra del 1480 contro i Turchi; Quarto altare; Monumento a Marco Zen, vescovo di Torcello; Monumento di Giuseppe Bottari, vescovo di Pola; Monumento di Benedetto Brugnolo di Legnago; Urna lignea; Monumento a Jacopo Marcello, generalissimo morto all'assalto di Gallipoli; Monumento del beato Pacifico (frate Scipione Bon); Monumento di Benedetto Pesaro, capitano da mar; Monumento di Paolo Savelli, patrizio romano al servizio della Repubblica; Tabernacolo della reliquia del Sangue di Cristo; Altare delle Reliquie; Altare; Altare maggiore, pala dell’Assunta di Tiziano; Monumento del doge Francesco Foscari; Monumento del doge Niccolò Tron; Monumento di Generosa Orsini Zen; Porta del campanile; Monumento di Jacopo Pesaro; Secondo altare; Mausoleo del doge Giovanni Pesaro; Monumento di Antonio Canova; Primo pilone con acquasantiera con statuetta di S. Antonio da Padova; 1° altare (32), seicentesco, Crocifisso e sculture attribuite a Josse Le Court. (A) Sagrestia; Cappelle absidali: (B) Cappella Bernardo; (C) Cappella del Sacramento; (D) Cappella dei Fiorentini. (E) Presbiterio; (F) Cappella di S. Francesco; (G) Cappella Trevisan; (H) Cappella dei Milanesi; (I) Cappella Corner o di S. Marco; (L) Cappella Emiliani o di S. Pietro.
L'interno è a croce latina, suddiviso in tre navate con 12 piloni, che sorreggono archi ogivali collegati all'imposta da strutture lignee, le pareti sono interamente rifinite con un finto ammattonato (regalzier).
Controfacciata Appena entrati, guardando la controfacciata (1), alla sinistra del portale principale vi è il Monumento ad Alvise Pasqualigo, morto nel 1528, procuratore di San Marco. Il monumento è un'opera di Lorenzo Bregno.
Alla destra del portale principale compare il Monumento a Pietro Bernardo, morto nel 1538; è lavoro di Tullio Lombardo con collaborazione della bottega. Il monumento è sormontato dal gruppo che raffigura San Pietro che presenta il defunto a Cristo.
Sopra il portale si può ammirare il Monumento a Girolamo Garzoni, morto nell'assedio di Negroponte nel 1688. L'opera, in elaborato stile barocco, è fatta con marmi policromi ed è carica di ornati e statue allegoriche.
Nella parte alta della controfacciata sono presenti otto tele con raffigurazioni di Storie di santi francescani, tutti lavori di Flaminio Floriano, pittore attivo a Venezia tra la fine del XVI e l'inizio del XVI secolo. Più in basso, sulla sinistra, Gloria di san Francesco di Pietro Della Vecchia.
Parte destra della controfacciata: San Giovanni benedice i discepoli che vennero a fargli visita in carcere, grande olio su tela di Angelo Venturini del 1731. Sopra la tela il monumento del senatore Simonetto Dandolo morto nel 1360.
Navata destra Altare di Sant'Antonio (31) Appena entrati sulla destra vi è lAltare di Sant'Antonio: il progetto è di Baldassare Longhena e risale al 1663 da Giuseppe Sardi, mentre le statue sono di Bernardo Falconi e Giusto Le Court. Sulla destra grande pala di Francesco Rosa con Miracolo di sant'Antonio da Padova.
Davanti al primo pilone è presente una acquasantiera con statuetta in bronzo raffigurante Sant'Agnese, opera di Girolamo Campagna del 1593.
Il Monumento a Tiziano (30) Nella seconda campata, nel luogo in cui secondo la tradizione è stato sepolto il maestro cadorino, vi è il Monumento a Tiziano, lavoro di Luigi e Pietro Zandomeneghi. Il monumento, con la forma di arco trionfale, è ornato da alcune statue allegoriche e da alcuni bassorilievi che raffigurano tre capolavori tizianeschiː lAssunta, San Pietro martire e il Martirio di san Lorenzo.
Segue poi un altro altare (29) di epoca rinascimentale dedicato alla Presentazione di Gesù al Tempio; la pala che lo orna è opera di Giuseppe Salviati.
Monumento al principe di Modena Almerico d'Este Autore: anonimo
Secolo: XVII
Data: post 1666
Collocazione: navata destra - quarto altare di San Giuseppe da Copertino (nella mappa nº 28)
Tecnica: scultura - materiali: marmo
Il principe di Modena Almerico d'Este nel 1666 fu inviato in soccorso della Serenissima nel 1666 al comando di un nucleo di truppe ausiliarie francesi durante la guerra di Candia (1645-1669).
Altare di San Giuseppe da Copertino (28) Originariamente dedicata a sant'Orsola e poi a santa Lucia, Girolamo Zane prese accordi con la fratellanza ed incaricò, nel 1526, Alessandro Vittoria per il rinnovo. Nel 1564 era presente una pala d'altare raffigurante lAssunzione della Vergine. L'altare assunse il nuovo aspetto nel 1753, quando fu rimossa la degradata pala in stucco di Alessandro Vittoria per collocarvi la tela di Giuseppe Nogari rappresentante San Giuseppe da Copertino in estasi. La statua di marmo al centro dell'altare è San Girolamo e quelle nelle nicchie sui lati che rappresentano san Pietro e sant'Andrea sono opera di Alessandro Vittoria; le due sibille giacenti sul frontone ne reggono la firma.
Altare di Santa Caterina d'Alessandria (27) L'altare è dominato dalla pala di Jacopo Palma il Giovane che raffigura il Martirio di santa Caterina d'Alessandria. Il dipinto mostra proprio il momento in cui l'angelo salva la santa dalla tortura della ruota, mentre i suoi carnefici rimangono vittime del loro stesso strumento di morte, che spezzandosi li travolge. Alla destra dell'altare, la tomba di Jacopo Barbaro. A sinistra è il Ritratto di Romualdo di Camaldoli di Gian Antonio Fumiani seguono il monumento funebre a Marco Zen, di Mattia Carneri; il monumento a Giuseppe Bottari di Francesco Cabianca e il monumento a Benedetto Brugnoli
Transetto - braccio destro Sulla parete destra, è collocato il Monumento a Jacopo Marcello, comandante in capo morto durante l' assalto a Gallipoli (1484). L'opera è attribuita a Pietro Lombardo o Giovanni Buora; sopra l'urna, sorretta da tre piccole figure virili, è la statua del defunto in armatura e due paggi portascudo Il monumento è racchiuso in una cornice ovoidale circondata da pitture a fresco di panoplie e culminanti nella scena del Trionfo dell'eroe, di gusto mantegnesco.
Subito accanto a questo monumento inizia, sostenuta e scostata da due angeli la decorazione di un finta tenda che prosegue sul contiguo muro di capocroce facendo da sfondo a tutta la parete che separa la chiesa dalla sagrestia.
Su questo muro, a destra, c'è il Monumento al beato Pacifico, prediletto compagno di san Francesco. Fu fatto costruire dal procuratore Scipione Bon, quand'era ancora vivente, per sé e poi ceduto per seppellirvi il beato. L'opera, che risale al 1437, è attribuita a Nanni di Bartolo e a Michele da Firenze, mentre l'urna pensile, in marmo dorato, è decorata con bassorilievi con le raffigurazioni della Risurrezione e della Discesa al limbo e dalle statuette delle virtù teologali; sopra, entro una lunetta ogivale in cui tra la decorazione a fogliame e angeli musicanti spuntano busti di santi con una Madonna al vertice, è presente il bassorilievo del Battesimo di Gesù. Gli affreschi dellAnnunciazione e del paramento con angeli e leoni sono attribuiti a Zanino di Pietro.