La Pantàsema è un'antica figura femminile legata ai riti agricoli dell'antica cultura pagana del centro Italia, particolarmente presente nei territori marchigiano, laziale e abruzzese. Pantàsema, Pantàsima, Fantàsima, Mammoccia, Pupazza e Signoraccia sono solo alcune delle varianti regionali del nome di questa antica figura, simbolo di fertilità, spesso legata ai riti di passaggio.
La Pantàsema nel centro Italia
Introdacqua (AQ)
A Introdacqua, comune in provincia di L'Aquila, in Valle Peligna, al termine delle feste religiose in onore di S. Antonio Abate e San Feliciano Martire di fine agosto, avviene il celebre ballo della "bandàseme". A mezzanotte circa dell'ultima sera di festa, fa il suo ingresso, accompagnata da un gruppo di musicanti, il grande fantoccio dalle sembianze femminili. Questo viene fatto ballare al centro della piazza a suon di musica, fuochi d'artificio e mortaretti. Durante la danza, animata da una persona che è introdotta all'interno della struttura in ferro decorata con colorata cartapesta, la "bandàseme" viene bruciata. Più è bravo ed esperto colui che la "fa ballare", maggiore sarà la durata dello spettacolo tersicoreo caratterizzato dalle fiamme che divampano intorno.
Marzanello, Vairano Patenora (CE) A Marzanello, frazione di Vairano Patenora, nel primo trentennio del XX secolo, insieme ai mazzamauriègli (gnomi e folletti che popolavano le campagne), le ianàare (streghe) e gli spiriti inquieti delle persone decedute per morte violenta, tra le presenze occulte e malvagie dell'immaginario popolare viene annoverata anche la Pantàsema come personaggio maligno indefinito.
Grotti di Cittaducale (RI) A Grotti, frazione di Cittaducale, posta nella bassa Valle del Salto tra le regioni storiche della Sabina e del Cicolano in Provincia di Rieti, viene chiamata Pantàsima, accanto alle varianti Pantàrma e Pupazza, così come nelle zone circostanti al paese. Durante i festeggiamenti serali delle ricorrenze religiose in onore del patrono San Vittorino di Amiterno e della Madonna dei Balzi (entrambe nella prima metà di settembre), la Pantàsima di cartapesta, adornata di fuochi d'artificio installati sulle spalle e sul capo, fa il suo ingresso nella piazza del paese fra le danze e a turno viene 'indossata' dagli astanti, che ballano al centro della folla.
Palestrina (RM)
A Palestrina, comune in provincia di Roma, il termine indica una statua posta ai piedi di piazza della Cortina, quindi l'ultimo strato del tempio della Fortuna Primigenia antistante la zona sacra. La statua si vorrebbe essere giunta lì, forse come bottino di guerra, a seguito della vittoria sillana su Praeneste (antico nome della città), avendo il leader degli optimates presidiato e arruolato soldati da città dei Marsi e del Sannio e Lucania, dove la figura della Pantàsema rimane culturalmente attiva.
Identificata come raffigurazione di una sacerdotessa, la Pantasima della Cortina raffigura possibilmente, nella rappresentazione prenestina, anche una dea agricola o infernale romana, forse identificabile con Lara, data la collocazione nel tempio della Fortuna e le somiglianze semantiche tra il mito della dea e l'uso dialettale della parola. Nel dialetto prenestino, infatti, il termine è utilizzato per definire una persona taciturna, inespressiva e molto più spesso immobile.
Ma molto più vicini all'etimologia latina della parola sono i racconti che circondano la storia della statua. Per spiegare i misteriosi sporadici ritrovamenti della testa della statua ai piedi di quest'ultima, nelle narrazioni popolari appare l'idea che la statua, persa la testa, scenda dal suo piedistallo e girovaghi per le strade della città in cerca di quest'ultima, esattamente come un "phantasma", uno spettro. Ad aggiungere al collegamento con Lara, invece, potrebbero esserci alcune testimonianze del comportamento della Pantasima "scapocciata" la quale si fermerebbe alle porte delle case delle località della colonnella, degli scacciati e del borgo a farfugliare invano parole confuse per ricevere assistenza. Quest'ultima raffigurazione della pantasima è, però, assimilabile anche ad altri fenomeni soprannaturali e non della cultura romanesca dei monti prenestini, ad esempio alle streghe (o ai casi di isteria).
Il termine Pantàsema nei dialetti del centro Italia Torre Cajetani (FR) A Torre Cajetani, nel dialetto del paese, si una ancora oggi il termine Pantàsema: fantasma
Valmontone (RM)
A Valmontone, nel dialetto locale il termine Pantasima sta a indicare una donna che, calata in un contesto solitamente pubblico, risulta inutile, inespressiva e la cui presenza non altera le sorti dell'azione in corso. Dunque, il termine ha una connotazione negativa.
Jenne (RM) A Jenne, nel dialetto Jennese il termine Pantàsema indica: fantasma; donna inespressiva; donna immobile. Accr. pantasemòna; Masch. pantasemòne; Plu. pantasimuni. Proprio nel comune di Jenne si svolge la festa più famosa del centro italia che festeggia appunto la Pantasema.
Civitella Roveto (AQ) A Civitella Roveto in Abruzzo, la Pantàsema, associata al termine Mammoccia, indica principalmente uno spauracchio, ovvero una figura di cui avere timore. Nella Marsica e nel sorano è detta anche "Pupazza" o "Signora".
Canepina (VT) Un tratto fonetico che colpisce per la sua vitalità nei Cimini è senza dubbio la sonorizzazione della fricativa sorda che giustifica forme quali a Canepina vaggi “faggi”, vasióli “fagioli”, vronchèllo “fringuello” e a Vallerano i vvòchi “i fuochi”, vilo, viume, vièno. Il tipo pantàsima “fantasma” [CARB, CC, CCA, CNP, F, FAL, R, S, VAS], pantàsimu [SOR], d'origine greca, rappresenta invece uno sviluppo isolato di tipo meridionale.L. Cimarra - F. Petroselli, Contributo alla conoscenza del dialetto di Canepina, Civita Castellana, Amministrazione Comunale di Canepina, 2008.
Note
Bibliografia L. Cimarra - F. Petroselli, Contributo alla conoscenza del dialetto di Canepina, 2008 L. Martini, Il caro volo: momenti di vita castrocielese, 2003 A. Panarello, Terra filiorum Pandulfi, maggio 2002 G. Tardio, Fantocci nei rituali festivi - TESTI DI STORIA E DI TRADIZIONI POPOLARI, Edizioni SMiL 2008
Categoria:Tradizioni popolari del Lazio Categoria:Tradizioni popolari dell'Abruzzo