Mazzo di Valtellina (Maz in dialetto valtellinese.) è un comune italiano di abitanti della provincia di Sondrio, in Lombardia.
Mazzo è situato in alta Valtellina, nella comunità montana della Valtellina di Tirano, in un'area di primaria importanza: a pochi chilometri da Tirano, crocevia verso la Svizzera, è adagiato ai piedi del Passo del Mortirolo, che permetteva un facile accesso alla Val Camonica e successivamente ai territori della Repubblica di Venezia, che aveva interessi nel commercio con i paesi di lingua tedesca.
Geografia fisica Territorio
Mazzo di Valtellina confina con i seguenti comuni: Grosotto, Monno, Tovo di Sant'Agata e Vervio. Il comune copre un'area di 15,32 km².
L'altitudine massima si attesta intorno ai Il territorio è esteso su entrambi i versanti della valle, tracciata dal corso del fiume Adda. Sulle pendici dei monti, sono presenti boschi di castagno e man mano che si sale si sviluppano boschi di conifere miste. Nella parte alta delle montagne, sono presenti pascoli e distese erbose.
Origini del nome Il nome di Mazzo deriva dalla famiglia tirolese dei "de Mazia" o "von Matsch", originaria della omonima valle in val Venosta, che giunse in Valtellina nel corso dell'XI secolo (e che, a motivo della zona di provenienza, prese il nome di "Venosta").
Storia Mazzo si trova in un'area di rilievo primario: trovandosi ai piedi del passo del Mortirolo permetteva un facile accesso alla Val Camonica e successivamente ai territori della Serenissima Repubblica di San Marco, che aveva interessi strategici ai commerci con i paesi di lingua tedesca.
Ciò attirò nel paese alcune famiglie nobili, tra cui i Venosta della Val di Mazia, i Lavizzari ed i Quadrio, i cui stemmi nobiliari si osservano su diversi palazzi.
Il territorio di Mazzo fu abitato fin da epoche remote e preistoriche. Lo provano i massi cuppellati ritrovati lungo il versante orobico. e le celebri incisioni rupestri scoperte nel 1966 dall'archeologo Davide Pace sulla Rupe Magna di Grosio: le più antiche risalgono al IV-III millennio a.C., mentre le più recenti ai secoli VIII-VI a.C.
Mazzo venne conquistata dall'Impero romano nel 16 d.C. Con la disgregazione dell'Impero romano d'Occidente e le invasioni delle popolazioni germaniche, probabilmente Mazzo fu inglobata, dopo il 489, nel regno ostrogoto di Teodorico. Nello stesso secolo il cristianesimo fece la sua comparsa nella valle.
Nell'VIII secolo la Valtellina passò sotto la dominazione longobarda. Tracce di questa presenza sono rinvenibili nei termini dialettali. Per citarne solo alcuni, di uso piuttosto comune, si possono segnalare "sberlüsc'" (lampo), "güdàzz" (padrino), "sluzz/slòz" (bagnato), "balòss" (furbo, furfante), "maschérpa" (ricotta), "gnècch" (di malumore), "lifròch" (sciocco), "bütér" (burro), "scràna" (panca), "stracch" (stanco), "menegold" (coste, bietole), "trincà" (bere), "sgrafignà" (rubare), "grignà" (ridere), "biótt" (nudo), "rüt" (rifiuto), "bródeg" (sporco), "ghèi" (soldi).
Quando nel 774 Carlo Magno sconfisse i Longobardi, Mazzo venne sottoposto alla nuova dominazione franca. Una leggenda (priva di fondamento storico) vuole che proprio al Passo del Mortirolo Carlo Magno avrebbe sterminato un gran numero di Camuni rimasti pagani, e che il passo dovrebbe il nome a tale battaglia.
Le prime testimonianze scritte su Mazzo risalgono al 795, dove veniva citata dall'imperatore dei Franchi Lotario la presenza dell'omonima pieve, estesa da Sernio a Sondalo. Coloro che abitavano nella Pieve godevano di parecchi diritti (tra cui nomina e revoca dei piccoli feudatari, diritto di fodro durante le guerre, nomina dei parroci etc.) che però vennero revocati nel tempo.
Dopo l'anno mille, la pieve di Mazzo dedicata a Santo Stefano ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione della fede cristiana in Valtellina (insieme ad altre, tra cui quella di Ardenno, Bormio, Chiavenna, Samolaco, Sondrio e Teglio): un documento del 1240 ne attesta infatti l'importanza all'interno della diocesi di Como, di cui era una delle quattro pievi principali.
La frammentazione dell'impero di Carlo portò all'annessione del Regno d'Italia a quello di Germania. Nell'XI secolo arrivò in Valtellina un ramo della famiglia dei de Mazia o von Matsch, originaria della Val Venosta, che aveva ricevuto dall'imperatore Enrico IV il compito di tenere aperti i valichi alpini al passaggio delle truppe imperiali. Ai Venosta, che decisero di risiedere a Grosio e formarono una potente alleanza con i Visconti meneghini, vennero dunque assegnati dal Vescovo di Como i diritti feudali su Mazzo, che furono conservati fino al 1512, anno di inizio della dominazione delle Tre Leghe Grigie sul territorio valtellinese.
Nel XIII secolo la famiglia Venosta costruì, nel raggio di una ventina di chilometri, un sistema di fortificazioni di cui, a Mazzo, resta solamente la torre, nota come Torre di Pedenale.
Nel 1335 Mazzo (assieme all'intero territorio della Valtellina e di Como) passò sotto la dominazione dei Visconti di Milano e durante la metà del Quattrocento sotto quella degli Sforza. Essi dovettero fronteggiare i primi tentativi di egemonia sulla Valtellina operati dalle Tre Leghe Grigie. A partire dal 1487 l'esercito grigione, scendendo dalla Valdidentro, saccheggiò a più riprese Bormio e i territori vicini, a titolo di risarcimento per la mancata esenzione dai dazi doganali da parte del governo di Ludovico il Moro.
Mazzo, come del resto l'intera Valtellina, venne conquistato nel 1513 dalle Tre Leghe, dopo la caduta di Ludovico il Moro e un breve dominio francese; il territorio rimase sotto la giurisdizione dei Grigionesi sino al 1797, quando venne annesso alla neonata Repubblica Cisalpina, insieme a gran parte di Lombardia ed Emilia-Romagna. Conclusosi il dominio napoleonico, Mazzo passò al Regno Lombardo-Veneto, fino all'Unità d'Italia, nel 1861, quando divenne parte del Regno d'Italia. Con il referendum del 1946, Mazzo divenne parte della Repubblica Italiana.
Simboli
Lo stemma, il gonfalone e la bandiera municipale sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 9 dicembre 2021. Stemma
Lo stemma con la croce risale al XVI secolo e potrebbe essere messo in relazione al fatto che Mazzo fu sede di una pieve. Gonfalone
Bandiera
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Complesso chiesastico di Santa Maria Il complesso chiesastico di Santa Maria si compone di tre edifici principali collegati tra di loro per mezzo di un loggiato interno: il battistero medievale, la chiesa di Santa Maria (1452) e l'oratorio seicentesco (una cappella di piccole dimensioni destinata alla preghiera e al culto privato di famiglie o comunità). L'edificio ha subito numerosi restauri nel Seicento e nel Novecento: vi sono però all'interno un'interessante ancona, datata 1489, opera di Giovanni Malacrida, autore anche di uno stendardo del Duomo di Como.. Pare che tutte le pareti esterne, che appaiono perlopiù bianche e spoglie, fossero affrescate con stemmi araldici, iscrizioni, segni zodiacali, la rappresentazione dei Mesi e complesse rappresentazioni andate perdute.
Battistero di San Giovanni Battista
Il fonte battesimale a immersione risalente al VII secolo d.C. è il monumento più antico di Mazzo. Fu edificato intorno all'XI secolo su di un preesistente luogo di culto pagano che risaliva all'824, di forma circolare, menzionato in un proclama dell'imperatore Lotario I.
All'edificio attuale, di forma ottagonale (la quale ha un forte valore simbolico poiché rappresenta i sette giorni della Creazione in aggiunta al giorno del Giudizio), si accede varcando l'elegante portale di marmo risalente ai primi anni del Cinquecento, decorato a bassorilievo con delle figurazioni di carattere religioso, tra cui spiccano le figure dei santi Rocco e Sebastiano e dell'arcangelo Gabriele intento ad annunciare la lieta novella alla Vergine. Come da tradizione iconografica, l'angelo è rappresentato a sinistra, mentre la Vergine si trova sulla destra.
La vasca a immersione risale al VII secolo ed è la più antica in Valtellina.
La decorazione pittorica originale, all'interno, è andata in larga parte perduta ma si conservano due cicli di affreschi tardo quattrocenteschi (su uno di questi è riportata la data 1492) attribuiti al pittore locale noto come Giovannino da Sondalo: questi rappresentano Santa Barbara, Santo Stefano e San Giovanni Battista accompagnati da un'interessante raffigurazione della Trinità.
Chiesa di Santo Stefano Protomartire
La chiesa arcipretale sorge con probabilità nel corso dell'VIII secolo. Fu completamente restaurata negli anni '30 del XVI secolo perché la torre campanaria crollò portandosi via metà della chiesa. Il campanile presenta quattro aperture, le ultime due a forma di trifora con archetti gotici. La chiesa presenta un portale di marmo bianco (1508) firmato Bernardino da Maroggia e un portone in legno scolpito risalente al 1597. Nella strombatura sono presenti due bassorilievi rotondi che mostrano i volti dei regnanti dell'epoca, Luigi XII e Anna di Bretagna. L'interno a tre navate è contraddistinto da uno stile barocco, sia per quanto riguarda i cicli pittorici delle volte, sia per quanto riguarda i singoli apparati decorativi: si segnalano la pala d'altare della Madonna del Rosario, in legno e impreziosita da 25 formelle intagliate con maestria, e l'altare in marmo bianco, che ha sostituito un prezioso trittico in legno dorato presente al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Una menzione a parte meritano la sagrestia, un tempo cappella cimiteriale, impreziosita da una serie di cicli di affreschi ad opera del Valorsa e il portale di marmo, opera di Bernardino de' Maroggia (1508) sul quale compaiono figurazioni sia grottesche che di carattere religioso.
L'altare della Madonna La pala d'altare venne commissionata dalla Confraternita del Rosario e intagliata da autore ignoto nel 1609. La nicchia centrale presenta la statua della Madonna del Rosario, la quale risale probabilmente ad almeno un secolo prima rispetto al resto della struttura. La Madonna, secondo le consuetudini diffuse tra il XVII-XVIII secolo, era dotata di un ricco corredo costituito da abiti preziosi e gioielli. Purtroppo non è rimasto più nulla dell'antico corredo, ad eccezione del mantello in broccato francese del XVIII secolo. Ai lati della Vergine spiccano le statue dei Santi vescovi, Carlo Borromeo a destra e Nicola a sinistra. Tutt'intorno vi sono 15 formelle a rilievo con i Misteri del Rosario. A sinistra troviamo i gaudiosi, a destra i gloriosi, mentre sopra le tre nicchie sono collocati i dolorosi. Nella parte superiore dell'ancona è presente San Domenico da Guzman che regge una corona del rosario, andata perduta. Una cancellata con volute in ferro battuto e ottone in cui si riconoscono fiori di giglio, cariatidi e capitelli ionici, fu eseguita nel 1614 da Giovanni Battista Scalvino e chiude l'altare su cui è posta l'ancona.
Chiesa di San Matteo In origine la chiesa di San Matteo era situata poco sopra l'edificio presente, costruita in pietra e di piccole dimensioni. Fu abbandonata e trasformata in baita dopo l'edificazione della nuova chiesa. Sul retro è sopravvissuto l'abside semicircolare e sulla facciata a capanna spicca un affresco raffigurante la Madonna in trono col Bambino e i santi Rocco e Matteo, attribuibile a Cipriano Valorsa.
La costruzione della chiesa nuova cominciò a partire dal 1667. Esternamente, sopra al portale in pietra verde, troviamo un affresco attribuito a Giambattista Muttoni. All'interno decorazioni pittoriche del pittore Francesco Piatti rappresentano quattro episodi tratti dal Vecchio e dal Nuovo Testamento; l'arredo è invece andato in gran parte disperso a seguito della profanazione durante la seconda guerra mondiale e del conseguente abbandono. La chiesa è stata restaurata e riconsacrata nei primi anni 2000.
Chiesa di Sant'Abbondio