Originariamente una figura di spicco nella letteratura coreana fra anni ottanta e anni novanta, dalla fine di quest'ultimi è diventato uno dei principali autori drammatici del cinema sudcoreano, imponendosi a livello internazionale nel 2002 con il film Oasis. È stato il Ministro della cultura del governo Roh Moo-hyun dal 2003 al 2004.

Biografia 1954–1981: Formazione Lee nasce a Daegu nel 1954, un anno dopo la fine della guerra, in una famiglia di yangban decaduti appartenenti al bongwan dei Kim di Andong., che tracciavano le proprie origini a Song-jae Yi Woo (1469–1517), zio e tutore del filosofo confuciano Yi Hwang. La sua infanzia è segnata dal rapporto conflittuale con il padre, un comunista, che, rimasto disoccupato a causa della sua passata affiliazione al Partito del Lavoro, costringerà la madre a farsi carico della famiglia al posto suo confezionando hanbok. L'autore esplorerà questo capitolo della sua vita più volte nelle sue opere letterarie, tra cui il racconto Yongcheonbaeng-i (, ; 1992). Emarginato a causa delle simpatie politiche di famiglia e cresciuto in povertà, Lee è un bambino schivo e sovente assorto nei suoi pensieri, che sublima la solitudine nell'abbraccio identitario della propria ascendenza nobiliare come segno distintivo, un sentimento che col tempo «muta [...] in orgoglio estetico e morale».. Lo esprime trovando sbocco sin dalla più tenera età nella scrittura, vincendo diversi concorsi letterari a partire dal liceo, per quanto invece i suoi voti a scuola fossero sempre stati mediocri.

Terzogenito di quattro fratelli, l'attore/regista teatrale Pil-dong (; 1944–2008), Gi-dong () e Joon-dong (; 1957), più due sorelle, sarà il maggiore, attivo nella filodrammatica di Daegu, a introdurlo all'età di 10 anni al teatro, il mezzo espressivo a cui Lee dedicherà gran parte dei suoi vent'anni, sia come drammaturgo e regista che come attore. Un ulteriore ascendente sulla sua formazione l'eserciterà l'ambiente universitario, impostosi in quegli anni come principale centro di mobilitazione democratica contro la dittatura di Park Chung-hee e Chun Doo-hwan nel Paese, che vince la sua naturale antipatia per la politica maturata durante l'infanzia.

Svolge alla fine degli anni settanta il servizio militare obbligatorio, che gli sarà di ispirazione per il racconto Nun oneun nal (, ; 1987). Laureatosi in didattica della lingua coreana all'Università nazionale Gyeongbuk di Daegu dopo averne fallito per tre volte l'esame d'ammissione, nel 1980 trova lavoro come insegnante di lettere in un liceo di provincia a Yeongyang. È durante il suo ultimo anno d'università che si consuma il massacro di Gwangju, un evento spartiacque per il movimento per la democrazia e la storia del Paese, che lo segnerà profondamente.

1982–1992: Scrittore Parallelamente all'insegnamento, Lee lavora come cronista e, nel 1982, scrive i suoi primi racconti.. Nel 1983 vince il concorso letterario annuale del quotidiano Dong-a Ilbo con la novella d'esordio Jeolli (, ). L'opera, incentrata sui compromessi tra ideali politici e sopravvivenza personale, racconta di due compagni di università il cui percorso si divide quando uno viene arrestato a una manifestazione e ha rovinata la vita, mentre l'altro si arruola nell'esercito e finisce col trovare un posto rispettabile lavorando come insegnante. Nella figura di una terza compagna d'università che, abbandonate le proprie simpatie, sposa il suo ricco capo statunitense, conformandosi agli standard di bellezza stranieri, la novella è considerata anche uno dei primi esempi di letteratura antiamericana in Corea del Sud. Per aggirare la censura, eviterà di approfondire l'aspetto dell'attivismo studentesco dei protagonisti.

Si trasferisce quindi nella capitale Seul, dove insegna al Liceo Sin-il. Entrato in contatto con la scena teatrale di Daehangno (a Jongno), mette in scena numerose pièce e spettacoli, continuando a scrivere nel tempo libero. Pur attirando meno attenzione del più saltuario mestiere di scrittore, l'attività di Lee a teatro sarà «molto estesa» e l'esperienza acquisita si manifesterà nella direzione degli attori nei suoi film futuri. Nel 1987 pubblica la sua prima raccolta di racconti, Soji (, ). Le sue opere dell'epoca sono incentrate sul tumulto interno alla società sudcoreana durante la dittatura., filtrato attraverso le vite di individui comuni per cui «non si tratta tanto di fare la scelta sbagliata, quanto di vedersi negata qualsiasi possibilità di scelta significativa», e sui mutamenti intercorsi dalla guerra al presente, che si manifestano nel conflitto generazionale tra la generazione di Lee e quella dei suoi genitori. Tra quelli pubblicati in Soji, Bulgwa meonji (, ) affronta il lutto di un genitore per un figlio, ispirandosi alla morte di suo figlio di cinque anni in un incidente stradale nel 1985; dopo aver scoperto che il parco divertimenti da cui aveva disperso nel fiume Han le ceneri del bambino, e dove voleva deporre un mazzo di garofani per commemorarne l'anniversario, è stato spianato da un cantiere, il padre protagonista del racconto, come Lee un professore, torna a casa e viene informato che uno studente è morto autoimmolandosi in segno di protesta.

Per arrotondare, si cimenta anche nei romanzi d'appendice: Jisang-ui sarang (, ), serializzato sul Gyeongnam Ilbo; Saebyeok-ui a-i (, ), sul Gyeong-in Ilbo; Neulg-eun yeon-in-ui norae (, ), sul Gukje Sinmun.

Nel 1992 pubblica una seconda raccolta di inediti, Nokcheon-eneun ttong-i manta (, ). Nel racconto che dà il nome al libro (dovuto al cantiere accanto a cui vive il protagonista, che ha sfrattato i precedenti residenti della zona, ma ha lasciato gli operai senza servizi igienici), Lee torna sugli effetti dell'autoritarismo sull'unità familiare: un poliziotto rintraccia il protagonista, un professore di provincia conformista e materialista, per avvisarlo della latitanza del fratello minore, un dissidente studentesco, la cui ricomparsa porterà lui e la moglie a una crisi di coscienza.. Sia in Soji che Nokcheon-eneun ttong-i manta ricorre inoltre la figura del padre assente o degenere, come in Chingi () e Kkeun (, ), oltre che nel summenzionato Yongcheonbaeng-i. Grazie al suo secondo libro vince il premio letterario "Hanguk Ilbo", che lo consacra come uno degli scrittori più affermati del Paese.

1993–1996: Passaggio al cinema Entro allora, tuttavia, Lee si era ormai disamorato della scrittura. La fine del decennio aveva apportato grandi cambiamenti al Paese, prima fra tutti la transizione alla democrazia con le libere elezioni del 1987; Lee, un umanitarista convinto trovatosi ad abbracciare il materialismo dialettico e scrivere di temi sociali a causa di condizioni esterne, aveva notato come, con la fine della guerra fredda, esso fosse stato soppiantato dal postmodernismo... Venute meno queste condizioni, Lee, già da tempo dubbioso del suo ruolo nella società in quanto scrittore e scorato dal modo in cui «la società coreana continuava a soffrire degli stessi problemi, ma il sentore comune era completamente cambiato», accarezza la decisione di ritirarsi.

Erano inoltre gli anni in cui il cinema sudcoreano tornava a imporsi "al centro dell'attenzione della cultura popolare". Pur discutendone a volte con altri intellettuali, Lee non era mai stato in contatto con il cinema, sdegnandolo: la sua unica esperienza diretta a riguardo risaliva all'infanzia, quando aveva fatto da comparsa in Jeo han-euredo seulpeum-i (1965) di Kim Soo-yong, girato a Daegu, dove recitava il suo compagno di banco delle elementari. La figura attraverso cui verrà introdotto al cinema sarà il regista Park Kwang-soo, a cui era stato presentato dal collega scrittore Choe In-seok, che ne aveva sceneggiato il film Chil-soo-wa Man-soo (1988). Lee vi si trova in sintonia grazie al comune retroterra pittorico, una passione che aveva dovuto abbandonare da bambino mancando dei soldi necessari a esercitarla.

Nel 1992, Park gli offre di sceneggiare il suo film Geu seom-e gagosipda, tratto da un romanzo di Im Cheol-woo di cui aveva curato la postfazione e con il quale aveva aiutato il regista a mettersi in contatto per parlare dell'adattamento.. Lee, in cerca di un modo per fuggire dalla sua crisi d'ispirazione e di certezze, accetta di rimaneggiarne la prima bozza della sceneggiatura scritta dallo stesso Im, nonostante il suo primo tentativo venga scartato perché troppo letterario. Oltre a co-sceneggiare il film, non avendo mai studiato cinema prima, ne approfitta per impratichirsi degli aspetti tecnici, definendo a posteriori la collaborazione con Park «il mio corso accelerato di cinema». Accarezza a un certo punto l'idea di frequentare un'accademia a Parigi, ma Park lo dissuade e gli suggerisce invece di fare pratica su di un set. Nel 1993, con l'inizio delle riprese, ha l'opportunità di fargli da assistente: quando l'aiuto regista viene licenziato il primo giorno, Lee sarà chiamato a sostituirlo in quanto più anziano tra gli assistenti alla regia, esordendo così all'età di 39 anni. La prova sarà gravosa per l'inesperto Lee, che però vi si dedica «anima e corpo», facendo «inaspettatamente» una buona impressione. Dichiarerà a riguardo: «Non va bene quando gli assistenti alla regia provano a fare i registi. [...] [C]ercavano tutti di dare consigli, preoccupandosi d'inezie e rallentando il tutto, quando avrebbero dovuto comportarsi da sergenti. Ero l'unico che pensava e agiva come un sergente istruttore»..

Uscito nel 1993, Geu seom-e gagosipda, come il romanzo da cui è tratto, parla di un inurbato che cerca di seppellire le spoglie paterne sull'isola natale di quest'ultimo contro il volere degli abitanti: i flashback sul padre che compongono il secondo asse narrativo rivelano via via i motivi di tale opposizione e la storia dell'isola negli anni '50. Si tratta inoltre dell'unica opera di Lee a trattare in maniera diretta della guerra di Corea, concentrandosi soprattutto sui crimini di guerra commessi dall'esercito sudcoreano contro la popolazione inerme, a lungo soggetti di negazionismo al Sud. Nel 1995, co-sceneggia sempre per Park Areumda-un cheongnyeon Jeon Tae-il, una biografia di Jeon Tae-il, sindacalista operaio autoimmolatosi in pubblica piazza nel 1970 per protestare contro le condizioni delle fabbriche tessili: l'opera, nuovamente divisa su due piani temporali, quello di Jeon e quello del suo biografo nel 1975, affronta un altro tema precedentemente considerato tabù nel cinema nazionale, in linea con l'interesse di Lee verso la memoria storica e il modo in cui si interseca con la vita delle persone. L'autoimmolazione di Jeon aveva già ispirato un episodio analogo nel racconto Bulgwa meonji. Oltre a fornirgli la sicurezza necessaria per esordire dietro la macchina da presa, l'importanza del sodalizio con Park risiede nel fatto che, prima di esso, le opere di Lee avevano raramente per protagonisti membri della classe operaia e preferivano concentrarsi sul ceto medio, seppur impoverito, in parte a causa delle sue origini nobiliari..