Coming out è un'espressione inglese usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.
Questa espressione deriva dalla frase inglese coming out of the closet ("uscire dal ripostiglio" o "uscire dall'armadio"), cioè "uscire allo scoperto". In italiano la traduzione letterale sarebbe "uscir fuori", ma questa forma non ha prevalso su quella inglese, a differenza di quanto accaduto con lo spagnolo salir del armario e il francese sortir du placard. Con questo significato, comunque, è utilizzato in italiano il verbo "dichiararsi" o l'espressione "uscire allo scoperto".
L'espressione abbreviata comunemente usata, coming out, ha un contenuto ironico, in quanto era - e in parte è ancora - l'espressione usata per indicare il "debutto in società" di una giovane adolescente, di solito al ballo delle debuttanti.
In Italia l'espressione coming out, che indica una decisione deliberata, è molto spesso confusa con outing, che indica invece l'esposizione dell'omosessualità di qualcuno da parte di terze persone senza il consenso della persona interessata. Tale errore concettuale è tuttavia talmente imperante da essere ormai difficilmente correggibile.
L'opposto di una persona che ha fatto coming out (definita "dichiarata") è indicata nel gergo gay col termine "velato" o "riservato".
In Italia i mass media hanno registrato per anni coming out più o meno tardivi di cantanti, presentatori o attori oltre alla posizione contraddittoria di artisti come il regista Franco Zeffirelli, l'attore Leo Gullotta o di couturier come Valentino, Roberto Capucci e Giorgio Armani, che non hanno mai negato il loro orientamento sessuale ma non hanno voluto fare un coming out vero e proprio.
Il coming out per chi lo vive Il coming out, per chi lo vive, è un processo generalmente mai concluso e non è possibile riferirsi a esso come un avvenimento unico nella vita di un omosessuale, in quanto è un processo che si verifica diversamente in vari ambiti, con soggetti diversi e secondo diverse modalità. Nelle società eteronormative che vedono l'omosessualità come una condizione di diversità, ogni qual volta si entra in ambienti nuovi e si conoscono persone nuove si deve decidere se, come e quando esplicitare la propria condizione, infatti la maggior parte degli omosessuali sceglie con attenzione le persone con cui dichiararsi. Di questo processo si tendono a identificare due fasi; la prima, chiamata anche "coming out interiore", cioè la maturazione della consapevolezza e la seconda, quella più conosciuta, in cui l'individuo si dichiara alla società.
Coming out interiore Il coming out interiore è la prima fase ed è il momento in cui un individuo si rende conto di far parte della comunità LGBT+, ne acquisisce consapevolezza e impara ad accettarlo come una parte integrante della propria personalità. Quando questo avviene è puramente soggettivo e varia a seconda dei casi, non ci sono delle tappe obbligatorie da seguire o un percorso predefinito: c'è chi si definisce omosessuale dopo il primo rapporto sessuale, altri dopo una relazione, altri dopo relazioni o rapporti eterosessuali. Questo primo momento è di solito caratterizzato da una forte carica emotiva ed è fonte di stress. Ciò è dovuto in parte al fatto che si tratta di un momento in cui l'individuo si mette, o rimette, in discussione, ma soprattutto perché la società tende alla eteronormatività, cioè a escludere, negando o vestendo di un'immagine negativa, tutti quei comportamenti che si allontanano dalla eterosessualità o cisessualità. Quanto più è forte all'interno di una società questa spinta a negare la legittimità di comportamenti che si allontanano da quelli considerati "canonici", tanto maggiore sarà lo stress vissuto dall'individuo, anche per la mancanza di esempi positivi da seguire per riuscire a integrare questi nuovi sentimenti e pulsioni all'interno della propria identità. Sono infatti vari i motivi per cui, in un periodo particolare come l'adolescenza in cui si impara a socializzare col mondo, giovani LGBT+ sono portati a nascondere il proprio orientamento sessuale, degli esempi possono essere il credo religioso o fattori culturali, in quanto è il significato sociale che vi è attribuito a creare disagio, vergogna, paura e rifiuto.
Dichiarazione alla società La seconda fase vede la dichiarazione con la società e la scelta di dichiararsi o meno e le varie modalità dipendono da diversi fattori. Alcuni di questi sono l'età e la generazione, il genere, il luogo di residenza, il titolo di studio e la religione. Infatti, per esempio, prima si è nati, più alto sarà il livello di eteronormatività che la persona possiede e che condiziona i suoi rapporti sociali. Allo stesso modo, se si è nati in una grande città si ha un controllo sociale più basso e si ha accesso a molti più servizi per la comunità LGBT+ rispetto a chi invece nasce in una piccola città. Per finire, considerando la religione, aver ricevuto un'educazione cattolica influisce negativamente sulle tempistiche e sulla stabilità dell'identità acquisita. Guardando infatti ai gruppi non credenti, la percentuale di omosessuali visibili è più alta all'interno di questi gruppi rispetto ai gruppi cattolici.
Questa fase, a meno di non essere famosi e di fare coming out attraverso i social media, è un processo graduale e mai concluso. Le ragioni del coming out possono essere varie, tra le quali anche politiche (vedi la sezione Storia del coming out) o pratiche, ambendo a vivere liberamente la vita di ogni giorno senza doversi nascondere; alcuni studi hanno provato che il grado di visibilità di una persona in un gran numero di situazioni sia fortemente correlato con una mancanza di stress e di nevrosi. Inoltre, la conclusione di questa fase porta generalmente a una crescita interiore, soprattutto in termini di sicurezza in sé stessi.
Età del coming out Per quanto il coming out verso la società possa avvenire in un qualsiasi momento della vita dell'individuo, cioè quando lo stesso si sente pronto o ne sente la necessità, anche il coming out interiore può avvenire in diversi momenti. Non esiste "un'età del coming out": il coming out interiore può avvenire dalla preadolescenza, all'adolescenza o più raramente nell'età adulta o in ogni periodo della vita dell'individuo sulla base di caratteristiche proprie.
Durante l'adolescenza, l'individuo ha più mezzi psichici del bambino per affrontare la situazione, ma si trova anche in un periodo molto confuso della vita in cui si va incontro a grandi cambiamenti, sia fisici sia psicologici sia sociali. Una famiglia all'antica, poco propensa all'espressione libera dell'individuo, tenderà a bollare la cosa come "è solo una fase, passerà", lasciando all'adolescente l'impressione che i suoi sentimenti non siano e non vadano presi sul serio.
Nell'età adulta, le motivazioni del coming out hanno più spesso a che fare con il vissuto e i sistemi di valore dell'individuo. Quando il coming out annuncia anche una relazione affettiva tra compagni, la valorizza e richiede meno coraggio perché i partner si sostengono tra loro. A volte nel mondo dell'arte, come nel caso di Jean Cocteau o Giancarlo Menotti, il coming out tra compagni di età diverse è velato ufficialmente dai ruoli di pupillo e tutore, sul genere di quello che caratterizza l'alleanza tra Batman e Robin : solo gli intimi danno per scontata la natura erotica del rapporto, secondo la tradizione che caratterizzò l'omosessualità nell'antica Grecia dove i ruoli sociali erano permissivi ed elastici ma non richiedevano qualcosa di simile a ciò che oggi definiamo coming out. Secondo delle ricerche, per i più giovani l'età media del coming out si aggira attorno ai 18 anni per gli uomini e 20 per le donne.
Il coming out come processo Due sociologi che hanno teorizzato il coming out come un processo sono Vivienne Cass e Richard R. Troiden.
La teoria di Cass del 1979 riguarda lo sviluppo dell'identità omosessuale. La sociologa ha teorizzato un modello basato su sei stadi, ognuno necessario per accedere al successivo, che può essere relativamente breve, o anche non arrivare mai a completamento.
I sei stadi che identifica sono:
Confusione identitaria: il soggetto s'interroga su ciò che prova, si chiede se è omosessuale, non conosce bene le proprie emozioni; Comparazione identitaria: il soggetto si confronta con gli altri e inizia a percepire una certa distanza dalla società eterosessuale; Tolleranza identitaria: il soggetto capisce che probabilmente è omosessuale e cerca dei contesti di appoggio; Accettazione identitaria: il soggetto si accetta ed entra in contatto sempre maggiore con altri omosessuali, la subcultura diventa molto importante; Orgoglio identitario: il soggetto si identifica come omosessuale e attribuisce valore alla propria identità di individuo omosessuale; Sintesi identitaria: l'individuo vede l'omosessualità come uno dei tanti aspetti della sua identità, la differenza tra società omosessuale ed eterosessuale non è più marcata.
La teoria di Troiden, sempre del 1979, identifica invece la costruzione dell'identità omosessuale in quattro stadi, evidenziando come il soggetto ha reagito allo stigma sociale che l'omosessuale subisce, indirettamente o direttamente:
Sensazione: nel periodo della pubertà il soggetto percepisce sentimenti di diversità riguardo ai suoi pari; Confusione di identità; corrisponde al periodo dell'adolescenza, quando i giovani identificano i loro comportamenti come riconducibili alla sfera omosessuale. Le reazioni spaziano dalla negazione, ad atteggiamenti disfunzionali di limitazioni di comportamenti riconducibili all'omosessualità, oppure anche adozione di strategie funzionali e adattive; Assunzione dell'identità: riconducibile al periodo della tarda adolescenza, quando vengono adottati comportamenti disfunzionali evitando attività omosessuali, oppure adottando comportamenti funzionali, partecipando per esempio in modo attivo alla comunità; Partecipazione: quando l'individuo si sente a suo agio con la sua identità e l'omosessualità non è più uno stigma sociale. Questa accettazione porta poi al coming out.
Storia del coming out
Il coming out come strumento di emancipazione fu usato nel 1869 dall'omosessuale tedesco Karl Heinrich Ulrichs, ex funzionario tedesco del Regno di Hannover, pioniere del movimento per i diritti di gay, lesbiche e transgender. Dato che egli vedeva nel coming out un mezzo di emancipazione e nell'invisibilità un ostacolo al cambiamento l'opinione pubblica, esortava altri omosessuali a "uscire allo scoperto". La sua campagna segnò la nascita dell'identità politica degli omosessuali, che si sviluppò nelle lotte contro il paragrafo 175 del codice penale tedesco.
Il successore ideale di Ulrichs nella battaglia contro la discriminazione legale fu Magnus Hirschfeld, medico sessuologo che creò, dopo la prima guerra mondiale, l'Istituto per la ricerca sessuale. L'istituto portò alla nascita di varie iniziative sociali e politiche contro la criminalizzazione dell'omosessualità e aiutò Berlino a diventare la capitale di riferimento per le persone omosessuali, con la nascita di vari locali, riviste e associazioni.
Altro pioniere fu il poeta Robert Duncan. Nel 1944, usando il suo nome nella rivista anarchica Politics, affermò che gli omosessuali erano una minoranza oppressa.
Nel 1951 Donald Webster Cory pubblicò The Homosexual in America, una pietra miliare, nel quale dichiarava: «La società mi ha dato una maschera da indossare [...] Dovunque vada, in qualsiasi momento e davanti a qualsiasi sezione della società, io fingo». Cory era uno pseudonimo, ma la sua descrizione franca e soggettiva servì come stimolo a una emergente autocoscienza omosessuale e a un nascente movimento omofilo. (Gross, p. 15)