Biografia Autista del corpo nazionale dei vigili del fuoco fu, nei dintorni di Faenza, tra i primi giovani che imbracciarono le armi e diedero vita alla lotta partigiana, con il nome di battaglia MaxAlcune fonti indicano il vero nome in "Max" e quello di battaglia in "Marx"..

L'8 settembre 1943, data dell'armistizio, assieme ad altri giovani e giovanissimi partecipò al recupero delle armi nelle caserme del Faentino, in particolare quelle del 6º Reggimento Bersaglieri, facendone uscire mitragliatori, fucili e bombeTestimonianza di Sauro Ballardini (Topo) in L. Bergonzini, La resistenza a Bologna, Vol. V, Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea nella provincia di Bologna "Luciano Bergonzini" - Istituto per la Storia di Bologna - Comune di Bologna - Regione Emilia-Romagna, 1985/2003. che servirono a costituire e armare la banda partigiana denominata "La Scansi", comandata da Gino Monti, formata da 20 giovani ed attiva nella zona dell'Appennino faentino-bolognese (alte valli dei fiumi Lamone e Montone - valle del Senio)La zona in cui nell'estate 1944 diverrà operativo il Distaccamento "Celso Strocchi" della Brigata GAP "Mario Gordini" operante nella provincia di Ravenna., fino al novembre 1943Cfr. voci "Emiliani Max", "Donatini Amerigo", "Monti Gino" in A. Albertazzi - L. Arbizzani -N. S. Onofri (a cura di), Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea nella provincia di Bologna "Luciano Bergonzini" - Istituto per la Storia di Bologna - Comune di Bologna - Regione Emilia-Romagna, 1985/2003..

Decise successivamente di mettere a frutto la sua esperienza di guida contribuendo alla costituzione di un GAP motorizzato divenuto noto come "camion fantasma"Il gruppo è infatti noto come "banda del camion fantasma". Alcune fonti lo denominano come "automobile fantasma": in effetti nel dicembre 1943 il gruppo di gappisti, ulteriormente ridotto di numero, abbandonato il camion oramai inservibile, continuò le sue azioni al comando di Corbari a bordo di una lussuosa berlina Aprilia., assieme a Amerigo Donatini (Baratieri), Dino Ciani, Matteo Molignoni, a cui successivamente si aggiunse Silvio Corbari, proveniente dalla banda detta "del Samoggia" (dall'omonimo torrente che si trova sulle colline Faentine). Il gruppo, servendosi di un camion e uniformi trafugati ai militi repubblichini, seminò lo scompiglio in una vasta area appenninica, attaccando caserme dei carabinieri, posti di blocco, pattuglie fasciste e tedesche.

Il 4 novembre si fermarono a mangiare presso casa del professor Avoni, a Villa Fontana di Medicina (Bologna): il loro comportamento destò tuttavia sospetti e venne immediatamente segnalato alla locale stazione dei Carabinieri. L'intervento di questi portò ad un tragico epilogo: nel conflitto a fuoco che ne seguì vennero uccisi Armando Bosi, guardia municipale e triumviro del PFR di Medicina, i carabinieri maresciallo Giuseppe Roberto Roggero e brigadiere Sebastiano Sanna, e il commerciante Dante Donati, sfollato e nipote del prof. Avoni. Mentre, del gruppo partigiano, Max e Baratieri rimasero feriti.

Gravemente ferito all'addome, Max fu trasportato prima a Ozzano dell'Emilia a casa del dott. Francesco Vincenzi e poi a Faenza, nella sua casa, per essere curato: una delazione rivelò tuttavia ai fascisti la sua presenza, consentendone l'arresto il 24 novembreAlla sua cattura partecipò Raffaele Raffaeli, uno dei più importanti gerarchi della provincia di Ravenna, capo assoluto a Faenza e nelle zone limitrofe, condannato a morte nel 1947, la cui 'biografia criminale' è descritta in E. Andreini - S. Carnoli, Camicie nere di Ravenna e Romagna tra castigo e oblio, Artestampa, Ravenna, 2006, p. 371.. Trasferito all'ospedale di Faenza, e piantonato dai carabinieri, dopo sei giorni venne preso in consegna dai carabinieri di Imola e trasferito "con le ferite ancora sanguinanti" alle carceri di Bologna, a San Giovanni in Monte, ove in seguito venne incarcerato anche Baratieri, catturato nei pressi di Marradi il 22 dicembre dai militi forestali e dai tedeschi dello scalo ferroviario.

Sottoposto ad un processo civile il 27 dicembre per i fatti di Medicina, venne assoltoE. Andreini - S. Carnoli, Camicie nere di Ravenna e Romagna tra castigo e oblio, Artestampa, Ravenna, 2006, p. 414..

Sottoposto due giorni dopo al giudizio sommario di un Tribunale speciale della R.S.I., fu condannato alla fucilazione alla schiena "che affrontò serenamente, anzi con orgogliosa alterezza"Guido Nozzoli, Quelli di Bulow, Editori Riuniti, 1957, p. 172., il 30 dicembre 1943, assieme ad Amerigo Donatini.

Onorificenze Medaglia d'argento al valor militare

Note

Bibliografia Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28ª Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005). Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, La Pietra, Milano, 1968. Alessandro Albertazzi - Luigi Arbizzani - Nazario Sauro Onofri (a cura di), Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea nella provincia di Bologna "Luciano Bergonzini" - Istituto per la Storia di Bologna - Comune di Bologna - Regione Emilia-Romagna, 1985-2003. Luciano Trerè, 16 aprile 1945. Una battaglia per Medicina, Walberti, Lugo, 1998. Pino Cacucci, Ribelli!, Feltrinelli, Milano, 2003. Roberto Roggero, Oneri e onori. Le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia, Greco e Greco, Milano, 2006.

Voci correlate Silvio Corbari

Collegamenti esterni

Emiliani, Marx Categoria:Gappisti Categoria:Vittime di dittature nazifasciste