Ricoprì due volte la carica di prefetto del pretorio d'Oriente, sovrintese ad alcune delle riforme fiscali di Anastasio, ne sostenne le politiche filomonofisite e guidò la flotta imperiale nella battaglia che concluse la ribellione del generale Vitaliano in Tracia. Sopravvissuto al passaggio di regime, sotto Giustino I tenne per la seconda volta la prefettura, ma fu presto messo da parte.

Biografia Origini e carriera finanziaria Nacque ad Apamea in Siria e, come molti siriani, era di religione monofisita. Non si sa nulla dei primi anni di vita; nel 498 fu nominato da Anastasio alto funzionario finanziario, prima tractator e poi chartularius presso lo Scrinium Orientis, il dipartimento della prefettura del pretorio d'Oriente che amministrava le finanze della diocesi d'Oriente, comprendente la sua Siria natale..

Il suo predecessore, Giovanni di Paflagonia, era stato incaricato della supervisione della riforma monetaria voluta da Anastasio. In breve tempo Marino divenne uno dei principali consiglieri finanziari dell'imperatore, specialmente in materia fiscale, e arrivò a esercitare un controllo quasi totale sulla tassazione: alla fine del 511 convinse Anastasio a rinunciare al progetto di ridurre le imposte a Gerusalemme e in Palestina. Fu anche responsabile dell'istituzione dei vindices, funzionari incaricati della riscossione dell'annona, che fino a quel momento era stata responsabilità dei consigli cittadini delle province. I dettagli della riforma sono oscuri e l'opinione dei contemporanei sui suoi effetti è divisa: Giovanni Lido, ostile a Marino, lo incolpa dell'impoverimento delle province, mentre un panegirico di Prisciano afferma che essa fu di grande sollievo per gli agricoltori. Anche se il nuovo sistema sembra aver avuto successo nell'aumentare le entrate statali, fu in seguito ampiamente modificato e infine per lo più abbandonato nei regni successivi.. Nell'esercizio di questi uffici accumulò una notevole ricchezza personale.

Come scrive lo storico John Bagnell Bury, verso il 500 Marino emerse come «il consigliere più fidato» di Anastasio e fu ricompensato con la nomina a prefetto del pretorio d'Oriente, probabilmente all'inizio del 512, succedendo a Zotico; sembra che abbia tenuto l'incarico fino all'inizio del 515..

La rivolta del 512 Nell'autunno del 512 Marino incoraggiò Anastasio a sostenere apertamente la versione monofisita del Trisagio, che il patriarca Timoteo aveva inserito nella liturgia della basilica di Santa Sofia. Di conseguenza la popolazione di Costantinopoli, in maggioranza calcedoniana, insorse il 4 novembre contro la versione ritenuta eretica, costringendo Marino e Platone, il praefectus urbi, a reprimere con la forza i tumulti. Gli scontri proseguirono e il 6 novembre i calcedoniani si radunarono nel Foro di Costantino dando vita a una rivolta che quasi costò ad Anastasio il trono: le statue dell'imperatore furono abbattute, l'anziano generale Areobindo, legato per matrimonio alla dinastia teodosiana, fu proclamato imperatore e la casa di Marino fu data alle fiamme. Anastasio si presentò di persona nell'ippodromo di Costantinopoli per calmare la folla, che chiedeva che Marino e Platone fossero gettati alle bestie..

In questo periodo ebbe rapporti con Severo di Antiochia, che raccomandò al vescovo Stefano di Apamea di consacrare sacerdote un parente di Marino.

La guerra contro Vitaliano Nel 515 fu incaricato da Anastasio di condurre la campagna contro Vitaliano, il magister militum per la Tracia, che si era ribellato alle politiche filomonofisite dell'imperatore e stava marciando su Costantinopoli. Questa insolita nomina di un funzionario civile al comando dell'esercito fu dovuta alla riluttanza dei due generali più importanti, Patrizio e Giovanni, a guidare le truppe imperiali contro un uomo che conoscevano personalmente. Nonostante la mancanza di esperienza militare, Marino sconfisse la flotta ribelle in una battaglia navale all'ingresso del Corno d'Oro: secondo il racconto di Giovanni Malala ciò fu possibile grazie a una sostanza incendiaria a base di zolfo, ideata dal filosofo ateniese Proclo e simile al successivo fuoco greco, con cui furono incendiate le navi che bloccavano il porto. Marino sbarcò quindi con i suoi uomini sulla riva di Sicae e sconfisse i ribelli che vi trovò; scoraggiato dalle perdite, Vitaliano si ritirò a nord con il suo esercito sfruttando l'oscurità della notte..

Sotto Giustino I Benché le cronache lo ricordino fra gli istigatori, insieme al praepositus sacri cubiculi Amanzio, dei disordini scoppiati poco dopo l'elevazione al trono di Giustino I (518), Marino riuscì a sopravvivere alla transizione al nuovo regime: fu nominato prefetto del pretorio per la seconda volta nel 519 – è attestato in carica dal 6 novembre al 1º dicembre di quell'anno – e si diceva che avesse fatto decorare alcune terme pubbliche con scene della vita di Giustino, compreso il suo arrivo a Costantinopoli da povero contadino.. La brevità del secondo mandato, conclusosi con la deposizione da parte dello stesso Giustino, è forse da mettere in relazione proprio con l'accusa relativa ai disordini.

Morì prima del 539. Della sua famiglia si sa che ebbe una figlia, il cui figlio fu nominato governatore in Libia (Marmarica o Cirenaica), dove si distinse per la propria rapacità.

Note

Bibliografia

(voce «Marinus 7»)

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