Villa Romana è una residenza tedesca per artisti con sede a Firenze.

Il soggiorno dei vincitori del Premio Villa Romana e di artisti ospiti internazionali, insieme al vasto programma di mostre ed eventi pubblici, fanno della villa un centro di produzione d'arte contemporanea e di scambio internazionale.

La villa L'edificio di Villa Romana presenta un'architettura neoclassica, databile intorno al 1850. Deve il suo nome alla via sulla quale la villa sorge, all'epoca "via Romana" (oggi "via Senese").

Fondazione Villa Romana, la più antica residenza tedesca per artisti con sede all'estero, fu fondata all'inizio del 1905. Promotore dell’iniziativa fu lo scultore, pittore e grafico simbolista Max Klinger, allora vicepresidente del Deutscher Künstlerbund ("Lega tedesca degli artisti").

Klinger nutriva il desiderio di fondare in Italia una casa comune per artisti tedeschi almeno dal 1889, all’epoca del suo soggiorno a Firenze con l’amico e collega Karl Stauffer-Bern: Nella città che era stata scenario del rinnovamento artistico del XV secolo, voleva creare una dimora e un punto di riferimento stabile per artisti tedeschi. Quando nel 1903 fu fondato il Deutscher Künstlerbund a Weimar, Max Klinger, in qualità di uno dei suo vicepresidenti, portò avanti la proposta di installare a Firenze la tanto desiderata residenza: "Ad artisti talentuosi dev’essere data la possibilità di lavorare per un certo periodo in tranquillità e immersi in un paesaggio gradevole. Non si tratta di istituire né una scuola per dilettanti né un ricovero per squattrinati."Max Klinger; cfr. Preuss Sebastian, Zimmer mit Aussicht, in: Kunst- und Ausstellungshalle der Bundesrepublik Deutschland GmbH, Bonn (Hrsg.), Villa Romana, Gegenwart eines Künstlerhaus, Druckverlag Kettler GmbH, Bönen 2013, p. 105 Due anni più tardi, durante la seduta dell’associazione il 12 gennaio 1905, la proposta fu approvata e si convenne di mandare Klinger a Firenze accompagnato dall'editore di Lipsia Georg Hirzel, in cerca di una sede idonea per la nuova istituzione.

Il 24 marzo 1905 partirono entrambi, seguiti dalla compagna di Klinger Elsa Asenijeff e da altri amici, verso la città dell'Arno e nel corso di poche settimane entrarono in possesso di una villa neoclassica a sud della città, poco lontana da Porta Romana. Per l’occasione, il 4 aprile Klinger telegrafò al collezionista e mecenate Harry Graf Kessler a Londra la seguente notizia: "Diventato oggi proprietario Villa Romana Firenze"Max Klinger; cfr. ibd., p. 104.

Nello spirito del Deutscher Künstlerbund, che era stato fondato da artisti progressisti per difendersi dall'accademismo imperiale, Villa Romana non è mai stata un'istituzione statale, ma si è sempre riconosciuta come iniziativa di artisti indipendenti.

Nonostante si fosse stabilito di prendere la villa in affitto, l’immobile venne immediatamente acquistato, decisione che in futuro si rivelò lungimirante. All'acquisto della villa seguì infatti, il 16 dicembre 1906, la nascita dell'associazione Villa Romana e.V. come suo ente promotore (di cui Max Klinger divenne il primo presidente), il cui distacco dal Deutscher Künstlerbund garantì già dai primi anni l'ottenimento di ingenti donazioni. Inoltre, la ripresa delle attività della villa dopo le interruzioni e le confische avvenute durante le due guerre mondiali, non sarebbe stata possibile se la casa non fosse appartenuta all'associazione Villa Romana e.V.

A metà giugno 1905, il Deutscher Künstlerbund nominò i primi vincitori del Premio Villa Romana, per lo più esponenti delle secessioni di Vienna, Monaco e Berlino: Gustav Klimt, Thomas Theodor Heine, Fritz Erler, Georg Kolbe, Henry van de Velde, Ulrich Hübner e Kurt Tuch. Tra questi, solo Kurt Tuch, Georg Kolbe e Ulrich Hübner poterono accettare il premio ed entrarono, nell'autunno del 1905, come primi borsisti a Villa Romana. L'anno successivo vi risiedettero, tra gli altri, il giovane Max Beckmann - il cui famoso autoritratto in abito nero con sigaretta e il paesaggio fiorentino sullo sfondo (oggi alla Kunsthalle di Amburgo) risale al suo soggiorno nella villa - e le prime borsiste, Dora Hitz e Käthe Kollwitz.

Parallelamente all'attività artistica negli atelier, gli ospiti dovevano collaborare ai lavori di ristrutturazione, arredamento e amministrazione della casa. Vivevano sotto la guida del primo direttore a tempo pieno della villa, il teologo ed ex politico della SPD, Theodor Wächter.

Nel frattempo giungeva dalla Germania il sostegno economico dei primi finanziatori e mecenati dell'istituzione: Eduard Arnhold (che finanziò anche Villa Böcklin a Fiesole e Villa Massimo a Roma), Adolf vom Rath ed Erich Schulz-Schomburgk della Deutsche Bank. Max Klinger stesso si occupò a distanza, da Lipsia, degli sviluppi del suo progetto più amato, fino alla sua morte nel 1920.

Durante le due guerre Con lo scoppio della prima guerra mondiale, i borsisti dovettero prestare servizio militare in Germania. La villa fu ceduta dal direttore Theodor Wächter alla Croce rossa italiana e convertita in un ospedale militare. Finita la guerra, lo Stato italiano confiscò l'immobile in quanto proprietà nemica, e solo nel 1925, dopo numerosi sforzi (tra cui una petizione presentata allo stesso Mussolini), la residenza fu riconsegnata all'associazione Villa Romana e.V.

Dopo una pausa di oltre dieci anni nella vita artistica della villa, nel 1928 lo scultore sassone Gerhard Sacks si trasferì come borsista in via Senese, seguito, un anno più tardi, dal pittore di Colonia Joseph Fassbender, che diventerà uno dei maggiori esponenti della scena artistica renana del secondo dopoguerra.

Durante gli anni del nazionalsocialismo, l’associazione Villa Romana e.V. dovette sottostare all'influenza del regime: nel comitato direttivo si dovettero introdurre posti per rappresentanti del Ministero per l'educazione e la propaganda del Reich; tutti gli ebrei e gli affiliati non conformi alle idee del partito, inoltre, furono esclusi dall'associazione. Nonostante il minaccioso influsso del nazismo sull'amministrazione di Villa Romana, fu possibile nominare il pittore Hans Purrmann suo nuovo direttore nel 1935. Grazie all'appoggio dell'allora consulente capo della Deutsche Bank Hans-Alfons Simon, che fu in grado di arginare i soprusi dei nazisti, la residenza fiorentina divenne un inviolato - per quanto più volte minacciato - "centro di semi-emigrazione"Joachim Burmeister; cfr. Preuss Sebastian, Zimmer mit Aussicht, in: Kunst- und Ausstellungshalle der Bundesrepublik Deutschland GmbH, Bonn (Hrsg.), Villa Romana, Gegenwart eines Künstlerhaus, Druckverlag Kettler GmbH, Bönen 2013, p. 107 per artisti tedeschi. Lo stesso Purrmann dovette venire a sapere, nel 1937, che una delle sue opere era stata esposta nella mostra diffamatoria di "arte degenerata" (Entartete Kunst). Altri artisti tedeschi screditati dal Terzo Reich - tra cui Emy Roeder, vincitrice del Premio Villa Romana nel 1936 - poterono trovare a Firenze un luogo di rifugio. Ufficialmente, tuttavia, la scelta dei borsisti negli anni della dittatura dovette attenersi alle tendenze stilistiche del regime: artisti dichiaratamente avanguardisti furono respinti a favore di esponenti dell'arte moderna più moderati, come l'arcaizzante Toni Stadler, seguace dell'ideologia nazista.

Dopo l'armistizio italiano nel 1943, la colonia di artisti tedeschi dovette lasciare Firenze e nel 1945 l'immobile fu nuovamente confiscato dallo Stato italiano. Negli anni successivi a Villa Romana continuarono a vivere artisti, ma questa volta italiani: tra loro Adriana Pincherle (pittrice e sorella di Alberto Moravia), Onofrio Martinelli, Giovanni Colacicchi. A partire dal 1948, l’ex-direttore della villa Hans Purrmann e il Presidente della Repubblica federale Theodor Heuss s'impegnarono nelle trattative per la restituzione della residenza, approvata nell'estate del 1953 da un "comitato di alleati internazionale". Nel frattempo era stata riportata in vita anche l'associazione Villa Romana e.V., nel 1949. Nel '58 giunse in via Senese lo scultore Kurt Hermann Rosenberg come nuovo direttore della casa, al quale seguì il pedagogo e burattinaio Harro Michael Siegel nel 1964.

Tra gli anni '60 e '70 furono residenti a Villa Romana artisti che contribuirono a dare un nuovo impulso all'istituzione: Johannes Gecelli, Peter Brüning e Horst Antes; nel 1965 Georg Baselitz e cinque anni più tardi Markus Lüpertz e Ben Willikens.

Willikens invitò a Firenze Joachim Burmeister, che diventò poco più tardi direttore di Villa Romana, esercizio che svolse per i successivi trentaquattro anni.

Dagli anni '70 al 2006 Il 1º marzo 1972 ebbe inizio la direzione di Joachim Burmeister, che segnerà la vita artistica di Villa Romana fino al 2006.

All'inizio degli anni '70, l'istituzione dovette confrontarsi con sfide significative: il suo stato e la sua rilevanza di illustre residenza per promettenti artisti tedeschi erano messi seriamente in discussione.

Per aprire Villa Romana ai discorsi e agli approcci artistici in corso a quell'epoca, Burmeister intraprese una politica di rinnovamento, riassumibile nel motto: "Disfarsi dell'inopportuno pathos per il Bel Paese a favore di uno sguardo sobrio verso l'Italia"Joachim Burmeister; cfr. Nedo Kito, Die Künstler sind die Könige, in: Kunst- und Ausstellungshalle der Bundesrepublik Deutschland GmbH, Bonn (Hrsg.), Villa Romana. Gegenwart eines Künstlerhaus, Druckverlag Kettler GmbH, Bönen 2013, p. 116. Voleva evitare che la villa si paralizzasse a museo di se stessa, permettendo invece che si affermasse, sebbene al di fuori dei grandi centri di produzione artistica, come un punto nodale nella rete internazionale.

A questo scopo, Burmeister introdusse atelier per artisti ospiti nella villa e cercò di aprire l'istituzione al pubblico. Una delle iniziative che prese a questo scopo, fu l'apertura del "Salone Villa Romana" in una delle sale storiche della casa, affidandolo alla curatela della prima moglie Katalyn Burmeister. Qui furono allestite, tra il 1979 e il 2004, circa cinque mostre all'anno, per lo più di artisti tedeschi e italiani.

Inoltre, la scelta dei borsisti si rivolse più consapevolmente, a partire dagli anni '70, agli sviluppi artistici internazionali. Lo testimonia la partecipazione di molti ex-borsisti a documenta 6, curata da Manfred Schneckenburger nel 1977: Dorothee von Windheim, Heinz-Günter Prager e Alf Schuler, Nikolaus Lang, Michael Buthe e Anna Oppermann.

Dopo il riuscito rinnovamento di Villa Romana ad opera di Burmeister negli anni '70, il suo posizionamento istituzionale nella scena artistica internazionale tornò a scemare negli anni successivi. La villa fu stilizzata ad "arcadia della modernità". Per questo, alla fine del mandato di Burmeister nel 2006, era necessaria una nuova svolta nella vita artistica della residenza, della quale si occupò la direttrice entrante Angelika Stepken. Per prima cosa, tra il 2006 e il 2007, la casa venne ingentemente ristrutturata con mezzi provenienti dal governo federale tedesco.

Dal 2006 a oggi