Il seminario vescovile di Albenga è un'istituzione scolastica cattolica della diocesi di Albenga-Imperia.
Attualmente con sede nel moderno edificio a poche decine di metri dal mare, mentre anticamente si trovava nel centro storico.
Storia L'edificio destinato a tale uso fu edificato su interesse di due prelati della stessa famiglia. Maggiormente sotto Carlo Cicala (suo zio era il cardinale Giovanni Battista Cicala che nel 1543 era l'amministratore apostolico di Albenga sotto il pontificato di Giulio III). Il 20 marzo 1554 rinunciò ad Albenga a favore di suo nipote Carlo. Il 13 novembre 1561, in quanto vescovo, quest'ultimo si recò al Concilio di Trento rimanendo in sede fino alla chiusura dello stesso (dicembre 1563).
L'istituzione di un seminario è datato 1568, inizialmente venne ubicato nel chiostro della locale cattedrale con una dozzina di candidati al sacerdozio.
Il 21 aprile 1569 fu inaugurato il seminario vescovile di Albenga caratterizzato per essere tra i primi istituiti seguendo i dettami tridentini garantendo quindi vitto, alloggio, vestiti e istruzione tutti gratuiti e garantiti. Rivoluzionario il sistema delle entrate basato sulle imposte agli istituti di carità, alle confraternite e anche alle abbazie e pievi. La sua costruzione fu resa possibile grazie alla ricostruzione e al restauro di parte della città dopo lo straripamento del Centa del 1564. Il vescovo Luca FieschiDa non confondere con il cardinale Luca Fieschi vissuto 3 secoli prima. decise infatti di restaurare la cattedrale, episcopio e chiostro capitolare, oltre che la chiesa di San Lorenzo e il collegio, abolito pochi anni prima, ad esso annesso, dove venne deciso dovesse nascere il futuro seminario dotato di locali di prestigio. I lavori vennero completati sotto l'episcopato di Vincenzo LandinelliVescovo dal 1616 alle dimissioni nel 1624. Probabilmente deceduto nel 1627. che aggiornò il regolamento in chiave più moderna. Il seminario prese definitivamente possesso anche della chiesa di San Lorenzo il 25 marzo 1622. Il seminario aprì il 22 marzo 1635 con una prima classe di 12 ragazzi, con vescovo Pier Francesco Costa (1594-1654), patrizio albenganese, successore di Landinelli, originario di SavonaViene confuso col nipote per via del nome omonimo (1594-1654) che fu vescovo dal 29 aprile 1624. al cui segretario, Gio Ambrogio Paneri (divenuto rettore del seminario) si deve la redazione del «Sacro e vago Giardinello» che fornisce una descrizione storicamente fondata dell'intera diocesi in 3 volumi conservati presso l'archivio diocesano e in alcuni passi vi si legge che:
Il seminario accolse anche quei giovani, se non poverissimi, che almeno dessero garanzie di sicuro affidamento. L'età minima per entrare era fissata a 12 anni, la massima di 17, era propedeutico il saper servire messa. Chi fosse entrato in seminario oltre i 15 anni doveva dar prova di non avere alcun conto sospeso con la giustizia, con la promessa aggiunta di non lasciare l'abito ecclesiastico senza alcun permesso. In cambio, ai candidati ammessi, il corredo garantiva: Breviario Ufficio della Madonna corona del Santo Rosario un quadro del Salvatore o della Madonna o altri santi Un libro per la meditazione Una acquasantiera Un letto Una cassapanca Uno sgabello 2 piatti di stagno 1 cucchiaio (non d'argento)
Durante questo episcopato, il 2 luglio 1637, pirati saraceni saccheggiarono la vicina Ceriale deportando uomini, donne e bambini. Mentre marciavano per invadere Albenga, si fermarono dopo il ponte romano, nei pressi di Pontelungo, secondo la leggenda spaventati dai fuochi che provenivano dall'interno della città; in quel punto venne eretto un santuario dedicato alla Madonna. Per tale motivo il 2 luglio si ricorda tale evento, che però segnò pesantemente l'animo e la salute del vescovo. Spesso andava nelle ville di Lusignano, di Conscente o di Balestrino per trovare un po' di conforto. Alla sua morte decretò che 1000 scudi d'oro e la villa di Lusignano fossero lasciati al seminario.
Nel secolo successivo il seminario fu costretto a trasferirsi a Lusignano perché la città era occupata da 1200 soldati agli ordini del commissario cittadino Emanuele Ricci. Ma sotto il vescovo Carlo Maria Fornari il seminario tornò nella sua sede in Albenga.
Dal 1746 divenne vescovo Costantino SerraFu vescovo di Noli dal 1737 al 1746, in seguito, vescovo di Albenga dal 1746 sino al 1763. (1687-1764), di Genova, che ordinò molti sacerdoti, 103 solo nel 1749. Il vescovo ampliò il seminario di San Lorenzo. I lavori finiti nel 1762 vennero finanziati con la vendita di terreni, devoluzioni di canoni del capitolo della cattedrale, finanziamenti del consiglio comunale, varie eredità. Queste somme portarono a poter raddoppiare il numero dei posti gratuiti.
Con la rivoluzione francese il seminario venne chiuso, gli studenti si trasferirono al Collegio Oddi o presso la curia vescovile.
Per fortuna della città nel 1802 venne nominato vescovo il domenicano Angelo Vincenzo Dania, figura in parte controversa (1744-1818), che da giovane era stato compagno di classe dello stesso Napoleone Bonaparte. Era lo zio di un uomo d'azione, Andrea Dania(1775-1822) caduto in battaglia contro gli ottomani per la causa ellenica. Provenienti da famiglie liguri-piemontesi, per parte paterna Dannia (doppia «n» sino al 1650), d'origine di Voltri, nel genovesato e parte materna Berardi, ovadesi. La famiglia era facoltosa, attiva nel commercio delle sete. Il prelato aveva istituito la festa di San Napoleone, un martire dei primi anni del cristianesimo. Si rese inviso quando ricevette la nomina a "barone dell'impero" e il cavalierato della "Legione d'onore", ma a ragion veduta, evitò la chiusura forzata imposta dalle autorità dei monasteri di San Remo e Taggia e trasformò il convento albenganese delle Clarisse in ospedale della Misericordia (1820), con la omonima confraternita, nel centro storico. In particolare fece molto in soccorso ai poveri. Nel periodo Pio VII entrò solennemente nella cattedrale ingauna il 24 febbraio 1814, proveniente dalla Francia.
Il vescovo Carmine Cordiviola (1774-1827), catanese, decise di aprire un seminario minore nella vicina Alassio ristrutturando, sulla via Aurelia, la chiesa di S. Maria degli Angeli, oggi associata ai salesiani. Cordiviola non si fece però ben volere dagli ingauni, i quali protestarono più volte anche con ricorsi in Municipio.
Il vescovo Raffaele Biale istituì un corso teologico di quattro anni, introdusse lo studio dell'Eloquenza Sacra ed istituì anche il "seminario misto" aperto anche ai giovani avviati alla vita civile.
Dopo l'Unità d'Italia la situazione non era delle migliori, infatti ci fu una crisi delle vocazioni, molti beni vennero alienati ed altri venduti per cifre irrisorie, come l'Isola Gallinara.
Il 29 dicembre 1869 giunse in città Giovanni Bosco che caldeggiava l'opportunità che il seminario alassino venisse trasformato in un collegio per la gioventù, che venne ceduto al Municipio nel 1870.
Nel 1877 sarà vescovo di Albenga Gaetano Alimonda, trasferito a Torino dopo soli 15 mesi. Fece sì che il seminario avesse corsi di livello superiore, quasi andando a recuperare quelle università ecclesiastiche ormai scomparse. Trasformò il collegio dei chierici in "Istituto Superiore degli Studi" istituendo inoltre anche il liceo-convitto, al quale si ambirà accedere da ogni parte d'Italia. Le vocazioni aumentarono tanto che il vecchio ospedale venne inglobato nel seminario per far fronte allo spazio necessario. Il suo successore dal 1879, Filippo Allegro (1829-1910) di Costa Bacelega (frazione di Ranzo), costruì il convitto vescovile, l'osservatorio meteorologico, il gabinetto di fisica e il museo scientifico, oltre che ampliare la biblioteca.
Verso l'attuale sede del seminario Nei successivi periodi ci si rese conto che il vecchio seminario non era più sufficiente, il vescovo Giosuè Cattarossi segnalò per primo l'inadeguatezza, fu poi edificato l'attuale seminario dal successore, Angelo Cambiaso in zona mare, fra via Galilei e lungomare Doria, vicino ai binari della stazione: al tempo zona di campi coltivati, ancora aperta campagna anche se vicina al mare.
Cambiaso nel 1923 scrisse di suo pugno il nuovo regolamento del seminario che non conteneva più precetti coercitivi e punitivi, ma si basava sulla disciplina e sulla non violenza. Divenne un gioiello pedagogico adottato da molti altri istituti.
La biblioteca interna, dedicata a monsignor Alessandro Piazza, è fornita di 60 mila volumi di argomenti (oltre quelli teologici) filosofici, storici, sociologici e anche di letteratura. Esiste anche il fondo antico comprendente 12 mila volumi risalenti dal XVº al XIX secolo.
Dal 2000 è stata realizzata un'area riservata con 21 camere di diverse dimensioni riservate al turismo e ai ritiri spirituali.
Succursale estiva Col di Nava Nel secondo dopo guerra venne acquistato a Col di Nava «Case di Nava», Pornassio, via Brancher, residenza estiva del seminario, successivamente ampliata.
Note
Bibliografia Nino Lamboglia, Albenga Romana e Medievale, Albenga, Tip. F.lli Stalla, 2009.
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