La famiglia Stampa è una famiglia nobile italiana, nonché una delle più antiche e famose del capoluogo lombardo.
Grandi di Spagna, insigniti dell'Ordine del Toson d'oro, gli Stampa furono presenti nelle più alte magistrature del Ducato di Milano e sono imparentati con alcuni dei più importanti casati del nord Italia come gli Sforza, i Visconti, i Doria e i Gonzaga. Ad essi appartenevano numerosi beni tra cui i castelli di Soncino e Cusago, un palazzo signorile a Milano e proprietà in molti altri luoghi del nord e centro Italia come Muggiò, Melzo, Gorgonzola, Rivolta d'Adda, Ferentino e Roma.
Storia
La leggenda Alcune fonti attribuiscono le origini degli Stampa a Carlo Lanfranco dei duchi di Étampes, figlio di Giovanni Signore d'Armagnac, Dreux, Nevers e Dourdain. Carlo Lanfranco combatté al fianco di Carlo Magno re dei Franchi nella guerra ai Longobardi e, sconfitto Desiderio, fu creato governatore di Milano. I suoi discendenti si stabilirono tra Milano e Gravedona, sulle rive del Lago di Como e possedettero tutta la Val Bregaglia; a testimonianza di questo vi è la città di Stampa, che ancora oggi porta il nome datogli dai primi feudatari.
Nel 1020, essendo insorti i Milanesi contro la dominazione "illegittima" dell’imperatore Enrico II, il governatore Lanfranco Stampa dovette fuggire da Milano insieme ai suoi fratelli Stefano, Donato e Baldizzone. Prima si rifugiarono a Locarno sul lago Maggiore e infine convennero a GravedonaInsieme agli Stampa nella stessa occasione si stabilirono a Gravedona provenienti dalla Francia anche le illustri famiglie Curti e Casanova, cfr. A.M. Stampa - Annali Gravedonesi, 1715 (rist. anast. ediz. Como 1903) - editrice Delta, Gravedona, 1986., dove furono accolti in pompa magna. Nel 1024 salì al trono imperiale Corrado II il Salico e quando venne in Italia nel 1030 gli Stampa mossero ad incontrarlo. Corrado II ripristinò Lanfranco nel governo di Milano, infeudò Stefano della contea di Canobbio, assegnò a Donato la signoria della Val Bregaglia e a Baldizzone la signoria del Seprio. Successivamente Corrado nominò Stefano governatore di Bellinzona e Baldizzone capitano della sua cavalleria.
Le origini Secondo il conte Pompeo Litta invece le origini della famiglia risiedono proprio nella città di Milano. Il primo esponente che riporta nel suo trattato Famiglie celebri italiane è Giovanni Stampa, già console della repubblica milanese nel 1153.
Salito al trono imperiale nel 1155, Federico I "Barbarossa" tentò di porre fine all'indipendenza di alcune province, reclamando il controllo diretto sull'Italia settentrionale. Per contrastarlo nel 1158 venne istituita la prima Lega Lombarda, che godeva del supporto di papa Alessandro III, anch’egli desideroso di veder declinare il potere di Federico in Italia. Nello stesso anno vi fu la battaglia di Cassano d’Adda.
Al successivo assedio di Milano, come già nella scontro precedente, si trovarono nell’esercito imperiale diversi ufficiali gravedonesi, il colonnello Lelio Stampa primo fra questi. Ma nel 1160 quegli stessi ufficiali, insultati che l’imperatore non volesse soddisfare alcune loro richieste, gli si ribellarono. Lelio Stampa venne creato generale dell’armata di Gravedona e combatté contro Federico nella storica battaglia di Legnano.
Nel 1226 fu costituita la seconda Lega Lombarda per contrastare Federico II di Svevia, determinato ad accrescere il proprio potere in Italia. Nel 1230 anche le Tre Pievi (Dongo, Sorico e Gravedona) vi aderirono e questo scatenò una lotta interna per il comando tra le due più importanti famiglie gravedonesi: gli Stampa e i Canova. Gli ultimi ebbero la peggio e furono costretti a tornare a Milano insieme alla famiglia Curti, loro alleati. La faida durò fino al 1402, quando finalmente fu stabilita una tregua. Per consolidare la pace il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti combinò il matrimonio tra Marta Stampa e Pasqualetto Canova.
Nel 1447 il duca Filippo Maria Visconti morì senza eredi, se non una figlia diventata moglie di Francesco Sforza. Milano si affrettò a costituire la repubblica ma i veneziani erano ormai alle porte. Non potendo ottenere la pace in così poco tempo furono costretti a chiedere aiuto proprio allo Sforza. Gli offrirono il governo della guerra, a patto che non avanzasse pretese su Milano e che riconquistata Brescia sarebbe stata sua. Lui accettò sapendo che sarebbe stato più facile togliere lo Stato dalle mani della repubblica che da quelle dei veneziani.
Quando fu chiaro che Francesco non avrebbe rinunciato al domino di Milano, Marco Stampa, uno dei massimi esponenti del movimento repubblicano, tentò segretamente di trattare con lui ma, scoperto da Carlo Gonzaga, fu decapitato in Piazza Mercanti il 19 febbraio 1449 come traditore. Ne seguì poi una tremenda persecuzione di tutti gli Stampa, accusati di aver preso parte al complotto.
I quattro fratelli, Giovanni, Luigi, Azzo e Giacomo Stampa fuggirono da Milano e si unirono al partito di Francesco Sforza. Caterina Caimi, vedova di Marco, si ritirò a Gravedona con il cognato Achille presso i cugini. Lì si trovavano anche il principe Tristano, il principe Ottaviano e lo stesso duca Sforza, che stava trattando un’alleanza con i Grigioni; tutti alloggiati in casa di Pietro Simone Stampa.
Nel 1450 i familiari di Marco, desiderosi di vendetta, radunarono a loro un piccolo esercito e insieme allo Sforza assediarono Milano. Fatta breccia nella mura si sparse il panico e presto una folla si radunò intorno a Palazzo Reale. Quando l’ambasciatore veneziano Leonardo Venieri (che era lì per trattare una resa con i repubblicani) uscì per rimproverare il popolo, Giovanni Stampa lo trucidò decidendo così le sorti della città. Dopo il suo insediamento nel ducato Francesco concesse molti onori agli Stampa, tra cui la perpetua immunità e l’esenzione da qualunque sorta di dazio. Inoltre Giovanni Stampa fu poi nominato aulico ducale e nel 1455 ricevette in dono il feudo di Montecastello.
Stampa di Soncino
Il ramo degli Stampa di Soncino si originò con l'emblematica figura di Massimiliano Stampa, già consigliere dell'ultimo duca della dinastia degli Sforza. Il padre di Massimiliano era Pietro Martire Stampa, che dal 1496 era consigliere segreto, eques auratus e commissario di Lodi. Fu poi eletto dalla sua vicinia nell’ottobre del 1499 per il giuramento di fedeltà a Luigi XII. Giurò anche in quanto feudatario, per sé e per i fratelli, ma già nel gennaio del 1500 fu tra i promotori dell’insurrezione contro i francesi che precedette la breve restaurazione sforzesca dei mesi successivi.
Dopo la definitiva sconfitta di Ludovico il Moro, Pietro Martire riuscì a fuggire alla corte asburgica; Massimiliano da allora visse accanto ai principi Sforza e ne seguì le fortune politiche alternando esilio e ritorni a Milano nelle varie restaurazioni sforzesche.
Dal 1521 lo Stato di Milano divenne il teatro della guerra della Lega imperiale-pontificia contro la Francia, e della restaurazione della dinastia sforzesca; Francesco II avviò subito una politica di patronage per i suoi fedeli, tra cui gli Stampa. Giovanni Francesco, primo cugino di Pietro Martire, ebbe la contea di Rosate mentre Massimiliano quella di Melzo.
Risulta attestato che Massimiliano I (pur firmatario con altri membri del governo di Francesco II di un’istanza per la concessione del Ducato di Milano a un Savoia) alzò bandiera imperiale sul castello appena conclusi i funerali del duca e rifiutò due offerte francesi per la cessione del castello, consegnando la città a Carlo V d'Asburgo. Questi lo ricompensò con il marchesato di Soncino e un premio di 50.000 scudi.
Il lungo periodo dell'infeudazione agli Stampa cessò nel 1876, ma fu un periodo di grande crescita economica per la città. Milano infatti fiorì di manifatture e traffici commerciali di grande rilievo proprio grazie alle attività promosse dai marchesi.
Nel 1876 Massimiliano Cesare Stampa morì senza eredi e lasciò il castello al comune. Dopo una disputa successoria gran parte dei suoi beni passarono ad una nipote, Luisa Negroni Prati Morosini, coniugata con Gian Alfonso Casati (1854-1890). Il figlio della coppia, Camillo (1877-1946), avrebbe ottenuto nel 1892 il titolo di marchese e l'autorizzazione ad aggiungere al proprio il cognome Stampa di Soncino. Tale linea della famiglia è tuttora esistente con Anna Maria, nata nel 1951.
Marchesi Stampa di Soncino (1536-1876) Tra parentesi sono indicati i periodi di reggenza del titolo.Per la famiglia Stampa di Soncino si veda qui
Massimiliano I (1536-1552), conte Stampa, dal 1536 I marchese di Soncino. Sposa Anna di Girolamo Moroni, celebre gran cancelliere del ducato di Milano. Ermes I (1552-1557), II marchese di Soncino, fratello del precedente. Sposa Isabella del conte Guido II Rangoni di Modena. Anna Moroni (1543-1558), reggente, moglie di Massimiliano I Massimiliano II (1557-1596), III marchese di Soncino, figlio di Ermes I. Sposa Marianna de Leyva, figlia del principe di Ascoli e zia paterna di Suor Virginia de Leyva (la celebre Monaca di Monza). Ermes II (1563-1621), IV marchese di Soncino, figlio del precedente. Sposò Elisabetta di Camillo Barbò marchese di Soresina. Massimiliano III (1621-1659), V marchese di Soncino, figlio del precedente, condannato alla pena capitale ed alla confisca dei beni per 2 omicidi. Sposò Caterina di Giannangielo duca d'Altemps di Roma. Giovanni I (1659-1678), VI marchese di Soncino, fratello del precedente. Sposò Beatrice del conte Giulio Monti. Massimiliano IV (1678-1693), VII marchese di Soncino, figlio del precedente. Giuseppe I (1693-1735), VIII marchese di Soncino, fratello del precedente. Sposò Anna Lucrezia Archinto, nipote di Girolamo Stampa, ultimo marchese di Parona, e di Anna Maria Visconti Borromeo. Massimiliano V Giovanni (1735-1769), IX marchese di Soncino, figlio del precedente. Sposò Teresa del marchese Giambattista Reina. Massimiliano VI Giuseppe (1769-1818), X marchese di Soncino, figlio del precedente, grande di Spagna e maestro delle Cerimonie dell'Ordine della Corona Ferrea. Sposò Donna Livia Doria Sforza Visconti figlia di Don Filippo Marchese Doria Landi Pamphili Sforza Visconti, dei Principi di Melfi, Patrizio Genovese, marchese consorte di Caravaggio. Massimiliano VII Giovanni (1818-1824), XI marchese di Soncino, figlio del precedente. Sposò del 1785 Carlotta Gonzaga del principe Giovanni di Luzzara. Massimiliano VIII (1824-1834), XII marchese di Soncino, figlio del precedente. Sposò Luigia Da Barbiano, figlia del principe Rinaldo di Belgioioso. Massimiliano IX Giovanni (1834-1876), XIII marchese di Soncino, fratello del precedente. Passaggio dell'eredità degli Stampa di Soncino ai Casati, che divengono così Casati Stampa e detengono ufficiosamente il titolo fino al 1892, quando nasce una disputa con il ramo di Ferentino.
Marchesi Casati Stampa di Soncino (1877-1970)
Camillo I (Muggiò 1877 - Roma 1946), marchese di Casate (1892-1946). Marito di Luisa, nata Amman, celebre per la ricchezza, la mondanità e le stranezze. Camillo II (Roma 1927 - 1970), marchese di Casate (1946-1947), figlio del precedente, responsabile del delitto Casati Stampa, suicidatosi.
Marchesi di Parona Il ramo della famiglia derivante da Achille Stampa e dal figlio Maffeo, familiari dei duchi di Milano Visconti e Sforza, acquisì progressiva importanza e ricchezza nel corso del XVII secolo grazie ad un'ambiziosa politica matrimoniale che legò Ercole Stampa a Bianca Gamboloita, il figlio Giacomo Maria a Flaminia Cusani, e quindi anche alle nobili famiglie Lampugnani e Vélez de Guevara. Infine Gerolamo, questore del Magistrato ordinario dello Stato di Milano, sposò Anna Visconti dei signori di Albizzate.