Il Museo regionale della ceramica di Deruta è il più antico museo italiano per la ceramica. La sua fondazione risale al 1898 grazie al notaio derutese Francesco Briganti che ebbe l'idea di istituire un "Museo artistico pei lavoranti in maiolica".Busti G., Cocchi F., Un Museo lungo un secolo, giornale di mostra, Perugia, Futura, 2006. Il titolo, già presente nel primo catalogo museale redatto da Angelo Micheletti... "Angelo Micheletti (Perugia 1855 - Deruta 1901) fu medico comunale, da artista dilettante, si dedicò nel 1893 alla riproduzione delle antiche ceramiche.." in Busti G., Cocchi F., Un Museo lungo un secolo, Giornale di mostra, Perugia, 2006. nel 1900 recava in sé i fini che l'istituzione culturale avrebbe dovuto perseguire: non solo luogo di conservazione e cultura ma anche modello espositivo utile alla maestranze.
Sede Il museo ha sede presso il complesso conventuale di San Francesco, situato nel centro storico di Deruta prospiciente il palazzo comunale.Palazzo dei Consoli. La storia del convento, sin dalla sua fondazione, si lega inevitabilmente alla vita urbana e agli avvenimenti nella città e nell'area circostante. Le notizie storiche a disposizione sono tratte principalmente dall'opera di Giuseppe Fabretti (1787-1868) e più precisamente dal suo manoscritto Memorie ecclesiastiche di Deruta.Il manoscritto costituisce il terzo tomo del progetto originario del Fabretti sulle "Memorie di Deruta" ed è oggi conservato presso la Biblioteca Augusta di Perugia; disponibile anche nella Biblioteca digitale/Biblioteca Augusta di Perugia . Quasi certamente fondato nel 1008Bianconi, 1889, p.15, n.4., all'inizio appartenne ai monaci benedettini ed era intitolato a Santa Maria de' Consoli. In un documento"...in comitatu perosino monasterium Sanctae Mariae in Diruta...", in Liber Largitorius. del 1040 riportato nel Chronicon FarfenseBalzani U., Chronicon Farfense, II, Roma 1903, p.107, nota 2. di Gregorio da Catino, l'edificio viene annoverato tra i beni dell'Abbazia di Farfa per passare poi sotto la giurisdizione del monastero di San Pietro di Perugia.Nico Ottaviani, 1982, p. XXI, n.46 e Riccardi, ms., seconda metà del XVI secolo., V, PP.703-704. Successivamente, la tradizione vuole che intorno alla metà del XIII secolo, passò al Beato Egidio d'Assisi."...et circa hunc annum 1263, seu paulante, superstite adhuc beato Aegidio, datus est Minoritis locus Dirutae..." in Wadding 1625-1654. che lo cedette ai frati minori francescani fino alla sua soppressione, nel XIX secolo. Nel 1290 il convento derutese è elencato tra i luoghi per cui il Comune di Perugia elargiva delle elemosine.Regni C., I registri finanziari del Comune di Perugia. Più tardi, all'inizio del XIV secolo il complesso fu definitivamente intitolato a San Francesco d'Assisi poiché nel Provinciale vetustissimum figura come facente parte della "Provincia S.Francisci"Pellegrini, 1984, p.300. con il toponimo "Dirutam". Come si evince dallo Statuto di Deruta in lingua volgare del 1465, il convento e la comunità dei Minori entrarono a pieno nella vita quotidiana cittadina e nell'organizzazione dei suoi aspetti civili e religiosi. I frati avevano l'obbligo di suonare le campane del convento per l'apertura e la chiusura delle porte d'ingresso al "castrum"....sia tenuto anchora ciaschun portonaro chiudere la porta della quale è portonaio ogne sera incontinente pò il terzo sono della canpana la quale se sona per la guardia di notte né debia epsa aperire quella notte per fine al matutino della chiesa di frati Minore...", in Statuto, Nico Ottaviani, 1982, pp.88-89. Il complesso conventuale, in particolar modo la chiesa ed il chiostro, presentano molteplici tracce di dipinti con cui si era soliti affrescare i conventi. Di rilievo artistico è l'affresco ubicato presso l'ingresso del Museo (già porta d'ingresso al convento); l'affresco, attribuibile ad un pittore della scuola umbra del Trecento rappresenta la Vergine in trono con il Bambino in atto di benedire il genuflesso committente raccomandato da un santo vescovo (di quest'ultimo non vi è più traccia). Dal 1998, dopo un'opera di restauro, il complesso architettonico di San Francesco è stato destinato a definitiva sede museale. Il progetto di restauro e allestimento è stato redatto dagli architetti Mario Manieri Elia, Enrico Da Gai, Maria Margarita Segarra Lagunes e Giovanni Manieri Elia.
Storia L'atto di nascita del Museo è conservato in un altare laterale della Chiesa di San Francesco per volere di Angelo Micheletti, primo conservatore del Museo. Il Museo si richiamava ai Musei di Arti applicate che, dopo la nascita del South Kensington MuseumDal 1899 il Museo è noto con il nome di Victoria and Albert Museum nel 1857 si diffusero rapidamente in tutta Europa. La collezione originaria, inizialmente esposta nel palazzo municipale, consisteva in circa centottanta opere, alcune riproduzioni ad acquerello di Alpinolo Magnini e frammenti ceramici provenienti da scavi locali. La maggior parte delle opere fu frutto di donazioni e/o depositi tanto è che il museo derutese si è configurato sin dall'inizio come museo "evergetico" (evergetismo). Nel 1962 si aggiunsero oltre quattromila opere del campionario di fabbrica del CIMA (Consorzio Italiano Maioliche Artistiche) e Società Maioliche Deruta. Negli anni ottanta e novanta del XX secolo assistiamo ad un ulteriore incremento delle opere grazie all'acquisizione rispettivamente della collezione Leonardo Pecchioli e Milziade Magnini. Le acquisizioni più recenti hanno invece cercato di colmare carenze morfologiche e stilistiche della produzione derutese soprattutto di epoca rinascimentale.
Percorso espositivo Il percorso di visita, frutto del progetto museografico curato da Giancarlo Bojani e Giulio Busti, consente di esplorare la storia della tradizione ceramica derutese grazie all'esposizione di seimilacinquecento opere organizzate su quattro livelli espositivi, inclusi i depositi, distribuiti su una superficie di duemilaseicento m². La collezione museale è ordinata in un percorso cronologico e alcune sezioni tematiche che indagano lo sviluppo e l'evoluzione della tradizione ceramica dal Medioevo al Novecento.
Sala didattica L'itinerario di visita apre con una sezione, denominata sala didattica, dedicata alle tecniche di lavorazione della ceramica. Il termine "ceramica" indica un oggetto realizzato con diverse tipologie di argilla consolidate attraverso specifici processi termici. La tipologia ceramica più diffusa a Deruta è la maiolica.
Principali tecniche di lavorazione della tradizione ceramica derutese
Maiolica La maiolica è un prodotto ceramico poroso a pasta colorata. Dopo la prima cottura, intorno ai mille gradi, si ottiene il "biscotto" noto comunemente con il termine di terracotta; dopo la decorazione, spesso ottenuta con la "tecnica dello spolvero", il manufatto subisce una seconda cottura ad una temperatura di circa novecentoventi gradi.
Lustro
La maiolica a lustro, tecnica di derivazione araba, è un prodotto ceramico caratterizzato da riflessi metallici ed iridescenti. Tale tipologia inizia a diffondersi nella produzione italiana alla fine del XV secolo; il primo documento di cultura materiale che ne attesta l'esistenza è una targa rettangolare a bassorilievo con al centro San Sebastiano, datata 1501, attualmente conservata nel Victoria and Albert Museum. Il lustro ha l'aspetto di una patina dorata o color rubino, che viene applicata sulla maiolica mediante una terza cottura (piccolo fuoco) in una camera da forno detta muffola in atmosfera riducente; la complessità della tecnica era tale che "...spesse volte, di 100 pezzi di lavori, a ffatiga ven ne sono 6 buoni"...Conti G., Piccolpasso Cipriano. Li tre libri dell'arte del vasaio, Firenze, 1976. Il lustro di Deruta
Considerata la fattura di San Sebastiano datata 1501 si ritiene che «spetti anche ai vasai di questa città il merito di avere per primi in Italia applicato i famosi riflessi aurei, in emulazione con quelli di Valencia»Domenico Serra, Le maioliche di Deruta, sta in Antichità viva, Editore Edam, Firenze, anno VI, n. 2, Marzo - Aprile 1967, pp. 17 - 21, dal cui porto, fin dal XIV secolo, «uscivano navi cariche di ceramiche». Il lustro rubino di Deruta, «che appare eccezionalmente nel citato San Sebastiano, (...)» non è più ripreso e verrà usato invece a Gubbio con splendidi risultati». Le maioliche lustrate furono eseguite «con una tecnica di derivazione medio - orientale che conferisce all'oggetto effetti iridescenti dai toni dorati e rossastri».
Ceramica ingobbiata, graffita e invetriata Tale tipologia ceramica viene prodotta anche a Deruta nel XV secolo; consiste nel rivestire la superficie "a crudo" dell'oggetto con un'argilla bianca finissima denominata ingobbio su cui viene successivamente incisa la decorazione; per tale motivo è nota anche come ceramica invetriata e graffita.
Sala arcaica Nella sala arcaica è possibile apprezzare la prima tipologia ceramica realizzata in Italia, detta maiolica arcaica, ed una serie di frammenti ceramici, frutto di scavi locali occasionali, che consentono di documentare l'arte derutese in un ampio arco temporale (dal XIII al XVIII secolo). Un'importante documentazione d'archivio fa risalire l'inizio della produzione locale al periodo tardo-medievale. Il documento risale al 1282, anno in cui i massari di Perugia ricorsero a un vasaio derutese per una fornitura di brocche e gavatelli per la festa di Sant'Ercolano.Silvestrelli M.R., Super aquis habendis in civitate. L'acquedotto di Montepacciano e la Fontana Maggiore, in Santini C., "Il linguaggio figurativo della Fontana Maggiore di Perugia", Perugia 1996. La maiolica arcaica è caratterizzata da forme molto semplici di tipo utilitario come brocche, vasi e catini. La terminologia usata per descrivere tale produzione non presenta grandi problemi trattandosi di recipienti di uso domestico e quotidiano. Caratteristiche di tale vasellame sono, inoltre, la foggiatura al tornio, in un'unica soluzione, senza rifinitura finale e uno smalto sottile tendente al grigio dato a risparmio nelle sole parti riservate alla decorazione. Lo stile si diffonde nell'Italia centro-settentrionale e specialmente in Umbria dalla seconda metà del XIII fino alla prima metà del XV secolo. Le tipologie decorative peculiari di tale stile sono di tipo vegetale, come le foglie trilobate, lanceolate e cuoriformi, con motivi a corda, a treccia e a nodi; non mancano, tuttavia, decori geometrici e geometrico-floreali e talvolta raffigurazioni zoomorfe e sacre. Le opere sono spesso dipinte su fondo a graticcia. La tavolozza cromatica risulta quanto mai limitata; i colori utilizzati dai vasai sono il bruno, realizzato con ossido di manganese, e il verde con ossido di rame, da cui deriva il tipico colore "verde ramina". La sala, infine, conserva numerosi frammenti che consentono di conoscere forme e stili della tradizione locale.
Sezione dei pavimenti La sezione espositiva si compone di due sale, una dedicata al pavimento della Chiesa di San Francesco di Deruta e l'altra al pavimento proveniente dalla Cappella di Palazzo dei Priori e a quello della Rocca Paolina di Perugia. Pavimento della Chiesa di San Francesco di Deruta