La Carlo Alberto è stata una pirofregata di I rango ad elica della Regia Marina, già della Marina del Regno di Sardegna. Scafo in legno con carena rivestita di rame, armata con 51 cannoni; propulsione ad elica; commissionata nel 1851 per la Marina del Regno di Sardegna, la nave entrò in servizio sul finire del 1853F. Bargoni, F. e V. M. Gay, “Navi a vela e navi miste italiane”, Ufficio Storico della Marina Militare (USMM)..

Storia

Al momento dello scoppio della I Guerra d’Indipendenza, la Marina del Regno di Sardegna disponeva solamente di pochi bastimenti a vapore a ruote di scarso valore bellico: la Gulnara (in servizio dal 1834), l'Ichnusa (1837), il Tripoli (1840), il Malfatano (1844), ed l'Authion (1847), tutti con macchine costruite in Gran Bretagna. Durante il conflitto fu acquistato il piroscafo Mongibello, appartenente all’amministrazione civile del Regno delle Due Sicilie ma costruito dal cantiere britannico William Pitcher di Northfleet, che venne ribattezzato Monzambano ed armato. La campagna in Adriatico del 1848-49, peraltro inconcludente, dimostrò alla Marina e al governo sabaudi la necessità ormai inderogabile di poter disporre di bastimenti a vapore di grandi dimensioni. Come prima misura d’emergenza, furono acquistati in Gran Bretagna due bastimenti a ruote, le pirofregate Costituzione e Governolo, armate ciascuna con una decina di cannoni di grosso calibro, che giunsero però a Genova solo a conflitto concluso. All’epoca, le Marine francese e britannica avevano già imboccato la strada delle fregate propulse ad elica; quella francese con la Pomone, e quella britannica con l’Arrogant, ottenuta trasformando un’unità a vela, e la immediatamente successiva e più grande Imperieuse. I vantaggi dell’elica erano evidenti: le grandi ruote laterali e il relativo ingombrante e pesante macchinario occupavano quasi la metà della lunghezza dello scafo, riducendo drasticamente il numero di cannoni che si potevano installare lungo le fiancate. La scomparsa delle ruote e l’ingombro molto più ridotto delle macchine che azionavano l’asse dell’elica e che occupavano solamente lo spazio al di sotto del ponte di batteria, consentirono di armare nuovamente le fregate ad elica con un numero di pezzi uguale a quello delle navi a vela di pari dimensioni. Data la mancanza di esperienza del Genio Navale della Marina e dei cantieri dello stato sabaudo nella progettazione e costruzione di grandi navi a vapore ad elica e la mancanza di un’industria in grado di realizzare macchine a vapore, quando fu presa la decisione di acquisire una pirofregata ad elica, fu necessario rivolgersi alla Gran Bretagna sia per la costruzione della nave che per quella delle macchine.

A gennaio del 1851 il ministro di Guerra e Marina del Regno di Sardegna incaricò un ufficiale della Marina sarda che si trovava in Gran Bretagna di informarsi nel modo più preciso possibile del “...costo di una fregata ad elice (sic) che si vorrebbe armata col maggior numero possibile di cannoni e di forte portata...”. Archivio di Stato di Torino, fondo Ministero della Marina, Materiale, registro 323, n° 1.889 del 12/1/1851.

Tra i progetti che vari cantieri britannici presentarono al Ministero venne scelto quello del cantiere di Thomas & William Smith di Newcastle, Il 13 gennaio del 1852 fu emanato il decreto reale che autorizzava il capitano in 2° di vascello Galli della Mantica a firmare con il cantiere di Thomas & William Smith di Newcastle il contratto per la costruzione di "...una fregata ad elica della portata di 2.415 tonnellate circa…"Archivio di Stato di Torino, fondo Ministero della Marina, Materiale, registro 324, n° 3.025 del 14/7/1851; il contratto venne firmato pochi giorni dopo.

A differenza di quanto scritto da Bargoni e Gay in “Navi a vela e navi miste italiane” (p.186), probabilmente riprendendo quanto scritto da Lamberto Radogna in "Cronistoria delle unità da guerra delle Marine preunitarie", USMM, Roma, 1981, la macchina del Carlo Alberto non fu ordinata alla ditta Penn & Sons di Greenwich, la cui offerta era stata scartata quando la ditta stessa aveva comunicato di non essere in grado di garantire la consegna della macchina nei tempi richiesti dalla Marina. Archivio di Stato di Torino, fondo Ministero della Marina, Materiale, reg. 326, n° 4.564 del 18/3/1852. La macchina della forza di 400 CV venne invece ordinata alla ditta Stephenson & Co di Newcastle e il relativo contratto fu firmato solo alla fine di giugno del 1852. Archivio di Stato di Torino, fondo Ministero della Marina, Materiale, reg. 327, n° 5.235 del 3/7/1852.

La pirofregata giunse a Genova a giugno del 1854.

Il Carlo Alberto compì il suo primo viaggio interno giungendo da Genova a Cagliari il 22 novembre 1854 ai comandi del capitano di vascello Vittorio Riccardi dei conti di Netro.

Nell'aprile 1855, durante la guerra di Crimea, la Carlo Alberto fece parte della Divisione Navale sarda inviata in Crimea (forte complessivamente di 23 navi di vario tipo, 126 pezzi d’artiglieria e 2574 uomini), partecipando alle operazioni di tale conflitto. La fregata lasciò Genova il 24 aprile 1855, con a bordo truppe, armamenti e munizioni dirette in Crimea, e giunse a Balaklava il 28 maggio dello stesso anno. Durante il conflitto di Crimea la Carlo Alberto partecipò, insieme alla pirofregata a ruote Costituzione, ai soccorsi al piroscafo inglese Manila, che si era incendiato, e fu poi aggregata alla squadra che il 6 giugno 1855 avrebbe bombardato le fortezze di Sebastopoli (azione poi non eseguita). La sua attività principale durante la guerra consisté comunque in missioni di trasporto truppe e rifornimenti tra Genova e la Crimea, protrattesi sino all'autunno del 1856.

Negli anni seguenti la nave espletò compiti di rappresentanza.

Nel 1859, durante la seconda guerra d'indipendenza, l'unità trasportò da Tolone a Genova reparti francesi da impiegare in Italia, dopo di che, il 18 giugno dello stesso anno – era comandante della nave Carlo Pellion di Persano – fu inviata in Adriatico.

Il 28 aprile 1860, due settimane prima dell'inizio dell'impresa dei Mille, la Carlo Alberto venne inviata, insieme alle pirofregate Maria Adelaide e Vittorio Emanuele, in ricognizione lungo le coste della Sardegna.

Durante la spedizione dei Mille la Carlo Alberto fu mandata ad osservare l'avanzata delle truppe garibaldine che seguì da Marsala fino a Napoli, da dove, alle sette di sera del 6 settembre 1860, assisté alla fuga del re Ferdinando II di Borbone sull'avviso Messaggero, diretto a Gaeta.

Assegnata poi alla squadra comandata dall'ammiraglio Persano, la Carlo Alberto partì da Napoli l'11 settembre 1860 per prendere parte all'assedio di Ancona. Il 16 settembre la squadra giunse nei pressi del capoluogo marchigiano; dopo aver inviato la pirofregata Costituzione in ricognizione, la formazione di Persano diresse per Rimini e poi Senigallia per cercare il generale Fanti, col quale l'ammiraglio avrebbe dovuto concordare le operazioni per occupare la piazzaforte marchigiana: il generale si era tuttavia già spostato con le sue truppe a Castelfidardo, e qui lo contattò Persano. Il 18 settembre, pianificato l'attacco, la flotta italiana fece la sua comparsa nelle acque di Ancona, venendo fatta segno del tiro delle fortezze difensive ed aprendo quindi a sua volta il fuoco. In questa prima azione di bombardamento venne pesantemente danneggiata la batteria di Colle Cappuccini, ma alcune cannonate caddero anche sulla città provocando la morte di una donna e due bambini. Il 20 settembre fu posto il blocco navale (eccezion fatta solo per la pesca), mentre il 22 ed il 23 furono effettuate nuove azioni di bombardamento, dirette principalmente contro la batteria del Cardeto. Il 25 ed il 26 settembre vennero fatti tentativi con squadre che su scialuppe sbarcarono per rimuovere le catene che impedivano alle navi italiane l'accesso nel porto, ma in entrambi i casi le squadre italiane furono scoperte e dovettero ritirarsi. La situazione per le navi italiane stava inoltre divenendo piuttosto precaria: il carbone iniziava a scarseggiare e mancavano approdi per poter effettuare eventuali riparazioni. All'una del pomeriggio del 28 settembre le pirofregate Governolo, Costituzione e Vittorio Emanuele, si ormeggiarono nei pressi della potente fortezza della Lanterna e, nonostante il continuo cannoneggiamento da parte del forte ed il vento di scirocco che complicava l'operazione, le tre navi, cui poi fu inviata in rinforzo anche la Carlo Alberto), danneggiarono pesantemente la Lanterna ed affondarono tutte le imbarcazioni ormeggiate nei suoi pressi; infine la Vittorio Emanuele, avvicinatasi ulteriormente, colpì il deposito munizioni del forte, che saltò in aria (rimasero uccisi 125 artiglieri su 150), tra le cause principali della resa della città, avvenuta l'indomani: e fu proprio sulla Carlo Alberto, alle 18.45 del 28 settembre, che venne ricevuto il maggiore Mauri, ufficiale pontificio mandato a chiedere un armistizio. Nel corso dell'assedio di Ancona la Carlo Alberto aveva sparato complessivamente 2376 colpi, ed era stata a sua volta colpita da 40 proiettili; uno dei suoi marinai, Lorenzo Zicavo, venne decorato al valore per aver raccolto e buttato in mare una granata nemica caduta sul ponte, prima che potesse scoppiare.

Il 16 ottobre 1860 la pirofregata fu nuovamente mandata a Napoli per contribuire all'eliminazione degli ultimi focolai di resistenza borbonici ed alla repressione di rivolte frattanto scoppiate in città.

Pochi mesi dopo la nave, agli ordini del capitano di vascello Antonio Millelire, partecipò al bombardamento ed alla presa di un'altra piazzaforte marittima, quella di Gaeta. Ad inizio 1861, insieme alle pirofregate Tancredi, Governolo e Fieramosca ed alla cannoniera Veloce, la Carlo Alberto si recò nelle acque di Gaeta, per informare i capi delle forze navali estere là ancorate su un eventuale attacco di quella piazzaforte da parte dei sardi, ma dovette fermarsi alle foci del Volturno per l'opposizione del viceammiraglio francese Barbier de Tinan, avendo poi il compito di scandagliare la foce del Garigliano.