La Maria Adelaide è stata una pirofregata di I rango ad elica della Regia Marina, già della Marina del Regno di Sardegna.

Storia Progettata dal generale ispettore del Genio Navale Francesco Mattei e costruita nei cantieri della Foce a Genova, la nave fu completata nel 1860 per conto della Marina del Regno di Sardegna. Scafo in legno con carena rivestita in rame, con tre alberi a vele quadre. Era perfettamente all’altezza delle pari unità in servizio nelle maggiori marine dell’epoca.Aldo Antonicelli Le artiglierie delle fregate a vapore della Marina sarda Maria Adelaide e Duca di Genova, Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, settembre 2011, p.2 .

Armamento Gli storici e tutti coloro che si sono occupati della Marina del Regno di Sardegna hanno sempre assegnato alla Maria Adelaide un armamento identico a quello della coppia di pirofregate che l’hanno preceduta, il Carlo Alberto e il Vittorio Emanuele, riportando acriticamente quanto scritto da Lamberto Radogna in Cronistoria delle unità da guerra delle Marine preunitarieLamberto Radogna Cronistoria delle unità da guerra delle Marine preunitarie, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1981. che assegnò alla Maria Adelaide "26 cannoni da 40 libbreSi tratta della “libbra piemontese” pari a kg. 0,37. All'epoca il calibro dei cannoni era definito in base al peso della palla piena utilizzata; facevano eccezione i cannoni-obice, che erano pezzi ottimizzati per il lancio di granate sferiche innescate da spolette a tempo, per i quali si utilizzava il diametro dell'anima." (162,8 mm) in batteria e "16 obici da 20 libbre" (in realtà cannoni-obici da 20 cm) in coperta.Tale armamento è riportato anche nel pregevole volume Navi a Vela e Navi miste italiane di F. Bargoni, F. Gay e V.M. Gay, edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare, Roma, 2001.

In realtà l’armamento della Maria Adelaide era completamente differente sia nel calibro che nella disposizione e consisteva in 30 cannoni da 80 libbre (205 mm) collocati sul ponte di batteria incavalcati su affusti "a sfregamento" mentre in coperta si trovavano solamente altri due cannoni da 80 libbre, che erano collocati all’estrema prua e poppa su affusti “a telaio” da circolare (ossia affusti rotanti intorno ad un perno anteriore).Aldo Antonicelli Le artiglierie delle fregate a vapore della Marina sarda Maria Adelaide e Duca di Genova, Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, settembre 2011, pp 1-24 . Il reale armamento della Maria Adelaide è rilevabile non solamente dall’esame dei documenti conservati nel fondo “Marina” dell’Archivio di Stato di Torino ma anche da pubblicazioni coeve anche oggi facilmente consultabili: si veda Carlo Pellion di Persano La presa di Ancona, diario politico e militare, 1860, pag 214: “...la Maria Adelaide non armando cannoni sulla tolda e non potendosi dare grand’elevazione a quelli della batteria, poiché tutta da 80...”, Luigi Borghi Sull’ordinamento della Marina Militare Italiana, Torino 1861, p.382: “...la Maria Adelaide, che ha già tutte le sue bocche da fuoco concentrate nella batteria bassa [il ponte di batteria], eccetto due...” e p. 438: “...il peso dei 32 cannoni da 20 cm [80 libbre] dei quali intendiamo armare le nostre fregate...” ( questo volume è scaricabile da Google Books). Il fatto che l'armamento della Maria Adelaide fosse concentrato nel solo ponte di batteria è rilevabile anche dall'esame delle fotografie della nave nelle quali si nota l'assenza di portelli dei cannoni lungo l'impavesata del ponte di coperta.

L’inusuale armamento fu un esperimento, fortemente voluto dal capitano di vascello Angelo Marchese, Sotto-direttore del Materiale d’Artiglieria della Marina sarda ma avversato dell’ing. Mattei, Direttore delle Costruzioni Navali, che avrebbe dovuto essere replicato anche nella successiva fregata Duca di Genova. I vantaggi prospettati dal capitano Marchese furono la maggiore potenza e gittata del cannone da 80 rispetto a quello da 40 e al cannone-obice da 20 cm, l'uniformità delle cariche di lancio e di proietti di un armamento composto da cannoni di un unico calibro e modello, che avrebbe evitato pericolose confusioni in combattimento, e la maggiore sicurezza che avrebbe dato l'avere tutta l'artiglieria e i suoi armamenti concentrati nel ponte di batteria al riparo dalla caduta di parti dell'alberatura spezzate dai proietti avversari.

La maggior parte degli ufficiali della Marina sarda non furono però soddisfatti dall’armamento della Maria Adelaide e quando si trattò di definire quello del Duca di Genova fu convocata un’apposita commissione che si pronunciò a maggioranza a favore di un ritorno all’armamento classico misto costituito da cannoni di medio calibro e cannoni-obici di grosso calibro suddivisi tra i ponti di coperta e di batteria. La motivazione principale di questa decisione fu che la maggiore gittata del cannone da 80 rispetto a quello da 40 a distanze superiori ai 1.000 metri era annullata dall’imprecisione insita nelle artiglierie ad anima liscia e dall'insufficiente addestramento dei cannonieri. Inoltre prevalse l’opinione del Maffei che il più probabile tipo di combattimento che le navi sarde si sarebbero trovate ad affrontare era quello tra nave e nave che si riteneva si sarebbe svolto a distanza ravvicinata e dove la più lenta cadenza di tiro del cannone da 80 avrebbe costituito uno svantaggio.

La Maria Adelaide continuò tuttavia a mantenere l’armamento di grosso calibro collocato unicamente sotto coperta: nel 1859 otto dei suoi cannoni da 80 furono sostituiti con altrettanti pezzi dello stesso calibro sempre ad avancarica ma rigati; durante la campagna di Lissa del 1866 il suo armamento era invece costituito da 22 cannoni da 80 ad anima liscia e da 10 cannoni ad avancarica da 16 cm (calibro 165 mm)rigati e cerchiati. Il suo armamento venne modificato radicalmente quando venne trasformata in nave-scuola cannonieri.

Attività Dopo aver svolto le prove di collaudo il 3 febbraio 1860, la Maria Adelaide entrò in servizio otto giorni più tardi.

Ammiraglia del contrammiraglio Carlo Pellion di Persano, la pirofregata conobbe il suo primo impiego bellico a pochi mesi dall'entrata in servizio, nel corso dell'Impresa dei Mille: nell'aprile-maggio 1860 fu impiegata per il trasporto in Toscana delle truppe e degli armamenti sardo-piemontesi in preparazione dell'occupazione dello Stato della Chiesa. In giugno la Maria Adelaide fu dislocata dapprima a Cagliari e poi a Palermo onde poter osservare e seguire l'avanzata delle truppe garibaldine in Sud Italia.

Inviata poi in Adriatico nel settembre 1860, la Maria Adelaide, in quanto nave ammiraglia di Persano, prese parte all'assedio di Ancona. Il 16 settembre la squadra di cui la pirofregata faceva parte giunse nei pressi del capoluogo marchigiano; dopo aver inviato la pirofregata Costituzione in ricognizione, la formazione di Persano diresse per Rimini e poi Senigallia per cercare il generale Fanti, col quale l'ammiraglio avrebbe dovuto concordare le operazioni per occupare la piazzaforte marchigiana; il generale si era tuttavia già spostato con le sue truppe a Castelfidardo, e qui lo contattò Persano. Il 18 settembre, pianificato l'attacco, la flotta italiana fece la sua comparsa nelle acque di Ancona, venendo fatta segno del tiro delle fortezze difensive ed aprendo quindi a sua volta il fuoco. In questa prima azione di bombardamento venne pesantemente danneggiata la batteria di Colle Cappuccini, ma alcune cannonate caddero anche sulla città provocando la morte di una donna e due bambini. Il 20 settembre fu posto il blocco navale (eccezion fatta solo per la pesca), mentre il 22 ed il 23 furono effettuate nuove azioni di bombardamento, dirette principalmente contro la batteria del Cardeto. Il 25 ed il 26 settembre vennero fatti tentativi per rimuovere le catene che impedivano alle navi italiane l'accesso al porto: due squadre della Maria Adelaide, imbarcate su altrettante scialuppe rimorchiate dall'avviso Monzambano, tentarono di prendere terra per rimuovere le catene, ma il 25 settembre vennero scoperte dalle truppe pontificie e respinte con perdite da ambo le parti; l'indomani i drappelli fecero in tempo a sbarcare ed iniziare l'opera di rimozione delle catene, ma dovettero nuovamente ritirarsi. La situazione per le navi italiane stava inoltre divenendo piuttosto precaria: il carbone iniziava a scarseggiare e mancavano approdi per poter effettuare eventuali riparazioni. All'una del pomeriggio del 28 settembre le pirofregate Governolo, Costituzione e Vittorio Emanuele, si ormeggiarono nei pressi della potente fortezza della Lanterna e, nonostante il continuo cannoneggiamento da parte del forte ed il vento di scirocco che complicava l'operazione, le tre navi, cui poi fu inviata in rinforzo anche la pirofregata Carlo Alberto, mentre la Maria Adelaide veniva fatta approntare allo stesso scopo), danneggiarono pesantemente la Lanterna ed affondarono tutte le imbarcazioni ormeggiate nei suoi pressi; infine la Vittorio Emanuele, avvicinatasi ulteriormente, colpì il deposito munizioni del forte, che saltò in aria (rimasero uccisi 125 artiglieri su 150), tra le cause principali della resa della città, avvenuta l'indomani.

Il 27 ottobre 1860 la Maria Adelaide fu inviata alla foce del Garigliano e cannoneggiò le truppe borboniche per appoggiare la vittoria delle forze sabaude nel corso di tale battaglia.

Pochi mesi dopo la nave, agli ordini del capitano di vascello Guglielmo Acton ed imbarcando ancora l'ammiraglio Persano, partecipò al bombardamento ed alla presa di un’altra piazzaforte marittima, quella di Gaeta. La Maria Adelaide si portò nelle acque antistanti Mola di Gaeta il 19 gennaio 1861, ed il 22 gennaio salpò per partecipare, insieme al resto della squadra navale, all'attacco alle fortificazioni di Gaeta: in tale azione si distinsero appunto la Maria Adelaide ed un'altra pirofregata, la Carlo Alberto, che fecero fuoco contro le batterie di Punta Stendardo-Santa Maria e di Ponente. In particolare la Maria Adelaide partecipò alla prima fase del bombardamento (lievemente in ritardo rispetto alle altre unità, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele, Costituzione e Monzambano) contro la città dalla parte del faro, poi, dopo essersi ritirata temporaneamente a causa di alcuni colpi a bordo (che non avevano tuttavia provocato danni molto rilevanti) riprese l'azione bombardando, insieme alle pirofregate Carlo Alberto e Vittorio Emanuele ed alla pirocannoniera Ardita, le fortificazioni centrali. Nel corso del 22 gennaio le navi italiane, salpate alle 9.30, avevano sparato 4.000 proiettili; gran parte delle unità della flotta, Maria Adelaide compresa, aveva riportato dei danni a causa del tiro delle fortezze borboniche, mentre nel cannoneggiamento delle navi italiane era stato affondato l'avviso borbonico Etna e gravemente danneggiata la fregata Partenope. Il 15 febbraio la Maria Adelaide salpò da Gaeta per scortare a Napoli Eugenio di Savoia Principe di Carignano, poi, dal 17 al 24 febbraio, tornò a partecipare alle azioni di bombardamento di Gaeta. La resa di Gaeta avvenne il 13 febbraio 1861, in seguito all'esplosione del deposito munizioni «Transilvania». Undici membri dell'equipaggio della Maria Adelaide vennero decorati di Medaglia d'argento al valor militare per le operazioni dell'assedio di Gaeta.

Nel marzo 1861 la pirofregata partecipò al bombardamento della fortezza di Messina, ultimo nucleo di resistenza borbonico, che si arrese il 13 marzo.

Il 17 marzo 1861 la Maria Adelaide venne iscritta nei ruoli della neonata Regia Marina; nel corso dello stesso mese divenne nave ammiraglia della I Divisione Navale, al comando del contrammiraglio Giovan Battista Albini.