Con diritto parlamentare si fa riferimento al complesso di norme che disciplinano la composizione del Parlamento, la sua organizzazione interna, l'esercizio delle sue funzioni e i suoi rapporti con gli altri organi costituzionali o di rilevanza costituzionale e con i soggetti terzi.Vincenzo Miceli (1910), "Principii di diritto parlamentare", in "Enciclopedia giuridica italiana", volume IV, Milano, Società editrice libraria.

Nascita della disciplina Il termine identifica, in ambito accademico, la disciplina giuridica che studia il complesso di norme che regolano il Parlamento.

Tale denominazione è consolidata nella tradizione giuridica europeo-continentale, ma in altre tradizioni sono presenti denominazioni simili che includono grosso modo lo stesso nucleo di norme.

Padre della disciplina è riconosciuto Jeremy Bentham, autore dellEssay on Political Tactics che, stampato nel 1791, non fu però mai pubblicato: il contenuto fu reso noto da Etienne Dumont nell'opera Tactique des assemblées législatives (pubblicata in francese nel 1816), fino a quando non comparve postumo nei Collected Works of Jeremy Bentham (editi da John Bowring nel 1843)Political Tactics, UCL.. In quest'opera Bentham analizzò le regole procedurali come strumenti per massimizzare l’utilità pubblica: egli insistette su principi quali la pubblicità dei dibattiti, la chiarezza delle mozioni, l’ordine delle discussioni e la prevenzione degli abusi ostruzionistici.

Il Jefferson's Manual (1801), redatto da Thomas Jefferson, costituisce uno dei primi tentativi sistematici di codificare le regole parlamentari negli Stati Uniti. L’opera, destinata originariamente al Senato statunitense, si basa in larga parte sulla prassi parlamentare britannica, adattata al contesto istituzionale americano.

Pur non esistendo un’influenza diretta documentata tra Bentham e Jefferson nella redazione del Manuale, entrambi condividono un approccio razionalista alla procedura parlamentare: Jefferson in chiave pratica e normativa, Bentham in chiave filosofica e riformatrice. Nel complesso, il confronto tra i due evidenzia la convergenza tra prassi istituzionale e teoria utilitarista nella formazione della moderna procedura parlamentare, contribuendo alla standardizzazione delle regole deliberative nei sistemi rappresentativi.

Il legame di questa elaborazione con il diritto costituzionale si andò progressivamente affermando, in Europa, per ragioni storiche e filosofiche:

Sin dalla fine del Settecento la rivendicazione di assemblee parlamentari è andata di pari passo con la richiesta di carte costituzionali; d'altronde senza parlamenti le costituzioni ottocentesche sarebbero state inidonee a perseguire i loro principali obiettivi. Di conseguenza la disciplina di tali assemblee ha sempre costituito un contenuto necessario e, difatti, sempre presente, anche con un certo livello di dettaglio, delle carte costituzionali. Secondo i canoni del costituzionalismo, come enunciati nell'articolo 16 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, perché si possa ritenere effettivamente esistente una Costituzione all'interno di un ordinamento (e di conseguenza questo possa definirsi uno stato di diritto), occorrono la garanzia dei diritti e la separazione dei poteri. Il parlamento è uno strumento necessario per la realizzazione di tali due condizioni; infatti esso assicura, esercitando la funzione legislativa ed essendo un'assemblea elettiva, che le norme dell'ordinamento siano prodotte da rappresentanti dei cittadini, garantendo così i diritti di questi ultimi e ponendo un limite agli altri poteri.Valerio Onida (2007), "La Costituzione", II edizione, Bologna, Il Mulino.

Storia del diritto parlamentare in Italia Il diritto parlamentare in Italia segna profondamente l'evoluzione della forma di governo, incidendo in maniera determinante sui rapporti tra Parlamento e Governo.Luigi Gianniti e Nicola Lupo (2008), "Corso di diritto parlamentare", Bologna, Il Mulino. Lo Statuto Albertino e lo Stato Liberale (1848 - 1924) Nel 1848 il re di Sardegna Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino, che riservava ampio spazio alla disciplina della struttura e delle funzioni del Parlamento, ben 32 articoli (artt. 33-64) sugli 84 totali.

Gli artt. 33-38 disciplinavano il Senato del Regno, indicavano analiticamente le categorie di persone tra le quali il re poteva nominare i senatori, che restavano tali a vita.

Gli artt. 39-47 disciplinavano la Camera dei deputati, di cui sancivano il carattere elettivo e la durata quinquennale (fatto salvo il potere di scioglimento da parte del sovrano, con obbligo, in capo a quest'ultimo, di convocare in tal caso una nuova Camera entro 4 mesi, ai sensi dell'art. 9 dello Statuto).

Gli artt. 48-64 contenevano disposizioni comuni alle due camere; in particolare l'art. 63 sanciva l'obbligatorietà dello scrutinio segreto nella votazione finale delle leggi e l'art. 61 disponeva che la Camera e il Senato dovessero adottare al più presto dei regolamenti interni per determinare i modi in cui esercitare le proprie attribuzioni.

Il Governo, guidato da Cesare Balbo, preparò dei regolamenti provvisori, basandosi sui modelli del periodo, in particolare quello francese del 1839 e quello belga del 1831, che già furono punto di riferimento per la stesura dello stesso Statuto.Luca Borsi (2007), Storia Nazione Costituzione. Palma e i "preorlandiani", Milano, Giuffrè.Silvio Furlani (1986), L'influenza della Costituzione e dell'ordinamento costituzionale belga del 1831 sulla stesura dello Statuto e di altri testi costituzionali fondamentali del Regno di Sardegna nel 1848, in Bollettino di informazioni costituzionali e parlamentari.

Il testo del Regolamento della Camera in sostanza fu frutto di una traduzione letterale di tali modelli, quello del Senato presentò invece anche qualche influenza anglosassone. Le due camere adottarano rapidamente tali testi, deliberando senza alcuna discussione.Romano Ferrari Zumbini (2008), Tra idealità e ideologia. Il Rinnovamento costituzionale nel Regno di Sardegna fra la primavera 1847 e l'inverno 1848, Torino, Giappichelli

Nell'organizzazione del procedimento legislativo si optò per il "sistema degli uffici" (proprio dell'esperienza francese), a scapito degli altri due sistemi esistenti, quello "delle tre letture"(proprio dell'esperienza britannica) e quello delle commissioni permanenti (proprio dell'esperienza statunitense). In tale sistema si aveva la suddivisione dei membri dell'Assemblea in collegi minori, detti "uffici", la cui composizione era designata mediante estrazione a sorte mensilmente o bimestralmente. Ogni progetto di legge veniva inviato a tutti gli uffici che prima lo discutevano informalmente, poi eleggevano al proprio interno uno o due relatori. Tutti i relatori andavano a costituire una sorta di commissione, denominata "ufficio centrale", che esaminava ed emendava il progetto di legge ascoltando il proponente, e quindi lo presentava all'Assemblea corredato di relazione.

Nel "sistema delle tre letture" era la stessa Assemblea a procedere all'esame preliminare di taglio generalissimo, poi si aveva l'esame in "comitato generale" ed infine l'approvazione formalizzata e finale in Assemblea.

Nel "sistema delle commissioni permanenti" si aveva una suddivisione dei membri dell'Assemblea in collegi minori specializzati per materia, detti commissioni permanenti, la cui composizione politica rispecchiava proporzionalmente quella dell'Assemblea.

Al Senato il regolamento provvisorio fu sostituito in maniera pressoché definitiva (con l'eccezione di qualche modifica nel 1861 e nel 1900) già nel 1850, invece alla Camera solo nel 1863, quindi dopo il passaggio istituzionale al Regno d'Italia e dopo il fallimento di diversi progetti di riforma nel 1850 e nel 1856. Tra l'altro tale testo fu tutt'altro che definitivo, rivisto già nel 1865 e soprattutto nel 1868, quando si tentò di introdurre il "sistema delle tre letture", poi nuovamente abbandonato in favore del "sistema degli uffici" già nel 1873, seppur con la contemporanea introduzione di alcune commissioni permanenti (bilancio, esame petizioni e biblioteca nel 1863, Giunta delle elezioni nel 1868, in coincidenza con la sua abolizione nel Regno Unito, dove tale competenza passò al giudice ordinario). Ma la riforma più rilevante si ebbe nel 1886 con l'introduzione della commissione/giunta per il regolamento, i cui membri erano nominati dal Presidente di Assemblea. Si ebbe così il passaggio dall'illusoria idea di dover operare ogni volta una "riforma d'insieme" a quella di condurre invece una costante "manutenzione regolamentare".Paolo Ungari (1971) Profilo storico del diritto parlamentare in Italia. Corso universitario 1970-1971, Assisi

Negli anni successivi fu infatti tale commissione, presieduta da Ruggero Bonghi (già fondatore de "La Stampa" e Ministro della pubblica istruzione per la Destra storica), il motore delle riforme regolamentari (1888-1891) volte alla razionalizzazione, alla disciplina dell'andamento della discussione e all'introduzione, anche se solo come eventuale, del "sistema delle tre letture", poi di fatto poco utilizzato.

Nel 1898, il Governo Pelloux, propose una serie di misure restrittive in tema di pubblica sicurezza e di libertà di stampa; ciò scatenò, per la prima volta nel Parlamento statutario, l'ostruzionismo delle sinistre (in particolare del socialista Enrico Ferri), agevolato dall'adozione, per questo provvedimento, del "sistema delle tre letture".A.P. Tanda (1996) Le riforme regolamentari di fine secolo (1886-1900), Roma, Camera dei Deputati.

Nel 1899 Pelloux decise quindi di introdurre alcune delle misure proposte con un decreto-legge (sulla cui conformità allo Statuto furono sollevate obiezioni sia dalla Corte dei conti che dalla Suprema Corte di Cassazione romana) e il Presidente della Commissione per il regolamento Sidney Sonnino, tra i principali sostenitori del governo, approntò una serie di modifiche regolamentari volte a ridurre drasticamente gli spazi all'ostruzionismo dell'opposizione, poi approvate, nonostante la profonda spaccatura creatasi sia in commissione che in Assemblea, nel 1900. Tutto ciò portò allo scioglimento anticipato e a nuove elezioni nel giugno dello stesso anno, che viderò la vittoria della Sinistra storica e portarono alla formazione del Governo Saracco (e poi del Governo Zanardelli-Giolitti).

Sotto la guida del nuovo presidente Tommaso Villa, la Camera azzerò le misure anti-ostruzionistiche introdotte dalla riforma regolamentare di Sonnino e stabilì inoltre che la Commissione per il regolamento sarebbe stata presieduta dallo stesso Presidente della Camera, e che i membri del "Ufficio di presidenza" sarebbero stati eletti con voto limitato, assicurando così che alcuni di essi fossero esponenti delle minoranze. A soluzioni analoghe si giunse anche al Senato nel 1906 e nel 1910 su proposta del senatore Giorgio Arcoleo.Tommaso Edoardo Frosini (2005) Giorgio Arcoleo, un costituzionalista in Parlamento, in Giorgio Arcoleo, Discorsi parlamentari, a cura del Senato della Repubblica, Bologna, Il Mulino, pp.13 ss.

Nel 1912 vengono introdotti per legge il suffragio universale maschile e l'indennità parlamentare (a titolo di rimborso delle spese di corrispondenza, poiché l'art. 50 dello Statuto Albertino vietava la retribuzione dei parlamentari).U. Zampetti (1986) Art.69, in Commentario alla Costituzione, a cura di Branca, cit., pp. 241 ss.