Biografia Infanzia e ascesa
Sia secondo Les familles d'outre-mer, che il Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux. Tome second, Enrico era l'unico figlio maschio del secondo re di Cipro della dinastia dei Lusignano, Ugo I e di Alice di Champagne, che, ancora secondo il Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux. Tome second, era la figlia secondogenita della regina di Gerusalemme, Isabella di Gerusalemme e del suo terzo marito, il conte di Champagne, Enrico II, che, secondo la Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, Enrico era il figlio maschio primogenito del Conte di Champagne (conte di Troyes e conte di Meaux) e di Brie, Enrico I il Liberale e di Maria di Francia, che, sia secondo il cronista e monaco benedettino inglese, Matteo di Parigi, che secondo la Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, Maria era la figlia primogenita di Luigi VII, detto il Giovane, re di Francia, e della duchessa d'Aquitania e Guascogna e contessa di Poitiers, Eleonora d'Aquitania, che, ancora secondo la Chronica Albrici Monachi Trium Fontium, era la figlia primogenita del duca di Aquitania, duca di Guascogna e conte di Poitiers, Guglielmo X il Tolosano e della sua prima moglie, Aénor di Châtellerault († dopo il 1130), figlia del visconte Americo I di Châtellerault e della Maubergeon, che al momento della sua nascita era l'amante di suo nonno Guglielmo IX il Trovatore. Ugo I di Cipro, come ci conferma la Chroniques d'Amadi et de Strambaldi. T. 1, era figlio del re di Cipro e re di Gerusalemme, Amalrico II di Lusignano, e della sua prima moglie Eschiva di Ibelin., che, secondo Les familles d'outre-mer, era figlia di Baldovino di Ibelin ( † 1187), signore di Ibelin e signore di Ramla, e di Richilde di Bethsan, figlia di Guermond, signore di Bethsan.
Suo padre, Ugo I, sia secondo il Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux. Tome second, che la Chroniques d'Amadi et de Strambaldi. T. 1, si recò a Tripoli, per partecipare al matrimonio della sua sorellastra, Melisenda con Boemondo IV di Antiochia. Dopo il matrimonio della sorellastra, a Tripoli in Siria, nel 1218, sempre secondo la Chroniques d'Amadi et de Strambaldi. T. 1, Ugo si ammalò e, non molto tempo dopo morì, lasciando un unico figlio maschio di nove mesi, Enrico che gli succedette, come Enrico I; ancora secondo la Chroniques d'Amadi et de Strambaldi. T. 1, fu tumulato nella chiesa degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme di Tripoli ed in seguito fu portato nella chiesa degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme di Nicosia. L'Alta Corte di Cipro, massimo organo rappresentativo della monarchia cipriota, affidò la reggenza alla regina madre Alice di Champagne, che secondo Les familles d'outre-mer, per il governo del regno si affidò ai suoi zii (fratellastri di sua madre, Isabella I), Filippo d'Ibelin e Giovanni di Ibelin, Signore di Beirut e connestabile di Gerusalemme, che furono reggenti per Enrico I, come conferma anche il documento III della Histoire de l'île de Chypre sous le règne des princes de la maison de Lusignan. 3 . Enrico aveva due sorelle maggiori, Maria e Isabella.
Il papa Onorio III, preoccupato per la debolezza politica del regno di Cipro, mise la famiglia reale sotto la protezione del suo legato, il cardinale vescovo di Albano, Pelagio, e del Gran Maestro dell'Ordine dei Templari.
Nonostante la regina madre Alice risiedesse perlopiù in Terrasanta, era tuttavia lei che riceveva la quasi totalità dei redditi regali ciprioti. Uno dei suoi primi atti, compiuti in nome di Enrico, fu di concedere, nel 1218, numerosi privilegi ai genovesi, che furono esentati dalle imposte commerciali ed ebbero una speciale giurisdizione propria sui propri connazionali, oltre a due possedimenti a Limassol e a Famagosta. La reggente inoltre inviò un contingente cipriota a partecipare alla V crociata, come era già nei piani del defunto marito Ugo; i crociati ciprioti però abbandonarono ben presto l'impresa per la disputa accesasi tra Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, e il legato pontificio Pelagio, causando il fallimento dell'impresa.
Secondo il Recueil des historiens des croisades. Historiens occidentaux. Tome second, prima del 1225, sua madre, Alice, si era sposata, in seconde nozze, sull'isola di San Tommaso che si trova di fronte a Tripoli, con Boemondo, figlio del Principe d'Antiochia e Conte di Tripoli, Boemondo IV e di Plaisance di Gibelletto (m. 1217). Dopo il matrimonio, Alice ed il marito, decisero di togliere la reggenza del governo di Cipro a Filippo per darla, prima al nuovo marito di Alice, Boemondo, poi a Aimery Barlais, ma Filippo fu sostenuto dall'Alta Corte di Cipro e Aimery dovette lasciare l'isola assieme ad Alice e Boemondo che si stabilirono in Siria. Il secondo matrimonio di Alice ebbe breve durata; fu sciolto per consanguineità, nel 1228, come riporta la Chroniques d'Amadi et de Strambaldi. T. 1.
Gli Ibelin allora, temendo un possibile intervento dell'imperatore Federico II di Svevia, che poteva rivendicare la reggenza in nome del diritto di sovranità su Cipro stabilito nel 1197, nel 1225 organizzarono l'incoronazione del giovane Enrico, di appena otto anni, che avvenne nella cattedrale di Santa Sofia a Nicosia.
Rivalità con Federico II e primo matrimonio L'imperatore giudicò irrispettosa della sua autorità sull'isola l'incoronazione di Enrico I, che da allora fu un burattino nelle mani della potente famiglia baronale degli Ibelin, capeggiata da Giovanni di Ibelin, signore di Beirut, succeduto alla fine del 1228 al fratello Filippo, morto in quell'anno, come luogotenente del regno. Alice invece, divorziata da Boemondo, si stabilì a San Giovanni d'Acri, non avendo più voce in capitolo, specie nella guerra civile che sconvolse l'isola dal 1229 al 1233. Il conflitto esplose a causa del contrasto tra gli Ibelin e il partito imperiale, guidato da Amalrico Barlais, che mirava ad assumere la reggenza.
In seguito al rifiuto dell'Alta Corte, Amalrico si appellò a Federico II, in viaggio verso la Terrasanta in occasione della VI crociata: sbarcato a Cipro nel luglio del 1228 con il proposito di assicurarsi la persona del giovane sovrano cipriota, organizzò a Limassol un sontuoso banchetto, invitandovi Giovanni di Ibelin, i suoi figli e lo stesso Enrico I. Secondo il cronista Filippo di Novara, l'imperatore esortò i suoi ospiti a rinunciare alle vesti di lutto, indossate per la morte di Filippo di Ibelin, e a indossare i sontuosi abiti da festa da lui portate. Al termine del pranzo, però, i soldati imperiali fecero irruzione nella sala circondando gli invitati, mentre Federico intimò a Giovanni di rendergli conto dei redditi riscossi durante la reggenza. Il signore di Beirut si appellò allora all'Alta Corte, il solo organo competente a giudicarlo, lasciando tuttavia in ostaggio i suoi figli all'avversario, che portò Enrico con sé a Kiti e a Nicosia. Intanto però Giovanni si rifugiò a San Hilarion, da dove oppose resistenza agli imperiali, finché nel settembre del 1228 si giunse ad un accordo: Federico II avrebbe tenuto presso di sé il giovane sovrano cipriota, restituito gli ostaggi e provveduto a mettere suoi partigiani nelle città e nei castelli di Cipro fino alla maggiore età del sovrano, mentre Giovanni di Ibelin avrebbe accompagnato l'imperatore in Terrasanta. La nobiltà isolana allora giurò fedeltà all'imperatore, che il 3 settembre di quell'anno ripartì alla volta di Acri, conducendo con sé il re di Cipro. Federico II, prima di partire, aveva esautorò Giovanni, nominando al suo posto cinque reggenti.
Rientrato da Acri nella primavera del 1229, Federico ricondusse Enrico I nel suo regno, dandogli in moglie, Alice (1210 † 1233), figlia del marchese del Monferrato, Guglielmo IV del Monferrato, che secondo la Chroniques d'Amadi et de Strambaldi. T. 1, era cugino dell'imperatore; Alice fu incoronata regina; la coppia però non visse a lungo assieme, visto che la sposa si ammalò e morì nel 1233, durante l'assedio di Kyrenia,. Secondo la Chronique de l'Île de Chypre di Florio Bustron, la salma della regina fu consegnata a Enrico, portata a Nicosia e sepolta con tutti gli onori nella cattedrale di Santa Sofia a Nicosia.
Oltre che a dargli una moglie, Federico II aveva imposto al giovane monarca la potestà di cinque balivi, incaricati del governo dell'isola. Stando a Filippo di Novara, Enrico I fu prigioniero di Amalrico Barlais e dei suoi seguaci, mentre lo stesso cronista, cui venne imposto di giurare fedeltà ai nuovi dominatori, si inginocchiò davanti al sovrano cipriota chiedendo di essere giudicato da suoi pari. Quando però, nel luglio del 1229 i balivi mandarono il re sotto scorta a San Hilarion (dopo la caduta della fortezza, nell'aprile/maggio 1230), Enrico I ritornò sotto l'ala protettiva degli Ibelin.
L'anno dopo Federico II inviò una flotta al comando dell'ammiraglio Filangeri, che sbarcò a Cipro; l'ammiraglio lesse al monarca il messaggio imperiale che imponeva l'esilio degli Ibelin, seguito dal rifiuto di Enrico di perseguire i suoi protettori. Allora l'esercito imperiale si diresse verso Beirut, feudo di Giovanni di Ibelin, impadronendosi della città. L'Alta Corte si riunì, su convocazione di Giovanni, prova evidente della subordinazione del re al potente clan baronale degli Ibelin; il nobile chiese infatti il sostegno di Enrico per riconquistare il suo feudo, non potendo avvalersi del supporto feudale in quanto egli aveva ricevuto Beirut, nel 1204, dal Re di Gerusalemme, che ora era proprio Federico II. Riuscì ad ottenere il suo scopo, perché i vassalli ciprioti si schierarono con lui, organizzando una spedizione a cui prese parte anche il sovrano; i ciprioti però furono messi in rotta dagli imperiali nella battaglia di Casale Imbert, del 3 maggio 1232, dove lo stesso Enrico I riuscì appena a salvarsi. Il Re però poté impedire che i suoi sostenitori disertassero, concedendo numerosi feudi e prestiti in denaro, come ai conti Giovanni I di Cesarea e a Giovanni di Giaffa, riuscendo a raggruppare un contingente di 233 cavalieri, ben decisi a riconquistare la loro posizione a Cipro.
In quel periodo, sua madre, Alice, lasciata la Terra santa, aveva raggiunto la contea di Champagne e, ritenendo di poter accampare diritti sulla contea di Champagne, con l'appoggio di molti nobili della contea riprese la contestazione contro il cugino, il conte di Champagne, Tebaldo IV, il quale, onde evitare di ricominciare una nuova guerra di successione, tra il 1232 ed il 1233, dovette tacitare Alice, pagando una cifra notevole (40.000 libbreLa libbra o livre corrispondeva ad una libbra d'argento.), che fu prelevata dalle casse regie, per volere di Bianca di Castiglia e di suo figlio, il re di Francia, Luigi IX il SantoCharles Petit-Dutaillis, Luigi IX il Santo, in Storia del mondo medievale, vol. V, nota a p. 840..
Quindi re Enrico, divenuto maggiorenne, sbarcò a Famagosta con Giovanni di Ibelin, grazie anche al supporto di navi genovesi; acclamato dalla popolazione, mise in fuga gli imperiali, costretti a ritirarsi a Nicosia. Poi, per ripagare i genovesi del loro aiuto navale, Enrico I concesse loro numerosi privilegi, confermati con un decreto reale datato 2 dicembre 1233: la Repubblica marinara di Genova poté disporre di una propria corte, fu esentata dalle imposte commerciali ed ebbe numerosi possedimenti immobili a Nicosia, Famagosta e Paphos e del Casale Despoire presso Limassol. Subito dopo l'esercito cipriota marciò verso Nicosia, affrontando le truppe imperiali, comandate dal Filangeri, ad Agridi, il 15 giugno 1232, dove il partito imperiale ebbe la peggio. Enrico, che era rimasto nelle retrovie con Giovanni di Ibelin, ottenne subito dopo la resa di Kantara, piazzaforte ove si erano rifugiati parte dei soldati del Filangeri.