La comunità ebraica di Catania ha avuto un lungo periodo di esistenza, dall'epoca romana all'espatrio dai territori appartenenti alla Corona d'Aragona, cui apparteneva la città, indetto da Ferdinando il Cattolico con il cosiddetto decreto di Alhambra. La presenza di famiglie ebree nei secoli successivi al decreto non riescono ad affermare la creazione di una nuova comunità stabilmente insediata nel territorio cittadino, sebbene non manchino attestazioni di manifestazioni di tipo comunitario indipendenti dalla comunità ebraica di Napoli, cui le famiglie catanesi fanno riferimento.
Prime comunità ebraiche
Se nel corso del XVII secolo gli eruditi locali favoleggiavano origini bibliche su Catania (per esempio, il suo fiume Amenano, riportato da alcune fonti antiche col toponimo di Chamasenon, avrebbe indicato un legame con CamFu il Carrera a indicare tale teoria rispetto a quanto ipotizzato da Philipp Clüver (Filippo Cluverio) in Sicilia antiqua (1619, p.120) sulla scorta di Fulvius Ursinus (Fulvio Orsini) in Notae ad. M. Catonem M. Varronem L. Columellam de re rustica (1587, p.24). Cfr.), i primi ebrei a Catania sono attestati con certezza archeologica a partire dall'età romana. Un'incerta tradizione vuole che Tito, distrutto il Tempio di Gerusalemme nel 70, riempisse tre navi di Ebrei, abbandonandole a mare senza guida. Una miracolosa tempesta fece giungere le tre navi in altrettanti porti sicuri a Genova, in Sicilia e in AfricaMariarosa Malesani, Chi erano gli ebrei siciliani? su Siciliaebraica.it.. Tuttavia tale tradizione ha solo il sapore della leggenda, non riscontrabile da certa documentazione. La presenza ebraica a Catania è invece attestata con certezza in epoca romana a partire dal IV secolo, come dimostrato da una lapide incisa rinvenuta nella zona orientale della città, nei pressi dell'attuale via Antonino di San Giuliano, in caratteri e lingua ebraica e latina, questi ultimi databili alla fine del IV secoloCfr. ad es. Guido Libertini, «Epigrafe giudaico-latina rinvenuta a Catania», in Scritti su Catania antica- Scavi e scoperte archeologiche dal 1922 al 1953, a cura di Giovanni Rizza, Rotary Club di Catania, 1981, pp. 69 e segg..Tuttavia un'epigrafe datata al III secolo d.C. ritrovata nelle catacombe di Villa Torlonia e deposta sulla tomba del ventiduenne Ioustos, riporta il nome di Amachios da Catania, padre del defunto, nome greco che traduce Shlomo. Viene reputato il primo ebreo siciliano documentatoN. Bucaria, Sicilia judaica, Flaccovio editore, Palermo 1996, p. 13.Vittorio Giovanni Rizzone, La più antica comunità cristiana di Catania attraverso i documenti epigrafici (secoli IV-V), in Agata santa. Storia, arte, devozione, Firenze 2008, p. 176.U. M. Fasola, Rivista di Archeologia Cristiana, 52 (1976) (7-62), p. 25.D. Noy, Jewish Inscriptions of Western Europe, II, The City of Rome, Cambridge, n. 515, 1995.. Altri riferimenti alla comunità antica catanese si desumerebbero, attraverso gli Acta Sanctorum, relativi alle vite dei due patroni cittadini Agata e Leone. Nel primo caso, a un anno esatto dal martirio della santa, un'eruzione lavica dell'Etna avanzò minacciosa in direzione della città e gli abitanti delle campagne, unitamente a gentili ed ebreiTesto originale:... & tam Iudaei quam etiam Gentiles unanimes cum Christianis communiter .... Cfr. De S. Agatha Virg. Mart. Catanae in Sicilia: Quaestio III, in Jean Bolland (S.I.), Godefroy Henschen (a cura di), Acta Sanctorum quotquot toto orbe coluntur vel a Catholicis scriptoribus ..., 1658, p. 618., avrebbero usato il suo sudario perché ritenuto miracoloso per arrestare l'avanzata lavica. Nel caso del vescovo LeoneSulla leggenda del mago ebreo vedere: A. ACCONCIA LONGO, La Vita di S. Leone vescovo di Catania e gli incantesimi del mago Eliodoro, in «Rivista di studi bizantini e neoellenici», n.s. 26, 1989, pp.3-98.Per una sintesi cfr.: , invece, si fa riferimento alla figura - inventata certamente - di Eliodoro, il quale avrebbe studiato magia nera presso gli ebrei. Delle dinamiche che hanno portato alla scomparsa di questa antica comunità non vi sono documentazioni chiare.
Comunità medioevale
Alto Medioevo Notizie più costanti pervengono piuttosto dal periodo di occupazione islamica della Sicilia in poi. Come per il resto dell'Isola, infatti, . La comunità era soggetta al pagamento della gizia (tassa personale per la libertà di culto)Domenico Ventura, «Medici Ebrei a Catania» , in M. Alberghina, Medici e medicina a Catania dal Quattrocento ai primi del Novecento, Catania Giuseppe Maimone Editore, 2001, pp. 1-2, 6.Indicativo come ancora esista a Catania una strada, via Gisira, dove nell'etimologia rimane il ricordo di tale dazio.Nel XIV secolo la gizia era pagata nella vicina Terra di Aci. Cfr.. La posizione di privilegio acquisita sotto l'emirato andò scemando con l'occupazione cristiano-normanna. Inizialmente discriminati e isolati (costretti a portare elementi distintivi sugli abiti: rotella per gli uomini e rindella per le donne) e privi della possibilità di rivestire alcun impiego pubblico o posizione di comando, nonché ad assumere titoli nobiliari, gli Ebrei catanesi ottennero piano alla volta una riconosciuta e completa autonomia in campo giuridico e religioso dalla piccola e compatta minoranza che costituivano inizialmente sotto i normanni. Come per le altre 63 siciliane, inoltre, la comunità ebraica catanese conobbe un notevole sviluppo che la portò dai 23 masunati (nuclei familiari) del 1145 ai 68 del 1492, costituendo circa il 2% della popolazione.
XIII-XV secolo
, come dimostrano i riferimenti alle simbologie giudaiche impresse dagli operai a decorazione dell'esterno del maniero. Nel corso del XIV secolo il primo nucleo comunitario si accresce e conquista la zona a sud; per questo periodo si dota di due sinagoghe, un ospedale, un macello e persino un cimitero poco fuori le mura. La comunità ebraica di Catania era prevalentemente in affari con il mercato del pesce e come era d'abitudine si affacciava su di un fiume, nel caso catanese sull'Amenano che prese da essi a chiamarsi Judicello, adoperato per i bagni rituali delle donneSui rituali nei pressi di sorgenti o fiumi vedi ad es. Sergio Caldarella e David Gryman, L'acqua e il Tempio - Appunti sul bagno rituale ebraico della Giudecca di Siracusa .. Il rapporto con i Cristiani appare fondato su una reciproca tolleranza e mentre mancano testimonianze di disordini in città relativi alla convivenza tra le due comunità religiose, appare un certo amalgamarsi tra le due: persino alla fine del XV secolo, poco prima della espulsione dai territori aragonesi, in città era in costruzione un grande edificio per la produzione della seta in cui Ebrei e Cristiani avrebbero lavorato assieme. Sebbene per marineria e milizie non fosse concesso lavorare assieme, molte altre attività - specie quelle legate al piccolo e medio commercio e all'artigianato - erano strettamente condivise, come anche l'attività professionale, settore in costante crescita e sviluppo dal XIII secolo grazie a una crescita economico-sociale nel Regno. La totale assenza di medici del luogo, ad esempio, (altrimenti provenienti dalle università del nord Italia e ancora in misura maggiore da Salerno) fece sì che tra il 1363 e il 1492 furono oltre 160 i medici ebrei a Catania. Sebbene non mancassero le restrizioni, come il divieto di esercizio della professione medica su pazienti cristiani del XIII secoloPromulgato dalla chiesa nel XIII secolo e recepito in Sicilia solo nel 1310 da Federico III d'Aragona, tuttavia esistettero pontefici, vescovi e sovrani che si avvalsero tranquillamente dei servigi dei medici ebrei., abolito solamente nel 1451 da Alfonso V d'Aragona, le invidie e calunnie dei colleghiSebbene non manchino casi di cooperazione per la costituzione di società per l'esercizio medico., gli impedimenti economici per accedere alle università che prevedevano tasse maggiori a chi fosse ebreoD. Ventura, o.c., p. 2., emergevano comunque personalità legate alla medicina di estrazione ebraica che assumevano ruoli decisamente di rilievo. Alcuni di essi ricoperti anche da donneD. Ventura, o.c., p. 6.. A Catania vi fu una donna medico, Virdimura moglie di Pasquale de Medico, che nel 1376 ottenne l'abilitazione ad esercitare medicina fisicaNon debba però meravigliare la presenza di donne nell'ufficio medico negli ambienti giudei, come testimoniato in tutta Europa e soprattutto a Salerno, dove si deve a una donna - Abella - il trattato De natura seminis hominis; D. Ventura, o.c., p. 6.. A Catania l'esercizio medico conobbe un notevole sviluppo quindi, forse anche a seguito della peste del 1347Al primo plesso ospedaliero di origine Normanna - l'ospedale di San Giovanni de Fleri o di Gerusalemme, collocato presso la chiesa omonima - si aggiunsero tra il XIV secolo e il XV altre tre strutture: l'ospedale pubblico di San Marco, costruito dalle autorità cittadine fra il 1372 e il 1391, e i privati ospedale dell'Ascensione e di Santa Maria di Nuovaluce, gestito dall'omonimo monastero, presso l'area residenziale del castello Ursino. Cfr. Domenico Ventura, Medici Ebrei a Catania, cit., p.4. e dove la maggior percentuale era costituita da operatori sanitari di estrazione ebraicaD. Ventura, o.c., pp. 4-5.. Spicca tra tutti la figura del messinese Moysè Medici de Bonavoglia, che grazie all'intervento dello stesso Alfonso poté frequentare nel 1416 lo Studio di PadovaD. Ventura, o.c., p. 1.. Nel 1420, sempre grazie ai contributi regi, ottenne la prestigiosa carica di Dienchelele di Sicilia (una sorta di giudice universale giudaico). Il riconoscimento dei servizi offerti dai medici ebrei di Catania presenta anche casi di eclatanti esenzioni e privilegi: Israel Greco venne esonerato nel 1481, su esplicita richiesta della contessa di Adernò, dal portare la rotellaD. Ventura, o.c., p. 5.. La comunità appare anche tra i volontari che finanziarono la spedizione della Reconquista: non mancano infatti testimonianze di elargizione di beni ai fini della campagna militare spagnola da parte delle giudecche isolane, campagna che ne avrebbe poi decretato l'esilioAttilio Milano, Storia degli ebrei in Italia, Torino 1963, p. 173..
Espulsione del 1492