La battaglia di Balikpapan, avvenuta tra il 23 e 26 gennaio 1942 nell'area dell'omonima cittadina del Borneo, si svolse tra la forza d'invasione giapponese, la guarnigione olandese e un gruppo navale statunitense nelle fasi iniziali della campagna delle Indie orientali olandesi.

L'Impero giapponese, colpito da un embargo sul petrolio nell'estate 1941, decise di occupare le Indie orientali olandesi poiché rappresentavano un ricco serbatoio di petrolio e altre materie prime: l'isola del Borneo in particolare era un obiettivo fondamentale. Per conquistarne la parte olandese le forze armate giapponesi radunarono una squadriglia di cacciatorpediniere, guidata dal contrammiraglio Shōji Nishimura, e un numeroso convoglio con a bordo una parte della 56ª Divisione, capitanata dal maggior generale Shizuo Sakaguchi: pur tartassati da attacchi aerei e subacquei, i trasporti e le navi giapponesi cominciarono lo sbarco a Balikpapan il 23 gennaio; il comandante locale, Cornelius van den Hoogenband, aveva sabotato parte delle infrastrutture ed equipaggiamenti e oppose solo un'azione di retroguardia alla soverchiante fanteria nipponica, coprendosi la ritirata nell'interno. Nelle prime ore del 24, tuttavia, quattro cacciatorpediniere statunitensi colsero assolutamente di sorpresa i trasporti immobili e, approfittando della lontananza della squadriglia di Nishimura, ne affondarono tre insieme a un pattugliatore. In ogni caso le truppe giapponesi erano già a terra e Balikpapan fu posta sotto controllo il 26. Risolti i danni cagionati dalle squadre di demolizione olandesi e massacrate per rappresaglia alcune decine di occidentali, i giapponesi fecero di Balikpapan un importante centro di rifornimento per la macchina militare imperiale.

Contesto strategico Nel luglio 1941 l'Impero giapponese completò l'occupazione militare dell'Indocina francese, una mossa che preoccupò notevolmente le potenze anglosassoni e le autorità delle Indie orientali olandesi. I governi di Washington, Londra e dei Paesi Bassi (quest'ultimo in esilio dal maggio 1940) decisero perciò un embargo nei confronti del Giappone, che si ritrovò privato d'improvviso degli approvvigionamenti esteri di greggio; le scorte di carburante accumulate negli anni sarebbero bastate per coprire un fabbisogno di solo due o tre anni, meno ancora in tempo di guerra. Nel settembre 1941 gli stati maggiori dell'Esercito e della Marina imperiale giapponese presentarono al Consiglio Supremo di guerra i piani definitivi per l'espansione nel Sud-est asiatico: obiettivo principale erano le Indie olandesi, ricche di materie prime e, in particolare, di pozzi petroliferi ad alto rendimento... Gran parte di questi giacimenti era situata sull'isola del Borneo, allora appartenente per due terzi circa agli olandesi, mentre la porzione nord-occidentale era un protettorato britannico. L'importanza dell'isola era anche strategica, come puntualizzarono gli ufficiali, poiché eventuali forze degli Alleati avrebbero potuto adoperarla per minacciare le previste operazioni contro la Malesia britannica e Singapore..

Piani e forze contrapposte

Impero giapponese

I piani nipponici di occupazione del Borneo rientravano nelle più generali preparazioni per conquistare le Indie olandesi. La grande isola fu selezionata dai giapponesi come spartiacque tra due assembramenti di forze navali e terrestri trasportate su convogli numerosi, sotto il comando unico del viceammiraglio Nobutake Kondō: a ovest del Borneo avrebbe operato la 2ª Flotta, al diretto comando di Kondō stesso e che si sarebbe concentrata specialmente contro i possedimenti britannici. A est, invece, la competenza ricadeva sotto la 3ª Flotta del viceammiraglio Ibō Takahashi, provvisoriamente alle dipendenze del collega. Takahashi doveva prima concludere le operazioni navali correlate alla prevista conquista delle Filippine, per le quali fu indicata la scadenza nel gennaio 1942, e quindi lanciare operazioni simultanee dalla costa orientale del Borneo sino alla Nuova Guinea olandese. Sulla grande isola i giapponesi avevano tre obiettivi: la piccola isola di Tarakan, Balikpapan e infine Banjarmasin sulla costa meridionale, tutt'e tre di cruciale importanza anche per le preziose infrastrutture petrolifere, che si doveva cercare di catturare intatte.... La 3ª Flotta e reparti della 14ª Armata giapponese occuparono Davao, sull'isola di Mindanao, il 20 dicembre 1941: nell'ampia rada del porto Takahashi iniziò a concentrare una "Forza d'invasione centrale" da lanciare contro il Borneo... La componente terrestre per gli sbarchi a Tarakan, Balikpapan e Bandjarmasin era il cosiddetto Distaccamento Sakaguchi, dal nome del suo comandante (maggior generale Shizuo Sakaguchi) che guidava il gruppo fanteria della 56ª Divisione. Egli enucleò il 146º Reggimento, alcune unità d'artiglieria, corazzate, di genieri e dei servizi per formare il distaccamento; inoltre integrò la 2ª Forza da sbarco speciale "Kure", al comando del capitano di corvetta Masanori Shiga e della consistenza di un battaglione:. in totale uomini. Il trasporto e lo sbarco erano compito di un convoglio di sedici tra navi da carico e trasporti truppe. e Takahashi ne affidò la difesa alla 4ª Squadriglia cacciatorpediniere del contrammiraglio Shōji Nishimura. Essa era costituita da un conduttore di flottiglia, l'incrociatore leggero sul quale era imbarcato Nishimura, e da tre divisioni di cacciatorpediniere: la 2ª (Yudachi, Samidare, Harusame, Murasame), la 9ª (Minegumo, Natsugumo) e la 24ª (Yamakaze, Suzukaze, Kawakaze, Umikaze) che era in prestito dalla 2ª Squadriglia. Inoltre Nishimura poté contare sulle navi appoggio idrovolanti Sanyo Maru e Sanuki Maru, fondamentali per godere di appoggio aereo in un teatro bellico dove i giapponesi non disponevano ancora di aeroporti. In ultimo furono messi a disposizione tre vecchi pattugliatori, quattro dragamine e tre cacciasommergibili.. Sussistono, peraltro, leggere differenze tra le fonti sul numero dei cacciatorpediniere. Millot parla di nove unità, ma dà i nomi di solo sette di esse;. Yenne, al contrario, afferma ci fossero undici cacciatorpediniere, ma non fornisce alcuna elencazione puntuale..

Il viceammiraglio Takahashi doveva rimanere a Davao con la 5ª Divisione incrociatori formata dallAshigara (ammiraglia), dal Nachi, dal e dall', per intervenire in caso di necessità. Tuttavia il Myoko fu colpito da una bomba il 4 gennaio 1942, nel corso di un'improvvisa incursione di dieci quadrimotori Boeing B-17 Flying Fortress, e dovette tornare a Sasebo per le riparazioni.. Il piano giapponese era semplice. Dopo aver preso Tarakan, Nishimura doveva condurre il suo gruppo navale a sud nello stretto di Makassar e cominciare lo sbarco la sera del 23 gennaio, sfruttando l'oscurità per disorientare gli olandesi; i soldati giapponesi avrebbero messo piede a terra nelle immediate vicinanze di Balikpapan. Sembra che durante i preparativi Nishimura non tenesse in gran conto le forze navali di superficie degli Alleati e, al contrario, mostrasse molta più preoccupazione per i sommergibili – tra olandesi, britannici e statunitensi ve ne erano una quarantina nelle Indie orientali...

Alleati

Il 15 gennaio 1942 le potenze alleate costituirono il cosiddetto ABDACOM, sigla dell'American-British-Dutch-Australian Command, per meglio coordinarsi nella difesa di tutto il Sud-est asiatico, spartendosi i vari comandi.. Questa nuova struttura ebbe una certa influenza sulla battaglia per Balikpapan dove, comunque, le forze terrestri schierate erano esclusivamente olandesi: si trattava del 6º Battaglione fanteria del Koninklijk Nederlandsch-Indisch Leger o KNIL (l'esercito coloniale dei Paesi Bassi). con effettivi. Il suo comandante, tenente colonnello Cornelius van den Hoogenband, poteva contare anche sulle difese del porto, sostanzialmente due cannoni costieri da 120 mm e quattro altri da 75 mm. Balikpapan disponeva di due aeroporti, a Sepinggang direttamente sulla costa cittadina e a Manggar, 21 chilometri a nord-est: sulle piste si trovavano diversi bombardieri Martin B-10, così come caccia Brewster F2A Buffalo e Curtiss P-36 Hawk del servizio aeronautico del KNIL, cui si aggiungevano alcuni idrovolanti dell'aviazione di marina. Proprio all'inizio del gennaio 1942, però, tutti questi velivoli erano stati richiamati a Giava o a Sumatra, oppure spostati nell'aeroporto di Samarinda a nord-nord-est di Balikpapan che, perciò, non dispose di alcun immediato appoggio aereo. Pure le forze navali degli Alleati erano ripiegate in massa e la Koninklijke Marine aveva lasciato nelle acque del Borneo giusto la 3ª Divisione sommergibili, oltre a qualche piccola unità ausiliaria di scarso valore bellico.

Svolgimento della battaglia

L'11 gennaio 1942 i giapponesi conquistarono Tarakan. Sakaguchi e Nishimura prepararono le loro forze per l'assalto a Balikpapan, ma introdussero modifiche ai piani. Per prima cosa vollero evitare che il presidio neerlandese sabotasse le installazioni del porto, i serbatoi e i pozzi come accaduto a Tarakan: decisero così di inviare a Balikpapan due degli ufficiali appena fatti prigionieri, per avvertire van den Hoogenband che, in caso di distruzioni, sarebbero scattate sanguinose rappresaglie su qualsiasi abitante europeo in città. Il 16 gennaio i due olandesi, accompagnati da tre ufficiali nipponici, partirono da Tarakan a bordo di una motonave; il 20 un idrovolante olandese prese a bordo la curiosa ambasciata e la portò a Balikpapan, dove van den Hoogenband ascoltò il vero e proprio ultimatum. Egli oppose un netto rifiuto, anche perché già da due giorni aveva ordinato di rendere inutilizzabili le strutture portuali; i tre giapponesi furono riportati alla loro nave (gli ufficiali neerlandesi rimasero in città) e tornarono la mattina del 23 a Tarakan. In secondo luogo Sakaguchi era preoccupato per la perdita dell'effetto sorpresa; dopo aver individuato due indonesiani del KNIL volenterosi di collaborare e che, in passato, erano stati guide proprio in Borneo, optò per inviare una piccola parte del Distaccamento su canoe lungo la costa, fittamente coperta di mangrovie. In questo modo, guidata dai due disertori, l'unità avrebbe catturato l'aeroporto di Manggar mentre avveniva lo sbarco principale e, poi, avrebbe permesso di chiudere gli olandesi in una morsa..