L' è un tipo di componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo. È composto da tre versi per complessive diciassette more (e non sillabe, come comunemente detto),"Nelle lingue con inventario sillabico ridotto la percentuale di segmenti vocalici per unità di tempo sarà superiore a quella di lingue con struttura sillabica più ricca e complessa (cfr. Ramus, Nespor & Mehler 1999). Di conseguenza, in giapponese, il ritmo sarà tendenzialmente isomoraico, in italiano isosillabico." Vedi www.treccani.it secondo lo schema 5/7/5, e include sempre una parola legata a una stagione (kigo).

Inizialmente indicato con il termine , deve il suo nome attuale allo scrittore giapponese Masaoka Shiki (1867-1902), il quale coniò il termine verso la fine del XIX secolo, quale forma contratta dell'espressione haikai no ku (, letteralmente "verso di un poema a carattere scherzoso"). Il genere haiku, benché già noto e diffuso in Giappone, conobbe un fondamentale sviluppo tematico e formale nel periodo Edo (1603-1868), quando numerosi poeti tra cui Matsuo Bashō, Yosa Buson, Kobayashi Issa, e successivamente lo stesso Masaoka Shiki utilizzarono prevalentemente questo genere letterario per descrivere la natura e gli accadimenti umani direttamente collegati ad essa.

Haiku

L'haiku ha origini molto incerte: sembra derivare dal genere di poesia classica giapponese chiamato waka 和歌 (letteralmente, "poesia giapponese"), poi ribattezzata tanka 短歌 ("poesia breve") da Masaoka Shiki, ma molto probabilmente trae origine dalla prima strofa (l'hokku) di un renga, il componimento poetico a più mani. L'haiku è caratterizzato dalla peculiare struttura in 3 versi, rispettivamente di 5, 7 e 5 more.

Per la sua immediatezza e apparente semplicità, l'haiku fu per secoli una forma di poesia "popolare" trasversalmente diffusa tra tutte le classi sociali in contrasto alle costruzioni retoriche dei waka e solamente nel XVII secolo venne riconosciuto come una vera e propria forma d'arte grazie ad alcune opere di famosi scrittori tra cui Matsuo BashōFaubion Bowers, The Classic Tradition of Haiku: An Anthology, Dover Thrift Editions, 1997. L'haiku è una poesia dai toni semplici, senza alcun titolo, che elimina fronzoli lessicali e retorici, traendo la sua forza dalle suggestioni della natura nelle diverse stagioni. La composizione richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine in quanto il soggetto dell'haiku è spesso una scena rapida ed intensa che descrive la natura e ne cristallizza i particolari nell'attimo presente. L'estrema concisione dei versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, come una traccia che sta al lettore completare. Molto diffusa nel periodo Edo era la scrittura di diari di viaggio (haibun 俳文) inframmezzando parti in prosa con componimenti del genere haiku, un famoso esempio è l'opera Oku no hosomichi del poeta Matsuo Bashō, completata dopo un pellegrinaggio nel nord del Giappone, nel 1689.

Kigo In ogni haiku è presente un riferimento stagionale (il kigo 季語 o "parola della stagione"), cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell'anno in cui viene composto o al quale si riferisce. Il kigo può essere un animale (come la rana per la primavera o la lucciola per l'estate), un luogo, una pianta, ma anche il nome di un evento oppure una tradizione, come ad esempio i fuochi d'artificio per indicare l'estate. Il kigo costituisce il tema principale dell'haiku ed è considerato dagli haijin 俳人 ("poeti di haiku") il cuore stesso del componimento poetico. Il maestro giapponese Seki Ōsuga (1881-1920) afferma al riguardo che "il richiamo alla stagione rappresenta quel sentimento che emerge dalla semplice osservazione e contemplazione della dignità naturalistica, e proprio qui risiede l'interesse nei confronti della poesia haiku, laddove ogni cosa è armonizzata e ricondotta ad unità attraverso questo stesso sentimento." Data la loro importanza per la corretta scrittura di haiku, in Giappone vengono redatti dei cataloghi chiamati saijiki 歳時記 ("antologia delle stagioni") che raccolgono tutti i riferimenti divisi per stagione in sette sezioni convenzionali: Stagione, Fenomeni celesti, Fenomeni terrestri, Eventi, Vita umana, Animali e Piante.

In forma indiretta e meno rigida, il kigo è utilizzato anche nelle canzoni J-pop, dove ad esempio i ciliegi o l'inizio delle scuole fanno pensare alla primavera.

Kireji I versi dell'haiku sono strutturati in modo da presentare almeno un kireji 切れ字 ("parola che taglia"), ossia una cesura, un rovesciamento che può essere o meno indicato da un trattino, una virgola, un punto, ecc., ma che nella lingua giapponese viene resa attraverso particolari categorie di parole non direttamente traducibili in italiano, come ya や, kana かな e keri けり. Il kireji ha la funzione di segnalare al lettore un ribaltamento semantico o concettuale, un capovolgimento di significato che può avvenire ad esempio tra il primo e i due versi seguenti, oppure in qualsiasi altra posizione. La tradizione poetica risalente allo hokku, vuole, tuttavia, che tale stacco (kiru 切る) venga preferibilmente collocato al termine del primo o del secondo verso.

Tale rovesciamento semantico è spesso indice della riuscita di un haiku, sottintendendo la complessità del sentire poetico e realizzando un salto dell'immaginazione tra concetti e immagini apparentemente distanti.

Un esempio evidente lo troviamo nello haiku di Masahide, dove il trattino rappresenta il rovesciamento, il salto:

La "scuola del verso libero"

Nonostante l'haiku classico e più diffuso segua lo schema moraico 5/7/5, importanti autori, sia giapponesi sia italiani, hanno preferito uno schema più libero. In particolare ricordiamo i maestri giapponesi Hekigodo, Hosai e Hosha. ArenaLeonardo Vittorio Arena,Haiku, Rizzoli, Milano, 1995 afferma, in relazione ai precedenti, che essi aderirono alla "scuola del verso libero". Alfonso osserva acutamente che "se è vero che ogni rigido purismo formale può alimentare quel fenomeno di destabilizzazione che favorisce il processo creativo, è anche vero che esso può essere posto, per converso, al servizio di quelle difese psicologiche volte a proteggere, legittimamente e umanamente, i nostri attaccamenti consci o inconsci, di qualsiasi genere essi siano." Tra i poeti italiani che hanno adottato forme metriche "libere" ricordiamo Ungaretti.

Haiku come anti-sillogismo La presenza del salto logico (kiru) a cui costringe l'haiku, ha fatto dire che esso può essere visto come una forma di anti-sillogismo. Quella conclusione che nel sillogismo è logicamente determinata e rigorosamente connessa, nello haiku appare, in molti casi, illogica, priva di apparente connessione. Questo salto, questa illogicità, appaiono comprensibili se considerati, invece, psicologicamente.

Haiku come “innovazione” L'haiku (visto come anti-sillogismo) e il sillogismo stesso incarnano, a ben vedere, la doppia condizione della vita, che, per mantenersi, deve riuscire sia a rinnovarsi sia ad innovarsi. Se il rinnovamento esprime la riproduzione dei cicli vitali, l'innovazione deve realizzare quelle trasformazioni che permettono alla vita di affrontare e superare quei mutamenti dell'ambiente (ad esempio l'incendio di un tetto; si veda sopra l'haiku di Masahide) che ostacolano oppure rendono impossibili o inefficaci i processi ciclici di rinnovamento. L'innovazione è, quindi, la capacità della vita di far emergere, di produrre, soluzioni vitali nuove (salto). In fondo, l'haiku, l'arte, ed ogni scoperta scientifica rappresentano tutte quelle rivoluzioni che vanno oltre le vecchie forme e i vecchi schemi, divenuti incapaci di garantire la sopravvivenza della vita. La vita sopravvive soltanto facendosi opera d'arte di sé stessa.

Poiché nell'uomo, a causa della sua specificità, il bisogno vitale di sopravvivere coinvolge la coscienza, egli, ha, talvolta, necessità di rendere più complessa la propria esperienza; deve, cioè, riuscire ad andare oltre se stesso verso una nuova e diversa coscienza, più ricca ed affettivamente pregnante. Questo elemento di novità, mai privo di armonia, costituisce quella fascinazione che pervade e contraddistingue l'haiku ed ogni altra opera d'arte.

Haiku come modello del processo creativo Questo processo (salto) creativo è, però, tutt'altro che agevole e spontaneo. Leonardo Vittorio Arena ricorda, infatti, come a volte, sia necessario "un rigido training", anche per la composizione di un haiku.Leonardo Vittorio Arena,Haiku, Rizzoli, Milano, 1995, pag. 9 A questo proposito egli ne cita uno di Issa che avrebbe richiesto mesi per la stesura definitiva: Una grossa lucciola in vibrante tremolio s'allontana – penetrante.

Secondo Arena, lo spunto immediato è stato sottoposto ad una lunga e faticosa rielaborazioneLeonardo Vittorio Arena,Haiku, Rizzoli, Milano, 1995 pag. 11: una simile fase gestatoria è comune ad ogni lavoro di creazione artistica, sia essa un'opera d'arte in senso stretto sia essa una scoperta scientifica. Ogni processo di creazione originale ha, come punto di partenza, un evento casuale che ha una valenza affettiva per il soggetto, in questo caso per il poeta haijin. Se questo vissuto, che risulta sempre essere, in qualche modo e misura, perturbante, non viene gradualmente assorbito, abbandonato, dal sistema, bensì mantenuto vivo, si determina una progressiva "destabilizzazione". Oltre una certa soglia, si verificherà, allora, l'emergenza di qualcosa di originale, una qualche forma di “illuminazione”. Ad esempio, nello haiku di Mizuta Masahide, sopra citato, l'elemento perturbante e destabilizzante è espresso chiaramente nel primo verso (Il tetto s'è bruciato); dopo un certo tempo (anche mesi) vi è un salto creativo o poietico (ora posso vedere la luna).

Un altro haiku, ancora di Issa: Non piangete, insetti – gli amanti, persino le stelle devono separarsiStryk, Ikemoto,Poesie Zen, Newton Compton, Roma, 1995, pag. 80 dimostra ulteriormente come, di fronte all'evento perturbante – qui la separazione da una persona amata - il poeta elabori la propria sofferenza senza abbandonarla, fino a intendere che tutti gli esseri - animati e inanimati - sono costretti a vivere esperienze di perdita e di lutto. Ecco che Issa giunge ad un sentimento di compassione in senso buddhistico. In ogni haiku (riuscito) si realizza quello che si ritrova in ogni altra produzione artistica: la generazione di un mondo nuovo.

Gli stati d'animo Nell'haiku il poeta fissa uno stato d'animo attraverso le immagini della natura che lo circonda.

Tra i molti sentimenti presenti in un componimento i principali possono essereAlan W. Watts, La via dello Zen, Universale Economica Feltrinelli, 1971, pagg. 198 e seguenti:

Sabi 寂: derivato dall'aggettivo sabishī 寂しい (“solitario”, “povero”, ma anche “scarno” o “avvizzito”), rappresenta quella "patina" che avvolge le cose esposte allo scorrere inesorabile del tempo. Wabi 侘: letteralmente, “soffrire” o vivere “in solitudine e tristezza”, incarna un modello estetico dove la frugalità e la semplicità non sono viste come un ostacolo ma, all'esatto opposto, come un'irripetibile opportunità di comunione tra uomo e natura e, quindi, in ultima istanza, come manifestazione della verità poetica. Per altri autori, invece, wabi(侘, l'”inatteso”), cioè quel senso di stupore e meraviglia che proviamo di fronte alle cose apparentemente più semplici e “scontate”; Mono no aware 物の哀れ: il "sentimento delle cose", cioè la nostalgia, il rimpianto per il tempo che passa, la comprensione della mutevolezza e della caducità senza sofferenza. Yūgen 幽玄: tradotto letteralmente come "profondità e mistero", rappresenta lo stato d'animo prodotto dal fascino inspiegabile delle cose, il sentire un universo 'altro', colmo di misteriosa unità. Karumi (軽み, “leggerezza”), la bellezza poetica riflessa nella sua semplicità, libera da preconcetti;