Il 26º Reggimento fanteria "Bergamo" è stata un'unità dell'esercito italiano, di stanza come sua ultima sede prima dello scioglimento nella Caserma Bruno Camandone a Diano Castello.

Storia Subito dopo la fine della seconda guerra d'indipendenza italiana re Vittorio Emanuele II, con Regio Decreto del 29 agosto 1859, ordinò la costituzione di due nuovi reggimenti di fanteria, il 25º e il 26º che andarono a formare la Brigata "Bergamo".. I primi nuclei per la formazione del 26º Reggimento fanteria "Bergamo" furono forniti dai tre battaglioni e da tre compagnie deposito dei reggimenti 17º e 18º della Brigata "Acqui". Il comando del 26º Reggimento fu assunto dal tenente colonnello Pietro Masala, cui fu consegnata la bandiera di guerra il 1 gennaio 1860. Con i suoi due reggimenti la Brigata "Bergamo", insieme ai due, 23º e 24º, della Brigata "Como", andarono a formare la 7ª Divisione attiva. Dopo il plebiscito di domenica 11 e lunedì 12 marzo 1860 che sancì l'annessione al Regno di Sardegna dell'ex Ducato di Parma e Piacenza, dell'ex Ducato di Modena (che includeva anche il territorio di Massa, oggi in Toscana) e dell'ex Legazione delle Romagne (che faceva parte dello Stato Pontificio), la Brigata "Bergamo" fu mandata a presidiare le nuove province dell'Emilia..

Dal 10 settembre la 7ª Divisione (generale Leotardi), appartenente al IV Corpo d'armata (generale Enrico Cialdini), prese parte alla campagna piemontese in Italia centrale, che aveva l'obiettivo di annettere al regno d'Italia l'Umbria e le Marche, allora sotto la sovranità dello Stato Pontificio. Il 12 settembre il 26º Reggimento prese parte alla conquista di Fano, penetrando per primo nella città dove fece prigioniera la guarnigione pontificia. Il giorno successivo, insieme ad altri reparti, respinse l'attacco di una colonna pontificia che tentava di raggiungere la piazzaforte di Ancona. Il 18 settembre le forze al comando del generale Christophe Louis Léon Juchault de Lamoricière tentarono di penetrare in Ancona, coadiuvate da una colonna al comando del generale Georges de Pimodan.. Quest'ultima fu arrestata dal 10º Reggimento fanteria "Regina" a Castelfidardo, e quando il 26º arrivò di rinforzo il combattimento era terminato, e i suoi soldati rinvennero sul campo di battaglia il corpo del generale de Pimodan, rimasto ucciso in azione.. Tra il 24 e il 29 settembre prese parte all'assedio della città, dove aveva trovato riparo il generale de Lamoricière. Il giorno 28 un parlamentare pontificio si presentò agli avamposti del reggimento, chiedendo di trattare la resa di Ancona, la cui capitolazione fu firmata il giorno 29.

Su ordine di Vittorio Emanuele II, l'8 ottobre i reggimento si mise in marcia, insieme alla 7ª Divisione, per raggiungere le forze al comando di Giuseppe Garibaldi che stavano risalendo la Calabria all'interno del Regno delle Due Sicilie.. Via Santa Maria di Potenza, Grottamare, Chieti, Rionero, Isernia e Presenzano, il 26 ottobre il reggimento raggiunse Teano, dove assistette all'incontro tra Garibaldi e re Vittorio Emanuele II. Nel pomeriggio di quel giorno il II e il III Battaglione del 26º si scontrarono con elementi dell'Esercito delle Due Sicilie, composti da cacciatori tedeschi sulle alture di San Giuliano. Lo scontro terminò con il calare delle notte, e nonostante i borbonici avessero ben tenuto la posizione, essi si sganciarono. Il 3 novembre la 7ª Divisione attraversò il fiume Garigliano su di un ponte di barche, dirigendosi verso la piazzaforte di Gaeta dove si trovava re Francesco II delle Due Sicilie. L'11 novembre il 26º Reggimento avanzò per occupare la strada che conduceva alla città, scontrandosi con il 14º Battaglione cacciatori nemico che obbligò a ritirarsi.. All'alba del giorno dopo il 14º Battaglione cacciatori tornò all'attacco, scontrandosi violentemente con il III/26º, che ricevuto il rinforzo del II/26º e di reparti del 25º, 24º e 12º Battaglione bersaglieri, costrinse il nemico a ritirarsi dapprima su Cascina Bianca e poi verso i forti di Gaeta. Il reggimento lamentò la perdita di 42 uomini, mentre il nemico ebbe 177 uomini fuori combattimento e 986 prigionieri. Dopo il combattimento del 12 novembre le forze borboniche abbandonarono la linea difensiva esterna alla piazzaforte, e perciò iniziò subito la costruzione delle opere di assedio, cui il reggimento diede assistenza ai genieri nella costruzione di strade e dei parapetti della batterie d'assedio.. La piazzaforte di Gaeta si arrese definitivamente il 13 febbraio 1861. Il 23 marzo il reggimento entrò in Gaeta, e il 18 aprile raggiunse la sua destinazione definitiva, Ravenna.

Tra il 1865 e il 1866 il reggimento fu impiegato nelle operazioni di repressione del brigantaggio postunitario, operando negli Abruzzi, nel Teramese e a Sulmona. Durante la terza guerra d'indipendenza italiana il reggimento non svolse alcun compito operativo, in quanto assegnato alla 18ª Divisione, unità della riserva, marciando dall'Umbria, all'Emilia e al Veneto, raggiungendo Talmassons per rientrare poi a Parma il 2 ottobre 1866, dove rimase di guarnigione.. Quando scoppiò la guerra di Abissinia nel 1895, il reggimento inviò larghi contingenti dei suoi uomini, che parteciparono alla battaglia di Adua (1 marzo 1896).

Nella guerra italo-turca Il 29 settembre 1911 scoppiò la guerra italo-turca, e il 27 novembre il 26º Reggimento, al comando del colonnello Cesare Cancedda, salpò da Napoli per raggiungere la Libia, sbarcando a Derna tra l'1 e il 2 dicembre.. Appena sbarcato il reggimento occupò con i suoi reparti il ciglione che dominava la città, iniziando la costruzione di due ridotte, la "Lombardia" e la "Marabutto", mentre pattuglie si spingevano in ricognizione sull'uadi Derna. Il 27 dicembre si ebbe bisogno di svolgere lavori di riattamento presso l'inizio dell'acquedotto cittadino, e fu ordinata una ricognizione in forze, condotta anche dal 26º Reggimento con due battaglione in linea e uno in riserva.. I reparti partirono alle 7:00 e dopo un paio di ore vennero attaccati da forti nuclei di arabi, impegnando un combattimento protrattosi sino alle 12:30, quando ultimati i lavori i reparti rientrarono nelle linee italiane.. Nella notte tra il 12 e il 13 febbraio le tribù beduine Miassa e Brasa attaccarono le ridotte "Lombardia" (difesa dal battaglione alpini "Edolo") e "A12bis" (difesa dal 26º), venendo respinti con pesanti perdite. Questo attacco portò il Comando italiano ad eseguire lavori di spianamento del terreno antistante le ridotte "Lombardia" e "Calabria" al fine di migliorare il campo di tiro. A protezione dei lavori fu distaccato il I/26º (maggiore Allegri), che si attestò di guardia alla sponda dell'uadì Giaraba, in un terreno caratterizzato da profonde spaccature che potevano favorire il movimenti nemici. Il 3 marzo 1912 le vedette del battaglione avvistarono forti contingenti nemici nei pressi del Marabutto di Sidi Abdallah. I soldati italiani aprirono il fuoco, ma a causa dell'aumentare via via dei contingenti nemici, vennero inviati di rinforzo anche gli altri due battaglioni del reggimento, che furono subito impegnati in azione. Con contrattacchi alla baionetta i soldati italiani costrinsero i turco-arabi a ripiegare, per poi passare decisamente al contrattacco; alle 16:00 il fianco sinistro nemico cedette e i turco-arabi iniziarono il ripiegamento.. Per questo fatto la bandiere di guerra reggimentale fu insignita della medaglia di bronzo al valor militare. Il reggimento rimese a Derna fino al settembre 1912, quando arrivarono rinforzi e il comando passò al colonnello Nicolò Madalena. In quel mese si decise di completare le difese di Derna, e il 14 settembre il reggimento, insieme ad altri reparti, uscì da Derna per attestarsi a difesa dei lavori. Il 16 e il 17 settembre il nemico impegnò combattimento, per passare decisamente all'attacco il giorno 17, impiegando maggiori forze, a Kasr Res el Leben, venendo però respinto con la perdita di numerosi uomini. Nel mese di ottobre furono occupate Sidi Abdallah e Halg Giaraba (8 ottobre), e il 18 dello stesso mese fu firmato il trattato di Losanna che sancì la fine della guerra e la sovranità italiana sulla Libia.

Terminato il conflitto, il II e il III Battaglione del 26º Reggimento tornarono in Italia, a Piacenza, mentre il I Battaglione (maggiore Cesare Billia) rimase di guarnigione a Derna. Dal gennaio al maggio 1913 non vi fu alcun tipo di impegno militare, me nel mese di maggio il generale Giulio Cesare Tassoni, su richiesta del governatore Ottavio Briccola, lasciò Derna al comando di un forte contingente, sbarcando a Tolmetta per poi rientrare a Derna.. Per andare incontro a questo contingente, il 16 maggio uscirono da Derna tre colonne tra cui quella centrale al comando del colonnello Madalena, avendo all'avanguardia il I/26º. Le truppe nemiche attaccarono subito le forze italiane che raggiunsero il Marabutto di Sidi Garbàa, conquistato con un assalto alla baionetta, alle 11:00. La forte resistenza avversaria rese impossibile ogni ulteriore avanzamento, e il sopraggiungere di reparti nemici in rinforzo costrinse il comandante italiano ad ordinare un ordinato ripiegamento sulla linea dei forti, eseguito sotto il fuoco avversario, cadde in combattimento il colonnello Madalena, che fu insignito della medaglia d'oro al valor militare alla memoria. Nel mese di giugno il I/26º fu trasferito da Derna a Marsa Susa, passando alle dipendenze del sottosettore di Cirene.. Nel corso della campagna di sottomissione delle tribù, il I//26º (maggiore Billia) si portò verso l'interno, raggiungendo Psiara-Guba, Bu Sciamel, Sidi Raffa, Telcazza, Messa, Zuaia, Hinia, Marsa Susa, Cirene, Argub, Slonta e Maraua. Rimasto a presidio di Cirene il I/26º cessò di far parte del 26º Reggimento fanteria "Bergamo" per transitare in forza al Regio corpo truppe coloniali della Cirenaica.. Rientrato il reggimento a Piacenza, per tornare a pieno organico fu costituito il IV Battaglione.

Nella prima guerra mondiale (1915-1918)