L'Accordo dei Diciassette Punti, noto ai cinesi come Trattato di liberazione pacifica del Tibet (in cinese , in tibetano ), è un trattato che fu firmato a Pechino il 23 maggio 1951 dai delegati del Tibet e della Repubblica Popolare Cinese con il quale i rappresentanti tibetani riconobbero la sovranità cinese sul territorio tibetano.
Il governo di Lhasa si vide costretto a sottoscriverlo dopo l'invasione del Tibet Orientale, noto come Kham occidentale, da parte dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese avvenuta il 6 ottobre del 1950, www.lorenzorossetti.it www.intowestchina.com e la successiva minaccia che l'invasione si sarebbe estesa in tutto il Tibet in caso di mancata accettazione dell'accordo stesso. sito ufficiale del governo tibetano in esilio
I punti principali dell'accordo prevedevano: il riconoscimento della sovranità cinese sul territorio tibetano, del quale veniva sancito ufficialmente l'ingresso nella neonata Repubblica Popolare Cinese l'istituzione in territorio tibetano di un comitato militare e amministrativo nonché di un quartier generale di comando della regione militare gestiti dal governo di Pechino le garanzie cinesi sull'autonomia regionale del Tibet nelle questioni interne e la salvaguardia della locale cultura un piano di riforme da parte del governo cinese che si impegnava ad inserirle gradualmente nella vita del paese il graduale inserimento delle forze armate tibetane all'interno dell'esercito cinese la gestione dei rapporti del Tibet con l'estero da parte del governo cinese
Venne siglato da una delegazione di cinque rappresentanti del neoeletto Dalai Lama (cui spettava sia il potere politico che religioso in Tibet) guidata dal governatore dell'occupato Tibet Orientale Ngapoi Ngawang Jigme, e dalla delegazione cinese guidata dal plenipotenziario Li Weihan, ministro della commissione per gli affari delle nazionalità, completata da due gerarchi militari e dal responsabile politico per gli affari del sud-ovest.
Il testo dell'accordo Il laconico testo, redatto in duplice copia, una in lingua tibetana, l'altra in lingua cinese, recitava quanto segue: www.pmli.it
PREMESSA:
"L'accordo in 17 punti sulle misure riguardanti la liberazione pacifica del Tibet, concluso tra il Governo popolare centrale e il Governo locale del Tibet e firmato il 23 maggio 1951, è stipulato come segue:
1. Il popolo tibetano si unirà alla madrepatria cinese e caccerà via dal Tibet le forze d'aggressione imperialiste. Il popolo tibetano ritornerà in seno alla grande famiglia della patria - la Repubblica popolare cinese. 2. Il governo locale del Tibet fornirà aiuto all'Esercito popolare di Liberazione per entrare nel Tibet e consolidare la difesa nazionale. 3. Conformemente alla politica nei confronti delle nazionalità fissata nel Programma comune della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, il popolo tibetano ha il diritto di esercitare l'autonomia regionale delle nazionalità sotto la direzione unica del Governo popolare centrale. 4. L'autorità centrale non apporterà modifiche all'esistente sistema politico del Tibet. L'autorità centrale non apporterà modifiche neppure agli statuti e prerogative prestabiliti del Dalai Lama. I funzionari ai vari livelli continueranno a svolgere le loro funzioni come al solito. 5. Lo statuto e le prerogative prestabiliti del Pantchen Erdeni saranno mantenuti. 6. Per statuto e prerogative prestabiliti del Dalai Lama e del Pantchen Erdeni si intendono gli statuti e le prerogative del XIII Dalai Lama e del IX Pantchen Erdeni all'epoca in cui essi avevano relazioni amichevoli. 7. La politica di libertà di credo religioso fissata nel Programma comune della Conferenza consultiva politica del popolo cinese sarà applicata. Le credenze religiose, le usanze e i costumi del popolo tibetano saranno rispettati e i monasteri lamaici saranno protetti. L'autorità centrale non apporterà cambiamenti in riferimento ai proventi dei monasteri. 8. Le truppe tibetane saranno riorganizzate, gradualmente, in unità dell'Esercito popolare di Liberazione e faranno parte dalle forze di difesa nazionale della Repubblica popolare cinese. 9. La lingua, la scrittura e l'insegnamento scolastico della nazionalità tibetana saranno sviluppati progressivamente in accordo con le effettive condizioni del Tibet. 10. L'agricoltura, l'allevamento, l'industria e il commercio saranno sviluppati gradualmente e il livello di vita del popolo sarà progressivamente migliorato in accordo con le effettive condizioni del Tibet. 11. Riguardo alle varie riforme nel Tibet, non sarà esercitata alcuna costrizione da parte dell'autorità centrale. Il Governo locale del Tibet intraprenderà le riforme di sua propria iniziativa, e quando il popolo avanzerà delle richieste di riforma, la questione sarà risolta attraverso consultazioni col personale dirigente del Tibet. 12. A condizione che essi rompano risolutamente le loro relazioni con gli imperialisti e il Kuomintang e non intraprendano attività di sabotaggio e di resistenza, i funzionari che in passato si erano mostrati pro-imperialisti e pro-kuomintaniani potranno continuare a svolgere le loro funzioni e non saranno perseguiti. 13. L'Esercito popolare di Liberazione entrando nel Tibet rispetterà tutte le misure politiche sopra menzionate, effettuerà transazioni commerciali su una base di equità e non prenderà un solo ago o il minimo pezzetto di filo appartenente alla popolazione. 14. Il Governo popolare centrale gestirà con una direzione centralizzata tutti gli affari esteri della regione del Tibet; e seguirà sulla base dell'uguaglianza e della reciprocità e del mutuo rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità, una politica di coesistenza pacifica con i paesi vicini e stabilirà e svilupperà con loro eque relazioni commerciali. 15. Al fine di assicurare l'applicazione di questo accordo, il Governo popolare centrale creerà nel Tibet un comitato militare e amministrativo e un quartier generale di comando della regione militare, e oltre al personale inviato dal Governo popolare centrale, impiegherà per quanto possibile il personale tibetano sul posto per prendere parte al lavoro. Il personale tibetano locale che partecipa ai lavori del comitato militare e amministrativo potrebbe comprendere elementi patrioti del Governo locale del Tibet, delle varie parti del territorio e dei principali monasteri; la lista dei nomi sarà compilata dopo consultazioni tra i rappresentanti designati dal Governo popolare centrale e le parti interessate, e sarà sottoposta al Governo popolare centrale per la nomina. 16. I fondi necessari al comitato militare e amministrativo, al quartier generale del Comando della regione militare e all'Esercito popolare di Liberazione che entra nel Tibet saranno forniti dal Governo popolare centrale. Il Governo locale del Tibet fornirà assistenza all'Esercito popolare di Liberazione per l'acquisto e il trasporto delle granaglie e di altri prodotti di consumo corrente così come del foraggio. 17. Questo accordo entrerà immediatamente in vigore subito dopo l'apposizione delle firme e dei sigilli.
Validità dell'accordo Il trattato fu ratificato dal Dalai Lama con un telegramma spedito a Pechino il 24 ottobre 1951 il cui testo era il seguente:
In seguito, specialmente dopo la rottura dei rapporti tra il governo cinese ed il Dalai Lama, avvenuta nel 1959 contestualmente alla sua fuga ed all'autoesilio in India, esponenti del governo tibetano avrebbero denunciato l'unilateralità dell'accordo, stilato dai cinesi senza acconsentire alcun emendamento ai delegati tibetani, dichiarando che questi erano presenti per negoziare e non per firmare, ed avrebbero attribuito l'invio del telegramma del 24 ottobre non al Dalai Lama ma all'inviato cinese in Tibet delegato all'attuazione dell'accordo e ai rapporti con la corte tibetana.
La difficoltà di comprensione del reale valore dell'accordo è accentuata dal conflitto interno che si generò tra l'ala intransigente tibetana, di cui facevano parte il Primo Ministro Lukhangwa ed i ribelli che si organizzarono autonomamente contro i cinesi, ostile al trattato nella sua integrità, e la posizione dello stesso Dalai Lama e di una parte degli ecclesiastici vicina al patriarca, che negli otto anni di permanenza in Tibet dopo la firma dell'accordo tentarono senza successo di assecondare il piano cinese per acquisire dei vantaggi alla causa nazionale, e scongiurare la continua minaccia di invasione integrale del paese.
Secondo il tibetologo ed antropologo statunitense Melvyn Goldstein, se da un lato l'accordo può essere definito valido da un punto di vista giuridico, perché fu firmato dai convenuti senza che questi venissero obbligati con la violenza fisica, dal punto di vista formale le obiezioni in merito all'effettiva autorità dei delegati tibetani a sottoscrivere il documento sono reali e ne compromettono la validità.Goldstein, Melvyn C., pagg. 106–107
Radici storiche delle rivendicazioni cinesi sul Tibet
I conflitti tra Cina e Tibet cominciarono nel VII secolo durante il glorioso periodo dell'impero tibetano. Nel corso dei secoli le guerre tra i due paesi furono diverse e significativa fu la pace firmata nell'822, che fissò quelli che sono considerati i confini storici tra i due stati.
Nel XIII secolo il condottiero mongolo Kublai Khan completò la conquista della Cina e del Tibet e si fece incoronare imperatore cinese fondando la dinastia Yuan. Al Tibet fu concesso uno statuto speciale di autonomia fondato sul rapporto religioso tra il paese e la corte mongola, la cui religione di Stato era il buddhismo tibetano.
Il fatto che il Tibet fosse soggetto al potere di Pechino costituisce da un punto di vista cronologico il primo motivo di rivendicazione cinese sul paese, cui i tibetani obiettano di essere stati conquistati dai mongoli prima della fondazione della dinastia Yuan, e che la successiva dinastia Ming non aveva niente a che fare con i mongoli. www.rangzen.org
Con l'affermarsi dei Ming, il Tibet divenne uno stato autonomo con l'obbligo di versare tributi alla Cina (vedi Tibet durante la dinastia Ming),Giuseppe Tucci Tibetan Painted Scrolls, 3 voll., Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1949 ed i governanti ottennero in cambio dall'imperatore Ming il titolo di Chanhuawang (in cinese: 闡化王, principi che diffondono il buddhismo).
L'avvento dei Dalai Lama fu favorito dal ritorno dei mongoli in Tibet, ma quando l'influenza di questi ultimi si fece oppressiva i tibetani chiesero ed ottennero l'intervento cinese per liberare il paese, la truppe di Pechino presero Lhasa e cacciarono i mongoli nel 1720 ed ottennero il diritto di avere un commissario residente (amban) a Lhasa in pianta stabile.
Attorno al 1790 furono le truppe cinesi che respinsero un'invasione dei Gurkha nepalesi nel sud del Tibet.
Agli inizi del XX secolo la pressione del Regno Unito culminò con una provvisoria invasione nel 1904 del Tibet, con cui i britannici estesero nel paese la loro influenza stipulando un trattato con il Tibet nello stesso anno. Nel 1906 obbligarono la Cina a firmare un accordo con cui entrambi i governi si impegnarono a non intromettersi nell'amministrazione del governo tibetano e ad impedire che lo facessero altre nazioni. Il governo di Pechino si impegnava anche a pagare alla Gran Bretagna i 2,5 milioni di rupie che il Tibet sarebbe stato costretto a versare in base al trattato del 1904.Melvyn C. Goldstein, , 1995
Antefatti