La storia di Sciacca descrive le vicende storiche relative a Sciacca, comune italiano della provincia di Agrigento in Sicilia.
Preistoria Importantissime sono le testimonianze di un popolamento preistorico nella:Grotta Stufa sulla vetta del Monte Cronio e nelle rispettive necropoli di contrada Grattavoli e Tranchina(IV millennio a.C.-III millennio a.C.)
Il primo insediamento preistorico si estendeva probabilmente tra l’attuale via Figuli e la contrada Muciarè presso la foce del torrente Bagni.
Nella valle che si estende dal Monte Nadore e dal Monte San Calogero, a circa sei chilometri dall'odierna cittadina sono venuti alla luce avanzi di fondamenta di grandi dimensioni. Ciò confermerebbe l'esistenza di un'antica città abitata dai Sicani.
Età antica Presenza cretese: fra realtà e leggenda
Secondo la leggenda, i Bagni a vapore (le cosiddette stufe di San Calogero) sul Monte Cronio sarebbero stati impiantati da Dedalo circa mille anni prima dell'era cristiana. Costui, fuggito da Creta per paura che Minosse lo trucidasse, giunse in Sicilia dove venne accolto da Cocalo, re sicano che viveva nella città di Inico. Grato per l'ospitalità ricevuta, Dedalo costruì per il re il Castello di Camico su una cima di difficile accesso, nel quale il sovrano custodì i suoi tesori. Minosse, venuto a conoscenza del nascondiglio di Dedalo, raggiunse la Sicilia, in territorio agrigentino, presso la città che dallo stesso prese il nome di Minoa. Subito dopo, inviò dei messi a Cocalo affinché gli consegnassero il fuggiasco. Cocalo accettò la proposta e invitò Minosse al suo castello, ma mentre questi fece il bagno, lo fece soffocare dalle sue figlie, restituendo il cadavere al suo popolo e giustificando la morte del re come se fosse stata causata dall'essere scivolato nell'acqua calda.
Le ceramiche ritrovate nelle grotte del Monte Cronio, risalenti al periodo di transizione fra l'età della pietra e quella del bronzo, fanno ritenere che la città di Cocalo fosse posta in questo sito. Secondo accreditati storici, la spedizione militare in Sicilia di Minosse, conclusasi con la sua uccisione, trova la sua spiegazione nel tentativo del re cretese di conquistare quella città, così ricca di acque termali, luogo di culto sacro a Cocalo, supremo sacerdote del dio delle acque. Poche sono le notizie storiche certe.
Presenza fenicia Iscrizioni puniche rinvenute sul territorio saccense confermerebbero il passaggio dei fenici.
Epoca greco-siceliota Nel VII secolo a.C., nel periodo della colonizzazione greca, secondo Tucidide, gli abitanti di Selinunte costruirono un agglomerato urbano, al confine del loro territorio, è un castello nell'attuale territorio saccense che per le caratteristiche del luogo ricco di acque minerali chiamarono Terme Selinuntine. Il sito si trova nella parte orientale del territorio di Sciacca.
Invasione cartaginese
Facendo parte del territorio di Selinunte, Terme Selinuntine subì la stessa sorte. Con la sua caduta nel 409 a.C. in mano cartaginese, Terme Selinuntine accolse parte della popolazione scampata alle distruzioni della città, e fu anche teatro di due importantissime battaglie durante la dominazione greco-punica. La prima battaglia, avvenuta nel 383 a.C., è stata quella della Cabala in cui Dionisio di Siracusa ebbe la meglio sui Cartaginesi. Secondo la ricostruzione di alcuni storici venne ucciso il duce Magone (tesi non condivisa dalle fonti ufficiali, secondo le quali Magone perì durante il viaggiò di ritorno in Africa) il quale fu sepolto nell'attuale contrada che porta il suo nome col titolo di Baronia. Esistono delle pietre a forma di cono che gli stessi storici hanno indicato come monumento funebre eretto dai Cartaginesi per ricordare il loro capo.
Nella seconda battaglia, quella di Cronio (avvenuta dov'era ubicata l'antica città, come già ricordato, nella valle fra il Nadore e San Calogero) si ebbe nel 378 a.C. ed Imilcone, figlio di Magone, riuscì a conquistare con uno stratagemma a danno di Dionisio il territorio selinuntino e quello agrigentino, raggiungendo i confini del fiume Alico.
Pollieno racconta che Imilcone aveva posto il suo quartier generale nella città di Cronio, i cui abitanti erano favorevoli ad arrendersi. Ciò però non avvenne perché furono ostacolati dai generali di Dionisio. Imilcone non si arrese e, approfittando del vento contrario ai suoi nemici che si erano stabiliti nei pressi della città, incendiò il bosco che li divideva. In questo modo il fumo gli permise d'entrare in città senza essere notato dai capi siracusani.
Epoca romana
Nel III secolo d.C. Terme Selinuntine cambiarono nome in Aquae Labodes e con i Romani, nel IV secolo d.C., divennero una statio.
Durante il periodo romano il monte San Calogero fu luogo di culto, dedicato al dio Saturno.
Invasione dei Vandali
Dopo aver sbaragliato i Romani nel celebre sacco del 455 d.C., le città siciliane vennero attaccate ferocemente dalla popolazione di fede ariana poiché queste erano ancora molto attaccate agli anti monaci greci. Fra le vittime di questa persecuzione ne risentì il monaco San Calogero, che sfuggendo dalle coste africane si rifugiò presso un antro del monte Kronio ove visse scacciò i sacerdoti pagani, convertì la popolazione al cristianesimo e ridiede vigore alle terme saccensi che, dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente, si trovavano in stato di abbandono e disuso.
Età medievale La fase bizantina e gota della Sicilia In fase Bizantina sono registrate alcune attività eremitiche a San Calogero e nell'area della necropoli di Grattavoli,come suggeriscono i vari affreschi rinvenuti.Dal punto di vista urbano,inoltre,i bizantini fecero costruire la chiesa di San Pietro in Castro,la quale oggi corrisponde alla Basilica di Maria Santissima del Soccorso
La fase islamica della Sicilia e l'Emirato di Sicilia
Nell'840 il centro di Sciacca fu occupato dagli Arabi, promettendo obbedienza e tributi: da allora si chiamò col nome attuale. Il periodo islamico di massimo splendore dovuto anche al fatto che i sudditi siciliani dell'Emirato di Sicilia potevano mantenere le loro usanze in piena libertà. Nel paese oltre agli arabi convivevano perciò altre identità culturali: ad oriente era abitato dai Figulini, che sin da allora erano conosciuti per la lavorazione della creta. A mezzogiorno e ponente soggiornavano gli Ebrei, poi la città si estese ancora, e sorse una borgata che prese il nome di Rabato.
Fu in questo periodo che Triocale assunse l'attuale nome di Caltabellotta e che Terme Selinuntine fu mutato in Sciacca. Il nome "Sciacca" ha origini diverse. Alcuni studiosi fanno derivare il nome dal vocabolo siculo arabo "Syac" che vuol dire "bagno"; altri da "al Saqqah" che vuol dire la "separante"; comunque il più attendibile risulta essere "Shaqqa" derivante da "Shai al Quaaum".
Gli arabi influenzarono molto il tessuto urbanistico della città, riscontrabile ancor'oggi per esempio nel quartiere San Nicolò (anticamente chiamato Rabato e abitato da musulmani) e nelle denominazioni di alcuni quartieri (quali Schiunchipani, Cartabubbo, Misilifurmi e Raganella) e diedero impulso all'industria del cotone (ne è a testimonianza il complesso di origine araba in contrada Lucchesi ormai in disuso dal 1600).
Nell'860 fu distrutta Caltabellotta. Moltissimi profughi trovarono rifugio a Sciacca e il Vescovado fu trasferito sul monte San Calogero ove aveva sede l'antica Crono. Durante questo periodo, per la città furono anni prosperi per la sua popolazione. La città assurse grande importanza non solo per la sua felicissima posizione, ma soprattutto perché a metà strada fra due importantissime città, quali Mazara e Girgenti. In questo periodo divenne capoluogo delle Circoscrizioni Territoriali e poté godere dei pieni diritti di proprietà e di culto. Tra l'895 e il 1040, nell'Emirato di Sicilia vi furono contrasti fra Arabi e Berberi, e la popolosa città di Sciacca ne subì le conseguenze.
Periodo del Regno di Sicilia degli Altavilla
Nel 1087 Sciacca fu conquistata dai Normanni e annessa nella Contea di Sicilia, i quali mantennero nel territorio le divisioni che risalivano ai tempi dell'Emirato di Sicilia e la città continuò ad essere il capoluogo del suo territorio, rimanendo anche capitale delle vicine circoscrizioni territoriali.
Secondo il geografo arabo Edrisi, i confini erano delimitati nel modo seguente: ad oriente dal fiume Platani, ad occidente dal fiume Belice, a nord dalla catena di monti dopo Caltabellotta e a sud dal mare. Questi confini furono ampliati successivamente dal Conte Ruggero I, con la costruzione dei quartieri Ruccera (che collegava i quartieri Rabato e dei Figuli) Cadda (quest'ultimo fatto costruire in seguito all'afflusso di ebrei a Sciacca nel XIII secolo)e del "quartiere di masso " (costruito in seguito delle migrazioni di genovesi, toscani, albanesi e veneziani e comprendente le attuali Via Garibaldi, Via P.Geraldi e Via Corso Vittorio Emanuele)
Al conte si deve anche la costruzione delle Fosse granarie del caricatore, la riorganizzazione del servizio navale e l'imposizione del dazio sul grano da esportare. Il caricatore, che si trovava a sud del Borgo della Cadda, rimase in funzione sino al 1336, quando ne venne costruito un altro fuori Porta del Mare.
Costruì le mura e dei bastioni della città, restaurò il castello di Cocalo ed edificò il castello Vecchio. Fuori le mura restarono i tre vecchi sobborghi: quello dei Figuli, quello dei Musulmani detto Rabato, Ruccera e quello degli ebrei chiamato Cadda. Tale nucleo sarà conosciuto fino al XIX secolo col nome di Terra Vecchia.
Sciacca, per lungo tempo, conservò il suo status di città demaniale, ad eccezione del periodo in cui il conte Ruggero la concesse in feudo alla figlia Giuditta (o Giulietta), sposa di Roberto Zamparrone.
A tal proposito si racconta che Giuditta era fuggita con Roberto Zamparrone contro la volontà del Conte, e per sfuggire alle ire del padre abbia trovato rifugio in una grotta sul monte San Calogero. Il romita Mauro dell'ordine Cluneacense, che abitava su quel monte, chiese clemenza al Gran Conte, il quale perdonò i due fuggitivi che rientrarono al castello. Dopo aver ottenuto la dispensa del Papa, il conte Ruggero li unì in matrimonio. Le nozze si svolsero nella chiesa di San Pietro annessa al castello. Fu così che il nome di Giuditta venne legato alla città di Sciacca.
Nello stemma, usato fino al 1860, Giuditta volle raffigurata Santa Maria Maddalena in mezzo a due leoni rampanti. Diverse sono state le interpretazioni sul suo significato. Una vede nella Madonna la stessa Giuditta, e nei due leoni il padre e il fratello Ruggero II. Un'altra vede nella Madonna la città di Sciacca, e nei due leoni i fiumi Belice e Platani. Lo stemma attuale che la città ha adottato è quello ritenuto anteriore al periodo di Giuditta. Raffigura un cavaliere con la sua armatura che corre verso il Castello delle tre Torri. Alcuni lo personificano in Agatocle. A Giuditta si deve la costruzione della Torre del Fossato ( un'antica torre per banchetti oggi non più presente nel lato ovest della città) delle chiese di San Nicolò la Latina, la Matrice, Sant'Antonio Abate e San Pietro in Castro, il Monastero delle Giummare. La sua morte avvenne tra il 1134 e il 1136.Fra gli abitanti di Sciacca è sempre viva la sua memoria e da molti è ricordata come la seconda fondatrice della città.