I servizi ecosistemici (dall'inglese ecosystem services) sono i benefici che le persone ottengono dagli ecosistemi. Secondo la definizione proposta dal Millennium Ecosystem Assessment (MEA, 2005), essi includono beni materiali come cibo, acqua dolce, legname e fibre; benefici derivanti dalla regolazione dei processi ecosistemici, come la regolazione del clima, delle inondazioni e delle malattie; benefici culturali, come quelli ricreativi, estetici e spirituali; e servizi di supporto, come la formazione del suolo, la fotosintesi e il ciclo dei nutrienti, necessari al mantenimento di tutti gli altri servizi.
La nozione di servizi ecosistemici è oggi utilizzata in molti quadri scientifici, politici e normativi internazionali, poiché consente di rendere visibile e quantificabile il contributo della natura al benessere umano. Tra i principali vi sono il Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal (2022), la Strategia dell'UE sulla biodiversità al 2030 e la Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES).
I termini ecologia ed economia condividono la medesima radice etimologica: entrambe derivano dal greco oikos (casa, ambiente di vita), indicando rispettivamente lo studio e la gestione dell'ambiente. Sebbene abbiano in comune questa origine, storicamente le due discipline hanno seguito percorsi divergenti, contrapponendosi soprattutto in forza del pregiudizio che la tutela dell'ambiente costituisca un freno allo sviluppo economico.
Storia del concetto
Le radici antiche
Nella storia del pensiero filosofico e politico occidentale, probabilmente fu Platone il primo a riconoscere esplicitamente il legame che unisce la società umana alle risorse naturali. Nel dialogo Crizia (111b–d), scritto intorno al 360 a.C., egli descriveva la deforestazione dell'Attica e le sue conseguenze: la perdita del suolo fertile, l'erosione delle pendici collinari e il prosciugamento delle sorgenti. Il filosofo ateniese contrapponeva la ricchezza naturale del passato («montagne coperte di foreste, pianure di terra ricca») alla condizione degradata del suo tempo, paragonando il paesaggio attico «allo scheletro di un uomo malato, dove tutto il grasso e la terra morbida si sono consumati». Anche Aristotele, nel Politica, riconobbe la dipendenza della polis dalla fertilità del territorio circostante. Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C., osservò nelle Naturalis Historia i legami tra deforestazione, variazioni delle precipitazioni e intensificazione delle piene torrentizie, anticipando intuizioni che la scienza avrebbe formalizzato quasi due millenni dopo.Andréassian V., 2004. Waters and forests: from historical controversy to scientific debate. Journal of Hydrology, 291(1-2):1–27.
Dal pensiero economico classico a Marsh
Una prima riflessione sistematica sul ruolo della natura come fonte di ricchezza è rintracciabile nella scuola fisiocratica del XVIII secolo. François Quesnay e i fisiocrati sostenevano che la terra fosse l'unica fonte di valore economico reale, anticipando in parte il concetto moderno di capitale naturale. Thomas Robert Malthus, nel Saggio sul principio di popolazione (1798), mise in luce i limiti che le risorse naturali pongono alla crescita demografica ed economica, introducendo la nozione di scarsità ambientale nel dibattito scientifico.
Fu tuttavia George Perkins Marsh il primo, in epoca moderna, a documentare sistematicamente il legame indissolubile tra sviluppo umano e risorse naturali. In Man and Nature (1864) egli dimostrò, con ricchezza di prove empiriche, come la deforestazione, il dissodamento e le bonifiche avessero profondamente alterato i regimi idrici, il suolo e il clima locali. La preoccupazione centrale di Marsh era la scarsità delle risorse e il delicato equilibrio che permette alla natura di sostenere le funzioni essenziali alla vita umana. Nella sua analisi, lo squilibrio tra economia ed ecologia era all'origine del collasso di molte civiltà del passato (mesopotamica, greca, romana), incapaci di comprendere la centralità delle funzioni naturali nel garantire la sostenibilità dello sviluppo sociale e del benessere collettivo.
Il primo Novecento: il concetto di ecosistema e il movimento conservazionista
Nel 1935 il botanico britannico Arthur Tansley coniò il termine ecosistema per descrivere l'unità funzionale formata da organismi viventi e dal loro ambiente fisico, fornendo la base concettuale necessaria per parlare, decenni dopo, di servizi prodotti dagli ecosistemi.Tansley A. G., 1935. The use and abuse of vegetational concepts and terms. Ecology, 16(3):284–307.
Nel 1948 apparvero quasi simultaneamente due opere che rinnovarono l'allarme sui limiti naturali allo sviluppo: Road to Survival di William Vogt e Our Plundered Planet di Fairfield Osborn, che sostenevano come il degrado degli ecosistemi stesse compromettendo la capacità della natura di sostenere la civiltà umana. Nel 1949 fu pubblicato postumo A Sand County Almanac di Aldo Leopold, in cui l'autore elaborò il concetto di etica della terra (land ethic): gli ecosistemi possiedono un'integrità propria che l'uomo ha il dovere morale di rispettare, al di là del loro valore strumentale.
Gli anni Sessanta e Settanta: nasce il concetto moderno
La pubblicazione di Primavera silenziosa (Silent Spring, 1962) di Rachel Carson segnò un punto di svolta nell'opinione pubblica occidentale, portando all'attenzione di massa i danni provocati dai pesticidi agli ecosistemi e alle catene alimentari. Nel 1972 il Club di Roma pubblicò I limiti dello sviluppo (The Limits to Growth), che per la prima volta modellizzava quantitativamente le interazioni tra crescita economica, risorse naturali e degrado ambientale.
È in questo contesto che il termine servizi ambientali (environmental services) comparve esplicitamente nel rapporto The Study of Critical Environmental Problems (SCEP, 1970), curato da Wilson e Matthews per il MIT, che identificava come servizi dell'ecosistema globale il controllo biologico dei parassiti, l'impollinazione delle colture, la pesca, la regolazione del clima, la ritenzione del suolo e il controllo delle inondazioni. Nel 1977 Walter Westman pubblicò su Science l'articolo «How much are nature's services worth?», primo tentativo sistematico di attribuire un valore economico ai servizi della natura.Westman W., 1977. How much are nature's services worth? Science, 197:960–964.
Gli anni Ottanta e Novanta: la sistematizzazione
Il termine ecosystem services nella sua accezione moderna fu introdotto da Paul Ehrlich e Anne Ehrlich nel volume Extinction (1981) e ripreso più sistematicamente da Ehrlich e Harold Mooney (1983).Ehrlich P. R., Mooney H. A., 1983. Extinction, substitution, and ecosystem services. BioScience, 33(4):248–254. L'obiettivo iniziale era prevalentemente comunicativo: dimostrare come la perdita di biodiversità minacciasse le funzioni degli ecosistemi da cui dipende il benessere umano.
La piena affermazione del concetto avvenne nel 1997 con due pubblicazioni fondamentali: il volume Nature's Services curato da Gretchen Daily (Island Press, Washington D.C.), che sistematizzò per la prima volta la classificazione dei servizi ecosistemici, e l'articolo di Costanza et al. su Nature, che stimò per la prima volta su scala globale il valore economico totale dei servizi ecosistemici, portando il tema all'attenzione dell'opinione pubblica e dei responsabili politici.Costanza R. et al., 1997. The value of the world's ecosystem services and natural capital. Nature, 387:253–260.
Classificazione
Il Millennium Ecosystem Assessment (MEA, 2005) distingue quattro grandi categorie di servizi ecosistemici: servizi di supporto (supporting services), servizi di approvvigionamento (provisioning services), servizi di regolazione (regulating services) e servizi culturali (cultural services).
Servizi di supporto
I servizi di supporto (supporting services) comprendono i processi ecologici fondamentali che sostengono il funzionamento di tutti gli altri servizi. A differenza delle altre tre categorie, non vengono fruiti direttamente dall'uomo, ma costituiscono la base ecologica su cui poggiano le restanti categorie. Includono: il ciclo dei nutrienti (azoto, fosforo, carbonio); la formazione e il mantenimento del suolo; la produzione primaria, ovvero la fotosintesi e la fissazione dell'energia solare; il ciclo idrologico.
Servizi di approvvigionamento
I servizi di approvvigionamento (provisioning services) comprendono i beni materiali direttamente ricavati dagli ecosistemi. Includono: alimenti: colture agricole, bestiame, pesce, frutti selvatici, funghi, miele; acqua potabile e acqua per l'irrigazione e l'uso industriale; materie prime di origine vegetale: legname, bambù, sughero, cotone, lino, canapa; materie prime di origine animale: lana, seta, pelli, pellicce, corna; resine, lattice e gomme naturali: caucciù, colofonia, gomma arabica; coloranti, tannini e oli essenziali per l'industria cosmetica e farmaceutica; risorse ornamentali: piante e fiori ornamentali, coralli, conchiglie, piume; combustibili di origine biologica: legna da ardere, carbone vegetale, biogas, bioetanolo, biodiesel; risorse genetiche: diversità genetica di specie selvatiche, indispensabile per la selezione e il miglioramento di colture e razze animali nonché per lo sviluppo di nuovi farmaci; principi attivi e composti bioattivi di interesse farmaceutico, enzimatico e industriale isolati da piante, animali, funghi e microrganismi.
Servizi di regolazione
I servizi di regolazione (regulating services) comprendono i benefici derivanti dalla capacità degli ecosistemi di moderare fenomeni naturali. Includono: la regolazione del clima attraverso il sequestro del carbonio, la modulazione dell'albedo e del ciclo idrologico; il controllo delle inondazioni e la mitigazione degli fenomeni meteorologici estremi; la depurazione delle acque e la filtrazione degli inquinanti; l'impollinazione delle colture agricole, svolta principalmente da api e altri insetti impollinatori; il controllo biologico di parassiti, organismi nocivi e, in alcuni casi, specie invasive; la protezione costiera garantita da mangrovie, barriere coralline e dune; la regolazione della qualità dell'aria attraverso il filtraggio di particolato e l'assorbimento di gas serra.
Servizi culturali
I servizi culturali (cultural services) comprendono i benefici immateriali che gli ecosistemi forniscono al benessere mentale e all'identità culturale delle comunità umane. Includono: valori estetici e ricreativi: ecoturismo, escursionismo, pesca sportiva, birdwatching; valori spirituali e religiosi associati a luoghi e specie naturali; valori educativi e scientifici; senso del luogo e identità culturale; ispirazione artistica e letteraria.
Esempi di servizi ecosistemici
Mangrovieti
I mangrovieti, ecosistemi che si sviluppano nelle aree costiere tropicali in determinate condizioni di temperatura, salinità, nutrienti e idrodinamismo, offrono importanti servizi ecosistemici: le piante di mangrovie stabilizzano i sedimenti riducendo l'erosione costiera ad opera del moto ondoso; hanno un ruolo nella regolazione climatica riducendo gli effetti di condizioni climatiche estreme come i tifoni e sequestrando anidride carbonica a velocità maggiori rispetto alle piante terrestri; sono una preziosa fonte di legname e combustibile e offrono un habitat idoneo e una zona di riproduzione a molte specie di pesci di interesse commerciale, rappresentando importanti zone di pesca per le popolazioni umane locali; hanno infine un rilevante interesse turistico.
Barriere coralline