LOrdine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, o carmelitani (in latino Ordo Fratrum Beatissimae Mariae Virginis de Monte Carmelo; sigla O.C. o O.Carm.), è un istituto religioso maschile di diritto pontificio.Ann. Pont. 2017, p. 1409.
Sorto sul Monte Carmelo in Palestina nell'XI secolo come ordine eremitico contemplativo, si stabilì poi in Occidente dove fu incanalato nel tipo dei mendicanti, ai quali fu definitivamente assimilato nel 1317.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), coll. 460-461.
Nel Cinquecento l'ordine si divise in un ramo "calzato" e in uno "scalzo", divenuto poi indipendente.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 468.
L'abito dei frati è costituito da tonaca e scapolare tané e cappa bianca.Emanuele Boaga, in La sostanza dell'effimero..., p. 371.
I carmelitani, sull'esempio di Maria e del profeta Elia, si dedicano alla preghiera contemplativa e all'apostolato.
Storia Origini
Le origini dell'ordine sono piuttosto oscure. Anche se la tradizione ne fa risalire l'origine al profeta Elia, prototipo e modello degli eremiti e dei contemplativi, legato al Monte Carmelo dall'episodio biblico della sfida ai profeti di Baal,. esso sorse verso la fine del XII secolo a opera di una comunità di eremiti stabilitasi in Galilea in seguito alla prima crociata.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 460.
Giacomo di Vitry, agli inizi del Duecento, riferisce che essi "ad esempio e imitazione del santo e solitario uomo Elia, presso la fonte che di Elia porta il nome" abitavano in un alveare di piccole cellette "come api del Signore, producendo dolcezza spirituale". La chiesa della comunità era dedicata a Maria e, per distinguerli dai religiosi greci del vicino monastero di Santa Margherita, gli eremiti erano detti "frati della Beata Vergine Maria".Valerio Hoppenbrouwers, DIP, vol. II (1975), coll. 501-502.
Alberto, patriarca latino di Gerusalemme residente in San Giovanni d'Acri, tra il 1206 e il 1214 diede alla comunità la sua prima "formula di vita", conforme a un propositum manifestato dagli stessi eremiti che intendevano dare una forma canonica ed ecclesiastica alla vita che conducevano.
Esistono solo copie tarde e di dubbia autenticità del testo di questa prima regola.Otger Steggink, DIP, vol. II (1975), col. 476. Essa, comunque, aveva un carattere eminentemente spirituale e non costituiva un codice di prescrizioni formali: il tenore di vita era incentrato nella ricerca della solitudine, sia collettiva che individuale, al fine di ottenere l'unione con Dio mediante la preghiera; si raccomandava l'esercizio delle virtù teologali, fondato sull'osservanza dei voti, e il lavoro manuale come mezzo per raggiungere l'equilibrio fra le esigenze dello spirito e del corpo; erano prescritti il digiuno e l'astinenza dalle carni, nonché il rigoroso silenzio da osservare dal vespro all'ora terza del giorno seguente.Otger Steggink, DIP, vol. II (1975), col. 477.
Dal punto di vista dell'organizzazione esterna della vita religiosa, si prescriveva che gli eremiti vivessero in uno spazio recintato, all'interno di celle tra loro separate raccolte attorno a un oratorio comune dove celebrare, anche quotidianamente, la messa; il capitolo conventuale era da celebrare settimanalmente e si prescriveva la sottomissione dei religiosi al priore (eletto dalla comunità) quale rappresentante di Cristo.
A causa delle restrizioni poste dal Concilio Lateranense IV alla fondazione di nuovi ordini religiosi, gli eremiti del Carmelo chiesero al pontefice la conferma della loro regola, concessa da papa Onorio III il 30 gennaio 1226.
Trasferimento in Occidente
Per i crescenti pericoli legati all'avanzata degli arabi in Terra santa, nel corso del Duecento i carmelitani furono costretti a trasferire le loro comunità in Occidente (Cipro, Sicilia, Francia meridionale, Inghilterra): dalla Terra santa l'ordine fu del tutto sradicato nel 1291, alla caduta del regno latino di Gerusalemme, con la perdita dei conventi del Carmelo, di Accon e di Tiro.
Giunti in Occidente, ai carmelitani fu impossibile continuare a condurre lo stesso stile di vita tenuto in Palestina e il capitolo generale dell'ordine chiese al pontefice un adattamento della regola: servendosi di due domenicani, papa Innocenzo IV riformò la regola e l'approvò con la bolla Quae honorem Conditorem del 1º ottobre 1247.Otger Steggink, DIP, vol. II (1975), col. 478.
Con l'adattamento della regola, il papa incanalò l'ordine verso il tipo dei mendicanti: le prescrizioni relative al silenzio, al digiuno e all'astinenza vennero attenuate; furono rafforzati gli elementi cenobitici (celle contigue e non più separate, refettorio comune, recita corale dell'ufficio divino) e si diede ai carmelitani il permesso di stabilirsi all'interno di paesi e città.
La nuova situazione incontrò numerose resistenze tra i carmelitani più conservatori, legati alle origini eremitiche dell'ordine: lo stesso Niccolò Gallico, priore generale, tentò di ricondurlo alla situazione iniziale e, attorno al 1270, scrisse la sua Ignea sagitta con la quale si scagliò con durezza contro il tentativo di adattamento.
Oltre alle difficoltà interne, l'ordine dovette anche affrontare le resistenze delle gerarchie ecclesiastiche ostili ai nuovi ordini e l'atteggiamento del Concilio di Lione II (1274), che decretò la soppressione degli ordini religiosi più recenti: i carmelitani furono tollerati in attesa di nuove disposizioni. La situazione di incertezza fu superata con la conferma dell'ordine da parte di papa Onorio IV, sancita definitivamente da papa Bonifacio VIII il 5 maggio 1298.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 461.
L'evoluzione dei carmelitani verso il tipo dei mendicanti si concluse sotto il pontificato di papa Giovanni XXII: con la bolla Sacer Ordo del 13 marzo 1317 il papa concesse ai carmelitani di dedicarsi a ogni attività apostolica (insegnamento, predicazione, direzione spirituale, cura d'anime)Otger Steggink, DIP, vol. II (1975), col. 479. e il 21 novembre 1326 estese loro i privilegi già concessi a domenicani e francescani con la bolla Super cathedram.
L'osservanza
Verso la fine del Trecento iniziarono a manifestarsi vari segni di decadenza e affievolimento della vita religiosa, causati anche dalla peste nera e dallo scisma d'Occidente (ricomposto lo scisma, l'unità dell'ordine carmelitano fu ricostituita nel capitolo generale del 1411). Prendendo atto degli ultimi sviluppi, nel 1435 (ma l'atto porta la data del 15 febbraio 1432) papa Eugenio IV concesse delle mitigazioni alla regola carmelitana.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 462.
Contemporaneamente, all'interno dell'ordine si rafforzarono anche le voci di quanti chiedevano una riforma. Il primo movimento organizzato ebbe origine attorno al 1412 nel convento fiorentino delle Selve che, unitosi ad altri conventi riformati di Svizzera e Lombardia, andò a costituire la congregazione mantovana, approvata nel 1442.
Un altro movimento di osservanza fu sostenuto da Luigi d'Amboise, vescovo d'Albi, e diede origine in Francia alla congregazione albiense, approvata nel 1513.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 463.
Nel convento di Monte Oliveto, presso Genova, fondato nel 1516 da Ugo Marengo dopo un'esperienza nella congregazione mantovana, vi fu il tentativo di rimettere in pratica la primitiva formula di vita eremitica.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 464.
L'ordine nel Cinquecento Il rinnovamento dell'ordine si consolidò sotto il governo del priore generale Nicolas Audet che, a partire dalla sua elezione nel 1523, promosse la restaurazione delle antiche prescrizioni: favorì la ripresa della vita comune, della clausura, della povertà; sviluppò l'opera di assistenza ai malati; difese l'osservanza della liturgia carmelitana; curò particolarmente la formazione dei novizi e diede impulso agli studi.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 465.
L'opera avviata da Audet fu continuata dal suo successore Giovanni Battista Rossi, eletto nel 1562, che governò in condizioni migliori grazie alla pubblicazione dei decreti del Concilio di Trento.
Fu sotto il suo generalato che fiorì in Spagna la riforma scalza, avviata da Teresa di Gesù con la fondazione del monastero di San Giuseppe ad Avila ed estesa al ramo maschile a opera di Giovanni della Croce con l'apertura del convento di Duruelo nel 1568.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 467. Giovanni Battista Rossi accolse favorevolmente la riforma teresiana e pensò di servirsene per il rinnovamento dell'intero ordine, ma le sue speranze andarono deluse perché il ramo degli scalzi, nel capitolo generale celebrato a Cremona nel 1593, ottenne la totale autonomia dai carmelitani (detti poi dell'antica osservanza).
La riforma protestante causò gravi danni all'ordine: sei province andarono totalmente distrutte (Sassonia, Boemia, Dacia, Inghilterra, Scozia e Irlanda); al numero delle province scomparse va aggiunta quella di Terra santa, persa nel 1571 con la conquista turca di Cipro. Anche le due province tedesche e le sette francesi subirono gravi perdite, con la distruzione di decine di conventi e l'uccisione di numerosi frati.
Le perdite in Europa furono, in qualche modo, compensate dalle fondazioni nel Nuovo Continente: i primi carmelitani giunsero nello Yucatán nel 1527 e presto si ebbero fondazioni a Panama, in Nuova Granada, nelle Antille e, soprattutto, in Brasile, dove i frati furono invitati nel 1579 dal cardinale infante.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 469.
La più stretta osservanza
Dopo la separazione degli scalzi, l'ordine fu animato da nuovi tentativi di rinnovamento che diedero inizio al movimento detto della "più stretta osservanza". La riforma partì nel 1604 dal convento di Rennes e i suoi statuti furono adottati da tutte le case della provincia di Turenna nel 1619; nel 1624 la riforma fu estesa alla provincia flandro-belgica e nel 1636 a quella d'Aquitania. I conventi delle province di Francia, Tolosa e Provenza accettarono le costituzioni riformate pubblicate nel 1636 da Leone di San Giovanni e nel 1644 la provincia di Narbona ebbe nuovi statuti composti dal cardinale Marzio Ginetti.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 470.
Il movimento di "più stretta osservanza" ebbe effetti anche in Italia e partì dalla provincia siciliana di Sant'Alberto: la riforma di Monte Santo, ispirata a quella degli scalzi, ebbe inizio nel 1619 a Catania e pose l'accento sullo spirito missionario. Nel 1631, nel convento del Carmine Maggiore a Napoli, sorse la riforma di Santa Maria della Vita, che arrivò a comprendere otto conventi; nel 1633 fu istituita a Torino la riforma di Piemonte, poi eretta in provincia; nel 1724 partì da Siracusa la riforma di Santa Maria Scala del Paradiso, anch'essa eretta in provincia.
La riforma fece progressi anche altrove: in Portogallo, dove i frati riformati furono detti recolletti e, dopo il loro trasferimento in Brasile, nel 1744 costituirono una provincia autonoma; in Germania, dove le province riformate nel 1660 erano due; in Polonia.Ludovico Saggi, DIP, vol. II (1975), col. 471.
Per le province e le comunità riformate, il capitolo generale del 1645 pubblicò delle costituzioni comuni (basate su quelle della congregazione di Turenna ed emendate da papa Innocenzo X nel 1650), alle quali le varie riforme potevano aggiungere statuti propri: queste costituzioni rimasero a lungo distinte da quelle dell'osservanza "comune", già approvate nel 1625. Solo nel 1904 furono emanate nuove costituzioni per tutto l'ordine, basate su quelle della "più stretta osservanza".
Soppressioni