CCPL è un gruppo industriale cooperativo multibusiness costituito a Reggio Emilia nel 1904.
Si configura come cooperativa di secondo grado: la proprietà è detenuta da undici aziende cooperative agenti prevalentemente nel settore delle costruzioni e ubicate sul territorio nazionale italiano. Nel 2012 alle 11 Cooperative socie si è affiancata WeCoop - la cooperativa costituita dai dipendenti di CCPL - con il ruolo di socio sovventore.
Le principali aree di attività del Gruppo CCPL sono: fresh food packaging, materiali da costruzioni, energia, facility management, servizi alle imprese, property e project financing.
La storia Gli antefatti Tra il XIX e il XX secolo si avvia in Italia il processo di industrializzazione e capitalizzazione che arriva ben presto a coinvolgere Reggio Emilia e la sua provincia, modificandone l'agricoltura, l'economia e l'assetto sociale. La crescita demografica e l'ampliamento dei centri urbani porta alla revisione urbanistica della città. Vengono infatti demolite le cittadelle e la cinta muraria (con il ruolo di protezione) a favore dei viali di circonvallazione. Causa ed effetto della rivoluzione in atto è la ferrovia, che assurge a simbolo di modernità.
L'evoluzione economica genera un vivace fermento sociale che porta alla nascita del movimento socialista. Affermatosi anche grazie all'impegno di leader come Camillo Prampolini e Antonio Vergnanini, il movimento conquista Reggio Emilia e provincia all'inizio del Novecento, nonostante l'elitaria legge elettorale«Il programma dei socialisti nelle pubbliche amministrazioni era manipolato in via S. Paolo alla sede della Camera del lavoro, ove il Vergnanini teneva abilmente i fili di ogni iniziativa, e comprendeva: per il Comune, lavori di ampliamento del macello e annessa costruzione delle celle frigorifere, costruzione di Scuole e del cosiddetto Palazzo Rosso alla Formentaria per adibirlo ad uffici comunali, municipalizzazione della Società del Gas e dell'Acquedotto Levi, laicizzazione delle scuole e del cimitero, forno comunale, sussidio alla Camera del lavoro, modernizzazione degli uffici comunali; per la Provincia, costruzione della Reggio-Ciano e di diverse strade carrozzabili, fra cui quella fra Puianello e Casina, lungo la vallata del Crostolo, e quella fra Casina e Felina, sistemazione delle strade delle Radici e della Val d'Enza, allacciamento di alcuni centri importanti della pianura, abolizione del pedaggio sul ponte in chiatte di Viadana, erogazione di un sussidio alla Camera del lavoro, sviluppo della Scuola di Zootecnia a Caseificio, rinnovazione degli uffici, istituzione di una Camera arbitrale per i conflitti di lavoro; per le Opere Pie, la cosiddetta democratizzazione dei servizi, la laicizzazione del servizio assistenziale ospitaliero, una più ampia beneficenza pubblica, la rinnovazione razionale dei contratti di conduzione del patrimonio degli Enti.» V. Pellizzi, Profili di vita reggiana agli albori del XX secolo, Officine grafiche fasciste, Reggio Emilia, 1937, ora in Antonio Canovi, Cento anni CCPL. Il racconto cooperativo di un Gruppo Industriale, Milano, Reggio Emilia, CCPL, 2004, p. 81..
1904-1919: la nascita e l'affermazione del Consorzio
Le singole cooperative non dispongono della forza economica e della tecnostruttura necessarie a concorrere all'appalto ferroviario, nasce perciò l'idea di unirsi in un Consorzio.
Il 16 ottobre 1904 viene costituito il “Consorzio delle Società Cooperative di Lavoro e Produzione della Provincia di Reggio Emilia” (CCPL) con sede a Reggio presso la Camera del Lavoro in via Farini. L'atto costitutivo è sottoscritto dai presidenti di ventisette cooperative della provincia. Il capitale sociale iniziale ammonta a 67.920 lire ripartito in 1.132 azioni da 60 lire (equivalenti a 217,30 €), di cui 462 sottoscritte dalle cooperative fondatrici e 670 da singoli cooperatori. Il 4 novembre 1904 l'amministrazione provinciale di ispirazione socialista affida al Consorzio la costruzione e gestione della ferrovia Reggio-Ciano.
Nonostante le difficoltà nell'agosto del 1907 il Consorzio inizia i lavori ferroviari assumendosene il rischio poiché il progetto è in attesa d'approvazione.
Per il movimento operaio e socialista la costruzione della ferrovia diventa un'epopea popolare che comincia ad avere una sempre più forte connotazione simbolica anche a livello internazionale, tant'è che viene portata come esempio da Charles Gide, dirigente dell'Alleanza Cooperativa Internazionale“La linea non è molto lunga (30 km), ed essa non apporta grandi dividendi, ma soltanto copre le sue spese; ma io non so che vi sia al mondo un altro esempio di una cooperativa operaia concessionaria di una ferrovia. Si vede in ciò un esempio rimarchevole di questa evoluzione che tende a fare della cooperazione un servizio pubblico” . Cfr. Charles Gide in Amus Fontanesi, CCPL 1904-1994, cit. p. 4..
I lavori di costruzione vengono conclusi il 15 gennaio 1911 e per il Consorzio, che conta 105 addetti, si apre la nuova fase di gestione e manutenzione della ferrovia, la quale non esaurisce l'attività del Consorzio.
All'origine della nascita c'è infatti una vocazione industriale che si manifesta attraverso una rete di cooperative in grado di cimentarsi nell'ambito dei lavori pubblici. Lo Statuto sociale del Consorzio viene esteso all'assunzione di “appalti per la costruzione di opere pubbliche e lavori privati di ogni genere e all'esercizio di aziende commerciali e industriali” (art. 2).
Il quartiere Gardenia, nel quale lavorano fianco a fianco imprese private e cooperative, diventa il terreno di sperimentazione dell'attività del Consorzio che vi costruisce una prima casa per gli addetti alla ferrovia.
La redazione del bilanco del Consorzio rivela una dicotomia: è suddiviso nel “ramo ferroviario” e nel “ramo lavori”; il Consorzio si dota di una tecnostruttura adeguata all'espansione di questo secondo ramo.
Nel 1911 il Consorzio partecipa con la Cooperativa Muratori di Reggio Emilia alla ricostruzione della città di Messina distrutta tre anni prima dal terremoto.
Alla fine del primo conflitto mondiale al Consorzio è affidato il compito di guidare la riorganizzazione del sistema cooperativo locale che è molto indebolito. A tal fine il “ramo lavori” viene separato da quello ferroviario e diventa oggetto dell'attività del “Consorzio Reggiano delle Cooperative di Lavoro e Produzione” costituito a Reggio Emilia (riconosciuto con decreto del 6 luglio 1919 n.1381). Ne fanno parte le Cooperative Muratori e manovali, Falegnami e Cementori di Reggio Emilia e la Braccianti e la Muratori di Guastalla. Presidente, sede (la Camera del lavoro), dirigenti e tecnici rimangono i medesimi del precedente Consorzio. Il Consorzio Reggiano si configura come linea di continuità rispetto alla storia successiva di CCPL, perciò questa ricostruzione storica ne seguirà le vicende abbandonando quelle del Consorzio ferroviario.
L'assemblea del 23-09-1919 elegge il primo Consiglio di amministrazione. Presidente è Giovanni Bolognesi, alla guida della Cooperativa Muratori di Reggio Emilia. Di lì a un mese, Bolognesi muore e viene sostituito da Giacomo Vezzani, presidente della Cooperativa Falegnami di Reggio Emilia.
1920-1945: la cattura del Consorzio nella cooperazione fascista Nei primi anni venti il Consorzio Reggiano sviluppa la sua funzione di servizio e supporto a favore delle cooperative associate: nel 1921 crea al proprio interno l'”Ufficio tecnico provinciale per le cooperative edili” la cui attività è finanziata dalle cooperative aderenti. Nel 1922 si concludono le trattative con l'amministrazione provinciale per la costruzione della ferrovia Reggio-Boretto (o Reggio-Po), al Consorzio Reggiano ne è affidata la costruzione mentre al Consorzio Reggio-Ciano è delegata la gestione dell'esercizio.
I due Consorzi strutturano sempre meglio la loro azione sul territorio, ma nel frattempo la crisi politica precipita: lo squadrismo fascista organizza a Reggio Emilia le prime aggressioni alle sedi delle organizzazioni operaie come la Camera del Lavoro, la tipografia “La Giustizia” e i circoli socialistiTestimonianza di Lice, operaia della Bloch di Reggio Emilia: “E'n dove stèva mé gh'èra la coperatìva [Dove stavo io c'era la cooperativa] e sono venuti a bruciarla. C'era lo spaccio, c'era l'osteria, tutto; lé gnìven a dèr l'òli a me péder, a me sìo… tótt i me sìo e gh'an dé l'òli [lì venivano a dare l'olio a mio padre, a mio zio… a tutti i miei zii hanno dato l'olio]. Un giorno ha cominciato a bruciare tutto, tutta la casa e noi eravamo lì. Allora [i fascisti]… e vìnen só per al schèli a ciamèrs só che s'alvòma […vengono su per le scale a chiamarci perché ci alzassimo]: «Bruciate in casa!!» L'è saltèda fora me mèdra: «Vigliàcc, a si stèr vuèter ca s'ì brusèe, e adèsa a s'al gni a dìr…». Me pèder: «Mo tès, am méten dèinter me, mo se dìt!?». Mo lèe: «Vigliàcc… – e s'an sbraghé tótt i'ós dal cambri, con chi sciòpp lé!», E lèe puvrètta la gh'ìva d'avèir già me surèla… [È venuta fuori mia madre: «Vigliacchi, siete stati voialtri a darci fuoco, e adesso venite a dircelo…». Mio padre: «Mo' taci, che mi mettono dentro me, cosa dici!?». Ma lei: «Vigliacchi…» – e ci hanno rotto tutte le porte delle camere, con quei fucili! E lei poveretta era incinta di mia sorella…] che difatti la Renata, se ha qualcosa, mettiamo, sviene…». Cfr. N. Caiti, R. Campari, L. Cottafavi et al., Una storia, tante storie. Operaie della Bloch a Reggio Remilia 1924-1978, Roma, Ediesse, 1986, citato da Antonio Canovi, Cento anni CCPL, cit., p. 135. Amus Fontanesi scrive: “La pressione sulle cooperative di produzione e lavoro per farle capitolare si esercitava in questo modo: a. si bastona qualche suo rappresentante; b. i comuni conquistati dai fascisti non danno più lavori alle cooperative “rosse” o “bianche” ma solo alle cooperative diventate “nazionali” o “fasciste” e ai sindacati corporativi fascisti; c. anche per la committenza privata, in questo clima, diventa difficile dare lavoro alle cooperative socialiste e persino cattoliche che sono di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. Cfr. Amus Fontanesi, CCPL 1904-1994, cit. p. 22..
Nel 1922 il Consorzio Reggiano trasferisce la sede in corso Garibaldi 12 dove rimane sino al 1956.
Molte cooperative abbandonano la Camera del lavoro per iscriversi ai Sindacati corporativi fascisti. Altre cooperative, come la Muratori di Reggio, preferiscono farsi liquidare piuttosto che aderire agli organi fascisti. La Cooperativa Pittori conserva la propria indipendenza trasformandosi in società anonima.
Nel 1923 la cooperazione socialista tenta di costruire una Federazione Provinciale delle cooperative allo scopo di unificare tutte le entità politiche della cooperazione, compresa quella di stampo fascista. A questa iniziativa, che non si concretizza, segue la proposta dell'esponente del regime fascista Natale Prampolini: trasformare il Consorzio Reggiano in una Federazione Reggiana di Cooperative Nazionali. Il rifiuto da parte del Consorzio Reggiano spinge il regime cercare altre soluzioni.