Per organizzazione militare dei Germani si intende l'insieme delle forze che componevano gli eserciti delle popolazioni germaniche, comprendenti l'organizzazione delle loro unità, la loro gerarchia interna di comando, la tattica, l'armamento e la strategia, dalle guerre cimbriche (fine del II secolo a.C.) a quelle marcomanniche (metà del III secolo d.C.). Dopo questo periodo si generarono tutta una serie di confederazioni di popolazioni (dagli Alemanni ai Franchi, Goti e Sassoni), ciascuna con una propria organizzazione interna militare, che andrà analizzata singolarmente e separatamente.
Contesto storico
Le origini
In età antica era diffusa l'ipotesi, riferita da Publio Cornelio Tacito, nel De origine et situ Germanorum, secondo cui i Germani erano un popolo indigeno della Germania stessa.. Sempre secondo lo storico romano, si consideravano discendenti di Tuistone, divinità della terra, da dove i suoi nipoti, figli di suo figlio Manno, sarebbero stati i capostipiti delle tre stirpi germaniche: quella degli Ingevoni, degli Istevoni e degli Erminoni. Secondo altre tradizioni invece, i figli di Tuistone erano più numerosi, avendo così dato origine ad altre tribù: i Marsi, i Suebi, i Gambrivi ed i Vandali..
In realtà secondo la ricerca archeologica moderna, i Germani costituirebbero il risultato dell'indoeuropeizzazione, della prima metà del III millennio a.C., nella Scandinavia meridionale e nello Jutland da parte di genti provenienti dall'Europa centrale, già indoeuropeizzata nel corso del IV millennio a.C..Villar, cit., p. 425. A metà dell'VIII secolo a.C., i Germani risultano attestati lungo l'intera fascia litoranea che va dall'Olanda alla foce della Vistola. La pressione continuò nei secoli successivi, non come un movimento unitario e unidirezionale ma come un intricato processo di avanzamenti, retrocessioni e infiltrazioni in regioni abitate anche da altri popoli. Intorno al 550 a.C. raggiunsero l'area del Reno, imponendosi sulle preesistenti popolazioni celticheVillar, cit., p. 428. e in parte mescolandosi a esse (è considerato misto il popolo di confine dei Belgi).
Dal V al I secolo a.C., durante l'Età del ferro, i Germani premettero costantemente verso sud, venendo a contatto (e spesso in conflitto) con i Celti e, in seguito, con i Romani. Nell'area di contatto con i Celti, lungo il Reno, i due popoli entrarono in conflitto. Sebbene portatori di una civiltà più articolata, i Galli subirono l'insediamento di avamposti germanici nel loro territorio, che diedero origine a processi di sovrapposizione tra i due popoli: insediamenti appartenenti all'uno o all'altro ceppo si alternavano e penetravano, anche profondamente, nelle rispettive aree d'origine. Sul lungo periodo, a uscire vincitori dal confronto furono i Germani, che qualche secolo più tardi sarebbero dilagati a occidente del Reno. Identico processo si sarebbe verificato, a sud, lungo l'altro argine naturale alla loro espansione, il Danubio.Villar, cit., pp. 428-429.
Germani e Romani (fine del II secolo a.C. - metà del III secolo d.C.)
I Germani vennero a contatto con Roma fin dall'ultimo scorcio del II secolo a.C., con le incursioni di Cimbri e Teutoni in territorio romano. I due popoli germanici mossero dallo Jutland e penetrarono in Gallia, spingendosi prima in Pannonia, poi nel Norico (dove batterono un'armata romana a Noreia nel 113 a.C.), ed infine nella provincia romana della Gallia Narbonense, di recente costituzione. Ma le incursioni continuarono per circa un decennio fino a quando, dopo alcuni insuccessi da parte dei generali romani accorsi per fermarli, fu necessario l'intervento del console Gaio Mario. Le due popolazioni germaniche furono annientate in due separate battaglie ad Aquae Sextiae (102 a.C.) e a Vercellae (101 a.C.). Roma era ora salva da una possibile invasione germanica.
Al tempo della conquista della Gallia condotta da Cesare (58-50 a.C.), nuovi conflitti si accesero lungo il Reno, confine tra i Celti e i Germani. Fin dal 72 a.C. un gruppo di tribù germaniche, capeggiate dai Suebi di Ariovisto, aveva passato il fiume e tormentava con le sue scorribande il territorio gallico, infliggendo anche una dura sconfitta ai Galli presso Admagetobriga (60 a.C.). Sembra infatti che Ariovisto avesse varcato il Reno, insieme alle popolazioni suebe provenienti dalle vallate dei fiumi Neckar e Meno.si trattava dei popoli di Marcomanni, Triboci, Nemeti, Vangioni, Sedusi, Suebi e Arudi, come riporta Cesare nel De bello Gallico, I, 51. I Galli invocarono allora l'aiuto di Cesare, che sconfisse definitivamente Ariovisto presso Mulhouse (58 a.C.).Cesare potrebbe quindi aver percorso in 6 giorni di marcia (partendo da Vesonzio), una distanza di circa 120-140 km, con una media di circa 20-25 km al giorno (E. Abranson e J.P. Colbus, La vita dei legionari ai tempi della guerra di Gallia, Milano 1979, pp. 30-31), considerando che il tragitto da Vesontio al Reno è di circa 150 km e che il luogo della battaglia, secondo quanto ci tramanda lo stesso Cesare, si trovava a soli 7,5 km dal fiume Reno (De bello Gallico, I, 53,1), forse confuso con il fiume Ill.
La disfatta di AriovistoCesare, De bello Gallico, I, 49-53. Appiano (in Storia della Gallia, frammento 3) parla di 80.000 Germani uccisi nel corso della battaglia tra armati e civili. non fu comunque sufficiente ad arrestare la pressione esercitata in quegli anni dai Germani sui Galli. Pochi anni più tardi Cesare ebbe anche modo di costruire un ponte sul Reno e di passarlo, portando devastazione nei territori germani a est del fiume nel corso di due differenti campagne nel 55 e 53 a.C..Cesare, De bello Gallico, VI, 9-29. Si racconta, infatti, che spinte alle spalle dalla pressione dei Suebi, le tribù germaniche degli Usipeti e dei Tencteri avevano vagato per tre anni, e si erano spinti dai loro territori, a nord del fiume Meno, fino a raggiungere le regioni abitate dai Menapi alla foce del Reno.Cesare, De bello Gallico, IV, 3. Sconfitte le due tribù in Gallia belgica,Cesare, De bello Gallico, IV, 11-15; Cassio Dione, Storia romana, XXXIX, 47-48,2; Plutarco, Vita di Cesare, 22, 1-5; Appiano, Celtica, 18, 1-4. il proconsole romano era penetrato nelle terre dei Germani.
Superato il Reno, compì razzie e saccheggi per terrorizzare il nemico e indurlo a rinunciare a nuove incursioni verso la Gallia.Cesare, De bello Gallico, IV, 16-19; Cassio Dione, Storia romana, XXXIX, 48,3-49,2; Plutarco, Vita di Cesare, 22,6-23,1; Svetonio, Vita di Cesare, 25; Appiano, Celtica, 18; Cicerone, Orazione contro Pisone, 81. Cesare, respingendo in questi anni le popolazioni germaniche al di là del Reno, aveva di fatto trasformato questo fiume in quella che sarebbe stata una delle più importanti barriere naturali dell'Impero per i successivi quattro-cinque secoli. Aveva, pertanto, non solo fermato i flussi migratori dei Germani, ma salvato la Gallia Celtica dal pericolo germanico, attribuendo così a Roma, che aveva vinto la guerra, il diritto di governare su tutti i popoli presenti sul suo territorio.Jérôme Carcopino, Giulio Cesare, pagg. 277-278.
Le popolazioni germaniche sembra rimasero calme per circa venticinque anni, mentre nel 38 a.C., la popolazione germanica "cliente" degli Ubi, fu trasferita in territorio romano. Nel 29 a.C. una nuova incursione di Suebi portò ancora devastazione nella parte orientale della Gallia; ancora nel 17 a.C., una coalizione di Sigambri, Tencteri ed Usipeti, causarono la sconfitta del proconsole romano Marco Lollio e la perdita delle insegne legionarie della legio V Alaudae. Fu proprio in seguito a questi aventi che l'Imperatore romano Augusto, recatosi in Gallia nel 16 a.C. insieme al figlio adottivo, Tiberio, ritenne fosse giunto il momento di annettere definitivamente la Germania Magna (come Cesare aveva fatto con la Gallia), portando i confini "naturali" dell'Impero romano più ad est, dal fiume Reno all'Elba.
Le campagne vere e proprie cominciarono nel 12 a.C. grazie al figliastro d'Augusto, Druso maggiore,Svetonio, Claudio, 2-4; Tacito, Annales, II, 8. Cassio Dione, Storia romana, LIV.32. il quale condusse le armate romane fino ad occupare buona parte dei territori compresi tra Reno e fiume Weser, ma nel 9 a.C. morì prematuramente.Cassio Dione, Storia romana, LV, 1.5-2.2.
Nuove azioni romane furono intraprese in Germania negli anni successivi, portando i confini imperiali fino all'Elba, grazie soprattutto al comando del futuro Imperatore Tiberio, il quale riuscì ad occupare in modo stabile in tutti i territori germanici ad occidente del grande fiume,Augusto, Res gestae divi Augusti, 26; . con la sola eccezione della Boemia, nella parte sua meridionale.
Era necessario, pertanto, annettere anche il potente regno dei Marcomanni di Maroboduo. Tiberio si dispose così ad attaccare anche l'ultimo baluardo della Germania libera (nel 6 d.C.),Cassio Dione, Storia romana, LV, 28.5-7.R. Syme, L'Aristocrazia augustea, p. 156. muovendo in contemporanea con due eserciti (uno proveniente da Mogontiacum e l'altro da Carnuntum), e convergendo sulla Boemia.Tacito, Annales, II.46. Le armate romane furono però fermate dallo scoppio della rivolta in Pannonia e Dalmazia..
Tutti i territori conquistati in questo ventennio furono compromessi quando nel 7 Augusto inviò in Germania Publio Quintilio Varo, sprovvisto di doti diplomatiche e militari, oltreché ignaro delle genti e dei luoghi.
Nel 9 un esercito di 20.000 uomini composto da tre legioni ed una decina di reparti di ausiliari, venne massacrato nella foresta di Teutoburgo da Arminio, cittadino romano di origini germaniche. Fortuna volle che Maroboduo non si alleasse ad Arminio, e che i Germani riuniti si fermassero dinanzi al Reno, dove erano rimaste solo 2 o 3 legioni a guardia dell'intera provincia delle Gallie.Cassio Dione, Storia romana, LVI, 18-24.1-2.
Le campagne militari che seguirono da parte dei Romani (dal 10 al 16 d.C.), prima sotto l'alto comando di Tiberio e poi dell'erede designato, Germanico, erano volte sia a scongiurare una possibile invasione germanica, sia a prevenire possibili sommosse tra le popolazioni delle province galliche.
Alla fine Tiberio, divenuto egli stesso imperatore, preferì sospendere ogni attività militare oltre il Reno, lasciando che fossero le stesse popolazioni germaniche a sbrigarsela, combattendosi tra loro. Egli strinse solo alleanze con alcuni popoli contro altri, in modo da mantenerli sempre in guerra tra di loro;. evitando di dover intervenire direttamente, con grande rischio di incorrere in nuovi disastri come quello di Varo;. ma soprattutto senza dover impiegare ingenti risorse militari ed economiche, per mantenere la pace entro i "possibili e nuovi" confini imperiali.
Si racconta infatti che nel 18 Arminio, dopo aver raggruppato sotto il suo comando numerose tribù germaniche (come Longobardi, Semnoni, ed alcune stirpi suebiche del regno di Maroboduo), mosse guerra al regno dei Marcomanni di Maroboduo. E contrariamente alle antiche tradizioni germaniche, entrambi i comandanti germanici, ora abituati a seguire le tattiche romane, avendo entrambi servito per anni nelle truppe ausiliarie romane, si affrontarono in modo ordinato e con tattiche per loro inconsuete. Tacito racconta infatti che:
Tiberio gli rispose che non sarebbe intervenuto in faccende interne alle popolazioni germaniche, poiché Maroboduo stesso si era mantenuto neutrale, quando nel 9, Augusto aveva richiesto invano il suo aiuto militare, dopo la disfatta di Varo. Marboduo fu così costretto a chiedere asilo all'imperatore Tiberio, che lo accolse, lasciando che insieme ai resti della sua corte potesse prender dimora a Ravenna, dove morì ben 18 anni più tardi, nel 36 o 37.Tacito, Annales, II, 63.
L'anno successivo, nel 19, Arminio fu assassinato dai suoi sudditi, che temevano il suo crescente potere: