Le Regole di regata della vela (comunemente "Regolamento di regata" o "Regolamento ISAF", in inglese Racing Rules of Sailing) sono una serie di regole pubblicate ogni quattro anni dalla Federazione Internazionale della Vela (anche ISAF, acronimo del nome inglese International Sailing Federation) atte a regolamentare in maniera uniforme e su scala mondiale le competizioni veliche. La versione in vigore è stata revisionata nel 2021.
Storia Fino al 1870 non esisteva un corpo di regole comune nello sport della vela. Anche su scala nazionale, ogni yacht-club aveva le proprie regole. In un'epoca di grande popolarità delle sfide tra yacht club diversi divenne sempre più evidente la necessità di una serie di regole comuni. Nonostante i numerosi tentativi di realizzazione di un'unica raccolta di regole, solo nel 1868 il Royal Victoria Yacht Club organizzò lo Yacthing Congress, al quale parteciparono 23 delegati provenienti da 14 club e durante il quale fu redatta da un sotto-comitato una raccolta di tutte le norme di tutti gli yacht club. La bozza sviluppata e adottata meno di un anno dopo dalla commissione, tuttavia, incontrò fiera resistenza e fu ampiamente criticata, per poi essere abbandonata.
Numerose altre associazioni nacquero per far fronte al crescente bisogno di regole uniformi, ma le norme proposte furono di volta in volta rifiutate. Finalmente, nel 1881 fu sviluppato un set di regole valide per le acque britanniche allorché il Royal Thames Yacht Club, il Royal Yacht Squadron (di questi due era all'epoca commodoro il Principe del Galles Albert Edward) e il New Thames Yacht Club entrarono nella yacht Racing Association.
Tuttavia, queste regole non potevano ancora essere "universali", in quanto sussistevano differenze tra i sistemi di misura inglesi, europei e nordamericani tali che barche di nazioni differenti non potessero gareggiare in maniera equivalente. Per ovviare a questo problema, nel 1906 fu tenuta una conferenza internazionale per stabilire delle unità di misura standard almeno a livello europeo. Esse sono tuttora usate in svariate classi.
Gli intervenuti alla conferenza (provenienti da Austria-Ungheria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Belgio, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, e Svizzera) si unirono nell'International Yacht Racing Union e istituirono una serie di regole di regata partendo da quelle del 1881.
Più tardi, nel 1929, dei delegati della North American Yacht Racing Union parteciparono alla stesura delle regole per evitare che ci fossero differenze tra le regole in uso in Nord America e quelle internazionali e che le une non venissero cambiate senza informare la controparte. Per avere un regolamento veramente universale si dovette aspettare il 1960.
Struttura Il volume completo comprende: segnali di regata (nella seconda di copertina) introduzione, Principio di base, Regole da 1 a 91 suddivise in 7 parti 14 appendici da A a P (saltando la I e la O, per evitare confusione con i numeri 1 e 0) definizioni dei termini principali.
Le regole Il regolamento stabilisce precise norme per ogni aspetto della regata, comprendendo, tre le altre, le regole di governo e di diritto di rotta (simili alle norme generali di diritto di rotta ma molto più complesse e articolate), quelle concernenti le varie procedure (procedura di partenza, di protesta, ecc) e quelle che regolano le penalità. Altre prescrizioni (per lo più contenute nelle appendici) riguardano l'assegnazione dei punteggi, la redazione del bando e delle istruzioni di regata, alcune procedure particolari in caso di gravi violazioni.
Ciascuna regola è identificata da un numero progressivo, con i suoi sotto-punti. Gli elenchi sono generalmente ordinati con lettere minuscole. Per esempio, la Regola 1 tratta della sicurezza in generale, la regola 1.2 specifica le prescrizioni sulla disponibilità a bordo di equipaggiamenti salvagente e di mezzi di soccorso pronti all'uso; la regola 18.1c identifica la terza clausola della regola 18.1; e così via. Le regole contenute nelle appendici vengono identificate dalla lettera dell'appendice che le contiene e il numero progressivo all'interno dell'appendice stessa.
Trattandosi di prescrizioni alle volte inadatte alle caratteristiche tecniche di alcune classi veliche, alle condizioni meteomarine e topografiche specifiche per ciascuna regata o al livello tecnico medio dei partecipanti a una manifestazione, le norme del regolamento possono essere modificate dalle prescrizioni dell'autorità nazionale competente (per l'Italia è la FIV, Federazione Italiana della Vela), dalle regole di classe (specifiche norme per ciascuna classe velica o di stazza) e dalle istruzioni di regata (regole valide per un'unica manifestazione o regata), tutto nei limiti di quanto stabilito dal Regolamento stesso con una regola specifica. L'ISAF pubblica periodicamente un Libro dei casi, che raccoglie le interpretazioni (valide come prescrizioni ufficiali) delle regole per favorirne l'interpretazione e l'applicazione. Con lo stesso fine, vengono pubblicati anche il Call Book for Match Racing e il Call Book for Team Racing, validi rispettivamente per i match race e per i match a squadre.
Principi fondamentali Le regole prevedono due principi fondamentali: Autoregolamentazione dello sport velico "I concorrenti nello sport velico sono soggetti ad un insieme di regole che sono tenuti ad osservare ed a far rispettare", inoltre chi infranga una regola è tenuto a compiere una penalità, compreso anche il ritiro. Ci si appella così ai principi di correttezza sportiva, dando la facoltà (e l'obbligo) di applicazione del regolamento a qualsiasi concorrente. Responsabilità ambientale viene sancita l'importanza del rispetto per l'ambiente nell'ambito dello sport della vela, esortando i concorrenti a "minimizzare l'impatto ambientale".
Parte 1 - Regole fondamentali Nella prima parte vengono fissati alcuni principi di sicurezza (Regola 1) e di correttezza sportiva (Regole 2-5). Parte 2 - Quando le barche si incontrano Le Regole della Parte 2, riguardanti il diritto di rotta e il passaggio di boe e ostacoli, non si applicano nel caso di incontro tra una barca che si sta attenendo alle Regole di regata e una che non lo stia facendo (inteso ovviamente come il non essere in regata): in tal caso si applicano le regole internazionali o quelle governative relative agli abbordi in mare.
Vengono previste, com'è ovvio, tutte le possibilità: Barche su mure differenti (Regola 10): tra barche su mure differenti (una mure a dritta, l'altra mure a sinistraUna barca ha le mure a dritta quando riceve il vento da dritta. Una specificazione è necessaria per la poppa a fil di ruota, andatura in cui la barca riceve il vento da dietro, quindi (a rigore) né da dritta né da sinistra: le mure vengono determinate dalla posizione della vela principale. La barca quindi è mure a dritta quando la sua vela principale è gonfia a sinistra e viceversa.) ha diritto di rotta quella mure a dritta. Ciò significa che la barca mure a sinistra deve tenersi discostaUna barca si tiene discosta da una barca con diritto di rotta se la barca con diritto di rotta non ha bisogno di evitarla per seguire la propria giusta rotta quando c'è un ingaggio, se la barca con diritto di rotta può, senza alcun contatto, cambiare rotta in entrambe le direzioni da quella mure a dritta. Barche sulle stesse mure: tra barche sulle stesse mure e che siano ingaggiate ha diritto di rotta la barca sottovento (Regola 11). Un ingaggio si verifica quando l'asse longitudinale dell'una interseca la perpendicolare all'asse longitudinale dell'altra passante per il suo punto più a poppa. Se l'ingaggio non si è verificato (Regola 12), la barca libera dalla poppa deve tenersi discosta da quella libera dalla prua. Una barca è libera dalla poppa quando tutto il suo scafo e la sua attrezzatura in posizione normale (ovvero nella loro normale situazione di utilizzo) si trovano dietro alla perpendicolare di cui sopra. L'altra barca è libera dalla prua. Una barca che stia virando e che abbia passato il punto di prua al vento dovrà tenersi discosta dalle altre barche fino a quando non si sia messa su una rotta di bolina stretta (Regola 13). Se due o più barche contemporaneamente sono in queste condizioni quella più a sinistra o più a poppa deve tenersi discosta. Quando una barca è soggetta a questa regola non è soggetta alle regole 10, 11 e 12. Di conseguenza, se virando passasse da mure a sinistra a mure a dritta, altre barche mure a sinistra non saranno obbligate tenersi discoste da essa finché non sarà su una rotta di bolina stretta. Le regole da 14 a 17 limitano in vario modo l'applicazione delle regole precedenti, prescrivendo ad esempio che se una barca con diritto di rotta cambia rotta deve lasciare all'altra barca lo spazio per tenersi discosta. In tal modo si evitano situazioni in cui una barca con diritto di rotta, per rallentare o far assegnare una penalità a una barca che deve tenersi discosta, compia una manovra così improvvisa che la seconda barca non riesca a tenersi discosta.
Un'altra sezione della Parte 2 è dedicata a boe ed ostacoli: Quando due barche ingaggiate arrivano ingaggiate nella zonaSi definisce con "zona" lo spazio del campo di regata delimitato da un cerchio che abbia come raggio la misura di tre lunghezze, la barca esterna deve dare spazio alla boa alla barca interna (Regola 18.2a). Tuttavia, se: le barche sono su mure opposte e la giusta rotta per una delle due, ma non per entrambe, è virare le barche sono su mure opposte su un bordo di bolina una delle barche si sta avvicinando alla boa e l'altra se ne sta allontanando la regola 18 non si applica. Se poi la boa è un ostacolo continuo, si applica la regola 19. La barca esterna, per dare acqua in boa, dovrà lasciare alla barca interna tutto lo spazio necessario (ma non è obbligata a lasciarne di più, né la barca interna ha diritto a chiederlo) perché la barca interna possa girare la boa senza toccarla e senza toccare le altre barche. In particolare, se la barca che chiede acqua in boa deve a sua volta darla a un'altra barca, la barca esterna dovrà manovrare in modo che entrambe le barche all'interno possano girare la boa. Inoltre, la barca che deve dare acqua in boa deve anche lasciare alla barca interna lo spazio per abbattere, se il girare la boa lo richiedesse.
L'ultima sezione della Parte 2 regola i casi particolari, tra questi: Barche che stiano eseguendo penalità ("Un giro", "Due giri", rientro nell'area di pre-partenza) deve tenersi discosta da una barca che non lo stia facendo. Tuttavia, una barca, a meno che non si trovi sulla propria giusta rottaPer giusta rotta si intende la rotta che permetta a una barca di terminare il percorso nel minor tempo possibile: non si tratta dunque della rotta più breve, ma della più veloce in termini di tempo. Questo è dovuto principalmente al fatto che, poiché il vento apparente è più debole in poppa e tende invece ad aumentare tanto più si stringe il vento, può risultare più vantaggioso un bordeggio di lasco rispetto a un unico bordo in poppa a fil di ruota., dovrà a sua volta tenersi discosta da una barca che stia eseguendo una penalità. La barca che esegua una penalità è quindi tenuta a non interferire con le altre barche (spostandosi in una zona più defilata del campo di regata), ma le altre barche, una volta che questa si sia tolta dalla loro giusta rotta, non potranno interferire con l'esecuzione della penalità. Se possibile, una barca deve tenersi discosta da barche rovesciate, all'ancora, o che prestano soccorso.
Parte 3 - Conduzione di una regata
Nella terza parte del regolamento vengono definite tutte le procedure necessarie al compimento della regata. In particolare: