Il lunigianese o lunense è un dialetto della lingua emiliana parlato entro i confini della Lunigiana, sub-regione divisa amministrativamente tra la Toscana e la Liguria, tra le province di Massa-Carrara e La Spezia, anche se fisicamente e storicamente vi sono ricomprese anche terre attualmente in provincia di Lucca e di Parma.

Il genus emiliano e le species sorelle

Questo dialetto appartiene alla grande famiglia della lingua emiliana, pur avendo tutte le caratteristiche delle lingue di confine, essendo la Lunigiana una terra da sempre compressa tra montagna e mare, attraversata da varie vie di comunicazione strategiche e da dominazioni variegate. Anche l'attuale ripartizione politica lunigianese è una sorta di sintesi del contagio e delle similitudini che il dialetto locale ha subito e goduto nel corso dei secoli, con i suoi toscanismi e genovesismi, legati però al ceppo principale emiliano che caratterizza da un punto di vista sintattico e sonoro questa parlata. Presumibilmente in epoca medievale dovette esistere un unico dialetto, con piccole variazioni locali, che si parlava in tutto il territorio della Lunigiana storica, i cui confini andavano ben oltre gli angusti limiti attuali. La Lunigiana storica includeva, oltre all'attuale Lunigiana, e tutta quella che oggi è la provincia di Massa-Carrara, anche quasi tutta la provincia della Spezia fino a Deiva e si spingeva a sud, incorporando gran parte della Garfagnana e la totalità della Versilia, fino a Massarosa. Al di là dei confini, che più che altrove sono indicativi di una vera differenza di tipo linguistico-culturale, il dialetto della Lunigiana appartiene alla stessa famiglia del dialetto spezzino (di tipo ligure), del dialetto carrarese (di tipo emiliano) e del dialetto massese (di tipo toscano) dai quali è unito dalla medesima costruzione sintattica della frase, da un gran numero di vocaboli comuni e da una vicinanza geografica ineluttabile che rende tali parlate tra loro sorelle. Anzi, si può ben sostenere che le quattro parlate siano delle sub-specie di un unico dialetto parlato o comunemente compreso da circa 300.000 autoctoni e da un numero altrettanto grande, ma non specificabile, di genti di Val di Magra, di Val di Vara e dintorni emigrate in molte regioni centro-settentrionali e all'estero, le quali hanno mantenuto e coltivato dei contatti persistenti con la terra d'origine (i cosiddetti barsàn). Ciò nonostante il fatto che a livello linguistico le tre parlate di cui si tratta vengano considerate come genus differenti, facendo spesso fatica a ottenerne un riconoscimento e uno studio unitario, è legata alla atavica frammentazione politica territoriale, mai ricondotta ad unità nei circa due secoli di domini successivi al Congresso di Vienna. La cosa certa è che uno stesso modo di costruire il periodo, di cadenzare le sillabe e di pronunciare i vocaboli fondamentali e accessori alla vita di tutti i giorni è comprensibile, con leggere variabili locali, da Lerici a Sarzana a Pontremoli, da Fivizzano a Follo, da Bolano a Minucciano, da Mulazzo a Calice al Cornoviglio, da Bastremoli a Guinadi, da Iera a Giovagallo, da Sassalbo a Parana, da Camporaghena a Ceparana, da Adelano a Fiumaretta e a Montemarcello. Anche a Massa, Montignoso, nell'alta Garfagnana e sulle pendici della media Garfagnana si parlano dialetti di chiaro stampo lunigianese solo lievemente toscanizzati, così come i dialetti della Val di Vara e della riviera fino a Bonassola, in origine di tipo "lunigiano", hanno subito una certa genovesizzazione, sempre più forte procedendo verso nord-ovest. In zona il lunigianese è indicato come dialetto ligure o toscano semplicemente perché è sempre stato detto così, per ancestrale memoria familiare e collettiva, oppure perché è il confine regionale a dettarlo. Si racconta di un contadino d'Alta Val Magra che, a inizio Novecento, di ritorno da La Spezia per la prima volta, si sentì chiedere da un compaesano: Alòra? Coma alé andà à La Speza? Ta s'è fàt capir? (Allora? Com'è andata a La Spezia? Ti sei fatto capire?) e l'altro An'go ‘ù ansùn problema. A pàrlan coma nò autri (Non ho avuto nessun problema. Parlano come noi).

Ortografia

L'ortografia del dialetto della Lunigiana non è mai stata prodotta in maniera sistematica. Non esiste un vocabolario ufficiale delle parole lunigianesi. Esistono invece molte opere e scritti dialettali riportati da scrittori, poeti e cultori della parlata locale che nel corso dei secoli hanno riproposto un sistema di scrittura determinato.

Fonologia e fonetica

Le caratteristiche del dialetto della Lunigiana si possono ricondurre alle seguenti: fenomeno di lenizione delle consonanti intervocaliche; palatizzazione dei gruppi sillabici in -GR, -DG, -TS, -DS, -CR, -GL, -CL; eliminazione delle vocali finali in moltissimi sostantivi.

Morfologia e sintassi

La struttura della frase si caratterizza per: utilizzo rafforzativo del pronome a inizio periodo (gliel'ho detto > mé aglò (d)it; non gliel'ho detto > mé a'n'glò (d)it) sia nella forma attiva che in quella passiva (da cui la nomea di dialetti del me e del mi); costruzione della frase negativa (non ho visto nessuno > a'n'ò vist ansùn); eliminazione delle consonanti doppie (villa > vila; zappare > zàpar; puzza > pùza); mantenimento della -a finale a identificare il femminile plurale (donne > dòna, dònia); presenza di tre coniugazioni verbali terminanti in –AR (usare > drovàr), -ER (potere > podér) ed –IR (capire > capìr); uso della forma progressiva (cfr. il francese être en train de) in luogo del gerundio (sto seminando > a sòn adré à sémnar; sta leggendo > ì è adré a lèzar); soppressione della –o finale del participio passato (potuto > podù; voluto > avsù; pianto > piànt); presenza dell'imperativo negativo (non (ci) andare! > an'estar andar'ghe!); utilizzo rafforzativo di mica (non correrai mica? > A'n tà métrè mia a corer; non c'è mica andato > in'ghé miga andà).

Suoni fricativi e suoni occlusivi

Mentre in italiano sono classiche consonanti fricative le lettere f, v, s (sia sorda che sonora) e il gruppo sc, nel dialetto lunigianese sono fricativi i gruppi consonantici ts, ds e dt, pronunciati con più o meno forza a seconda dell'ubicazione geografica dei vari borghi.

Es. pipistrello > nòtsal (pron. nòzal con zeta sorda)lenzuolo > lantsòl (pron. lanzòl con zeta sorda)cicala > tsìkala (pron. zìkala con zeta sorda)scemo > tsém (pron. zém con zeta sorda o sém)zoccolo > tsòkal (pron. zòkal con zeta sorda)cucina > kutsìna (pron. kuzìna con zeta sorda)nocciola > nitsòla (pron. nizòla con z sorda)lucciola > nìtsla (pron. nìżla con zeta sonora)fuliggine > folìdsna (pron. folìzna con zeta sorda)chiodo > dtiòd (pron. čtiòd con c sorda)tetto > tédt (pron. tečt con c sorda)bicchiere > bidtiér (pron. bičtièr con c stretta)fiammifero > sofarnel (pron. sofarnel con la s stretta)sbadigliare > sbadatdiar (pron. sbadatiar)

In italiano le consonanti occlusive sono la -p, la -b, la -t, la -d, la -k e la -g gutturale. Le stesse si presentano sostanzialmente anche nel dialetto di Lunigiana con l'aggiunta del gruppo dg.

Es. caraffa > bròkacamera > kàmeranotaio > nodàrcoltello > kòltelletame > aldàmmercato > markàfamiglia > famìdgia (pron. famìgia con g sonora e stretta o famìdia)moglie > modgera (pron. mogéra con g sonora e stretta o modiéra)formaggio > formàdg (pron. formàg con g sonora)nocciolo del frutto > garùdg (pron. garùg con g sonora)

Dittonghi e iati

A seconda del borgo in cui si vive o ci si sposta è possibile incontrare una diversa traduzione di parole contenenti vocali. Gli iati corrispondono alle parole più antiche in cui il suono delle singole vocali è ancora distinto a fronte di parole più moderne la cui pronuncia vocalica diventa unica. I suoni più vetusti si possono riscontrare nel pontremolese e nei paesi d'alta valle dell'Alta e Media Lunigiana, soprattutto ad opera delle persone più anziane.

Es. caldo > kàud > kàldcorvo > kròu > kòrvlepre > léuvra > lévralupo > lòu > lovaprile > auvrìl > avrìl

Sistema vocalico

La vocale a nella morfologia flessiva

Le vocali del dialetto della Lunigiana sono le stesse presenti in italiano,

La lettera a corrisponde allo stesso suono vocalico dell'ortografia italiana. Nella medio-alta Lunigiana (comuni di Villafranca, Mulazzo, Bagnone) identifica sotto forma di suffisso il genere femminile (in modo analogo all'italiano, per quanto l'utilizzo sia esteso ai sostantivi uscenti in -e, -i); il femminile plurale è reso con la desinenza -ia.

Es.: palo > pàlmaglia > madgia (pron. màgia con g sonora e stretta)bella > bèlabelle > bèla, bèliaforte (inv.) > fòrt (m.), fòrta (f.)venire > agnìrporcile > stabiòlterrazzamento > sìdiaragazza > fiòlaragazze > fiòla, fiòliaamica > amìgaamiche > amìga, amìghiapiccola > cìcapiccole > cìca, cìčiafinestra > fnéstrafinestre > fnéstra, fnéstria

La vocale i nella morfologia flessiva

La vocale i corrisponde anch'essa allo stesso suono vocalico dell'ortografia italiana, ed è utilizzata ugualmente per formare il plurale dei termini maschili.

Es.: cielo > cièlcieli > cièiocchio > òčocchi > òcisecchiello > skiélsecchielli > skiéipisello > absélpiselli > abséitavolino > taulìntavolini > taulìnicerro > cércerri > cèrizoccolo > tsòkal (pron. zòkal con la z sorda)zoccoli > tsòklifucile > fusìl (pron. fuzìl con la z sorda)essiccatoio > gradìl

La vocale e

La lettera e può assumere una pronuncia medioalta [e] oppure mediobassa [ɛ].

È medioalta quando la e è finale di sillaba o preceduta da consonante:

Es.: vetro > védarzecca > zéklapanettiere > panetérdovere > dovérmedicare > medgàrpecora > pègra

È invece mediobassa quando si trova

Es. petto > pèttesta > tèstacoperchio > kuèrts (pron. cuérct)coltello > kortèlsapere > savèravere > avèr

La vocale o

La vocale o può assumere una pronuncia mediobassa [ɔ] oppure medioalta [o].

La pronuncia è mediobassa quando la o è seguita da una consonante nella stessa sillaba o se si trova a inizio parola.

Es. malocchio > malòtc (pron. malòkt)malloppo > malòkscalmanato > skinkònortica > ortìga

La pronuncia medioalta si verifica quando la o è posizionata al termine della sillaba ed è preceduta da una consonante.

Es. polvere > pòurapovero > pòarpoveri > pòuriraffreddore > fardòrpaiolo > paròl

La vocale u

La vocale u ha la medesima pronuncia propria dell'italiano. Questa vocale ha una caratterizzazione peculiare a livello verbale. Difatti nelle terze persone dell'indicativo imperfetto e nei participi passati, la u è una presenza tipica del dialetto lunigianese.

Es. egli veniva > lù agnìuegli capiva > lù capìuegli parlava > lù parleuegli sapeva > lù asèusaputo > savù o saùvenuto > gnùdetto > dìt o dìtu o ìtandato > andà o andàtu

Plurale

Come detto il plurale si forma in due maniere principali:

- in presenza di parole maschili singolari, aggiungendo la desinenza –i;

- in presenza di parole femminili singolari, aggiungendo la desinenza –ia.

Es. gatto > gàt > gatifarfalla > burbàtla > burbàtliasedia > karèa > karèia

Vi sono poi tutta una serie di eccezioni e regole speciali di formazione del plurale.

Tutte le parole che terminano in –s, -v, -r, -t, -d al singolare maschile, formano il plurale aggiungendo semplicemente la i.

Es. osso > òssossi > òsi (pron. osi con la s sorda)

Tutte le parole femminili singolari che terminano in –ia, sono invariabili al plurale.

Es. foglia > la fòdgia (pron. fòdia o fodgia con la g sonora e stretta)foglie > la fòdgià

Tutte le parole che terminano con suoni nasali, rimangono invariabili al plurale.

Es. piastrone > al piagnònpiastroni > i piagnòncardine > al pitòncardini > i pitòn

Esempi

Villafranca Al crou i'eu rubà da 'na fnestra 'n toc ad'formadj; asdà an zima a'na pianta, i'er lì p'r mandjarsal, quand'na gorpa la l'ha vist; l'agheu propri fama.

Carrara 'l corv i avev robat da 'na fnèstra 'n toc d' formai; as'tat 'n t' la zima d' 'n albr, i er lì lì p'r magnars'l, ma po' la golpa i l'ha vist, al avev propi fama.

Massa