Origini Si tratta del decimo sovrano della dinastia Inca del Cuzco, il sesto della casata Hanan e il terzo imperatore dopo Pachacútec, il fondatore e suo figlio Túpac Yupanqui.

Il suo nome originario era Tito Cusi Huallpa, ma dopo l'avvento al trono, assunse quello di Huayna Capac che in lingua quechua significa giovane possente o poderoso.

Era figlio legittimo di Túpac Yupanqui e della sua sposa sorella Mama Ocllo e, come tale, destinato a succedere al padre sul trono degli Inca, per diritto dinastico. La sua designazione ad inca supremo era stata già decisa, subito dopo il suo ritorno al Cuzco, proveniente dalla natia Tumibamba, la città ai confini settentrionali dell'impero in cui era venuto alla luce durante una campagna militare del suo bellicoso genitore.

Era stato lo stesso Pachacútec, il prestigioso fondatore dell'impero, a designarlo futuro sovrano, dimostrando una preferenza assoluta per il promettente nipote rispetto ad altri possibili pretendenti, tanto da farlo compartecipe, ancora fanciullo, di riti e cerimonie solitamente riservate agli esponenti più elevati della nobiltà.

Salita al trono Grazie a questi precedenti, la sua successione al regno sembrava acquisita al momento della morte di Túpac Yupanqui, ma la tradizione inca, abituata alle più tumultuose congiure dinastiche, doveva, ancora una volta, creare una situazione di lotta intestina. La politica incaica era, da sempre, dominata dalle panaca, le potenti famiglie imperiali, ciascuna discendente da uno dei passati sovrani. Poiché il monarca aveva di solito numerosi figli in madri diverse, il diritto, o meglio la speranza di successione di tutti costoro poggiava sulla capacità delle famiglie delle loro madri di far eleggere il proprio rappresentante. Naturalmente il peso della consorte legittima aveva la sua importanza e i suoi figli erano favoriti, ma il loro diritto non era assoluto, atteso che molte altre spose del sovrano appartenevano anch'esse alla più alta nobiltà. I conflitti dinastici, sempre latenti erano, poi, inevitabili quando il sovrano defunto non aveva scelto un erede prima della sua dipartita.

La madre di Huayna Capac apparteneva alla prestigiosa panaca Hatun ayllo, fondata da Pachacutec, ma altri figli del sovrano deceduto avevano il supporto di famiglie materne altrettanto forti e numerose.

Ad una di queste panaca apparteneva una nobile del Cuzco di nome Curi Ocllo, parente e forse sorella di una delle spose del sovrano chiamata Chiqui Ocllo. Non sappiamo con certezza quale fosse questa panaca, ma molti indizi inducono a pensare che si trattasse del Capac Ayllo, la famiglia stessa del sovrano che era retta da tre distinti fratelli di Túpac Yupanqui, ognuno a capo di un ramo particolare. Chiqui Ocllo aveva avuto un figlio da Túpac Yupanqui, di nome Capac Huari e la sua congiunta, Curi Ocllo, si adoperò per mobilitare la sua famiglia in difesa dei suoi diritti al trono. Pare, in effetti che il sovrano avesse manifestato l'intenzione di lasciare il trono a Capac Huari, ma esistono versioni contrastanti su questa decisione. Alcuni racconti parlano di un ripensamento di Túpac Yupanqui che non poté essere ufficializzato per la sua morte improvvisa, altri invece propendono per una sua espressa revisione della scelta e il conseguente ripristino del diritto di Huayna Capac.

In ogni caso le due fazioni andarono allo scontro e quella dellHatun ayllo, opportunamente stimolata da Mama Ocllo, risultò vincitrice. Con l'accusa di aver avvelenato il sovrano le due donne, Curi Ocllo e Chiqui Ocllo vennero giustiziate, mentre Capac Huari venne internato nel palazzo di Chinchero, già appartenuto a Túpac Yupanqui.

Questa insolita misura di clemenza induce a pensare che tra le panaca reali sia stato raggiunto una specie di compromesso. In effetti Huayna Capac venne messo sul trono, ma con la scusa della sua giovane età gli vennero imposti due tutori che avrebbero, in qualche modo, garantito i privilegi delle famiglie, mentre il suo rivale avrebbe avuto salva la vita.

Congiura sventata I primi anni di regno di Huayna Capac si svolsero con l'ausilio o piuttosto sotto il controllo dei suoi tutori. Questi erano suo zio Guaman Acachi e un cugino del padre, Apoc Gualpaya, figlio di uno dei fratelli di Pachacutec. Apoc Gualpaya apparteneva, ovviamente, alla Socso panaca che aveva raccolto tutti i figli di Viracocha Inca e quindi anche suo padre, in quanto appunto figlio del passato sovrano. L'esperienza di governo lo inorgoglì al punto da portarlo a concepire un progetto di usurpazione del potere supremo. Egli non avrebbe potuto ricoprire personalmente questa carica perché era gobbo e la sua menomazione mal si addiceva al prestigio di cui doveva godere un Qhapaq Inca, ma si riprometteva di far eleggere il proprio figlio una volta liberato il trono dall'ingombrante presenza di Huayna Capac.

Per raggiungere il suo scopo si adoprò a raccogliere per tutte le province quanti più congiurati poteva e ordinò di far convergere sul Cuzco tutte le armi necessarie per provvederne i suoi fedeli che, invece, si sarebbero radunati disarmati per non destare sospetti. Un fortunato incidente fece scoprire la congiura. Alcuni ladri rapinarono un gruppo di portatori carichi di cesti di coca, ma con loro grande sorpresa quando aprirono le ceste trovarono solo delle armi. Impauriti avvertirono le autorità e la cosa venne all'orecchio di Guaman Achachi che, dopo una rapida indagine, si rese conto della gravità del frangente. Proprio in quel mentre il sovrano era ospite di Capac Gualpaya e correva seri pericoli. Il piano infatti era quello di assassinarlo per poi sollevare la popolazione. Il giovane, accortamente avvertito, riuscì, però, a disimpegnarsi calandosi da una finestra, mentre Guaman Achachi si presentava alla porta con una scorta di armati. Vi fu un violento scontro, ma le truppe realiste ebbero la meglio e il traditore venne arrestato. Privi del loro capo e disorientati per l'inaspettato esito del complotto, gli altri congiurati si arresero o cercarono di fuggire, ma per la maggior parte vennero catturati. La repressione della ribellione si concluse con l'esecuzione di tutti i suoi partecipanti, sia nel Cuzco, sia nelle province in cui si erano rifugiati.

Qhapaq Inca o Signore assoluto L'atteggiamento di Huayna Capac in entrambe le congiure era stato piuttosto passivo e l'esito positivo dei confronti era dovuto principalmente a suo zio Guaman Achachi. La giovane età del sovrano può essere accettata come scusa plausibile, ma non può peraltro sfuggire la limitatezza del suo potere sovrano. Era ormai tempo che il giovane monarca esercitasse pienamente le sue funzioni e si sottraesse alla tutela dei rappresentanti delle panaca. Huayna Capac, approfittando forse degli ultimi sviluppi dello sventato complotto e del sostegno di tutte le genti del Cuzco, che si erano raccolte intorno a lui, assunse infine i completi poteri che la sua carica comportava.

Per ribadire la sua posizione volle che si procedesse ad una nuova incoronazione, quasi a suggellare il nuovo ruolo che intendeva esercitare. Con l'occasione scelse una delle sue sorelle, Cusirimay, quale sposa legittima e chiamò intorno a sé due fratelli su cui riponeva la massima fiducia: Auqui Topa Inca e Cinchi Roca, il primo suo fratello per parte di padre e di madre e il secondo soltanto per parte di padre.

Uno dei suoi primi atti di governo fu infine la destituzione del Gran sacerdote dell'impero. La carica non venne attribuita a nessuno e l'Inca in persona se ne assunse le prerogative. Questo gesto è stato variamente interpretato. Le cronache dell'epoca non ci hanno tramandato alcuna notizia su possibili responsabilità del clero nelle congiure che hanno messo in pericolo il regno di Huayna Capac, ma anche se non ufficialmente registrato, qualcosa deve essere avvenuto per convincere il sovrano a limitare così gravemente il potere della classe sacerdotale.

Guaman Achachi non fu dimenticato. Il suo operato in veste di tutore era stato forse eccessivo, ma i suoi interventi, nei momenti più drammatici, erano stati determinanti. Il nuovo corso del regno non poteva consentirgli di mantenere le funzioni fino ad allora esercitate, ma i suoi meriti, universalmente riconosciuti, consigliavano una somma cautela. Fu trovato un compromesso e l'eminente personaggio fu allontanato dal Cuzco, ma, quasi a guisa di ricompensa, gli venne attribuita la guida delle armate del Nord. Da quel momento il suo nuovo compito sarebbe stato quello di garantire la pacificazione dei turbolenti territori delle contrade settentrionali dell'impero.

Prime imprese belliche Huayna Capac voleva dimostrarsi un degno figlio di Túpac Yupanqui e ambiva a consolidare ed espandere il dominio dei suoi avi nell'altipiano andino. Era però particolarmente affezionato a sua madre Mama Ocllo e ne stimava gli avveduti consigli. La regina madre, se così possiamo definirla, temendo forse le mene delle panaca rivali, lo dissuase sempre dall'impegnarsi lontano dal Cuzco e in particolare gli fece promettere di non spingersi a Sud prima della sua morte. Una ribellione dei Chachapoya consentì infine a Huayna Capac una certa libertà di azione e gli permise di cimentarsi nell'attività che un sovrano inca prediligeva, quella di comandante di eserciti.

La campagna si concluse con un brillante e rapido trionfo e rivelò le doti militari del giovane sovrano. La morte della madre liberò infine Huayna Capac dal suo giuramento e gli permise di lanciarsi alla conquista delle terre meridionali. Le paure di Mama Ocllo si dimostrarono infondate perché bastò l'apparire degli stendardi inca per convincere gli indigeni cileni ad abbandonare ogni velleità di ribellione. Più che di una campagna militare si trattò di una ispezione e di una ristrutturazione dei territori, ottenuta assimilando le etnie locali alle istituzioni del Cuzco. Molto accortamente Huayna Capac ritirò i suoi fiduciari dal comando di quelle contrade e restaurò l'autorità dei capi indigeni conquistando con quella misura la fiducia delle popolazioni. Le truppe inca si astennero, però, per prudenza, dall'attraversare il Rio Maule fieramente difeso dai feroci Araucani e si accontentarono di rafforzare e consolidare la loro presenza al di qua del fiume di confine.

Tornato nei territori andini per la parte del Collao, Huayna Capac si dette a rafforzare le difese di questi territori dalle incursioni dei selvaggi provenienti dalle giungle amazzoniche che sistematicamente compivano feroci razzie. Aveva appena costruito la fortezza di Chiriguanas quando giunsero notizie di una ampia rivolta nelle terre del Nord. Le genti di Quito, i Cayambe, i Carangue, i Pasto e gli Huancabilica erano insorti e si imponeva la sua presenza in quel travagliato settore dell'impero.

La stagione delle grandi guerre di Huayna Capac stava per iniziare. Conquista dei territori del Nord

Per prima cosa Huayna Capac guadagnò Tumibamba, la sua città natale e vi installò il quartier generale delle sue future operazioni. La cittadina venne, per l'occasione ampliata ed abbellita dalla costruzione di maestosi palazzi tanto da assurgere a vera e propria capitale del Nord.

Da qui le truppe inca dettero inizio alle loro azioni di conquista o riconquista dei territori sollevati. Il primo obiettivo fu il popolo dei Pasto al cui incontro venne inviato un esercito di truppe del Collao e un piccolo contingente di inca sotto il comando di Auqui Topa Inca, il fratello prediletto del sovrano.