L'uomo che visse due volte (I've Lived Before) è un film del 1956, diretto dal regista Richard Bartlett. Trama Aprile 1918: un caccia monoposto americano, dopo un inseguimento, viene abbattuto dall'aviazione nemica nei cieli di Francia, durante la guerra.

1931: in un piccolo aeroporto statunitense John Bolan, di appena 12 anni, fra lo stupore e l'orrore degli astanti riesce ad impadronirsi di un vecchio biplano, realizza un breve volo su di esso e atterra impeccabilmente, senza sapersi spiegare l'origine della propria abilità di pilota.

Chicago, parecchi anni dopo: John Bolan è ora il comandante del volo di linea diretto a New York. Al suo imbarco nota una passeggera di mezza età, il cui volto pare conoscere; dalla lista dei passeggeri risulta essere tale Jane Stone, il cui nome tuttavia non gli dice nulla.

All'atterraggio John è vittima di una sorta di allucinazione: gli pare di essere inseguito da due aerei nemici, in tempo di guerra, e per sottrarsi al loro attacco pilota l'aereo in una folle picchiata verso il suolo, provocando il panico fra i passeggeri e l'equipaggio. Il suo copilota è costretto a stordirlo per assumere i comandi del velivolo e portarlo ad un sicuro atterraggio.

All'ospedale, John, al suo risveglio, dice al dottore di essere il tenente Peter Stevens, gli riferisce il suo numero di matricola, e gli assicura che la data odierna è l'aprile 1918. Lo psichiatra, dottor Bryant, viene chiamato in causa. Solo il giorno dopo John si renderà conto dei propri dati anagrafici corretti e li riferirà.

Mentre viene appurata come effettiva la morte di Peter Stevens (vissuto realmente) nel 1918, nasce una contrapposizione problematica (corroborata o meno da prove) fra coloro che sostengono trattarsi di un caso di reincarnazione (primo fra tutti John) e coloro che – almeno inizialmente – non la ritengono verosimile; contrapposizione cui concorrono, oltre a John, la sua fidanzata Lois, il dottor Bryant, e la signora Stone (promessa sposa di Peter Stevens prima della sua morte sul campo di battaglia). Non si sa di cosa ciascuno di costoro, alla fine, si convincesse. La conclusione più equilibrata esce dalla bocca del dottor Bryant: per quanto diverse siano le opinioni delle persone riguardo a determinati argomenti – fare luce sui quali richiederà forse ancora anni ed anni di progressiva scienza e conoscenza -, tale diversità non inficia i normali rapporti fra la gente.

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