Il Trittico della Misericordia anche detto dell'Umanità di Cristo è un dipinto a olio su tela di Correggio, databile al 1525 circa e oggi smembrato e in parte disperso. Se ne conoscono alcuni scomparti e copie di pannelli perduti. In particolare si conoscono: Creatore sull'iride fra angeli, 105x98 cm, Città del Vaticano, Pinacoteca vaticana San Giovanni Battista, 155x51,5 cm, (copia) Conegliano, collezione privata San Bartolomeo, 155x51,5 cm, (copia) San Donato Milanese, collezione privata
Storia Fonti documentarie Del considerevole corpus di opere del Correggio che un tempo adornavano gli altari della chiesa di Santa Maria della Misericordia in Correggio, certamente, il trittico rappresentò la più ragguardevole. Realizzato intorno al 1523-1524 per l'altare maggiore della chiesa, allo scopo di costituire un'ampia struttura, in grado di inglobare e riqualificare l'antica statua in terracotta della Madonna con Bambino, opera attribuita dal professore Giancarlo Gentilini alla sapiente mano dello scultore fiorentino Desiderio da Settignano si componeva di tre dipintisi veda il saggio di Gianluca Nicolini, Il Trittico della Misericordia. Storia di un'opera perduta del Correggio, in Correggio. Il Trittico di Santa Maria della Misericordia in Correggio, Silvana Editoriale, 2011.
A causa della dispersione di gran parte dell'archivio confraternale di Santa Maria della Misericordia inerente alla prima metà del Cinquecento, ad oggi le notizie circa i primi decenni di permanenza del Trittico all'interno della chiesa sono scarse. Sappiamo che nel 1573 la contessa Claudia Rangone, moglie di Giberto XI da Correggio, donò all'altare della Madonna della Misericordia preziosi ornamenti di cuoio lavorato, mentre nell'inventario dei beni della confraternita redatto nell'ottobre del 1598 si legge che la chiesa era in possesso di molte suppellettili tra le quali “quadri cioè pitture di Nostro Signore della Madonna in tutto compresa una di rilievo n° 5”. Il riferimento alla statua della Madonna della Misericordia è palese, mentre più generico è quello al Trittico; infatti, se si esclude la tela apicale raffigurante il Creatore, non viene fatta specifica menzione dei soggetti degl'altri quadri, in particolare dei due laterali con i santi Bartolomeo apostolo e Giovanni Battista, oltre ad altre suppellettili presenti.
Per fronteggiare le crescenti incombenze economiche generate dalla gestione dell'ospitale della Misericordia, nell'autunno del 1612 i confratelli desiderosi di assecondare le aspirazioni di don Giovanni Siro da Correggio d'Austria (Correggio 1590–Mantova 1645), conte poi principe di Correggio, decisero di vendere le tele componenti il Trittico. La trattativa ebbe inizio il 18 dicembre 1612 con il pittore Jacopo Borbone di Novellara convocato in veste di perito estimatore delle tre tele del Correggio, ma a causa della netta opposizione alla cessione dei dipinti esercitata del vescovo di Reggio, monsignor Claudio Rangone, fu necessario attendere l'intervento della Santa Sede.
Il 20 novembre 1613, in seguito all'intervento del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote di papa Paolo V, il vescovo di Reggio con lettera indirizzata al priore Ettore Donati forniva il proprio assenso alla vendita, formalizzata dal notaio Paolo Camillini il 23 novembre successivo presso il palazzo comitale in Castelvecchio alla presenza di don Siro d'Austria, di Ercole Donati e Angelo Bernardo, subentrato a Camilli nella carica di sindaco della confraternita. Al rogito fu allegata la perizia stilata da Borbone l'anno precedente. Al posto degli originali furono definitivamente poste le copie di inferiore qualità, realizzate mesi prima probabilmente dallo stesso Jacopo Borbone, ristabilendo solo in parte l'armonico rapporto studiato dal Correggio fra i quadri e la statua della Madonna. Le alterne vicende che portarono in pochi decenni al repentino declino della signoria dei da Correggio e alla consecutiva perdita dello stato (elevato al rango di Principato nel 1616) spinsero don Siro a ricoverare parte delle proprie collezioni presso i Gonzaga di Novellara. Stando alla Cronaca Zuccardi le opere del Correggio conservate nella quadreria del principe erano cinque: le tre tele costituenti il Trittico, un'Erodiade, un quadro raffigurante San Cristoforo e un bozzetto della Notte).
I documenti analizzati smentiscono le fantasiose ricostruzioni avanzate dello storiografo modenese Girolamo Tiraboschi nelle sue Notizie de' Pittori, Scultori, ecc…, che vedevano il Trittico perito durante il sacco di Mantova operato delle truppe imperiali il 18 luglio 1630. È certo, infatti, che sino alla primavera del 1634 i preziosi dipinti dell'Allegri rimasero nel Casino delle Delizie di Mandriolo, nei pressi di Correggio, per essere poi affidati al nobile Francesco Brunorio, cugino del principe Siro, e da questi per mezzo del capitano Vincenzo Calcagni, sulla base di precedenti accordi verbali, inviati il 7 maggio 1635 al conte Camillo II Gonzaga, signore di Novellara, affinché li custodisse all'interno del torrione della rocca, dove rimasero per quasi un decennio. Il 15 maggio del 1638 da Mantova il conte Francesco Bulgarini, segretario del duca Carlo I di Gonzaga-Nevers, scriveva ad Alessandro II Gonzaga, conte di Novellara, chiedendogli di mostrare al pittore fiammingo Nicolas Régnier “certi quadri del Signor Principe di Correggio, che si suppongono di qualche vaglia”, affinché “li possa subito vederli, per ritornare immediatamente ad attendere à servire i Signori Padroni”. Nicolas Rénier, oltre ad esser un celebre pittore, esponente di spicco della cultura tardo-manierista veneta derivata dal Tintoretto e da Palma il Giovane, fu uno dei principali mercanti e collezionisti d'arte della sua epoca.
L'intensa attività diplomatica organizzata da don Siro d'Austria per riottenere i beni allodiali ed il diritto di successione al principato di Correggio per il figlio Maurizio, coinvolse direttamente i conti Gonzaga di Novellara, suoi cugini, i quali svolsero un importante e costante appoggio politico per il principe di Correggio, esule dal proprio stato ormai da diversi anni. Compromessi i rapporti con la Spagna il nuovo corso politico di Siro fu rivolto alla Francia, ed in particolare all'ambasciatore presso la corte ducale di Mantova, Francesco Bonsi conte di Vagliano, amico dei Gonzaga di Novellara. Il 17 maggio 1644 da Mantova, don Siro d'Austria inviava due distinte lettere, ai conti Alessandro II e Camillo II Gonzaga comunicando che avrebbe inviato Pietro Canossa, suo amministratore, a ritirare le “mie pitture del Correggio custodite con tanta benignità dal Signor conte Camillo”, affinché fossero portate a Mantova. Nella lettera a Camillo II, don Siro aggiungeva la raccomandazione di “farmi insieme grazia di proteggere con la sua solita benignità questo fatto”, segno dell'importanza della partita in corso. Tre giorni più tardi, il 20 maggio 1644 da Mantova il conte Francesco Bonsi, ambasciatore del re di Francia presso la corte di Carlo I, informava Alessandro Gonzaga che un frate dell'ordine di San Francesco da Paola (forse il vicario del convento dei Minimi di Mantova) da lui incaricato sarebbe andato “a ritirare alcuni quadri del Signor Principe di Correggio che egli stesso à per le mani di vendere e che io stesso comprerò, se ci accorderemo”. La spedizione delle opere al Bonsi trova conferma in una lettera del 24 maggio 1644 dove l'ambasciatore ringraziava il conte Alessandro II Gonzaga per aver agevolato nella sua missione il frate. Non è dato a sapere il numero delle tele vendute da don Siro d'Austria al conte Francesco Bonsi ma certamente passarono in proprietà dell'ambasciatore di Francia il Creatore sull'iride e l’Erodiade. Come si è detto, durante il suo primo soggiorno mantovano, nel marzo del 1638, Nicolas Régnier ebbe modo di vedere a Novellara i quadri del Correggio all'epoca di proprietà del principe Siro. Da buon mercante d'arte quale egli era, si manteneva costantemente informato su tutte le opere d'arte potenzialmente commerciabili; il pittore fiammingo, dal giugno del 1626, risiedeva stabilmente a Venezia dove era a capo di un rinomato atelier, al cui interno si formarono i suoi quattro figli e dove trascorse migliori anni della sua brillante carriera di pittore, esperto d'arte e mercante di quadri. Il suo campo d'azione si estendeva ben oltre i confini della Repubblica Veneta, agendo come sensale (agente) di molte corti italiane ed europee, tra le quali quella di Carlo II Gonzaga Nevers e quella di Francia. Il famoso episodio della Cena in casa di Simone di Paolo Veronese, già nella chiesa dei Servi di Venezia, ed oggi esposto nel Musée National du Château de Versailles, illustra in maniera significativa il ruolo chiave di Régnier come intermediario. Fu probabilmente a margine di questa importante trattativa, nella quale ampio ruolo ebbe l'abate Pietro Bonsi, figlio del conte Francesco e della veneziana Cristina Riario, divenuto nel 1661 ambasciatore di Francia presso la Serenissima Repubblica, che Régnier ebbe modo di tesserne un'altra per l'acquisto delle tele del Correggio transitate in possesso della famiglia fiorentina quindici anni prima.
Come spesso accade per le compravendite private, scarsa o inesistente è la documentazione in merito al passaggio di preziose opere d'arte, ma ciò non vieta di avanzare ipotesi ricostruttive su base documentaria indiretta. Nel 1663 Giustiniano Martignoni dava alle stampe la sua riedizione della Venezia città nobilissima e singolare di Francesco Sansovino, dando ampio spazio alla celebre collezione di quadri di Nicolas Régnier, grande et eccellente pittore del Rè Cristianissimo, che può vantare “una grande raccolta de quadri dei più stimati pittori del secolo passato e del presente quali meriteranno di essere descritti per la loro rarità d'uno a d'uno…” La descrizione si apre con le ultime acquisizioni della collezione: “…è prima di mano del Correggio un Salvatore, posto a sedere sull'Iride, ed una Erodiade che tiene in bacile la testa di san Giovanni Battista”. Si tratta della prima testimonianza a stampa della tela centrale del Trittico della Misericordia e della dispersa Erodiade, già nelle collezioni dell'ultimo signore di Correggio. Purtroppo nulla ad oggi conosciamo della sorte occorsa ai due laterali del Trittico che con molta evidenza o non passarono in collezione Régnier, oppure furono da questi immediatamente rivenduti.
Il Creatore dei Musei Vaticani