Con il termine architettura austriaca moderna si intende il periodo, che va dalla fine della Prima guerra mondiale alla metà degli anni sessanta del Novecento, in cui gli architetti rinnovano i caratteri, la progettazione e i principi dell'architettura in Austria.
Il Movimento moderno in Austria Nella prima fase del movimento moderno l'Austria non si trova in posizione di particolare rilievo, a causa della situazione politica, sociale ed economica che non favoriva lo sviluppo di un'organizzazione industriale, la quale va considerata come il vero supporto logico del movimento moderno. Gli architetti austriaci che aderiscono al movimento moderno conducono una serie di studi basati sulla ricerca di un metodo di progettazione, che mira ad assicurare una certa oggettività degli elaborati. Di conseguenza, nelle opere degli architetti austriaci del Movimento Moderno serpeggia un senso di velleità. Gli storici del Movimento Moderno sono così costretti a collocare l'Austria nel quadro del movimento tedesco e a considerare gli architetti austriaci come una "sottocategoria" del gruppo germanico. Nonostante questa collocazione, l'Austria allinea un gruppo di architetti di una certa importanza, fra i principali sono: Josef Frank, Oskar Strnad, Oskar Wlach, Franz-Heinrich Sobotka, Ernst Plischke, Lois Welzenbacher, Anton Brenner, Leopold Bauer.
I maggiori esponenti Josef Frank e Oskar Strnad appartengono alla generazione di architetti che ha iniziato a lavorare prima del primo conflitto mondiale ed hanno il compito di saldare la vecchia e la nuova cultura austriaca. Nelle loro opere, infatti, è presente la classicità austriaca mescolata alle nuove tendenze architettoniche dell'epoca. A questi due architetti va però anche dato il merito di aver saputo prendere le ricerche del movimento moderno europeo e di averle introdotte in Austria. Di loro vale la pena di ricordare una casa unifamiliare costruita a Vienna nella Wenzgasse nel 1931, e un'altra nella Chimanistrasse nel 1936.
Alla generazione leggermente più giovane appartiene invece Ernst Plischke, di cui va ricordata una casa unifamiliare nel Wienerwald del 1931. Realizzato da Leopold Bauer, Hans Glaser e Ernst Lichtblau è il Paul Speiser Hof realizzato nel 1929.
Un altro architetto molto importante della stessa generazione di Plischke è Anton Brenner che tra il 1922 e il 1924 costruisce per il comune di Vienna un gruppo di case e, nel 1930, a Francoforte una casa a ballatoio.
La fabbrica di tabacco di Linz Uno degli edifici più importanti è la fabbrica di tabacchi realizzata a Linz da Peter Behrens dal 1929 al 1938. Il complesso era costituito da un gruppo di edifici, una parte dei quali aveva funzione soltanto amministrativa, mentre il corpo principale che, in curva, dominava e caratterizzava il complesso, conteneva i reparti manifatturieri. Il motivo delle finestre a nastro, che si protrae per un centinaio di metri su di una superficie in curva ripetendosi per più piani, conferisce all'edificio una dinamicità che è maggiormente evidenziata dalla sua collocazione urbanistica. Questo corpo di fabbrica, infatti, è situato lungo una stretta strada di campagna.
L'AG di Graz Tra le realizzazioni che vale la pena di segnalare nell'ambito del movimento moderno è l'edificio per gli uffici amministrativi della società comunale AG di Graz realizzato da Steinbuchl e Rheinwall nel 1932. Questo edificio era collocato ad angolo fra due strade, suggerendo ai progettisti una soluzione che accentuasse l'angolo costruendoci il corpo centrale della scala, a torre rettangolare, ai fianchi del quale s'accostavano i due corpi destinati ad uffici.
L'urbanistica di Vienna dal 1918 al 1932 Uno dei temi principali della vita edilizia della città di Vienna nella prima metà del XX secolo è stata la situazione degli alloggi economici. La grandissima industrializzazione agli inizi del Novecento provocò un imponente flusso immigratorio verso la capitale da tutte le parti dell'Austria, determinando così una situazione edilizia che accomuna la capitale austriaca al destino delle città industriali del XIX secolo. Il tipo di alloggio più comune consisteva di solito in una sola stanza con vista sull'esterno, una cucina passante e affacciante su di un ballatoio e i gabinetti disposti lungo quel ballatoio in un unico gruppo.
Tali alloggi minimi accoglievano frequentemente oltre 4 persone e, in molti casi, gli affittuari erano costretti a subaffittarli. Questa situazione edilizia era ancora diffusa fino al 1918, alla fine della Prima guerra mondiale. Questo scandaloso disagio edilizio non si differenzia in modo sostanziale da quello di altre nazioni nello stesso periodo (inclusa l'Inghilterra). Ciò che impressiona è che il sistema amministrativo della città di Vienna sembri quasi impotente davanti al problema degli alloggi economici.
La strada che il Comune di Vienna ha ritenuto di percorrere per cercare di risolvere il problema degli alloggi operai è senza dubbio uno dei tentativi più interessanti compiuti in quel periodo. Mentre gli altri Paesi europei costruiscono case economiche basandosi su investimenti finanziari con restrizione a lungo termine, il Comune di Vienna imposta invece il problema su di un piano diverso: quadrare il bilancio tra le entrate (cioè gli affitti) e le uscite, costituite dalle somme spese per il programma di investimento.
Il 21 settembre 1922 il Consiglio Comunale prese la decisione di costruire 25.000 abitazioni e i successivi ampliamenti del programma determinarono la costruzione di complessivi 60.000 alloggi.
I complessi viennesi sono infatti come grossi isolati chiusi verso la strada, sulla quale si affacciano con una edilizia marginale, ed aperti verso gli spazi interni. La grande dimensione di questi ultimi e le loro attrezzature di carattere sociale (scuole, negozi, locali collettivi, campi di gioco ed altro), rendono i complessi stessi veri e propri quartieri autonomi. È possibile riconoscere, inoltre, i successivi stadi dello sviluppo dei quartieri viennesi, che si dividono in quattro fasi: la prima fase dove il complesso è poco più che la dilatazione di un grosso edificio con cortili interni; la seconda fase dove si giunge al concetto di superblock chiuso all'esterno, con cortili; la terza fase nel quale il "superblock" si articola all'interno; e infine la quarta fase nella quale il superblock si apre verso la strada.
In tutti i quartieri viennesi, i tracciati simmetrici per la rete stradale e l'uso dell'isolato con facciate unitarie appartengono alla tradizione accademica austriaca.Benevolo, Storia dell'Architettura Moderna, vol. I, Laterza, Bari 1964, p. 502.
L'impressione che si ha entrando in questi complessi è sempre quella di uno spazio urbano vitale e stimolante. Il valore degli elementi architettonici va a unirsi con gli elementi paesaggistici presenti proprio in funzione della vastità interna. La qualificazione spaziale è così ottenuta, attraverso un attento rapporto di scale tra valori urbanistici e valori architettonici. La qualificazione formale non incide in questi complessi, piuttosto è il richiamo all'impegno civile quello che costituisce il valore formale dei quartieri viennesi. Mentre i quartieri razionalisti contemporanei presentano sempre una specie di resistenza ad essere inglobati nella città che li circonda, con l'integrazione tra elementi architettonici e gli elementi paesaggistici, invece, i quartieri viennesi vengono inseriti nel paesaggio urbano.
Le principali abitazioni Le realizzazioni del comune dal 1922, all'interno del cosiddetto periodo della Vienna rossa, sono numerosissime: una delle prime è la Siedlung am Heuberg del 1922 dovuta a Adolf Loos e Hugo Mayer. L'edificio consta di un gruppo di case a schiera con struttura a setti murari portanti, disposte in cima ad un pendio e dotata ciascuna di una zona ad orto. I più interessanti tra i complessi per la dimensione e le caratteristiche sono il Winarsky-Hof, realizzata da Peter Behrens, Josef Frank, Oskar Strnad, Oskar Wlach, il Reumann-Hof dell'architetto Hubert Gessner, entrambi del 1924; il Karl Seitz-Hof di Gessner del 1926; il famoso Karl Marx-Hof dovuto ad Ehn ed il Washington-Hof degli architetti Karl Alois Krist ed Robert Oerley realizzato nel 1927; l'Angles-Hof di Perco costruita nel 1930. Nella realizzazione del programma comunale si impegnano tutte le forze migliori della cultura architettonica austriaca, tra cui Popp, Hoffmann e Holzmeister. Il linguaggio figurativo dei vari edifici realizzati dal Comune viennese, fondato sui singoli blocchi di abitazioni, si riferiscono ad un repertorio formale più recente rispetto agli edifici costruiti nei primi anni del Novecento in Austria. I piani sono marcati da fasce marcapiano continue messe in valore da cornici sporgenti; le finestre determinano con un ritmo costante lo spazio compreso tra una fascia marcapiano e l'altra. Gli elementi grafici, infine, animano tutto l'insieme fino ad unirlo con l'ambiente circostante, ricercando valori ottici e paesistici.
Lo sviluppo edilizio austriaco Sulla falsariga delle esperienze compiute dal Deutscher Werkbund e in particolare del quartiere realizzato a Stoccarda dagli architetti del movimento moderno, anche i viennesi organizzano nel 1932 una esposizione per documentare la loro attività e costruiscono un quartiere nella periferia di Vienna. Il confronto fra i due quartieri è molto significativo in quanto si coglie il difficile clima nella quale il movimento moderno è costretto a muoversi.
L'esperienza di Stoccarda aveva lo scopo di documentare l'esistenza di un movimento moderno già ad estensione internazionale che si presentava compatto riguardo ad alcuni elementi di base, così da pretendere di offrirsi come valida alternativa alla cultura architettonica ed urbanistica degli anni trenta del Novecento in Germania. Questa voglia di affermazione è documentata dall'accurata selezione dei tipi edilizi realizzati nell'esposizione.
La stessa struttura del quartiere di Stoccarda esprime del resto questo criterio. Il lungo edificio di Mies van der Rohe costituisce la spina compositiva principale attorno alla quale si dislocano tutti gli edifici. Il criterio che ha guidato la strutturazione del quartiere si attua indipendentemente dalle fortissime differenze che caratterizzano gli apporti dei singoli architetti di ciascuna delle nazioni rappresentate.
Per l'Austria sono poche le speranze che l'edilizia possa avere uno sviluppo tale da sperimentare le nuove tecniche e tipologie. Il piano di incremento dell'edilizia residenziale cessa di funzionare verso il 1929. In questo clima si realizza il quartiere viennese del Werkbund, situato in una zona di lieve collina nei sobborghi della città. I viennesi invitano a collaborare alla sua edificazione architetti da ogni parte del mondo, ma su oltre una trentina di invitati solo una decina erano stranieri, gli altri invece tutti viennesi. Questo fatto conferisce all'impostazione del quartiere un'importanza minore rispetto all'esempio di Stoccarda e, di conseguenza, la rende un episodio locale.
L'architettura austriaca nel periodo nazista A causa della crisi economica che va dal 1929 al 1931, in Austria diminuiscono le iniziative nel campo edilizio. Con la trasformazione della nazione in "gau" del III Reich nel 1935 si completò quel processo di germanizzazione che fino ad allora si era mantenuto allo stato latente. Sul piano culturale, l'Austria entra decisamente nell'orbita tedesca, anche a causa del controllo dell'ideologia da parte del nazismo al potere. Il nazismo aveva una predilezione per il campo architettonico, in quanto considerava l'architettura una delle forme d'arte "utilitarie".