"Una terra senza popolo per un popolo senza terra" (A land without a people for a people without a land) è una frase citata spesso in associazione con la ricostituzione di uno stato ebraico in Palestina.
Anche se solitamente viene assunta come slogan sionista, la frase fu in effetti coniata da un ecclesiastico cristiano restaurazionistaI "cristiani restaurazionisti" erano un movimento politico-religioso dell'Ottocento, che propugnava la "restaurazione", ossia il ritorno, del popolo ebraico nella Terra santa di Palestina. nel 1843, e da allora è stata largamente usata negli ambienti cristiani favorevoli alla creazione dello Stato di Israele.
Secondo alcuni studiosi, la frase non ebbe mai grande diffusione tra gli Ebrei sionisti.Alan Dowty, The Jewish State, A Century Later, Berkeley: University of California Press, 2001, p. 27. La storica israeliana Anita Shapira ha però sostenuto che lo slogan era comune tra i sionisti tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.Anita Shapira, "Land and Power: The Zionist Resort to Force, 1881-1948", Studies in Jewish History (tradotto da William Templer), Oxford University Press, 1992, pp. 41 ss.
Storia Nel 1843 il reverendo cristiano restaurazionista Alexander Keith scrisse che gli Ebrei erano "a people without a country; even as their own land, as subsequently to be shown, is in a great measure a country without a people" ("un popolo senza una patria; anche perché la loro terra, come si dimostrerà successivamente, è in gran misura un paese senza un popolo").Diana Muir, "A Land without a People for a People without a Land", Middle Eastern Quarterly, Primavera 2008, Vol. 15, N. 2 Alexander Keith, The Land of Israel According to the Covenant with Abraham, with Isaac, and with Jacob, Edimburgo: William Whyte and Co., 1843, p. 43. Questa frase venne scritta dopo che nel 1831 gli ottomani erano stati cacciati dalla Grande Siria (Palestina inclusa) dall'espansionismo egiziano, nella Prima guerra turco-egiziana. Nel 1840 l'Impero britannico (preoccupato della crescente potenza militare egiziana che avrebbe controllato lo stretto di Suez e del possibile indebolimento dell'Impero ottomano che avrebbe portato la Russia ad avere accesso ai Dardanelli) mandò una flotta della Marina Reale (Royal Navy) sotto il comando di Charles John Napier. Napier bombardò Beirut nel 1841, e poi attraccò nel porto di Alessandria d'Egitto, costringendo gli Egiziani a ritirarsi dalla Grande Siria (Palestina inclusa). Questo lasciava però aperto il problema di chi avrebbe governato il Levante. Il periodo intorno al 1840 vide allora nascere in Gran Bretagna, soprattutto all'interno del governo, un forte sostegno all'idea di restaurare la sovranità degli Ebrei sulla loro antica patria. Sebbene parte delle motivazioni fossero probabilmente religiose, le argomentazioni effettivamente utilizzate erano economiche e politiche.Isaiah Friedman, The question of Palestine: British-Jewish-Arab relations, 1914-1918, Transaction Publishers, 1992. Vedi il Capitolo 1 con un sommario nell'Introduzione.Charles Kingsley Webster, The foreign policy of Palmerston, 1830-1841: Britain, the liberal movement and the Eastern question, Pub. G. Bell, 1951.
Nel suo uso più comune la frase diventa: "Una terra senza popolo, un popolo senza terra", e compare per la prima volta a stampa nel 1844 in una recensione di un libro di Keith pubblicata su una rivista religiosa scozzese.The United Secession Magazine, pubblicata da John Wardlaw, Edimburgo, 1844, p. 198.
Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury, nel luglio 1853, nel periodo precedente ai preparativi per la Guerra di Crimea, scrisse al primo ministro Aberdeen che la Grande Siria era "un paese senza una nazione" che aveva bisogno di "una nazione senza un paese... Dov'è una cosa del genere? Di sicuro c'è, gli antichi e legittimi signori del suolo, gli Ebrei!"Garfinkle, Adam M., "On the Origin, Meaning, Use and Abuse of a Phrase". Middle Eastern Studies, Londra, ott. 1991, vol. 27. Nel maggio dell'anno successivo, scrisse nel suo diario: "La Siria è 'sprecata senza un abitante'; queste vaste e fertili regioni saranno presto senza un sovrano, senza una potenza nota e riconosciuta che ne reclami il dominio. Il territorio deve essere assegnato a qualcuno o a qualcun altro... C'è un paese senza una nazione; e Dio ora, nella Sua saggezza e misericordia, ci indirizza verso una nazione senza un paese". Shaftesbury allude a Isaia 6,11: "Fino a che le città non saranno deserte, senza abitanti, le case senza uomini ed il paese devastato e desolato". Nel 1875, Shaftesbury disse al raduno annuale generale del Fondo per l'esplorazione della Palestina che "Abbiamo là una terra piena di fertilità e ricca di storia, ma quasi senza un abitante — una terra senza un popolo, e guardate! sparso per il mondo, un popolo senza un paese".
Varianti della frase usate nell'epoca pre-sionista e pre-statale includono "un paese senza un popolo per un popolo senza un paese", "una terra senza una nazione per una nazione senza una terra". Secondo Edward Said, la frase era "una terra senza persone per un popolo senza terra".Edward Said, The Question of Palestine, New York: Times Books, 1979, p. 9.
Per quello che riguarda la reale popolazione dell'area palestinese della zona le stime variano, anche di molto, in base alla loro fonte: pubblicazioni ebraiche del tempo, come The Maccabean, stivamavo all'inizio del XX secolo una popolazione di circa 150000, sostenendo che la percentuale di ebrei al tempo era già circa un terzo del totale. Studi più recenti, come quelli dello storico tedesco Alexander Scholch, valutavano i residenti della Palestina del 1850 in circa 350000, un terzo dei quali concentrati in 13 città, di cui circa l'85% mussulmano, l'11% cristiano e il 4% ebreo. Lo storico statunitense Justin McCarthy, basandosi sui documenti dell'impero ottomano,Justin McCarthy, The Population of Palestine: Population History and Statistics of the Late Ottoman Period and the Mandate, Institute for Palestine Studies Series, Columbia University Press, 1990, ISBN 978-0-231-07110-9, p.26, 37–38, valutava la popolazione dell'area all'inizio del XIX secolo in abitanti, in 411000 nel 1860 e circa 600000 nel 1900, con la popolazione araba al 94%. Il primo censimento dell'area dopo l'inizio del mandato Britannico venne effettuato nel 1922 Nel rapporto si afferma che era stato difficoltoso ottenere una stima della popolazione precedente alla Prima Guerra mondiale, ma che, in base ai dati ottomani, vi dovevano essere abitanti, con 84660 (12%) ebrei, di cui 11660 (circa l'1,7% della popolazione totale e il 13,8% della popolazione ebraica) residenti nelle colonie, e circa 70000 cristiani (10%). Per quello che invece riguarda il censimento vero e proprio del 1922, questo mostrava una popolazione di abitanti, suddivisa in 590890 musulmani (78%), 82498 ebrei (11%), 73024 cristiani (10%) e abitanti appartenenti ad altri gruppi (1%)Hope Simpson Royal Commission Report, October 1930, Chapter III
Uso della frase Uso della frase da parte dei cristiani sionisti e dei proponenti di un ritorno ebraico in patria
William Eugene Blackstone (nato nel 1841) divenne un evangelista all'età di 37 anni. Dopo un viaggio in Terra santa nel 1881 si trasformò in un convinto restaurazionista. Come la maggior parte delle persone negli anni 1880 e 90, era inorridito dei pogrom perpetrati in Russia contro gli Ebrei su istigazione del governo locale.
Il Memoriale di Blackstone fu firmato da parecchie centinaia di eminenti Americani e ricevette grande attenzione. Anche se il Memoriale non conteneva la frase "terra senza un popolo", subito essere tornato dal suo viaggio in Israele nel 1881 Blackstone aveva scritto, sempre nel contesto della sua preoccupazione sul fato degli Ebrei russi: "E ora, in questo stesso giorno, ci troviamo faccia a faccia con l'atroce dilemma, che questi milioni di persone non possono rimanere dove sono, e tuttavia non hanno nessun altro posto dove andare... Questa fase della questione presenta una stupefacente anomalia – una terra senza un popolo, e un popolo senza una terra".
John Lawson Stoddard, un popolare oratore e autore di libri di viaggi, pubblicò nel 1897 un volume di viaggi in cui esorta gli Ebrei con queste parole: "Voi siete un popolo senza un paese; c'è un paese senza un popolo. Siate uniti. Realizzate i sogni dei vostri antichi poeti e patriarchi. Tornate, tornate alla terra di Abramo".John L. Stoddard. Lectures: Illustrated and Embellished with Views of the World's Famous Places and People, Being the Identical Discourses Delivered During the Past Eighteen Years under the Title of the Stoddard Lectures, Vol. 2. 1897, come citato in Garfinkle.
Secondo Adam Garfinkle quello che stavano dicendo Keith, Shaftesbury, Blackstone, Stoddard e gli altri cristiani dell'Ottocento che usavano questa frase era che la Terra Santa non era la sede di una nazione, nel modo in cui il Giappone è la terra dei Giapponesi e la Danimarca è la terra dei Danesi. Gli abitanti cristiani e musulmani di lingua araba della "Terra santa" non sembravano, agli occhi degli Europei e degli Americani di quell'epoca, costituire un popolo o una nazione definiti dal loro attaccamento alla Palestina; essi sembravano, piuttosto, parte dei più ampi popoli arabo, armeno o greco.
Uso della frase da parte dei Ebrei sionisti
Nel 1901 nel New Liberal Review, Israel Zangwill scrisse che la "Palestina è un paese senza un popolo; gli Ebrei sono un popolo senza un paese".Israel Zangwill, "The Return to Palestine", New Liberal Review, dic. 1901, p. 615.
In un dibattito all'Article Club nel novembre di quell'anno, Zangwill disse: "La Palestina ha solo una piccola popolazione di Arabi e di fellah e di tribù beduine vagabonde, senza legge e ricattatrici."Israel Zangwill, The Commercial Future of Palestine, Debate at the Article Club, 20 novembre 1901. Pinnlicato da Greenberg & Co. Pubblicato anche in English Illustrated Magazine, Vol. 221 (feb. 1902), pp. 421–430. Poi, con la voce drammatica dell'Ebreo errante, "restituiamo il paese senza un popolo al popolo senza un paese. (Sentite, sentite.) Perché abbiamo qualcosa da dare oltre che da prendere. Possiamo spazzare via il ricattatore — che sia un pascià o un beduino — possiamo far sbocciare il deserto come la rosa, e costruire nel cuore del mondo una civiltà che possa essere mediatrice e interprete tra l'Oriente e l'Occidente."
Nel 1902, Zangwill scrisse che la Palestina "rimane in questo momento un territorio turco quasi disabitato, desolato e rovinato". Tuttavia, nel giro di alcuni anni, Zangwill era "diventato pienamente consapevole del pericolo arabo", dicendo a un pubblico a New York, "La Palestine propriamente detto ha già i suoi abitanti. Il pascialato di Gerusalemme è già due volte più densamente popolato degli Stati Uniti" lasciando ai sionisti la scelta di scacciare gli Arabi o di trattare con una "grande popolazione straniera".I. Zangwill, The Voice of Jerusalem, MacMillan, 1921, p. 92, che riporta il discorso del 1904. Spostò il suo appoggio al progetto Uganda, portando a una rottura con il movimento sionista tradizionale entro il 1905.H. Faris, "Israel Zangwill's challenge to Zionism", Journal of Palestine Studies, Vol. 4, N.. 3 (Primavera, 1975), pp. 74–90. Nel 1908, Zangwill disse a un tribunale di Londra che era stato ingenuo quando aveva fatto il suo discorso del 1901 e che da allora "si era reso conto di qual è la densità della popolazione araba", ossia due volte quella degli Stati Uniti. Nel 1913 andò ancora oltre, attaccando coloro che insistevano a ripetere che la Palestina era "vuota e abbandonata" e che lo chiamavano traditore per aver raccontato diversamente.Simon (1937), pp. 313–314. Continuava, "Beh, può darsi che la coerenza sia una virtù politica, ma io non vedo nessuna virtù nel mentire in modo coerente."