Le Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, più note con l'acronimo ACLI, sono un'associazione di promozione sociale italiana, fondata da Achille Grandi nel 1944.
Storia Le radici Le Acli sono una organizzazione che ha le sue radici in tre encicliche papali: la Rerum Novarum di Leone XIII (1891), un documento cardine della dottrina sociale; la Singulari Quadam di Pio X (1912) e la Quadragesimo Anno di Pio XI (1931). Questi documenti stabilivano la liceità per i lavoratori cattolici di aderire ai sindacati, purché accanto a essi ci fossero “altri sodalizi i quali si adoperassero con diligenza ad educare i loro soci sulla parte religiosa e morale” e a insegnare a essi come “comportarsi nel sindacato secondo il diritto naturale ed i principi della dottrina sociale cristiana”vedi enciclica "Singulari Quadam" di S.Pio X. Si tratta di encicliche che «suggerivano nella nuova realtà unitaria sindacale un'associazione formativa in campo religioso-morale per i lavoratori cattolici” e grazie alle quali “il respiro delle Acli risultò più ampio e impegnativo socialmente».
Le Acli, nell'idea del fondatore Achille Grandi, avevano l'obiettivo di curare la formazione religiosa, morale e sociale dei lavoratori cristiani, contribuendo a salvaguardare la specificità e il patrimonio ideale del cattolicesimo sociale all'interno del sindacato unitario. Nate per volontà della Chiesa cattolica italiana in seguito all'accordo tra le correnti cristiana, comunista e socialista che avevano sancito la nascita di un “patto di unità sindacale” (noto come “Patto di Roma”) il 3 giugno 1944, stabilendo la costituzione di un sindacato unitario, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Lo scopo era quello di rispondere all'esigenza di una organizzazione che potesse “formare solidamente nella dottrina sociale cristiana” i lavoratori cattolici. Il 5 luglio 1944 furono scritte le norme relative alla costituzione e al funzionamento del movimento e viene approvato uno statuto provvisorio. La nascita ufficiale avvenne a Roma il 28 agosto 1944 al termine di un convegno svoltosi a Roma dal 26 al 28 agosto 1944 nel convento di Santa Maria Sopra Minerva. L'11 marzo 1945 Papa Pio XII ricevette in udienza ufficiale i vertici dell'associazione.
I primi responsabili
Il primo presidente Achille Grandi lasciò le Acli per dedicarsi interamente all'impegno nella CGIL unitaria e fu sostituito da Ferdinando Storchi.
Il primo congresso nazionale si tenne a Roma dal 25 al 28 settembre 1946, approvò l'articolo 1 dello statuto, che definì le ACLI come “espressione della corrente cristiana in campo sindacale”. Lo statuto chiarì che le Acli «raggruppano coloro che, nell'applicazione della dottrina sociale del Cristianesimo secondo l'insegnamento della Chiesa, ravvisano il fondamento e la condizione di un rinnovato ordinamento sociale in cui sia assicurato secondo giustizia il riconoscimento dei diritti e la soddisfazione delle esigenze materiali e spirituali dei lavoratori».
La prima sede era in via Monte della Farina 64, di proprietà della Città del Vaticano. Le organizzazioni collaterali alle ACLI nascono: nel 1945 il Patronato ACLI, un servizio di assistenza sociale; nel 1951 l'ENAIP, per l'Istruzione Professionale; nel 1947 le ACLI Terra, per i contadini; nel 1963 l'Unione Sportiva ACLI, da Enars, Ente Nazionale Acli per la Ricreazione Sociale.
I campi d'azione Le Acli fanno subito sentire la loro presenza in molteplici campi. Svolgono, innanzitutto, un'opera di formazione e di educazione spirituale dei lavoratori, li formano e li preparano alla vita sindacale cercando soprattutto di orientare le masse cristiane verso una coscienza sindacale. Fondamentale è l'opera di assistenza sociale, attraverso la quale l'associazione si occupa dei problemi concreti dei lavoratori anche e soprattutto grazie al Patronato, che è operativo a livello locale grazie a una nutritissima rete di addetti sociali volontari sparsi nelle più remote località italiane. Inoltre, le Acli organizzano in brevissimo tempo cooperative, casse rurali, iniziative per l'assistenza tecnico-agricola, corsi di addestramento professionale.
Già nel 1947 le Acli contano circa 500 000 iscritti, presenti e organizzati in tutte le province italiane. Nascono le varie “specializzazioni”, a partire dal movimento femminile e da Gioventù Aclista, che riunisce i ragazzi iscritti alle Acli. Lo sforzo maggiore del movimento, in questo periodo, è, però, di far capire al mondo della Chiesa che tutta una serie di rivendicazioni del mondo operaio sono legittime e che, attraverso una politica interclassista è possibile una serena evoluzione democratica e non rivoluzionaria della società.
Dopo il 14 luglio 1948 e la "Libera CGIL" Dopo 14 luglio 1948, giorno dell'attentato al segretario nazionale del PCI Palmiro Togliatti, le Acli subiscono uno scossone politico perché la CGIL indice uno sciopero contro il Governo democristiano, addossando sull'esecutivo la responsabilità morale dell'accaduto. Il 16 luglio 1948 i cattolici delle ACLI revocano lo sciopero e rompono l'unità sindacale esautorando la corrente sindacale cristiana presente nella CGIL unitaria. Il 22 luglio 1948, a Roma, il consiglio nazionale delle Acli si riunisce alla presenza degli undici membri della corrente sindacale cristiana esprimendosi in maniera decisa contro lo sciopero. Il 26 luglio questi 11 vengono espulsi dal sindacato; la motivazione fu che “i democristiani" si erano messi fuori dalla CGIL. Di conseguenza i rappresentanti sindacali cattolici decidono il 15 settembre 1948, in occasione di un congresso straordinario delle ACLI, di dar vita alla Libera CGIL, un nuovo sindacato basato sui principi dell'indipendenza dai partiti politici e della interconfessionalità religiosa. Il nuovo sindacato è formato per la maggior parte dal gruppo dirigente delle ACLI e della Democrazia Cristiana. Le ACLI, dopo queste scelte, modificano il loro statuto e si autodefiniscono “movimento sociale dei lavoratori cristiani”. Vista la nuova situazione fu valutato lo scioglimento delle ACLI ma per iniziativa e pressione di Giovan Battista Montini, futuro papa Paolo VI, l'associazione continuò nel lavoro a difesa degli interessi del mondo dei lavoratori quale “corpo rappresentativo di tutti i lavoratori cristiani, guida e orientamento per la loro promozione”.
Il movimento operaio cristiano Il 5 agosto 1952 in un convegno di Perugia le ACLI, per voce del vice presidente Dino Penazzato, prendono atto che sono "di essere parte essenziale ed elemento costitutivo del movimento operaio".
Dino Penazzato prospetta l'associazione come un organismo complesso dalla molteplice natura: mutualistica, sindacale, cooperativa, educativo-culturale e lancia un'ampia piattaforma di riforme sociali per venire incontro alla esigenze della classe lavoratrice. È merito di Penazzato se il 1º maggio 1955 festa del lavoro in tutto il mondo, viene riconosciuto dal Pontefice come la prima festa cristiana del lavoro e le Acli ottengono che la festa del lavoro coincida per sempre con la festività di “San Giuseppe artigiano”. I lavoratori delle Acli affolleranno così piazza San Pietro per festeggiare il decennale di vita dell'associazione e, nell'occasione, Penazzato pronuncia il cosiddetto “discorso delle tre fedeltà” davanti al papa Pio XII. Le Acli saranno fedeli: 1- alla Chiesa; 2- al mondo del lavoro; 3- alla democrazia Nel 2000 il presidente Luigi Bobba, enuncerà poi una quarta fedeltà delle Acli, quella al futuro.
L'anticomunismo aclista Le Acli proseguirono senza sosta nella loro elaborazione ideologica. Il V Congresso Nazionale si tiene dal 4 al 6 novembre 1955 a Bologna, con il titolo significativo: “Un grande movimento operaio cristiano, guida della classe lavoratrice. Forza sostitutiva del mito marxista”.
Di fronte alla crisi del comunismo in Italia nel 1956, a seguito delle polemiche provocate dall'ingresso dei carri armati sovietici a Budapest, e all'emergere di fermenti autonomistici del Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni rispetto all'alleanza con il PCI di Palmiro Togliatti, le Acli rafforzeranno la proposta di un “proprio” anticomunismo, basato sulla convinzione che il comunismo sarà sconfitto unicamente da una grande politica economica e sociale, realizzabile soltanto nella democrazia. Negli anni successivi si svilupperà, all'interno dell'associazione, una riflessione sulla necessità di una partecipazione dei lavoratori alla vita dell'azienda e un più incisivo impegno aclista nella CISL, il sindacato che, il 30 aprile 1950, era sorto dalla fusione di "Libera Cgil" e la "Fil", Federazione Italiana del lavoro.
Il rapporto ACLI e DC anni sessanta Le Acli guidate da Dino Penazzato guardavano sempre con maggiore attenzione verso sinistra e spesso prendono posizioni costruttive ma comunque critiche nei confronti dei diversi Governi presieduti da esponenti democristiani, a cui le Acli erano e restavano comunque legati a filo doppio. Il presidente Penazzato fu spinto a dimettersi nell'aprile del 1960 ad appena quattro mesi dalla rielezione alla presidenza nazionale per richiesta esplicita della CEI, Conferenza Episcopale Italiana. La CEI chiese che le Acli confermassero il proprio legame all'azione politica e di governo del Paese della Democrazia Cristiana perché creava scandalo nella Chiesa e nella società che le Acli analizzassero senza pregiudizi le trasformazioni del comunismo italiano, auspicando un confronto quotidiano con tutti i lavoratori e non solo con quelli di estrazione cattolica.
Il periodo di Livio Labor Dopo la breve presidenza di Ugo Piazzi, nel 1961 viene eletto presidente nazionale Livio Labor al congresso nazionale di Bari (dall'8 al 10 dicembre). Labor imprime alle Acli una svolta chiaramente progressista se confrontata a quella dei precedenti anni, nei quali non erano riuscite a prendere posizione contro il governo Tambroni, appoggiato dai neofascisti del Movimento Sociale Italiano.
«Eredi della tradizione cattolico-sociale, - scrive ancora la Maraviglia - le Acli di Labor prefigurano uno scenario di grande riformismo sociale, a cui dovrebbero collaborare anche DC e Cisl e che pone al primo posto la pianificazione democratica, insieme all'ordinamento regionale e allo sviluppo della scuola italiana». Le tesi di Labor suscitano grande interesse nella società italiana e al congresso nazionale che si tiene a Roma del dicembre 1963 interviene anche Aldo Moro, da poco presidente del primo governo di centro-sinistra della storia italiana.
Al X Congresso nazionale delle Acli, tra il 3 e il 6 novembre 1966, si giunge addirittura ad una contestazione del segretario democristiano Mariano Rumor, il cui intervento viene fischiato da ampi settori della plateaMichele Marchi, Livio Labor e l’utopia delle ACLI, Mondoperaio, 11-12/2024, p. 18..
Le Acli sono, inoltre, tra i primi a sostenere l'unità sindacale, come strumento efficace di sostegno al movimento operaio. In questi anni si sviluppa particolarmente l'Enaip, ente per la formazione degli adulti e nascono l'Unacca, unione nazionale Acli consorzi cooperative agricole e l'Acli-Casa, che si occupa di cooperazione edilizia.
L'ipotesi "socialista"