Le spedizioni verso il lago Ciad e il fiume Niger furono compiute dai Romani in età imperiale nell'ambito dell'esplorazione dell'Africa, in un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.
Caratteristiche Queste esplorazioni furono attuate in concomitanza con la creazione del limes romano nell'Africa settentrionale.
In seguito al consolidamento del potere romano nell'Africa mediterranea, tra il 146 a.C. e il 42 d.C., iniziarono gli attriti con la bellicosa tribù nomade dei Garamanti, che viveva nell'attuale regione del Fezzan, la vasta area del deserto del Sahara corrispondente all'odierna Libia. I Garamanti vivevano di commercio ed erano intermediari tra la regione subsahariana (gli attuali stati di Niger, Ciad, Sudan, Mali, Burkina Faso e Benin) e i possedimenti mediterranei greci (Cirene, Philaimon Bomoi) e Cartagine, cui subentrò Roma al termine della terza guerra punica.
Poiché il dazio che questi nomadi imponevano sulle merci in transito era sempre più gravoso, i commercianti italici chiesero e ottennero una sorta di "spedizione punitiva" contro i Garamanti, che li liberasse definitivamente dalle gabelle imposte. Garama, capitale del regno dei Garamanti (corrispondente all'odierna città di Germa), era famosa sia presso i Greci sia presso i Romani per le cronache degli storici Erodoto, Plinio il Vecchio e Tacito. Scopo della spedizione romana era la conquista di questa città, l'eliminazione dei tributi dovuti ai nomadi del Sahara e la possibile conquista delle stesse piste carovaniere da parte dei Romani.
Queste spedizioni condussero i Romani al di là del Sahara, in quelle terre che le carte geografiche rinascimentali avrebbero poi indicato con la celebre dicitura Hic sunt leones.
Le piste carovaniere trans-sahariane Le origini della più antica rotta carovaniera del Sahara furono individuate dall'archeologo francese Henri Lhote, che tra il 1935 e il 1950 studiò approfonditamente le pitture rupestri neolitiche della regione compresa tra la Libia meridionale, l'Algeria meridionale, il Niger settentrionale e il Ciad settentrionale. Tale rotta era quella che attraversava le regioni storicamente abitate dai Garamanti e, più a sud, dai "Trogloditi" (probabilmente identificabili con gli attuali Tuareg).
Lhote scoprì un graffito nei pressi dei pozzi di Arlit, nell'attuale Niger (cittadina oggi nota per le sue miniere di uranio, tra le più produttive al mondo), tra l'Hoggar ed Essouk, l'antico centro berbero di Tademekka nel Sahara meridionale, che raffigurava un carro di tipica foggia cretese in uso presso i Garamanti. L'interpretazione fu confermata da un ritrovamento analogo vicino ai pozzi di Ti-m-Missao, sull'antica pista tra l'Hoggar e l'Adrar degli Ifoghas, in Mali.
Queste scoperte confermarono definitivamente l'esistenza della più antica rotta carovaniera del Sahara, che lo attraversava completamente dalla costa libica della Sirte fino al fiume Niger, databile almeno al primo millennio avanti Cristo, parecchi secoli prima dei primi insediamenti berberi libici storicamente attestati. Successivamente, nel 1955, monete romane e ceramica italica furono rinvenute fino in Costa d'Avorio.Virgilio Boccardi e Cino Boccazzi: Il cimitero dei dinosauri. Sugarco Editore, 1972
Le ricerche di Lhote accertarono che i legionari romani seguirono questa antica pista carovaniera attraverso il Sahara fino al fiume Niger. Considerati i tempi, l'impresa appare eccezionale, poiché ai Romani non era nota la reale estensione del deserto e non era quindi facilmente prevedibile il quantitativo d'acqua da immagazzinare alla partenza. Inoltre, essi dovettero probabilmente avvalersi di guide locali, forse Garamanti rinnegati, per non perdere l'orientamento.
L'equipaggiamento di ogni singolo milite, con ogni probabilità, si discostava dalla classica armatura metallica con lorica ed elmo, allo scopo di meglio tollerare il caldo torrido di quelle latitudini; anche lo zaino risultava quasi del tutto inutile, poiché non era affatto agevole costruire campi fortificati tra le dune di sabbia.
Va infine considerato che il Niger ha uno dei percorsi più singolari tra i grandi fiumi, con la caratteristica forma "a boomerang", che per secoli costituì un enigma per i geografi. I Romani ritenevano infatti che il Niger fosse parte del fiume Nilo.Plinio, Naturalis historia 5.10
La spedizione di Cornelio Balbo al fiume Niger Lucio Cornelio Balbo, partito da Sabratha nel 20 a.C., sulla costa mediterranea dell'attuale Libia, condusse un esercito di circa diecimila uomini per 1.600 km nel profondo del deserto del Sahara, uno dei luoghi più caldi del pianeta. Raggiunse dapprima l'oasi di Cydamus (oggi Ghadames), dove lasciò un presidio militare dopo una marcia di circa 550 km; quindi piegò ad angolo retto verso sud per altri 650-700 km attraverso l'Hamada el-Hamra, riuscendo infine a occupare i più importanti centri della regione, come Debris (odierna Adri) e Baracum (attuale Al Biraq) nello Wadi Shati, Tabidium (Awbari) e la capitale dei Garamanti, Garama. Cadde quindi il centro berbero di Rapsa, l'attuale Ghat, a soli 80 km a nord di Djanet, centro dell'odierna Algeria non lontano dal confine libico, che venne raggiunto dopo appena un paio di giorni di marcia.
In seguito l'esercito romano si spinse a sud dell'oasi di Bistra, nel Sahara meridionale algerino (Tassili). Secondo Plinio, la Legio III Augusta, al comando di Cornelio Balbo, avanzò verso sud passando per Alasi (Abalessa, nell'Hoggar o Ahaggar) e Balsa (Ilezy), fino a toccare diversi fiumi, tra i quali il fiume Dasibari. Secondo Henri Lhote, il legato romano avrebbe potuto percorrere l'antica "strada dei carri", la pista carovaniera che correva lungo la sponda orientale del Bahr Attla, il "Mare di Atlantide", citato anche in un passo biblico. Lungo tale via sono frequenti le raffigurazioni dei carri dei Garamanti. La spedizione penetrava così oltre il confine meridionale del regno dei Garamanti, noto all'epoca come "Terra dei Leoni", come, un secolo più tardi, riferirà Claudio Tolomeo nella sua Geografia.
I Romani attraversarono la regione dell'odierna Tamanrasset, costeggiando l'attuale confine tra Algeria e Niger. L'unico resto fossile di un grande fiume, probabilmente ancora ricco d'acqua al tempo della spedizione, è quello che scorreva nei pressi dalla località di Tilemsi, non lontano da Gao, nell'Adrar degli Ifoghas, al termine della pista del Tanezrouft, nell'attuale Mali. I Songhai, popolazione locale, chiamavano e tuttora chiamano "Isabari" ("Grande Fiume") il Niger, che consideravano una vera e propria divinità e di cui, secondo antiche leggende, i padroni erano i "Da". Con ogni probabilità i Romani storpiarono l'espressione locale "Da Isa Bari" ("Padroni del Grande Fiume") in "Dasibari", una forma foneticamente quasi sovrapponibile a quella originale.Coleman De Graft-Johnson, John. African glory: the story of vanished Negro civilizations. Black Classic Press. New York, 1986 ISBN 0933121032
La spedizione di Cornelio Balbo, nel 19 a.C., avrebbe così raggiunto il fiume Niger nella sua grande ansa nell'attuale Mali, tra le odierne città di Gao e Timbuctù, attraversando l'intero Sahara lungo l'antica pista carovaniera aperta circa mille anni prima. Essa partiva dal golfo della Sirte nella Libia mediterranea, passava per l'oasi di Ghadames ed entrava nel Sahara centrale fino a Ilezy; proseguiva quindi attraverso l'Hoggar verso Abalessa, da dove attraversava il Tanezrouft fino all'Adrar degli Ifoghas, ai margini del quale si trovava il centro carovaniero di Tademekka, per giungere infine sul Niger presso Gao.
Con ogni probabilità, lungo questa pista, in senso inverso, giungevano a Roma avorio, oro, diamanti, lapislazzuli e animali esotici. Inoltre, è stato rinvenuto un deposito di monete romane a Timissao, in Algeria, a soli 600 chilometri dal confine con il Niger. Balbo e i suoi legionari riuscirono infine a rientrare a Roma, dove ottennero il trionfo.
La spedizione di Valerio Festo al fiume Niger Nel 70 d.C.Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, V, 5.36 il legato della Legio III Augusta Valerio Festo aprì un'altra strada verso il territorio dei Garamanti. Sostanzialmente egli e il suo seguito ripercorsero in parte la via di Cornelio Balbo. Festo si spinse nel profondo sud del Sahara, giungendo al fiume Niger da una diversa direzione. Questa antica via doveva essere già nota alle guarnigioni romane insediate a Ghadames, in Libia.
Gaio Plinio Secondo (Plinio il Vecchio), elencando i luoghi della spedizione di Festo, cita le medesime località dell'Algeria meridionale toccate da Cornelio Balbo, Alasi, l'antica Abalessa dell'Hoggar, e menziona anche Balsa, trascrizione del nome in lingua tamachek (tuareg) di Ilezy. Tuttavia non attesta i fiumi incontrati da Cornelio Balbo, fatto che induce a supporre che Valerio Festo abbia deviato dal percorso del suo predecessore.
La pista alternativa passava più a sud. Dalla regione algerina di Tamanrasset, con ogni probabilità, i Romani piegarono lungo il Tassili per entrare nell'odierno Niger sul plateau di Djiado, nel deserto del Teneré. Si diressero quindi verso il massiccio dell'Aïr, passando per l'attuale Arlit fino ad Agadez, costeggiando la piana di Gadoufaoua, che in epoca recente si è rivelata ricca di resti fossili di dinosauri. Di qui proseguirono in linea retta verso il Mali, dove incontrarono il "fiume Girin", che altro non sarebbe se non il "Dasibari" già menzionato per la spedizione di Cornelio Balbo.
L'ipotesi più accreditata fa derivare il nome del fiume dall'espressione tuareg Gber-n-igheren ("il fiume dei fiumi"), abbreviata in "Ngher", denominazione locale utilizzata lungo il medio corso nei pressi di Timbuctù. Vale inoltre la pena ricordare che la Tavola Peutingeriana registra un Flumen Girin ("fiume Girin") con l'annotazione: Hoc flumen quidam Grin vocant, alii Nilum; dicitur enim sub terra Aethiopum in Nylum ire lacumThe Tabula Peutingeriana, Section 7: Thrace - Achaia and Africa with the Girin River, ovvero: "Questo fiume, da alcuni chiamato Grin e da altri Nilo, si dice infatti che scorra sotto la terra degli Etiopi [cioè degli Africani] fino al Lago Nilo".
Le spedizioni di Settimio Flacco e di Giulio Materno al lago Ciad Il lago Ciad è un lago interno del continente africano, residuo di un antico lago fossile assai più vasto che, tra 12.000 e 10.000 anni fa, copriva gran parte dei territori degli attuali Ciad e Niger, estendendosi a nord fino al massiccio del Tassili algerino, a est fino al Bahr el-Ghazal in Sudan, a ovest fino all'arco del fiume Niger e a sud fino all'odierna Repubblica Centrafricana. Il lago, che tra il 1963 e il 2001 si è ridotto di circa il 90% in termini di superficie, passando da 25.000 a meno di 1.500 chilometri quadrati, è oggi compreso tra Ciad, Niger, Camerun e Nigeria. Altri quattro Paesi, Repubblica Centrafricana, Algeria, Sudan e Libia, condividono il bacino idrografico del lago e sono pertanto legati alla sua sorte.
Al tempo delle spedizioni romane del I secolo d.C., il lago aveva verosimilmente un'estensione assai maggiore di quella documentata negli anni Sessanta del Novecento. Per quanto riguarda invece il deserto libico, attraversato dai Romani per raggiungere il lago Ciad, esso costituisce uno dei luoghi più aridi e desolati del pianeta. Non a caso il nome "Sahara" deriva dall'arabo ṣaḥrāʾ, che significa "spazio vuoto".